EPISODE · Feb 20, 2026 · 6 MIN
la Quaresima non serve a diventare più austeri, ma più consapevoli. A riconoscere quando la Presenza è già qui.Venerdì 20-2-26
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Abbiamo cominciato un tempo ricchissimo. Sembra che il tempo della quaresima sia una roba brutta. Quando si dice di uno lungo quanto una Quaresima, no? Ci sono sempre le cose denigrate. In realtà, la Quaresima è un tempo di attenzione, di cura. E come facciamo a dire che la cura e l'attenzione siano delle cose negative? Anzi, è proprio lì che vedi l'interesse, l'importanza delle cose, quando ti prendi cura. E, se volete, in questo la Chiesa ci dà un'attenzione. Il tempo della Quaresima è un tempo di preparazione a un dono immenso. Che mi verrebbe da dire tante volte che ancora l'umanità non ha scoperto che è la Pasqua di Cristo. Spesso noi viviamo dimenticando l'essenziale, la Pasqua di Cristo. Allora, questa è una premessa, scendo un attimo nelle letture. Ma io vi pregherei che di questa premessa se ne facesse scienza durante questi quaranta giorni in vista della Pasqua. Altrimenti è come uno che non preparandosi al dono, anche quando arriva il momento del dono, non se ne accorge, non lo vive. Isaia è proprio un appello che Dio fa al popolo. C'è un grido che serve per rompere quella specie di monotonia, di patina che mettiamo su tutto dove c'è disinteresse, c'è svogliatezza. Qui invece c'è un richiamo a vivere autenticamente, profondamente un mistero trasformante, una relazione, cioè vivere davanti a Dio. Tant'è che dice ma a che serve se io faccio un digiuno, se faccio un sacrificio e tu non li guardi. Cioè considerami, che mi verrebbe quasi da dire benvenuto, perché in realtà lui è colui che ci considera, siamo noi quelli che non lo considerano. Perché abbiamo tante cose importantissime da fare, sì, per gli altri, è vero? Così importanti che ci dimentichiamo l'essenziale, lui, se volete, è proprio la sua presenza quella che rende diverso tutto quello che facciamo, lo dico in un modo diverso. Finché non ti senti amato in un modo trasformante, tu pensi di amare qualcuno? Finché non hai conosciuto l'amore con cui sei amato, pensi di amare qualcuno? O è soltanto una forma egoistica che dai attenzione a qualcuno perché qualcuno dia attenzione a te. Chiamiamolo commercio, per non chiamarlo in un altro modo. Se volete, qui c'è la chiave. Tant'è che i discepoli di Giovanni chiedono a Gesù, perché i tuoi non fanno digiuno? L'avessero chiesto a me, gli avrei detto, fatevi i fatti vostri. No, l'hanno chiesto a Gesù, per fortuna. E Gesù risponde in modo molto costruttivo sempre: Possono forse gli invitati a nozze digiunare mentre lo sposo è con loro? Lo traduciamo. C'è lo sposo. Uno digiuna se sta senza, ma se arriva il momento di festa, festeggia. Ma loro non l'hanno capito. Come accade spesso noi non capiamo i momenti in cui c'è lo sposo e i momenti in cui non c'è. Allora, visto che oggi ricordiamo tante persone care, tre agenti della nostra Polizia locale, dei parenti defunti, li ricordiamo come? Come erano o come sono? Allora, io partirei dal fatto che lo sposo adesso c'è. La vita è una vita che chiede pienezza, chiede di essere in questa prospettiva di vita eterna. Ma non essendoci più in mezzo a noi potremmo viverli semplicemente col digiuno, cioè col fatto che non abbiamo una presenza, non sono con noi. A questo digiuno degli occhi e del cuore che non vede, facciamo però corrispondere la presenza dello sposo che fa della nostra vita e della vita dei nostri cari quello che è accaduto a lui, cioè un mistero di vita eterna, un mistero d'amore che ci compie e ci porta a pienezza. Quindi ci chiede di trasformare il nostro sguardo. È così che forse sentiremo attuate per noi le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato, che quando ci sarà quest'atto di fede ci prenderemo quindi cura gli uni degli altri nella prospettiva del regno. Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Cioè c'è un rifiorire della vita adesso, è un tempo in cui la fede chiede attuazione, perché se non credi non lo fai. Chiediamo quindi al Signore questo cuore, un cuore simile al Suo, capace non di fare semplicemente dei gesti esteriori perché gli altri vedano, ma di fare un vero digiuno di alcuni aspetti della vita che vorresti, ma mettendoli nella prospettiva della pienezza. E Lui che è fedele porterà a compimento quanto ha iniziato in noi.
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la Quaresima non serve a diventare più austeri, ma più consapevoli. A riconoscere quando la Presenza è già qui.Venerdì 20-2-26
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