La gente di Ninive ha creduto. Giona no.  A volte chi è lontano è più pronto di chi pensa di essere vicino. Mercoledì 25-2-26 episode artwork

EPISODE · Feb 25, 2026 · 6 MIN

La gente di Ninive ha creduto. Giona no. A volte chi è lontano è più pronto di chi pensa di essere vicino. Mercoledì 25-2-26

from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia

La bellezza con cui il Signore ci parla, quando ce ne rendiamo conto? Quando non soltanto la percepiamo né come un'accusa, né come un'esclusione, ma come l'indirizzo. Avete presente quando cercate un indirizzo e non sapete come fare? A un certo punto ti diventa chiaro l’indirizzo: è un incontro, è un ritrovamento, ma per la verità il ritrovamento non è esterno a te, è dentro di te. Allora partirei proprio da questa attenzione che la liturgia ci sta ponendo davanti, un'attenzione attraverso Giona per conoscere meglio il cuore di Dio e il nostro cuore. Il libro di Giona lo consiglio a tutti, sono solo quattro piccoli capitoli ed è un bellissimo trattato per renderci conto come possiamo avere sfiducia di Dio oppure imparare a fidarci di Lui. Guardate, un profeta che annuncia anche un po' arrabbiato, contrastato e la gente crede a Dio, non crede al profeta, crede a Dio. Perché? Perché Giona stava annunciando una decisione già presa, la distruzione di Ninive, e invece la gente cosa crede? Che Dio è misericordioso, che Dio perdona. E credere in questo, come ti fa cambiare vita? Ma non dalla paura. Ed è bellissimo che c'è un ingegnarsi nella conversione, nel cambiamento della mente, chissà che Dio non cambi, in realtà Dio cambia secondo quello che è la paura, ma non cambia secondo quello che è il progetto. E c'è una grande collaborazione, non sono soltanto persone, anche gli animali digiunano, fanno penitenza, si coprono di sacco, chissà cosa significherà questo?! Però guardate che è veramente interessante perché anche sino all'ultime parole di questo libro Dio parla di tante persone che non sanno distinguere la destra dalla sinistra, come gli animali, e un gran numero di bestie. Quindi, rivelazione, la salvezza riguarda anche le bestie. Mi piace pensare che anche se viviamo come bestie, cioè semplicemente cercando di riempirci la pancia nella vita, Dio pensa a noi come a persone che se anche non sanno distinguere la destra dalla sinistra, ma come persone da salvare, da amare. E, a differenza di come potremmo pensare, forse il Vangelo tocca quest'aspetto che la gente è incredula, continuano a non credere a Gesù, a chiedergli un segno, è solo chi non crede che chiede un segno. Cioè, vinci la mia incredulità, fai qualcosa di enorme così che la mia incredulità sia vinta, stupiscimi. La risposta potrebbe essere stupiscimi tu, con un atto di fede. Perché tanto, per chi ha deciso di non credere, non crede. Chi ha deciso nel suo cuore di non crederti in quello che tu stai dicendo, ha deciso così. E quindi non c'è da sforzarsi per farsi credere. E su questo anche a Dio, tante volte non gli perdoniamo che non fa secondo le nostre speranze attese. E invece Lui c'ha una grande benevolenza e misericordia, grande. E anche l'attestazione che le parole di Gesù ci danno nel Vangelo riguardano un segno che c'è già. È un segno della benevolenza di Dio che c'è già. Tant'è che dice che quella generazione che ha preferito non credere non ha guardato quelli precedenti che invece hanno creduto. E quindi il segno c'è, quelli che hanno creduto e le cose sono date in un certo modo. Bene, a chi non crede non viene dato nessun segno. Perché ci sono ma non li accetta. Questo avrebbe bisogno di approfondimento anche nella nostra vita. Ma lo lascio un po' anche alla vostra attenzione perché anche oggi, non solo in questa liturgia, ma nella nostra giornata, quindi nella nostra vita, segni della misericordia di Dio ci sono. Ma come li stiamo considerando? Che valore gli diamo? Perché se viviamo come se non ci fossero, sono dei segni della misericordia di Dio, come quello di Giona, che va perso. Eppure il segno di Giona rimane. Un profeta incredulo ad un popolo che invece crede. E quel profeta incredulo è stato anche tre giorni, come dice anche il Vangelo, tre giorni e tre notti nel ventre il pesce, come il figlio dell'uomo nel ventre della terra. E di lì è tornato alla sua missione, il profeta. E dal ventre della terra il figlio dell'uomo è venuto a parlarci della risurrezione. Ma questo sta cambiando realmente la nostra vita?

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