Mia Photo Fair: gli occhiali parlano di metamorfosi e cambi di identità episode artwork

EPISODE · Mar 26, 2026 · 2 MIN

Mia Photo Fair: gli occhiali parlano di metamorfosi e cambi di identità

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Si è conclusa il 22 marzo a Milano la quindicesima edizione di una delle principali mostre di fotografia del mondo: 111 gli espositori, di cui 76 gallerie, tra le quali 27 internazionali“Metamorfosi” il titolo scelto per il Mia Photo Fair BNP Paribas 2026, con riferimento agli interventi tecnologici, all’evoluzione continua della fotografia da documentaristica ad artistica, alle mutazioni del corpo e della mente. Sempre più evidente la forte contaminazione fra arte e fotografia. Non è un caso che quest’anno sia stata nel Superstudio Più di via Tortona, che è anche tra gli sponsor della fiera, uno dei luoghi vitali del design e non solo.Svariati i soggetti. Dal ritratto con le possibili elaborazioni al paesaggio, spesso con animali, o rivisitato con presenze estranee. Iperrealismo, surrealismo fino all’horror. Molte le immagini che raccontano un’esperienza o un progetto attraverso uno scatto, come quella della bambina con gli occhiali dietro una grata della lettone Anastasija Tolujeva, classe 2006, studentessa del Naba, che parla di gabbie mentali. I cat-eye tempestati di brillanti indossati da un uomo, impellicciato come la sua compagna, nella foto di Isabel Azkarate, nota fotografa spagnola basata a New York, parlano di travestimenti, di cambi di identità. La metamorfosi è il punto forte e più evidente nelle foto dell’americano William Wegman, proposte dalla Galleria Alta di Andorra. I suoi famosi cani weimaraner, o bracchi di Weimar, diventano cantanti rock, il mitico detective Marlowe con cappellaccio, fascinose signore in lungo, starlette con parrucca biondissima e grandi occhiali dalla montatura maculata.Vari sono stati i premi per le diverse categorie. Tra questi il Superstudio Photo Award per le foto che meglio hanno sviluppato il concetto di “Metamorfosi, dall’abito alla pelle: diversamente io”. Il vincitore è stato scelto, tra dieci opere finaliste di una call conclusasi a dicembre, con la doppia valutazione di una giuria tecnica, con Gisella Borioli, giornalista curatrice e fondatrice del Superstudio, e di una giuria del pubblico. È Giulia Sidoli, classe 1998, italiana residente a Parigi, con “una rappresentazione satirica dei rituali in spiaggia per assorbire ogni raggio di sole”.

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