EPISODE · Aug 6, 2026 · 11 MIN
La Trasfigurazione a Orvieto: un dono per imparare ad ascoltare omelia del 6 agosto 2026 anno A
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
La scelta di Gesù di prendere con sé Pietro, Giacomo e Giovanni potrebbe sembrare un grande privilegio. Tuttavia, rileggendo quanto precede il racconto della Trasfigurazione, comprendiamo che questo gesto nasce soprattutto dall'amore di Gesù verso coloro che hanno più bisogno di essere aiutati. Poco prima Pietro aveva confessato con fede: «Tu sei il Cristo», ricevendo da Gesù una beatitudine perché quella rivelazione gli veniva dal Padre. Ma subito dopo, quando Gesù aveva annunciato la propria passione e morte, Pietro si era ribellato, arrivando a sentirsi dire: «Va' dietro a me, Satana». Era evidente quanto fosse difficile per i discepoli accettare un Messia che passa attraverso la croce. Gesù aveva anche insegnato che chi vuole seguirlo deve prendere la propria croce. Era un momento delicato, nel quale i discepoli avrebbero potuto scoraggiarsi davanti a quell'annuncio. Per questo possiamo leggere la scelta di quei tre non tanto come un privilegio, ma come un gesto di particolare affetto: Gesù conduce vicino a sé proprio coloro che hanno più bisogno di imparare a stare con Lui nel mistero della sua passione. Anche noi siamo stati condotti sul monte L'esperienza vissuta insieme in questi giorni di pellegrinaggio assomiglia, in qualche modo, a quella dei tre apostoli. Anche noi siamo stati portati "in disparte", su un monte, vivendo un tempo privilegiato di vicinanza con il Signore. Non abbiamo contemplato una luce abbagliante come quella della Trasfigurazione, ma abbiamo ricevuto una luce diversa, capace di illuminare il cuore. Le meditazioni su san Francesco, i Salmi, la figura di Giorgio La Pira, la riflessione sulla preghiera del battezzato e i Vangeli ascoltati ci hanno mostrato un volto molto concreto del discepolato: quello del servizio, dell'umiltà e della semplicità. Tutto ci ha riportato all'essenziale, insegnandoci che seguire Cristo non significa vivere esperienze straordinarie, ma imparare ogni giorno ad essere suoi servi. La semplicità prepara all'incontro con Cristo Alla fine delle lunghe giornate di cammino, vissute nel silenzio, nella fatica e nell'ascolto, non è stato sempre facile percepire la presenza del Signore. La stanchezza, il cammino e il raccoglimento rendevano l'esperienza molto concreta. Proprio per questo i momenti della celebrazione eucaristica sono diventati particolarmente intensi. Celebrata con estrema semplicità, la Messa è stata il luogo nel quale abbiamo sperimentato con maggiore forza la vicinanza di Gesù. La bellezza di quei momenti nasceva proprio dal fatto che erano preparati da giornate essenziali, spogliate dalle distrazioni. Anche la fatica ci ha aiutati ad assaporare maggiormente l'incontro con il Signore e la Parola spezzata insieme. Non abbiamo avuto molto tempo per lunghi commentari o grandi riflessioni teoriche. Ci siamo limitati ad ascoltare, condividere e lasciarci nutrire dalla Parola. Ed è proprio questa la dinamica della Trasfigurazione. «Ascoltatelo»: il cuore della Trasfigurazione I discepoli ricevono un dono straordinario, ma non riescono a comprenderlo pienamente. Pietro vorrebbe fermare quell'istante costruendo tre tende e trattenendo quell'esperienza. Invece tutto passa rapidamente. Ciò che rimane davvero, in tutti i racconti evangelici della Trasfigurazione, è un unico comando: «Ascoltatelo». Alla fine, alzando gli occhi, i discepoli non vedono più nessuno se non Gesù solo. Questa immagine esprime una fortissima essenzialità: tutto conduce a Lui e solo Lui rimane al centro. Anche noi abbiamo ricevuto questo privilegio dell'ascolto. Lo abbiamo vissuto nell'Eucaristia quotidiana, ma anche portando lungo il cammino le nostre preoccupazioni, le paure, i desideri, le solitudini e la fatica del vivere. L'incontro con Gesù è stato forse breve, come una pennellata, ma proprio per questo è rimasto impresso nel cuore. Il Cristo glorioso è presente anche oggi La liturgia amplia lo sguardo e ci mostra la gloria del Figlio dell'uomo annunciata dal profeta Daniele: il Messia che viene sulle nubi del cielo, davanti al quale stanno miriadi di angeli e tutti i popoli della terra. A Lui appartengono un regno eterno e una signoria che non avrà mai fine. Anche la contemplazione del Duomo di Orvieto, con il suo grande rosone e la ricchezza delle sue immagini, richiama questa centralità di Cristo. Attorno a Lui stanno i profeti, i santi e Maria, ma tutto converge verso l'Agnello. È questo il Gesù che celebriamo: il Principe, il Salvatore di tutti. Eppure questa gloria non rimane lontana nei cieli o racchiusa nelle grandi opere d'arte. Essa si rende presente ogni volta che celebriamo l'Eucaristia e viviamo la comunione reciproca. La luce deve sorgere nel nostro cuore Anche Pietro, nella sua seconda lettera, ricorda di essere stato testimone della gloria del Signore sul monte santo. Egli racconta quella voce udita dal Padre, ma subito invita a qualcosa di ancora più importante: prestare attenzione alla Parola come a una lampada che illumina, finché spunti il giorno e sorga nei nostri cuori la stella del mattino. Gesù non è soltanto nella gloria del cielo o nelle solenni celebrazioni. Egli desidera abitare il nostro cuore. Per questo siamo chiamati ad attenderlo, a desiderarlo e a creare dentro di noi quello spazio di silenzio e di essenzialità che abbiamo sperimentato durante questi giorni, affinché possa essere realmente accolto. L'incontro con Lui rimane sempre un dono gratuito, che non possiamo pretendere ma soltanto ricevere. Diventare partecipi della sua gloria Anche la preghiera della Colletta illumina il significato della Trasfigurazione. In essa Dio conferma il mistero della fede attraverso la testimonianza di Mosè ed Elia e anticipa la nostra futura adozione a figli. Per questo chiediamo una sola grazia: che ascoltando la Parola del Figlio amato possiamo diventare partecipi della sua gloria. San Francesco rappresenta un esempio luminoso di questa risposta. Egli viveva immerso nell'ascolto del Vangelo, riconosceva Cristo nelle creature, lo celebrava nel presepe di Greccio e trovava in ogni realtà un'occasione per conformarsi sempre più a Lui. Anche per noi il dono della Trasfigurazione indica una strada molto semplice e molto esigente. Il Padre continua a dirci: «Questo è il Figlio mio... ascoltatelo». Non siamo chiamati a vivere questa esperienza da soli. Come i tre discepoli sul monte, anche noi siamo invitati a vivere insieme l'incontro con Cristo. Nella comunità questo miracolo continua ad accadere: noi con Lui. Per questo non possiamo che ringraziare il Signore per il dono ricevuto, custodire nel cuore il ricordo di questo incontro e portarlo con noi nel cammino quotidiano.
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La scelta di Gesù di prendere con sé Pietro, Giacomo e Giovanni potrebbe sembrare un grande privilegio. Tuttavia, rileggendo quanto precede il racconto della Trasfigurazione, comprendiamo che questo gesto nasce soprattutto dall'amore di Gesù verso coloro che hanno più bisogno di essere aiutati. Poco prima Pietro aveva confessato con fede: «Tu sei il Cristo», ricevendo da Gesù una beatitudine perché quella rivelazione gli veniva dal Padre. Ma subito dopo, quando Gesù aveva annunciato la propria passione e morte, Pietro si era ribellato, arrivando a sentirsi dire: «Va' dietro a me, Satana». Era evidente quanto fosse difficile per i discepoli accettare un Messia che passa attraverso la croce. Gesù aveva anche insegnato che chi vuole seguirlo deve prendere la propria croce. Era un momento delicato, nel quale i discepoli avrebbero potuto scoraggiarsi davanti a quell'annuncio. Per questo possiamo leggere la scelta di quei tre non tanto come un privilegio, ma come un gesto di particolare affetto: Gesù conduce vicino a sé proprio coloro che hanno più bisogno di imparare a stare con Lui nel mistero della sua passione. Anche noi siamo stati condotti sul monte L'esperienza vissuta insieme in questi giorni di pellegrinaggio assomiglia, in qualche modo, a quella dei tre apostoli. Anche noi siamo stati portati "in disparte", su un monte, vivendo un tempo privilegiato di vicinanza con il Signore. Non abbiamo contemplato una luce abbagliante come quella della Trasfigurazione, ma abbiamo ricevuto una luce diversa, capace di illuminare il cuore. Le meditazioni su san Francesco, i Salmi, la figura di Giorgio La Pira, la riflessione sulla preghiera del battezzato e i Vangeli ascoltati ci hanno mostrato un volto molto concreto del discepolato: quello del servizio, dell'umiltà e della semplicità. Tutto ci ha riportato all'essenziale, insegnandoci che seguire Cristo non significa vivere esperienze straordinarie, ma imparare ogni giorno ad essere suoi servi. La semplicità prepara all'incontro con Cristo Alla fine delle lunghe giornate di cammino, vissute nel silenzio, nella fatica e nell'ascolto, non è stato sempre facile percepire la presenza del Signore. La stanchezza, il cammino e il raccoglimento rendevano l'esperienza molto concreta. Proprio per questo i momenti della celebrazione eucaristica sono diventati particolarmente intensi. Celebrata con estrema semplicità, la Messa è stata il luogo nel quale abbiamo sperimentato con maggiore forza la vicinanza di Gesù. La bellezza di quei momenti nasceva proprio dal fatto che erano preparati da giornate essenziali, spogliate dalle distrazioni. Anche la fatica ci ha aiutati ad assaporare maggiormente l'incontro con il Signore e la Parola spezzata insieme. Non abbiamo avuto molto tempo per lunghi commentari o grandi riflessioni teoriche. Ci siamo limitati ad ascoltare, condividere e lasciarci nutrire dalla Parola. Ed è proprio questa la dinamica della Trasfigurazione. «Ascoltatelo»: il cuore della Trasfigurazione I discepoli ricevono un dono straordinario, ma non riescono a comprenderlo pienamente. Pietro vorrebbe fermare quell'istante costruendo tre tende e trattenendo quell'esperienza. Invece tutto passa rapidamente. Ciò che rimane davvero, in tutti i racconti evangelici della Trasfigurazione, è un unico comando: «Ascoltatelo». Alla fine, alzando gli occhi, i discepoli non vedono più nessuno se non Gesù solo. Questa immagine esprime una fortissima essenzialità: tutto conduce a Lui e solo Lui rimane al centro. Anche noi abbiamo ricevuto questo privilegio dell'ascolto. Lo abbiamo vissuto nell'Eucaristia quotidiana, ma anche portando lungo il cammino le nostre preoccupazioni, le paure, i desideri, le solitudini e la fatica del vivere. L'incontro con Gesù è stato forse breve, come una pennellata, ma...
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