EPISODE · Jul 31, 2026 · 7 MIN
Le mie scelte parlano di ciò che credo? Venerdì 31-7-26 17o
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
L'accoglienza del profeta, visto che nella prima lettura già Geremia ci parla di come non venga accolto, anzi venga condannato a morte perché fa il profeta, però ad una dichiarazione di guerra esplicita come questa se ne può contrapporre un'altra. Ma questa persona che vuol fare il profeta io la conosco, ti ricordi quando faceva le sedie per i nostri tavoli perché era il nostro carpentiere, era il falegname, figlio di Giuseppe, conosciamo sua madre, fratelli, sorelle, che vuol dire che conosciamo tutti i parenti e quindi da dove gli vengono queste cose? Possiamo continuamente, in base a quello che vediamo, giustificare la nostra incredulità. In base a quello che vediamo. Oppure riuscire a fare un salto di qualità. Cioè vediamo questo ma siccome vediamo le parole che ci dice noi vogliamo vedere l'invisibile, questa è la vita spirituale, attraverso le cose che vediamo ma soprattutto che vediamo a partire da una rivelazione che Dio ci fa. Se no perché ascoltare continuamente la parola di Dio? A che serve? Non è uno sfoggio di sapienza, la conosco: so quello che dice il Vangelo, so cosa dicono i profeti, so, so. Ma se sai, permettetemi, come sanno i farisei, c'è soltanto una parola ma non la vedi nella vita. A che cosa ti serve per indurirti nella tua incredulità? E questo può avere continuamente a che fare con le nostre scelte quotidiane perché noi possiamo anche giudicare il Papa, i vescovi, i preti, i catechisti, tutti quelli che hanno a che fare con le cose di Dio. Giudicarli a partire da una loro vita naturale, da una vita che magari non è secondo i miei criteri e in base a questo non vivere di fede. Anche ciascuno in casa sua: è la stessa cosa. Cioè il motivo della tua fede per cui fai delle scelte, mediti la parola, cerchi di custodire l'eucaristia e poi però ti scappano delle parole, dei giudizi e in casa magari non tutti la pensano come te: alè! Cioè diventa quello il motivo per cui dici vabbè tu fai, tu dici così, però vedi dove sta tutta la tua fede? Perché? Perché fede e vita dovrebbero camminare nella stessa direzione. E guardate se a Gesù con tutto quello che diceva e faceva trovavano dei motivi esterni, cioè il fatto che lo conoscessero, conoscessero alcune cose della sua storia e della sua vita, ma questo diventa il motivo per non credere nella sua azione e nel suo annuncio, allora forse dobbiamo interrogarci su che cosa ci sta motivando nel nostro pensare, parlare e agire. come la nostra fede va a incidere sulle scelte della nostra vita, perché ne facciamo un annuncio di quello che crediamo attraverso le scelte che facciamo e questo è evidentissimo. Se a Gesù viene rinfacciato quello che lui fa che sembra non corrispondere a quello che noi sappiamo di lui, anziché dire ma io che cosa so veramente di lui? E questo non lo rimandiamo soltanto ai suoi contemporanei, ai suoi parenti che magari hanno avuto anche la fortuna di conoscere Dio nella carne, che deve essere qualcosa di straordinario, ma se questo è il motivo per cui anziché fare un atto di fede diventa il mio motivo della mancanza di fede. Dove sto andando? Che sto facendo? Allora non rimandiamo semplicemente a questi che hanno fatto i loro errori, il motivo per rifarli uguali anche oggi. Bene, con tutti i limiti delle persone che ci stanno intorno: ma noi stiamo riconoscendo l'azione salvifica di Dio oggi? Stiamo entrando in una prospettiva di fede in quello che stiamo facendo o facciamo una doppia vita o viviamo insomma da una parte la fede e poi la releghiamo in un certo ambito e poi abbiamo una vita dove la fede non agisce per niente? Questo ci dovrebbe interessare perché altrimenti rimane questa grande incertezza e anche un grande timore per dire: che cos'è quindi l'azione di Dio oggi nella mia vita? Ci conceda il Signore di saper affrontare la relazione con lui e la relazione con gli altri a partire da una luce che non è semplicemente nelle cose esterne ma è una luce più profonda in tutto quello che viviamo, è proprio la luce di Dio che pur essendo presente non ci abbaglia, ma c'è già un fulgore, un risplendere della sua presenza, come per dire riconoscimi in questa storia che stai vivendo e allora avrai un vero anticipo di quella che è la gloria del cielo. Chiediamo anche al Signore di avere l'umiltà di riconoscere quante volte abbiamo spento la luce, abbiamo preferito la nostra verità senza metterci in gioco.
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