La letteratura di viaggio dal Milione agli aspetti religiosi del Roots Tourism episode artwork

EPISODE · Jan 29, 2025 · 13 MIN

La letteratura di viaggio dal Milione agli aspetti religiosi del Roots Tourism

from prof. Giustiniani reports · host Scenari Futuri

Napoli, san Francesco da Paola, 31.1.2025   La letteratura di viaggio da “Il Milione” agli aspetti religiosi del Roots Tourism   1.  Premessa Come ci suggerisce l’antropologia culturale, occorre, al di là del pluralismo teologico e sociologico delle singole fedi, riconoscere la religione come universale culturale, cioè fattore antropico persistente, indipendentemente dalle religioni istituzionali e dai processi da esse indotti, o assecondati. L’enfasi identitaria di tipo religioso può, tuttavia, diventare esasperazione dei localismi a tutto danno dell’universalità, così come si è verificato in alcuni paesi multinazionali e multireligiosi. Non è un caso che lo stesso cristianesimo, in campo sociale e in politica, deve oggi “battersi” su due fronti: contro una modernità che minaccia, nelle manifestazioni estreme, alcuni dei suoi valori, e contro il fanatismo delle frange religiose più radicali. Si finisce, in tal modo, in una progettualità socio-politica, che di biblico conserva soltanto il nome (Leviatàn) e che, non a caso, il teologo J. Moltmann ha potuto giudicare, in ottica teologica, come una vera e propria bestemmia espressa contro il Creatore[1]. La soluzione ipotizzata, infatti, piuttosto che inaugurare una via di traduzione, sul piano socio-politico, di una specifica idealità cristiana nel ricco “mercato” delle proposte religiose, emargina progressivamente il religioso dalla città, dal viaggio, dai tours, anche dalla città delle radici, relegandolo nell’ambito del privato, del sentimentale, del vissuto, della coscienza interiore. È un fatto che il primo incontro del vangelo cristiano con le città del Mediterraneo avvenga in un intricato insieme di elementi che possiamo ben definire, ora per allora, pluralistico, qualificato com’era da svariati culti, religioni, valori, idee, assetti economici... In questo mondo complesso, i cristiani, piuttosto che presentare una cultura altra e antitetica a quelle pre-esistenti, contrapponendovi una verità unica ed esclusiva, elidente qualunque altra prospettiva coeva, preferiscono incunearsi nella molteplicità di sfondi, occupare i medesimi luoghi fisici degli altri, assumere le stesse grammatiche, le medesime tecniche raffigurative, trattare i lemmi e i concetti in uso, abitare i medesimi luoghi e boschi, frequentare i medesimi templi[2]. Ma, ben presto, essi ri-semantizzano e ri-significano creativamente tutti i precedenti assetti, ovvero, imitando sul piano riflesso la stessa kenosi del Verbo, consentono, al patrimonio culturale riferito a Cristo, di “incarnarsi” di nuovo nelle culture pre-esistenti e di rigenerarle, per così dire, dall’interno, talvolta procedendo a delle vere e proprie re-invenzioni linguistiche che rinviano a loro volta a vere e proprie trovate “razionali” o, se si preferisce, a delle rinnovate modalità per mostrare la ragionevolezza della fede creduta e la credibilità delle verità professate utilizzando le medesime categorie del pluralistico mondo culturale a cui si rivolgono ma, insieme, ri-semantizzando opportunamente il tutto[3]. E tuttavia, non è inutile ricordare che, oltre che le rotte del commercio mediterraneo, la fede cristiana, fin dalle origini, percorse le rotte e le stazioni dell’Oriente, attraverso la via del mar Rosso e, per terra, attraverso le stazioni, già giudaiche prime che cristiani, che avevano raggiunto la lontana Cina. La via marittima conduceva anzitutto in India. Le fonti letterarie, archeologiche e numismatiche ci dicono che Roma antica esportava e importava il corallo: il commercio orientale era molto importante per l’Impero, perché apportava un forte guadagno nelle dogane, somme notevoli che servivano soprattutto per il mantenimento dell’enorme esercito romano; si tratta di un’amplissima rete di scambi tra Mediterraneo ed Eurasia, che la storia del cristianesimo ha ignorato per molto tempo, ma che non si può ignorare. A sua volta, la Cina aveva creato un suo sistema viario fino al limes romanus: strade non romane e senza le pietre delle vie consolari che, già a partire dal II secolo d.C., connettevano il mondo cinese con l’Occidente mediterraneo. Erano strade utili per le interazioni commerciali, culturali e religiose. La via della seta prende il nome dal lucroso commercio che si svolgeva nei tempi della dinastia Han in Cina (207 a.C.-220 d.C.). Già intorno al 114 a.C. la dinastia Han ampliò le rotte commerciali della sua via. I cinesi erano molto interessati a garantire la sicurezza dei prodotti che commerciavano, al fine di proteggere la rotta commerciale. Se si legge il cap. 18 dell’Apocalisse, si trova l’elenco delle merci che, entro il primo secolo dell’era cristiana, giungevano dall’Arabia felix e dall’India meridionale occidentale, in particolare dalla città di Muziris (soprattutto, pietre preziose e pepe).   2. I viaggi de Il milione Nella sua opera Il Milione, Marco Polo racconta il suo viaggio che inizia da piazza San Marco e raggiunge le porte della Città Proibita di Pechino. L’importanza de Il Milione è stata fondamentale per la storia occidentale, soprattutto per la compilazione del Mappamondo di Fra’ Mauro: si pensa inoltre che il libro del mercante veneziano abbia potuto ispirare i viaggi di Cristoforo Colombo (che hanno poi portato alla scoperta delle Americhe). Ma non si deve escludere che sia stato a sua volta ispirato dall’antenato criterio, oggi tornato in auge, del roots tourism. Il viaggio di Marco Polo si snoda lungo la celebre Via della Seta, la tratta commerciale che univa, come si è detto, il mondo da svariati secoli, attraverso numerose città e popolazioni più o meno conosciuti ai veneziani e occidentali del 1200. Non poteva non tenere presenti i passi dell’Apocalisse. Il popolo di Dio riceve il comando di uscire da Babilonia (18,4-8)4 E udii un'altra voce dal cielo… Società e mondo sono due entità concettualmente distinte. La società è la comunità degli uomini, il mondo - biblicamente - è la realtà di peccato che si stabilisce come struttura tra gli uomini. La saldatura tra società e mondo costituisce Babilonia. Già Pietro (1Pt 5,13) chiama Roma Babilonia, proprio per questa saldatura. In tale situazione il popolo di Dio è invitato ad uscire da Babilonia: la Chiesa andrà nel deserto (12,6s), ma nello stesso tempo non fugge, poiché essa è presente con "i due testimoni". Babilonia vede così cadere ogni suo possibilità di seduzione. Il popolo di Dio uscirà da Babilonia, ma questa tenacemente lo perseguiterà, ne risulterà che Babilonia riceverà "il doppio dei suoi misfatti". Essa finirà in una vera carcerazione nel gorgo del male e della distruzione: "Verranno i suoi flagelli: morte, lutto e fame. Sarà bruciata dal fuoco, perché potente Signore è Dio che l'ha condannata". 11 Anche i mercanti della terra piangono e si lamentano su di essa, perché nessuno compera più le loro merci: 12 i loro carichi d'oro, d'argento e di pietre preziose, di perle, di lino, di porpora, di seta e di scarlatto; legni profumati di ogni specie, oggetti d'avorio, di legno, di bronzo, di ferro, di marmo; 13 cinnamòmo, amòmo, profumi, unguento, incenso, vino, olio, fior di farina, frumento, bestiame, greggi, cavalli, carri, schiavi e vite umane. Gli occhi di Marco Polo, durante l’entusiasmante e faticoso viaggio, reale o parzialmente immaginario, hanno avuto la possibilità di ammirare scenari unici: mari sconfinati, fiere montagne, deserti disabitati e città leggendarie. Non abbiamo la certezza che le cose raccontate nel Milione siano state tutte vissute in prima persona da Marco Polo o se siano state raccontate da dei compagni di avventura incontrati durante la sua traversata tra l’attuale Europa e l’Asia. Nel cap. VI si legge che il gran Kahn è curioso di conoscere le cose cristiane: «Quando li due frategli vennero al Grande Kane, egli ne fece grande festa e grande gioia, siccome persona che mai non avea veduto latino niuno. E dimandògli dello imperadore, che signore era, e di sua vita e di sua iustizia e di molte altre cose di qua; e dimandògli del papa e de la chiesa di Roma e di tutti i fatti (e stati) de’ cristiani. Li due frategli rispuosero bene (e saviamente), siccome savi uomini ch’egli erano; e bene sapéno parlare tartaresco». E nel capitolo 29, dove si racconta di Toris, emergono anche i conflitti tra cristianesimo e islàm: « Quando lo termine fue compiuto, la mattina tutti li cristiani andarono a la chiesa e fecero cantare la messa, pregando Idio che gli ’iutasse. Poscia tolsero la croce e andaro nel piano dinanzi a questa montagna; e quivi erano, tra maschi e femine e piccioli e grandi, bene 100.000. E ’l califa vi venne co molti saracini armati per uccidire tutti li cristiani, credendo che la montagna non si mutasse. Istando li cristiani dinanzi a la croce in ginocchioni pregando Idio di questo fatto, la montagna cominciò a ruvinare e mutarsi. Li saracini, vedendo ciòe, si maravigliaro molto, e ’l califfo si convertío e molti saracini. E quando lo califa morío, si trovò una croce a collo; e li saracini, vedendo questo, nol sotteraro nel munimento cogli altri califfi passati, anzi lo misero in un altro luogo. Or lasciamo de Toris e diciamo di Persia».   3.Il viaggio sacro delle radici Tra i processi utilizzati dai viaggiatori e migranti per creare una "casa" fuori dai territori di origine, vi è oggi anche il collante della religione, in Italia prevalentemente nella sua forma cristiana, soprattutto devozionale piuttosto che cultuale. Tale collante quasi funge da filo di sutura il quale, allo stesso tempo, consente d’immaginare e “ricordare” il passato e ri-attaccare le membra e gli arti

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Napoli, san Francesco da Paola, 31.1.2025 La letteratura di viaggio da “Il Milione” agli aspetti religiosi del Roots Tourism 1. Premessa Come ci suggerisce l’antropologia culturale, occorre, al di là del pluralismo teologico e sociologico delle singole fedi, riconoscere la religione come universale culturale , cioè fattore antropico persistente, indipendentemente dalle religioni istituzionali e dai processi da esse indotti, o assecondati. L’enfasi identitaria di tipo religioso può, tuttavia, diventare esasperazione dei localismi a tutto danno dell’universalità, così come si è verificato in alcuni paesi multinazionali e multireligiosi. Non è un caso che lo stesso cristianesimo, in campo sociale e in politica, deve oggi “battersi” su due fronti: contro una modernità che minaccia, nelle manifestazioni estreme, alcuni dei suoi valori, e contro il fanatismo delle frange religiose più radicali. Si finisce, in tal modo, in una progettualità socio-politica, che di biblico conserva soltanto il nome (Leviatàn) e che, non a caso, il teologo J. Moltmann ha potuto giudicare, in ottica teologica, come una vera e propria bestemmia espressa contro il Creatore[1]. La soluzione ipotizzata, infatti, piuttosto che inaugurare una via di traduzione, sul piano socio-politico, di una specifica idealità cristiana nel ricco “mercato” delle proposte religiose, emargina progressivamente il religioso dalla città, dal viaggio, dai tours, anche dalla città delle radici, relegandolo nell’ambito del privato, del sentimentale, del vissuto, della coscienza interiore. È un fatto che il primo incontro del vangelo cristiano con le città del Mediterraneo avvenga in un intricato insieme di elementi che possiamo ben definire, ora per allora, pluralistico , qualificato com’era da svariati culti, religioni, valori, idee, assetti economici... In questo mondo complesso, i cristiani, piuttosto che presentare una cultura altra e antitetica a quelle pre-esistenti, contrapponendovi una verità unica ed esclusiva, elidente qualunque altra prospettiva coeva, preferiscono incunearsi nella molteplicità di sfondi, occupare i medesimi luoghi fisici degli altri, assumere le stesse grammatiche, le medesime tecniche raffigurative, trattare i lemmi e i concetti in uso, abitare i medesimi luoghi e boschi, frequentare i medesimi templi[2]. Ma, ben presto, essi ri-semantizzano e ri-significano creativamente tutti i precedenti assetti, ovvero, imitando sul piano riflesso la stessa kenosi del Verbo, consentono, al patrimonio culturale riferito a Cristo, di “incarnarsi” di nuovo nelle culture pre-esistenti e di rigenerarle, per così dire, dall’interno, talvolta procedendo a delle vere e proprie re-invenzioni linguistiche che rinviano a loro volta a vere e proprie trovate “razionali” o, se si preferisce, a delle rinnovate modalità per mostrare la ragionevolezza della fede creduta e la credibilità delle verità professate utilizzando le medesime categorie del pluralistico mondo culturale a cui si rivolgono ma, insieme, ri-semantizzando opportunamente il tutto[3]. E tuttavia, non è inutile ricordare che, oltre che le rotte del commercio mediterraneo, la fede cristiana, fin dalle origini, percorse le rotte e le stazioni dell’Oriente, attraverso la via del mar Rosso e, per terra, attraverso le stazioni, già giudaiche prime che cristiani, che avevano raggiunto la lontana Cina. La via marittima conduceva anzitutto in India. Le fonti letterarie, archeologiche e numismatiche ci dicono che Roma antica esportava e importava il corallo: il commercio orientale era molto importante per l’Impero, perché apportava un forte guadagno nelle dogane, somme notevoli che servivano soprattutto per il mantenimento dell’enorme esercito romano; si tratta di un’amplissima rete di scambi tra Mediterraneo ed Eurasia, che la storia del cristianesimo ha ignorato per molto tempo, ma che non si può ignorare. A sua volta, la Cina aveva creato un suo sistema viario fino al limes...

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