La prova non è il contrario della presenza di Dio, spesso è proprio il luogo in cui impariamo a riconoscerla.  Domenica 21-6-26 12oa episode artwork

EPISODE · Jun 21, 2026 · 11 MIN

La prova non è il contrario della presenza di Dio, spesso è proprio il luogo in cui impariamo a riconoscerla. Domenica 21-6-26 12oa

from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia

Abbiamo il riscaldamento acceso, spero che non dia fastidio a nessuno. Questa domenica, visto che il 21 giugno è l'inizio dell'estate, è giusto che faccia caldo. Spero che non vi lamentiate troppo, altrimenti poi subentra la tristezza, non conviene. Vorrei piuttosto proporvi di ascoltare proprio la luce del Vangelo, come le paure ci distruggano, e invece la fiducia ci faccia vivere. Perché in teoria siamo tutti dei fenomeni. In teoria il Signore ha salvato il mondo, lo sappiamo, quindi sarà tutto in discesa. Ma in pratica è un'emorragia continua. Emorragie, cioè perdite di forze, di coraggio, di speranza. E poi vai a vedere perché le motivazioni in realtà non sono le cose che accadono, ma il non avere chiaro l'obiettivo. Se di obiettivo possiamo parlare, visto che stiamo ascoltando un brano del Vangelo che è tratto dal discorso che Gesù fa ai discepoli quando li invia, ritorno a ribadire un concetto fondamentale della vita cristiana, che esistono i ministri istituiti, esistono i ministri ordinati, esiste il popolo di Dio, ed è compito di tutti quanti l'evangelizzazione. Di tutti. Nessuno escluso. Dovunque siamo, qualunque sia la situazione, quella è l'occasione perché il Vangelo che ti dà fiducia la dia anche agli altri. E se non hai fiducia nel Vangelo il rischio è che non soltanto non ce l'hai tu, ma hai delle parole che non sono in sintonia con il Vangelo. Quindi Gesù su questo è dritto, un raggio di luce. Quello che dice ai discepoli è quello che abbiamo capito con la nostra esperienza di fede che viene definito come quello che vi ho detto nelle tenebre, cioè nelle situazioni in cui tu ci sei, stai rispondendo di fede e ti salva. Bene, voi ditelo apertamente. Cioè diventi il motivo che siccome ne hai fatto esperienza di salvezza diventa il tuo motivo di annuncio. Cioè che il Signore ci salva davvero. Per questo dice di non aver paura neanche di chi possa uccidere il corpo ma non l’anima. Piuttosto di aver timore di chi può uccidere l'anima e il corpo. Ma scusate, l'anima è immortale e chi la può uccidere? Se è immortale nessuno la può uccidere, o sbaglio. Che cos'è che uccide l'anima? Proprio la mancanza di speranza. Il chiudersi nella paura uccide quella dimensione infinita che già ci dà vita adesso. Io sono sicuro che ciascuno di voi, anche nei momenti più tremendi, quando ha trovato il modo per uscirne fuori, e parlo soprattutto in questi casi di chi ha fatto esperienza della morte. Ma se si è fatto l'esperienza della morte non c'è più! No. La morte non è solo un fatto biologico. Quando per esempio una persona cara ti viene a mancare, la parte biologica riguarda questa persona cara, non te, però se è morta questa persona un po' anche dentro di te qualche cosa è morto. Quindi o trovi quella vita che proprio è dono di Dio per cui ne salti fuori risorto, e questo succede anche a chi ha avuto delle malattie che noi sappiamo sono essere anche mortali. Ma quindi chi fa in un qualche modo esperienza della morte ma con il Signore inizia una vita nuova, queste sono persone che hanno sperimentato la risurrezione già adesso. Cioè che non ce la stiamo raccontando, perché a volte il dubbio sono sicuro viene a ciascuno, che un po' ce la stiamo raccontando riguardo alla risurrezione perché tanto come fai a dire c'è, non c'è? In realtà chi ha avuto a che fare così con la morte ma ha avuto a che fare anche con il Signore risorto e ne è uscito insieme a lui, acquista una libertà interiore e una serenità anche riguardo a tante cose della vita di cui spero vorrà esserne annunciatore, testimone. Capite quanto è importante diventare insieme annunciatori del Regno dei Cieli? E il mondo ne ha un bisogno grandissimo, enorme, ne ha bisogno perché è un'esperienza che non è semplicemente biologica, non è una cosa che tu puoi imparare dalla natura. Certo tu dici vedi cicli, c'è un albero che muore ma ha seminato, ne nascono degli altri. Sì ti arriva ma fino a un certo punto questo non ti basta, hai bisogno di qualcosa di molto più profondo e tangibile. Infatti quando noi diciamo il credo, credo alla risurrezione della carne, come dice Giobbe, io risorgerò, proprio io, non un altro, io. Ma chi è che riesce a dire questo se non per una relazione profonda con il Signore della vita? Quindi in questo bel discorso che abbiamo ascoltato oggi c'è una vittoria che ci può riguardare veramente tutti. Ma come faccio a farne un po' esperienza, a capirla meglio? Gesù fa due esempi, due passeri non si vendono forse per un soldo, è un esempio che a noi ci dice zero virgola, al massimo capisco, ci sono delle cose piccole, ma bene, eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. In realtà quella parola volere non c'è, nessuno di essi cadrà a terra senza il Padre vostro. Che significa? Che noi non ce ne rendiamo neanche conto, ma la grandezza di Dio sta nell'essere lì dove tu sei caduto e non lasciarti da solo. La grandezza di Dio non sta nell'accendere le luci del cielo tutte le mattine, abbiamo capito che cosa sono le stelle, non si mette Lui a accenderle tutte le mattine, ma a riaccendere la mia speranza quando io sono nella depressione, nella fatica mortale, nella malattia, e sentire che lì dentro, in quella situazione, Lui è con me, è questo che mi risolleva, è questo che mi dà speranza. E, se volete, queste sono delle proposte che la liturgia ci fa, come quella di Geremia nella prima lettura. Sentiva che anche gli amici dicevano, adesso vediamo quando cade, adesso lo togliamo di mezzo. E Lui che cosa fa? Sente che il Signore è con Lui, ha queste espressioni, Geremia, Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, che io possa vedere la Tua vendetta su di loro, poiché a Te ho affidato la mia causa, e qui parte la lode. Cantate il Signore, lodato il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalla mano dei malfattori. Non era ancora successo, Lui era ancora in una situazione di oppressione, ma qual è la vendetta che sta invocando Geremia? Non è che gli butti un infarto così lo togli di mezzo il suo oppressore, no, che possa continuare a rimanere in questa relazione con il Signore vivo e vero, e rimanere in pace anche in quella tribolazione. La nostra vittoria non sta nel rispondere al male con il male, ma lasciare che il bene venga fuori anche nelle situazioni del male. Questa libertà il Signore la vuole partecipare. Ricordiamoci che non è morto di incidente stradale, è morto crocifisso, ed è ancora il Dio dimenticato perché ognuno pensa a se stesso, eppure continua a dirci parole d'amore e di perdono. Allora, questo è il Signore che accompagna anche questa giornata, anche questa prova che stiamo vivendo, anche questa desolazione interiore che a volte mi rende angosciato e mi dice io sono con te, tu per me vali la mia vita. Se di questo siamo consapevoli anche noi, come Geremia, come il Salmo oggi, come i discepoli, una volta che hanno sperimentato questa fedeltà in Cristo alla loro vita, alziamo anche noi il nostro ringraziamento e la nostra lode.

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Abbiamo il riscaldamento acceso, spero che non dia fastidio a nessuno. Questa domenica, visto che il 21 giugno è l'inizio dell'estate, è giusto che faccia caldo. Spero che non vi lamentiate troppo, altrimenti poi subentra la tristezza, non conviene. Vorrei piuttosto proporvi di ascoltare proprio la luce del Vangelo, come le paure ci distruggano, e invece la fiducia ci faccia vivere. Perché in teoria siamo tutti dei fenomeni. In teoria il Signore ha salvato il mondo, lo sappiamo, quindi sarà tutto in discesa. Ma in pratica è un'emorragia continua. Emorragie, cioè perdite di forze, di coraggio, di speranza. E poi vai a vedere perché le motivazioni in realtà non sono le cose che accadono, ma il non avere chiaro l'obiettivo. Se di obiettivo possiamo parlare, visto che stiamo ascoltando un brano del Vangelo che è tratto dal discorso che Gesù fa ai discepoli quando li invia, ritorno a ribadire un concetto fondamentale della vita cristiana, che esistono i ministri istituiti, esistono i ministri ordinati, esiste il popolo di Dio, ed è compito di tutti quanti l'evangelizzazione. Di tutti. Nessuno escluso. Dovunque siamo, qualunque sia la situazione, quella è l'occasione perché il Vangelo che ti dà fiducia la dia anche agli altri. E se non hai fiducia nel Vangelo il rischio è che non soltanto non ce l'hai tu, ma hai delle parole che non sono in sintonia con il Vangelo. Quindi Gesù su questo è dritto, un raggio di luce. Quello che dice ai discepoli è quello che abbiamo capito con la nostra esperienza di fede che viene definito come quello che vi ho detto nelle tenebre, cioè nelle situazioni in cui tu ci sei, stai rispondendo di fede e ti salva. Bene, voi ditelo apertamente. Cioè diventi il motivo che siccome ne hai fatto esperienza di salvezza diventa il tuo motivo di annuncio. Cioè che il Signore ci salva davvero. Per questo dice di non aver paura neanche di chi possa uccidere il corpo ma non l’anima. Piuttosto di aver timore di chi può uccidere l'anima e il corpo. Ma scusate, l'anima è immortale e chi la può uccidere? Se è immortale nessuno la può uccidere, o sbaglio. Che cos'è che uccide l'anima? Proprio la mancanza di speranza. Il chiudersi nella paura uccide quella dimensione infinita che già ci dà vita adesso. Io sono sicuro che ciascuno di voi, anche nei momenti più tremendi, quando ha trovato il modo per uscirne fuori, e parlo soprattutto in questi casi di chi ha fatto esperienza della morte. Ma se si è fatto l'esperienza della morte non c'è più! No. La morte non è solo un fatto biologico. Quando per esempio una persona cara ti viene a mancare, la parte biologica riguarda questa persona cara, non te, però se è morta questa persona un po' anche dentro di te qualche cosa è morto. Quindi o trovi quella vita che proprio è dono di Dio per cui ne salti fuori risorto, e questo succede anche a chi ha avuto delle malattie che noi sappiamo sono essere anche mortali. Ma quindi chi fa in un qualche modo esperienza della morte ma con il Signore inizia una vita nuova, queste sono persone che hanno sperimentato la risurrezione già adesso. Cioè che non ce la stiamo raccontando, perché a volte il dubbio sono sicuro viene a ciascuno, che un po' ce la stiamo raccontando riguardo alla risurrezione perché tanto come fai a dire c'è, non c'è? In realtà chi ha avuto a che fare così con la morte ma ha avuto a che fare anche con il Signore risorto e ne è uscito insieme a lui, acquista una libertà interiore e una serenità anche riguardo a tante cose della vita di cui spero vorrà esserne annunciatore, testimone. Capite quanto è importante diventare insieme annunciatori del Regno dei Cieli? E il mondo ne ha un bisogno grandissimo, enorme, ne ha bisogno perché è un'esperienza che non è semplicemente biologica, non è una cosa che tu puoi imparare dalla natura. Certo tu dici vedi cicli, c'è un albero che muore ma ha seminato, ne nascono degli altri. Sì ti arriva ma fino a un certo punto questo non ti basta, hai...

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La prova non è il contrario della presenza di Dio, spesso è proprio il luogo in cui impariamo a riconoscerla. Domenica 21-6-26 12oa

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