EPISODE · Jul 18, 2026 · 6 MIN
Le tue ferite non sono il luogo dove Dio smette di parlarti, ma il luogo dove impari finalmente ad ascoltarlo. Sabato 18-7-26 15o
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Abbiamo una presenza di Gesù un po' diversa da quella che a volte immaginiamo: (vorremmo) un Gesù interventista perché ha il potere di fare le cose, un Gesù che risolve con determinazione, a volte con chiarezza, noi diremo, ma in realtà con grande rigidità. Invece la presenza di Gesù è diversa. I Vangeli ci tengono a presentarci chi è Gesù attraverso questa mitezza che Lui non soltanto l'annuncia, la vive. E nel momento in cui si decide di farlo fuori, Lui scompare. Penso questo per tante situazioni della vita in cui sostanzialmente uno può scegliere di fare fuori Gesù dalla sua vita. E Lui lo accetta, scompare. Che non vuol dire che non è più interessato a te, ma non interviene con ciò che gli è proprio e che darebbe alla tua intelligenza e alla tua sensibilità quell'avvertenza che la nostra vita è molto di più del semplicemente andare avanti. E questo diventa, subito anche il Vangelo ce lo fa vedere, un adempimento delle profezie. Perché Dio da sempre si presenta così, come colui che si prende cura, ma non è detto che il suo prendersi cura corrisponda proprio a quello che noi abbiamo pensato. Tant'è che a volte diremmo, ma se Dio c'è, perché c'è questo? Perché succede il male? Perché lo permette? E intendo per male tantissime cose. Da quelle più semplici, la nostra biologia, il fatto che ci ammaliamo, a quelle un po' più complesse, il male del mondo voluto dall'uomo. Perché forse noi a volte lo dimentichiamo, ma la maggior parte dei morti nel mondo sono causati dall'uomo. Allora, in questo scenario c'è uno scandalo dentro il nostro cuore. Perché Dio lo permette? Perché Dio non interviene? Perché non ci salva? Oggi c'è questa parola di Isaia che ritorna proprio per noi. Perché lui non spezzerà una canna già incrinata, che noi diremmo non serve più a niente. Non spegnerà una fiamma smorta, quelle che iniziano a fare soltanto del fumo, ma non c'è più luce, spegniamola. E questo perché a volte quella canna incrinata sei tu, quella fiamma fumigante sei tu. E lui anziché spegnerla vuole essere accanto a te in quel momento di fragilità. Cioè sentire che la tua vita conta non per quello che sai fare, non per quello che riesci a capire. La salvezza del mondo non dipende dalle tue abilità. Ma nel momento in cui tu non sei abile a fare forse nulla, sei un segno di come il Signore dove si fa vicino, dove ci sono delle ferite. Lui rimane colui che ha preso tutte le nostre ferite su di sé, dicendo anche lì si può amare. Sia stando accanto, sia portando nel proprio corpo le ferite. Questo fa trionfare la giustizia di Dio. Per questo termina la citazione di Isaia, nel suo nome spereranno le nazioni. Cioè c'è una speranza universale di tutte le nazioni che anche le nostre ferite e fragilità non soltanto le potremo affrontare e superare, ma avremo una sintonia e una comunione con Dio standoci dentro. La comprensione che Dio ha delle nostre fatiche e delle nostre ferite non è una teoria. E quando ci stai dentro te ne rendi conto perché la comunione con Lui non è per le tue abilità. È perché tu stai partecipando già della sua vita. Chiediamo quindi al Signore di avere questa disponibilità sia nel portarla personalmente sia nell'accompagnare le tante ferite della nostra umanità.
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Le tue ferite non sono il luogo dove Dio smette di parlarti, ma il luogo dove impari finalmente ad ascoltarlo. Sabato 18-7-26 15o
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