EPISODE · Jul 20, 2026 · 6 MIN
La gratitudine è una scelta. Ogni mattina puoi lamentarti di ciò che manca o ringraziare per ciò che Lunedì 20-7-26 16o
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Chiedere un segno. Qual è il pensiero che soggiace, che troviamo alla base di una richiesta di un segno? Fate un attimo mente locale. Una necessità. Chiedere un segno e una necessità non vanno proprio nella stessa direzione. La sfiducia. Se io mi fido non ho bisogno di chiedergli segni. Ma nel momento in cui io ti chiedo un segno ti sto dicendo che non ti credo. E se non ti credo, come vanno avanti le cose? Allora, questa cosa è fondamentale perché nella vita quotidiana e in tutte le relazioni può entrarci, in tutte. E può essere motivo di devastazione delle relazioni oppure può essere il motivo per cui la fiducia si risveglia e si capisce che la presenza dell'altro è già un segno. La presenza dell'altro: se uno ti sta di fianco è già un segno. Che vuol dire? Che può essere ammaccato, imperfetto, però c'è. Io spero che questa cosa qui ciascuno a modo proprio la metta proprio nelle sue fibre perché se volete distruggere una persona chiedetele un segno. Se la volete distruggere. Perché vuol dire io non ti credo. E uno che parte così tanto non ne farà mai abbastanza perché di fondo tu rimani incredulo. L'altro ti deve convincere. E noi possiamo fare così addirittura con Dio. Ma questo poi è fuori di testa. Però è comprensibile nel momento in cui tu pensi soltanto a te stesso. Anche nel rapporto con Dio avere fiducia della sua benevolenza, del fatto che se tu ci sei non è un caso. Che tu sia nato non è un caso, che tu continui a esistere non è un caso. Cioè non è soltanto un fatto biologico, c'è anche la biologia ma non basta. Allora già solo a partire da questo dovremmo dire dalla mattina alla sera grazie. E quando ti sei stancato ricomincia. Perché? Perché in realtà in questo c'è la linfa per cui la tua vita può portare frutto. Se vuoi un frutto buono. Altrimenti hai già tutte le premesse, quello che dicevo prima cioè le lamentele, per cui la tua vita qualunque cosa accada andrà sempre male. Non sarai mai soddisfatto. E ci saranno degli scompensi grandissimi. Tanto che ti chiederai tante volte nella vita ma perché? E quindi c'è, nelle nostre potenzialità c'è il dono grandissimo di potersi rallegrare, gioire tutti i giorni. O il dono di maledire, di lamentarsi tutti i giorni. Questo ve lo sto dicendo soltanto a partire da che cosa? A partire dalla richiesta di un segno. Allora, il segno Dio l'ha dato. Ma l'ha dato e ce lo sta continuando a dare. Gesù ha detto a questa gente, incredula di tutti i segni della sua misericordia, del suo grande amore, che avrebbe dato un ulteriore segno, che è il segno di Giona. Lo cita. Sono sintetico. Giona è quel profeta che stava resistendo alla volontà di Dio. A un certo punto stava scappando nella parte opposta. Stava andando lontano in una nave, c’è una mareggiata. Stavano per essere distrutti. E lui dice buttatemi in mare perché se è così è per colpa mia. Lo buttano in mare e un grande pesce lo mangia. In realtà per tre giorni sarà nel ventre del pesce. Poi dal ventre del pesce Giona pregherà e il pesce lo risputa come se fosse la balena di Pinocchio, per intenderci, sulle rive. Poi lui va a Ninive e lì predica. Io ve lo consiglio a tutti, è terapeutico, il libro di Giona. Sono solo quattro capitoli, è una scuola sapienziale meravigliosa. Questo per dire che il segno di Giona dovrebbe essere questo. Il figlio dell'uomo per tre giorni nel ventre della terra. Ma poi risorgerà. E qui ritorna la stessa cosa di prima. Se hai fiducia, se ci credi vai in un modo. Se non ci credi vai nell'altro. Da chi dipende? Non da Dio. Da ciascuno di noi. Quindi io vi auguro di sentire questo oggi come un dono, come se fosse una festa di compleanno. È un dono grande per dire ma quante meraviglie fa il Signore nella mia vita? Provate a contarle.
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La gratitudine è una scelta. Ogni mattina puoi lamentarti di ciò che manca o ringraziare per ciò che Lunedì 20-7-26 16o
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