EPISODE · Apr 19, 2026 · 9 MIN
Lui cammina con noi sempre. Oggi può essere il giorno giusto per dire, “Resta con me.” 19-4-26 Domenica 3P
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Sono passate due settimane e troviamo questo brano del Vangelo di Luca che, chi avrà partecipato alla messa pomeridiana del giorno di Pasqua avrà già ascoltato in quell'occasione. Quindi siamo nel giorno di Pasqua, ancora nel giorno di Pasqua. E dove siamo collocati? Questi discepoli se ne tornano a Emmaus. Hanno... non so se avete notato, c'è un'insistenza sul discorso che loro fanno un discorso che gli viene anche chiesto di che cosa state discutendo e continuano a discutere e a dire. L'argomento, se andate a vedere, è la Pasqua però è fatta tutta a pezzetti. È proprio l'annuncio pasquale, sono tutte le cose della Pasqua ma sono così spezzettate e così rese forse banali… Proviamo un attimo a fare i conti su noi: dal giorno di Pasqua ad oggi, questa Pasqua, che cosa ha significato? Che cosa è diventato per noi vero argomento, motivo di ruminazione, di riflessione che va digerito, ma non soltanto da un punto di vista intellettuale, nella vita? Perché se non comprendiamo la Pasqua, la nostra vita prende la stessa ruzzola di questi discepoli, cioè ce ne andiamo. Come se tutto fosse finito, e invece lì tutto si è compiuto. Lì c'è un compimento che ci dà un inizio nuovo, si è compiuto qualcosa che era stato predetto, annunciato, riposto come elemento essenziale, ma “noi speravamo…” E come al solito il Signore cammina con noi, ma non lo riconosciamo, i nostri occhi e il nostro cuore sono attenti ad altro. E secondo me non era un problema di cataratta, non è che gli occhi fossero impediti da qualche malattia, era il cuore che non sapeva riconoscere Gesù in quella persona lì. Ripartirei da questo perché sia il discorso del giorno di Pentecoste, di cui abbiamo ascoltato una piccola parte oggi nella prima lettura, sia il Salmo che viene poi citato in quel testo, hanno un'espressione che spero vorremo trattenere nel cuore e riprendere. Perché è il Salmo 15 quando si parla di questa persona che sì, muore, però la sua morte è particolare perché dice anche la mia carne riposerà nella speranza perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi, né permetterai che il tuo santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza. Così cita il Salmo, lo attualizza nella persona di Gesù. Questo Gesù che mi colma di gioia con la sua presenza. Quel personaggio che cammina con loro. Tante situazioni della nostra vita nelle quali il Signore cammina con noi, non lo riconosciamo, ma a un certo punto sentiamo nel cuore che c'è qualcosa che è un motivo di gioia. È una presenza che diventa motivo di gioia. Mi colmerai di gioia con la tua presenza. Credo che questo riguardi il nostro continuare a celebrare l'Eucarestia perché proprio quando sono arrivati lui fa come se dovesse andare oltre, ma lo chiamano fermati, resta con noi. A volte lo facciamo anche come canto. Questo resta con noi è una preghiera che credo sia fortissima perché Gesù nella vita sacramentale è colui che resta con noi. Nella preghiera noi lo invitiamo a rimanere nella nostra vita, ad abitarla, a salvarci, a farci fare questa Pasqua, una Pasqua che a volte ci costa molto perché attraversiamo dei momenti di tristezza profondissima. Allora abbiamo bisogno che lui resti con noi e quando sentiamo, quando riconosciamo che veramente rimane con noi è proprio lì allo spezzare del pane. Resta con noi, sì, ma non è più visibile. Perché non si rende visibile? A mio avviso va bene così, assolutamente va bene così, è una presenza che abita ma non obbliga. Si propone, non si impone. Il rimanere del Signore nella nostra vita da che cosa dipende visto che continua ad essere pellegrino? Dal fatto che a un certo punto glielo chiediamo, resta con noi, stai con me. E ci sono delle situazioni di buio del cuore che hanno proprio bisogno di diventare preghiera altrimenti i nostri occhi continuano ad essere chiusi, chiusi sulla cosa fondamentale che è proprio il riconoscerlo. Oggi vi proporrei di fare Pasqua ancora, sentire che la Pasqua riguarda qualche cosa della mia vita che forse è proprio bloccata. Nella lamentela, in discorsi che diventano, sì, un po' fare a pezzi, fare a pezzi forse anche la nostra stessa vita e non saper cogliere come la nostra vita ha a che fare con la vita di Dio. Quindi abbiamo proprio bisogno di essere abitati, sentire che con la sua presenza gioiosa sta avvenendo nella nostra vita e ci aiuta a fare Pasqua, a fare un passaggio, a non vivere semplicemente secondo le logiche di questo mondo. Non c'è situazione di questo mondo che non possa avere un salto pasquale, una vera luce nuova, non c'è. Tutto può fare Pasqua. Quindi oggi è occasione per noi di spezzare così il pane, chiedendo al Signore che lui, il vivente, il Signore, lui che viene con la sua presenza misteriosa, ma certa, anche oggi, ci aiuti a riconoscerlo nello spezzare del pane, anche se non è visibile fisicamente, che sia visibile e riconoscibile nella fede, così che anche noi, come questi discepoli, dalle nostre Emmaus riusciamo a ritornare, a rimetterci in cammino nel cammino pasquale, nella gioia di un annuncio dove il Signore si fa presente.
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Lui cammina con noi sempre. Oggi può essere il giorno giusto per dire, “Resta con me.” 19-4-26 Domenica 3P
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