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EPISODE · Apr 8, 2026 · 7 MIN

La risurrezione non è solo qualcosa da credere: è uno sguardo nuovo da imparare. Mercoledì di Pasqua 8-4-26

from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia

Le letture che abbiamo ascoltato oggi, proprio letture di Pasqua. Mi verrebbe da dire che anche una persona tempo fa mi disse, “il giorno del mio funerale vorrei che si leggesse quel Vangelo lì”. Perché abbiamo bisogno di aprire il cuore e gli occhi del cuore per vedere bene come stanno le cose. E uno dice questo non semplicemente per sé, perché adesso gli occhi sono già aperti in cielo. Il passaggio dalla terra al cielo ha questo vantaggio, che non vediamo più le cose secondo la cecità di questo momento. Ma si aprono gli occhi in cielo. Per questo l'annuncio della risurrezione serve proprio per aiutarci a entrare, già da adesso, cercare di lasciarci aiutare dal Signore in quello che ci dice, a guardare le cose alla luce della risurrezione. Perché se noi le guardiamo nella prospettiva della morte, come erano quei due discepoli, che cosa succede? Si allontanano dalla comunità, vanno via da Gerusalemme, si allontanano. E discutono tra di loro. E si raccontano le cose, ma con una prospettiva di morte. Io su questo veramente invito a riconsiderare qual è il centro della nostra fede. Perché finché non ascoltiamo il Signore che ha vinto la morte e ci dice che semplicemente la morte è il momento di un passaggio, non è la fine, è un momento di passaggio. È come dire prima stavi poco bene, adesso stai bene. Sì, vabbè, ci credi? Sì, ci credo. Allora, questo è un passaggio, ma guardiamo come per noi che siamo in cammino adesso sia un passaggio possibile, perché Gesù si fa compagno di viaggio, come sempre, non riconosciuto. Anche su questo io spererei che tanti momenti della nostra vita abbiamo il coraggio di fermarsi e riconsiderare come in certi momenti, in alcuni passaggi della nostra vita, in un qualche modo il Signore si è fatto vicino e ci ha consolato, ci ha parlato. Come a questi discepoli. Non è che li tratta dolcemente, non gli fa due carezzine. Dice che sono stolti e lenti di cuore nel credere alla parola dei profeti, insomma, non è un complimento questo. Poi gli dice ma non era scritto così nei profeti, nelle scritture, Non si diceva che il Cristo doveva patire per entrare nella sua gloria? Vuol dire che se è successo a lui, nella persona di Gesù, poi di conseguenza sarà anche il nostro cammino, di tutti noi. Allora questi riconoscono poi Gesù nello spezzare il pane e dicono quello che spererei ciascuno di noi sperimentasse: cioè, mentre il Signore ci parla, le Scritture sono Dio che ci parla, allora, mentre ci parla il cuore, attese, speranze, fatiche, tribolazioni, ma il nostro cuore, ciò che sentiamo veramente, inizia a scaldarsi, ad ardere. Che vuol dire che il nostro desiderio non è semplicemente, ma speriamo di cavarcela, rimandiamo le nostre fatiche, no, la prospettiva è una comunione con il Signore che entra nella nostra vita e ci illumina, ci fa vedere le cose in un modo diverso. È come dire, se una persona la ami, desideri il suo bene, non desideri il tuo bene, il suo star bene sarà per te bene. Allora, vedere che questa persona adesso è nella gioia, nella luce, nella pace, tu dici, allora sono contento. E questa è la prospettiva. Ma vorrei dirvelo con un'ulteriore cosa che il Vangelo ci sottolinea, che dopo aver riconosciuto Gesù, non è che si brindano, prendono una coppa di champagne, e dicono, adesso allora siamo a posto. Corrono verso Gerusalemme, perché la vita cristiana è sempre un cammino, dove stiamo andando? Allora, loro ritornano sui loro passi, ritornano verso la chiesa, la comunione, la comunità, ritornano a dire, abbiamo visto il Signore. Allora, se così sarà un po' il sentire della nostra vita, un riconoscere come il Signore si prende cura di noi. L'amore con cui ci ama è un amore che non ci scarica, anzi, Lui si fa carico di noi. È quello che diciamo anche nella liturgia. Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo. In realtà lo toglie perché lo prende di sé. Allora, accettiamo che si faccia carico della nostra vita, ci prenda un po' come il buon pastore quando ha perso la pecorella e l'ha ritrovata. Se la carica sulle spalle, la riporta. Si fa carico. Credo che questo possa essere per noi motivo di grande pace, sapere che anche gli esiti di tante tribolazioni nella vita e di tante fatiche non vanno in vano, non ti consumano per il nulla. Ma se veramente ci mettiamo alla scuola del Signore, impariamo anche a fare semplici atti d'amore in ogni situazione che non fanno altro che manifestare cosa ci dice il Vangelo. Amarci come lui ci ha amati. E così troviamo luce e pace perché dalla risurrezione del Signore venga anche a noi la vita nuova.

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