EPISODE · Dec 25, 2025 · 12 MIN
Natale 2025 giorno - Se il Natale non cambia come guardi gli altri, non è successo niente.
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Mi piacerebbe in questo giorno provare a cogliere un aspetto, a mio avviso determinante, per come viviamo la nostra vita cristiana. Perché non risulti semplicemente un'osservanza di regole e precetti, perché non sia semplicemente mettere dei bollini, Avete presente, no? Ce l'ho, ce l'ho, ok. Ma possiamo entrare in un ascolto, in un'accoglienza di Dio che ci parla, che, come abbiamo ascoltato nella lettera agli Ebrei, ha cominciato a parlarci da mo’ all’umanità, ci sta parlando da tanto tempo e ha trovato nei vari tempi diversi modi per farsi conoscere, per comunicare, per farsi accogliere e per poterci dire che ci vuole accogliere. E la lettera agli Ebrei ha questa espressione, ma, conoscete il greco, ve lo potrei citare in greco, è un testo molto interessante questo, dice che ultimamente, in questi giorni, mo’, detta un po' semplicemente, ha parlato a noi nel Figlio. Ci ha parlato nel Figlio. Cioè, la presenza del Figlio di Dio è la presenza di Dio in mezzo a noi. Che ci parli nel Figlio vuol dire che il Figlio, che ha quei termini un po' iperbolici, irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza. Non so voi, io su questo testo, vi parlo già di quarant'anni fa, l'ho riletto forse un centinaio di volte e dicevo, ma che vuol dire, non capisco, ma che vuol dire? Poi, irradiazione della sua gloria, che vuol dire, siccome sta davanti a Dio, tutti quei raggi d'amore, questo splendore d'amore che è in Dio, tutto si può vedere, riconoscere nella persona del Figlio. E dice che è anche impronta della sua sostanza. E qua facciamo come i bambini al mare, no? Andiamo sulla sabbia e facciamo le impronte. Avete presente, no? Cioè, è proprio il calco preciso di quello che è il Padre. Quindi, conoscendo Gesù, impariamo a conoscere chi è il Padre e, attenzione, anche chi siamo noi. Un po' in forma vanitosa, vuoi sapere quanto sei bello? Guarda Lui. Vuoi sapere che cosa vede il Padre in te? Guarda Lui. Allora, è queste espressioni che la lettera agli ebrei usa, vogliono proprio tirarci dentro ad una relazione in cui possiamo fare esperienza di Dio, accoglierlo e lasciarci accogliere. Per questo il prologo del Vangelo di Giovanni, che oggi è la prima volta che l'ascoltiamo, ma in una settimana, se per caso uno vi venisse voglia, quella voglia pazza, no, di partecipare alla liturgia tutti i giorni, andare a vedere che cosa c'è nella liturgia, nel giro di una settimana torna tre volte questo testo. E mi piacerebbe dire che è un po' come il giorno di Natale, no, quando la Chiesa è stracolma, dico, ma io metterei almeno un Natale al mese, non so se si può fare una riforma liturgica, tutti i mesi mettiamo un giorno di Natale. Cioè, rendiamoci conto di che cosa stiamo vivendo, accorgiamoci, perché forse questo ci aiuterà ad accogliere e a lasciarci accogliere e sentire che fa proprio parte del mistero del Natale che ci sappiamo accogliere gli uni gli altri. Perché accogliere Gesù, uno se la può raccontare dicendo io lo accolgo, eh, sono andato a Messa Natale, poi dopo ho mangiato i tortellini, l'ho proprio accolto, cioè ho proprio fatto festa. Ma se questa accoglienza non mi porta a riconoscere il volto di Cristo anche nelle persone che ho vicino, non mi porta a considerare che il Cristo vuole essere accolto proprio nei fratelli, perché possiamo fare un'esperienza viva e non soltanto mentale, un'esperienza che lasci profondamente il segno e il senso della nostra vita e ci rimette in un cammino, il rischio è che il Natale non dica la verità. Vi posso fare un esempio. Tutti i festoni che vediamo in giro dicono la verità del Natale? Perché, se fosse vero, la festa che si vede in giro dovrebbe permettere a tutti di avere tutto, tutto il necessario, perché il mondo ha tutto per tutti. Però non mi sembra che sia distribuito proprio così. Allora, e questo ci dovrebbe mettere un po' in difficoltà. Allora, quella non è proprio la verità. E se uno facesse i conti di quanti soldi spende, tant'è che la tredicesima è a dicembre, cioè per dire, oh, mi raccomando, io te li do, però spendili. Se non arriva la tredicesima, molti dicono, beh, i regali, un fiorellino, una piantina. Cioè, abbiamo bisogno di lasciarci prendere un po' dagli eventi commerciali per capire che cosa questo mondo sta cercando di importi. E invece andare a guardare il mistero di Cristo è colui che viene in una miseria quasi indecente per dare la vita, per darla tutta, per darla agli altri, sino alla fine, fino a quando uscirà da questo mondo crocifisso. Cioè come l'ultimo e il reietto. Come arriva, così se ne va. E lì in mezzo che cosa c'è? Vorrei dirlo a ciascuno di voi. La tua vita da dove viene? Da chi viene? E dove andrà? Lì in mezzo le scelte che tu fai sono collegate con il tuo inizio e con il tuo compimento? O sono un'altra roba? Perché non vi sappia troppo filosofico o chissà per chi questo discorso? Le nostre scelte hanno a che fare con un inizio in cui sappiamo che c'è un dono d'amore per cui ci siamo. Dio ci ha amato e anche attraverso i nostri genitori, consapevoli o inconsapevoli, siamo stati amati per questo ci siamo perché poi nel corso della vita impariamo a lasciarci accogliere e ad accogliere a nostra volta, così che anche il suo compimento sarà un'accoglienza perché, io lo spero, tutti ci potremo ritrovare nella casa del padre e ci riconosceremo fratelli. Allora, se questo è il principio, quello prima dei secoli, se questo sta accadendo adesso nella storia e questo sarà, un giorno, nella casa del padre, allora ecco come il cerchio si chiude. Gesù ci sta manifestando nella nostra carne, nel nostro linguaggio, nella nostra storia quanto siamo preziosi agli occhi di Dio. Consideriamoci così, ma non io, io, io, noi, ci riguarda tutti, tant'è che se il volto dell'altro sarà per me concretamente la possibilità di poter amare e accogliere farò esperienza di Dio, di quello che Lui è, di quello che Lui desidera e ci sta proponendo come scelta di vita. Man mano che questo accadrà il mistero di luce diventerà sempre più chiaro e sentiremo che questo grido di cui parlava Isaia: prorompete in canti di gioia rovine di Gerusalemme, che vuol dire che c'era una situazione di grande fatica e mi sembra che su questo siamo sempre attuali, la fatica c'è sempre, a qualche livello c'è sempre. In quella situazione si può innalzare un canto di gioia perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme, viene per essere in una piena sintonia con noi risollevando quelle che sono le nostre ferite, fatiche e conducendole verso una pienezza perché anche se non auguriamo fatiche a nessuno, nella fatica normalmente sappiamo un po' di più darci una mano e stringerci, essere gli uni per gli altri. Non so se a voi sono arrivate telefonate, a me già diverse, per dire come va la situazione, il fiume, come è, siete allagati? No, speriamo di no, ma capite che la paura della fatica di qualcuno diventa anche questa condivisione, siamo più capaci di essere in sintonia. Allora proviamo ad accogliere colui che anche oggi ci sta dicendo, bene, io sono con te, attraverso i tuoi fratelli, uno di voi nel mio nome accoglie me. Questo fa parte non soltanto di un annuncio generico, fa parte della nostra vita perché il Natale faccia nascere questa luce nuova negli occhi gli uni degli altri e guardandoci negli occhi, avendo il coraggio di stare gli uni davanti agli altri, sentire che il nostro cuore non soltanto è felice per definizione perché è Natale, ma è felice perché ritrova nei fratelli quell'amore che nel profondo del cuore il Signore ha messo in ciascuno di noi, quella luce che non avrà mai fine.
Embed this episode
What this episode covers
Mi piacerebbe in questo giorno provare a cogliere un aspetto, a mio avviso determinante, per come viviamo la nostra vita cristiana. Perché non risulti semplicemente un'osservanza di regole e precetti, perché non sia semplicemente mettere dei bollini, Avete presente, no? Ce l'ho, ce l'ho, ok. Ma possiamo entrare in un ascolto, in un'accoglienza di Dio che ci parla, che, come abbiamo ascoltato nella lettera agli Ebrei, ha cominciato a parlarci da mo’ all’umanità, ci sta parlando da tanto tempo e ha trovato nei vari tempi diversi modi per farsi conoscere, per comunicare, per farsi accogliere e per poterci dire che ci vuole accogliere. E la lettera agli Ebrei ha questa espressione, ma, conoscete il greco, ve lo potrei citare in greco, è un testo molto interessante questo, dice che ultimamente, in questi giorni , mo’, detta un po' semplicemente, ha parlato a noi nel Figlio . Ci ha parlato nel Figlio. Cioè, la presenza del Figlio di Dio è la presenza di Dio in mezzo a noi. Che ci parli nel Figlio vuol dire che il Figlio, che ha quei termini un po' iperbolici, irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza . Non so voi, io su questo testo, vi parlo già di quarant'anni fa, l'ho riletto forse un centinaio di volte e dicevo, ma che vuol dire, non capisco, ma che vuol dire? Poi, irradiazione della sua gloria, che vuol dire, siccome sta davanti a Dio, tutti quei raggi d'amore, questo splendore d'amore che è in Dio, tutto si può vedere, riconoscere nella persona del Figlio. E dice che è anche impronta della sua sostanza. E qua facciamo come i bambini al mare, no? Andiamo sulla sabbia e facciamo le impronte. Avete presente, no? Cioè, è proprio il calco preciso di quello che è il Padre. Quindi, conoscendo Gesù, impariamo a conoscere chi è il Padre e, attenzione, anche chi siamo noi. Un po' in forma vanitosa, vuoi sapere quanto sei bello? Guarda Lui. Vuoi sapere che cosa vede il Padre in te? Guarda Lui. Allora, è queste espressioni che la lettera agli ebrei usa, vogliono proprio tirarci dentro ad una relazione in cui possiamo fare esperienza di Dio, accoglierlo e lasciarci accogliere. Per questo il prologo del Vangelo di Giovanni, che oggi è la prima volta che l'ascoltiamo, ma in una settimana, se per caso uno vi venisse voglia, quella voglia pazza, no, di partecipare alla liturgia tutti i giorni, andare a vedere che cosa c'è nella liturgia, nel giro di una settimana torna tre volte questo testo. E mi piacerebbe dire che è un po' come il giorno di Natale, no, quando la Chiesa è stracolma, dico, ma io metterei almeno un Natale al mese, non so se si può fare una riforma liturgica, tutti i mesi mettiamo un giorno di Natale. Cioè, rendiamoci conto di che cosa stiamo vivendo, accorgiamoci, perché forse questo ci aiuterà ad accogliere e a lasciarci accogliere e sentire che fa proprio parte del mistero del Natale che ci sappiamo accogliere gli uni gli altri. Perché accogliere Gesù, uno se la può raccontare dicendo io lo accolgo, eh, sono andato a Messa Natale, poi dopo ho mangiato i tortellini, l'ho proprio accolto, cioè ho proprio fatto festa. Ma se questa accoglienza non mi porta a riconoscere il volto di Cristo anche nelle persone che ho vicino, non mi porta a considerare che il Cristo vuole essere accolto proprio nei fratelli, perché possiamo fare un'esperienza viva e non soltanto mentale, un'esperienza che lasci profondamente il segno e il senso della nostra vita e ci rimette in un cammino, il rischio è che il Natale non dica la verità. Vi posso fare un esempio. Tutti i festoni che vediamo in giro dicono la verità del Natale? Perché, se fosse vero, la festa che si vede in giro dovrebbe permettere a tutti di avere tutto, tutto il necessario, perché il mondo ha tutto per tutti. Però non mi sembra che sia distribuito proprio così. Allora, e questo ci dovrebbe mettere un po' in difficoltà. Allora, quella non è proprio la verità. E se uno facesse i conti di quanti...
Ready to play
Natale 2025 giorno - Se il Natale non cambia come guardi gli altri, non è successo niente.
No transcript for this episode yet
Similar Episodes
No similar episodes found.
Similar Podcasts
No similar podcasts found.