EPISODE · May 28, 2026 · 11 MIN
Mario Rampioni e Bartimeo - Omelia al funerale
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Ascoltando le letture proposte dal lezionario ordinario, ci lasciamo sorprendere dalla Parola di Dio e vi condivido due pensieri che nascono spontaneamente da queste letture, senza averle scelte appositamente per il funerale, proprio per mantenere anche questo clima di festa e di gratitudine. La prima lettura, tratta dalla lettera di Pietro, ci colpisce profondamente perché si apre con un’immagine molto forte: veniamo descritti come bambini appena nati, come neonati che desiderano avidamente il latte genuino spirituale. Pietro insiste proprio su questo essere all’inizio, sull’avere ancora fame e sete di qualcosa che possa nutrire davvero la vita. Questo latte spirituale non è qualcosa di astratto, ma un nutrimento poi 3, concreto, pieno di senso. È il latte della Parola, un latte “logico”, capace di illuminare, spiegare, sostenere e nutrire. È genuino, senza inganno, puro. Grazie a questo nutrimento possiamo crescere verso la salvezza. Riconosciamo in Mario proprio questo desiderio di crescita continua. Era una persona che cercava di capire, che poneva domande, che aveva sete di verità. Anche nei ricordi della giovinezza emerge questa sua caratteristica: mentre gli altri vivevano entusiasmi un po’ ingenui, lui cercava sempre di riportare tutto a una riflessione più seria e razionale. In lui c’era questa fame autentica di comprendere. Come i neonati desiderano istintivamente il latte, così anche noi siamo chiamati a desiderare ciò che ci conduce alla salvezza. Non una crescita per il potere o per l’affermazione personale, ma una crescita che ci porta dalla tenebra alla luce. Pietro ci ricorda che ci avviciniamo a Cristo, pietra viva, e che anche noi diventiamo pietre vive di una costruzione più grande, quella della Chiesa. La fede appare allora come una fame profonda che nessun altro nutrimento riesce a saziare davvero. Tutto nasce dall’aver gustato la bontà del Signore. Non si tratta di uno sforzo volontaristico o di un progetto costruito da noi, ma della risposta a un incontro. Quando scopriamo che il Signore è buono, nasce il desiderio di nutrirci sempre di più di Lui. Vediamo che questa ricerca, fondata sulla bontà di Dio, era molto presente nella vita di Mario. Una condotta esemplare che rende gloria a Dio La lettera di Pietro continua invitandoci a vivere come stranieri e pellegrini nel mondo, mantenendo una condotta esemplare tra gli uomini, affinché vedendo le nostre opere buone tutti possano dare gloria a Dio. Sentiamo che proprio questo stiamo facendo nel ricordare Mario. Rendiamo gloria a Dio per le tante opere buone che ha compiuto incessantemente nella sua vita. Lo vediamo nella bellezza della sua famiglia, nel suo lavoro, ma anche negli ultimi anni segnati dalla malattia, dalla vecchiaia e da una vita più ritirata. La sua è stata una presenza discreta ma fedele, una testimonianza concreta e silenziosa. Una condotta esemplare che continua a parlare anche oggi. Bartimeo e il desiderio ostinato di incontrare Gesù Anche il Vangelo del cieco Bartimeo richiama immediatamente la figura di Mario. Bartimeo è seduto ai margini della strada, cieco e mendicante. Non è tra i protagonisti, ma vive in una situazione di bisogno e di attesa. Anche Mario ci appare così: una presenza discreta, seduta in fondo tra i banchi della chiesa, sempre presente ma senza mettersi al centro. E come Bartimeo, anche lui continua a cercare. Quando Bartimeo sente che Gesù sta passando, comincia a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. È un grido insistente, ostinato. Gli altri cercano di farlo tacere, ma lui continua ancora più forte. Riconosciamo anche qui qualcosa di Mario: quella sua determinazione cocciuta, quella perseveranza nel cercare il Signore senza lasciarsi fermare dagli ostacoli. “Coraggio, alzati, ti chiama” A un certo punto Gesù si ferma e lo chiama. La folla allora dice a Bartimeo: “Coraggio, alzati, ti chiama”. Questa parola diventa una chiave per leggere anche gli ultimi istanti della vita di Mario. Rimane certamente il mistero di ciò che è accaduto, ma il Vangelo ci invita a interpretare la morte come una chiamata, come il momento dell’incontro definitivo con il Signore. Immaginiamo allora che anche per Mario sia risuonata questa voce: “Coraggio, alzati, ti chiama”. Dopo aver cercato tanto, dopo essere rimasto seduto ad attendere e mendicare, finalmente può alzarsi. È quasi una resurrezione. Gesù poi domanda a Bartimeo: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. È una domanda piena di delicatezza e di amore. Bartimeo risponde: “Rabbunì, che io veda di nuovo”. Anche noi sentiamo che questo è il desiderio più profondo dell’uomo: vedere davvero, vedere la luce, vedere il Signore. E Gesù gli dice: “La tua fede ti ha salvato”. Riconosciamo che proprio la fede ha accompagnato Mario fino a questo incontro definitivo. Verso il paradiso insieme al Signore Il Vangelo si conclude dicendo che Bartimeo, riacquistata la vista, seguiva Gesù lungo la strada. Questa immagine diventa per noi la rappresentazione della pace e della salvezza che Mario ora vive. È come se Gesù stesso fosse venuto a prenderlo per portarlo con sé. Con affetto e semplicità immaginiamo quasi che il Signore gli abbia detto che adesso è tempo di lasciare la sua casa terrena per entrare in un paradiso ancora più bello. La casa e la famiglia di Mario sono già state un piccolo paradiso per molti, un luogo di accoglienza e di amore. Ma ora il paradiso che lo attende è ancora più pieno e luminoso. Ringraziamo allora il Signore per la consolazione che ci dona attraverso la sua Parola. Anche se la nostra fede è fragile, immaginiamo Mario nella comunione dei santi, vicino al Signore, capace ora di pregare per tutti noi. Lo associamo così a Bartimeo, il cieco di Gerico che desiderava vedere, e ai fedeli di Pietro chiamati a crescere continuamente nella fede. Anche noi, guardando alla vita di Mario, impariamo a desiderare sempre di più l’incontro con il Signore.
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Ascoltando le letture proposte dal lezionario ordinario, ci lasciamo sorprendere dalla Parola di Dio e vi condivido due pensieri che nascono spontaneamente da queste letture, senza averle scelte appositamente per il funerale, proprio per mantenere anche questo clima di festa e di gratitudine. La prima lettura, tratta dalla lettera di Pietro, ci colpisce profondamente perché si apre con un’immagine molto forte: veniamo descritti come bambini appena nati, come neonati che desiderano avidamente il latte genuino spirituale. Pietro insiste proprio su questo essere all’inizio, sull’avere ancora fame e sete di qualcosa che possa nutrire davvero la vita. Questo latte spirituale non è qualcosa di astratto, ma un nutrimento poi 3, concreto, pieno di senso. È il latte della Parola, un latte “logico”, capace di illuminare, spiegare, sostenere e nutrire. È genuino, senza inganno, puro. Grazie a questo nutrimento possiamo crescere verso la salvezza. Riconosciamo in Mario proprio questo desiderio di crescita continua. Era una persona che cercava di capire, che poneva domande, che aveva sete di verità. Anche nei ricordi della giovinezza emerge questa sua caratteristica: mentre gli altri vivevano entusiasmi un po’ ingenui, lui cercava sempre di riportare tutto a una riflessione più seria e razionale. In lui c’era questa fame autentica di comprendere. Come i neonati desiderano istintivamente il latte, così anche noi siamo chiamati a desiderare ciò che ci conduce alla salvezza. Non una crescita per il potere o per l’affermazione personale, ma una crescita che ci porta dalla tenebra alla luce. Pietro ci ricorda che ci avviciniamo a Cristo, pietra viva, e che anche noi diventiamo pietre vive di una costruzione più grande, quella della Chiesa. La fede appare allora come una fame profonda che nessun altro nutrimento riesce a saziare davvero. Tutto nasce dall’aver gustato la bontà del Signore. Non si tratta di uno sforzo volontaristico o di un progetto costruito da noi, ma della risposta a un incontro. Quando scopriamo che il Signore è buono, nasce il desiderio di nutrirci sempre di più di Lui. Vediamo che questa ricerca, fondata sulla bontà di Dio, era molto presente nella vita di Mario. Una condotta esemplare che rende gloria a Dio La lettera di Pietro continua invitandoci a vivere come stranieri e pellegrini nel mondo, mantenendo una condotta esemplare tra gli uomini, affinché vedendo le nostre opere buone tutti possano dare gloria a Dio. Sentiamo che proprio questo stiamo facendo nel ricordare Mario. Rendiamo gloria a Dio per le tante opere buone che ha compiuto incessantemente nella sua vita. Lo vediamo nella bellezza della sua famiglia, nel suo lavoro, ma anche negli ultimi anni segnati dalla malattia, dalla vecchiaia e da una vita più ritirata. La sua è stata una presenza discreta ma fedele, una testimonianza concreta e silenziosa. Una condotta esemplare che continua a parlare anche oggi. Bartimeo e il desiderio ostinato di incontrare Gesù Anche il Vangelo del cieco Bartimeo richiama immediatamente la figura di Mario. Bartimeo è seduto ai margini della strada, cieco e mendicante. Non è tra i protagonisti, ma vive in una situazione di bisogno e di attesa. Anche Mario ci appare così: una presenza discreta, seduta in fondo tra i banchi della chiesa, sempre presente ma senza mettersi al centro. E come Bartimeo, anche lui continua a cercare. Quando Bartimeo sente che Gesù sta passando, comincia a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. È un grido insistente, ostinato. Gli altri cercano di farlo tacere, ma lui continua ancora più forte. Riconosciamo anche qui qualcosa di Mario: quella sua determinazione cocciuta, quella perseveranza nel cercare il Signore senza lasciarsi fermare dagli ostacoli. “Coraggio, alzati, ti chiama” A un...
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Mario Rampioni e Bartimeo - Omelia al funerale
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