EPISODE · Dec 25, 2025 · 12 MIN
Natale 2025 notte - E se la gioia non fosse qualcosa da trovare, ma qualcuno con cui camminare?
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
La gioia della notte di Natale, dove sta? In che cosa la possiamo scoprire, custodire? Siamo nei giorni più bui dell'anno, di questo purtroppo ce ne siamo accorti, ma c'è un motivo per cui la festa del Natale è collocata proprio in questi giorni più bui, perché c'è proprio il desiderio e il bisogno di trovare una luce vera, nuova. In tutte le letture ritorna questo tema, guardate, il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce, abitavano in terra tenebrosa, una luce rifulse. Abbiamo bisogno di scoprire da dove si ha questa luce, perché la grande paura del cuore dell'uomo è di rimanerci male quando le cose poi alla fine non vanno come te le aspettavi. Attendevi una salvezza e invece alla fine senti il timore e la delusione. Penso anche a tanti giovani che, forse superato il tempo del catechismo in cui forzosamente partecipano, poi c'è una fase di allontanamento, ma poi c'è un risveglio, c'è come un desiderio, un'attesa, una speranza, e c'è proprio bisogno di trovare quella luce per non sentire il cuore disilluso, il cuore smarrito. Allora il profeta ci aiuta. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. C'è bisogno di scoprire come si fa. Non è che prendo la Letizia e la faccio ingrassare. Come si fa per aumentare la letizia? C'è bisogno di una luce che non sia più soltanto fuori, ma dentro. Che dimori dentro di te una luce che senti, che diventa come propulsiva di vita. Ti propone una crescita, un camminare in una luce che nessuno ti possa togliere. Sì, perché la vera paura è che per quanto ci siano delle cose belle, ma se poi qualcuno te le toglie, e dopo non le hai più. E dopo? E qualcuno addirittura preferisce non trovare mai dei motivi di gioia perché se poi non è vera? allora il Signore ci propone di fare veramente un cammino con lui. E quando Paolo scrive a Tito che è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza non a qualcuno bravo, a qualcuno che è capace, ma a tutti gli uomini, e ci insegna a fare una cosa che da soli non riusciremo a fare. E qui molti hanno proprio bisogno di mettersi in ascolto, perché forse potrebbe dare dei veri argomenti, dei nuovi argomenti, anche per riscoprire quel sacramento spesso trascurato, che è il sacramento del perdono. Cioè è la scoperta che non è vero, che ci sono dei peccati che ormai ti sei abituato così tanto che non vuoi neanche più confessarli. C'è una novità di vita che viene proprio dal fatto che tu non sei soltanto tu, non sei più tu da solo. Il mistero del Natale è il sussurrare all'orecchio di tutti gli uomini di tutti i tempi che Dio si fa carne come te, diventa simile a te in tutto, perché tu nella comunione con Lui possa diventare simile a Lui. Questo ha dell'incredibile. Ha dell'incredibile perché noi umanamente, per quanto possiamo aspirare anche a migliorarci, arriviamo fino a un certo punto e poi basta. Invece ti dice ma perché vuoi farlo da solo? Tu con me. Il Natale ci ricorda questo tu con me per sempre. E il volersi stringere non soltanto in una carne simile alla tua, ma addirittura in una comunione così profonda con te che tu ne diventi portatore ovunque tu vada. Sei un Cristoforo, portatore di Cristo. Ma pensateci, l'abbiamo fatto anche stasera, portiamo un bambino in una mangiatoia, in un presepio. Abbiamo bisogno di ritrovare e riscoprire come lui è veramente colui che nasce a Betlemme nella “casa del pane” e ci invita a mangiare di questo pane. Ci invita a trovare in lui l'energia di vita, cioè la luce che brilla in lui sia anche in te. Allora, a questo stupore, a questa novità assoluta, a questa cosa incalcolabile, imprevedibile, ci vuole abituare in questo mondo. E dice attraverso gli angeli, non temete, vi annuncio una gioia grande che sarà di tutto il popolo. Di tutto il popolo, ma di tutti i tempi. Oggi per voi. Ci tengo a sottolineare questo perché a noi sembra sempre che il biglietto della lotteria lo vincano gli altri. Avete presente? Io non gioco alla lotteria perché penso di averla già vinta, poi sono tranquillo, ma penso che abbiamo sempre un po' la sindrome del fatto che altri vincono, noi rimaniamo sempre... Invece qui dice oggi, in questo contesto che sembra assurdo, la città di Davide in quel momento valeva zero virgola, cioè era una situazione di oppressione, cioè i romani avevano invaso tutto, non c'era più il fasto del regno. Bene, in quel contesto dice è nato per voi un salvatore, e ne abbiamo bisogno. E il segno è una cosa che non sembrerebbe avere nulla a che fare però con un regno che vince, perché è un bambino in una mangiatoia. Che vorrebbe dire? A noi cosa può significare questo? Che se tu vuoi ripartire sempre dalla grandezza per avere risultati, troverai che qualcuno ha sempre qualcosa più di te. Parti insieme a Cristo dalla piccolezza, cioè mettiti come lui nella prospettiva di chi vuole mettere se stesso in gioco sapendo di essere piccolo, ma sapendo di voler amare dalla propria piccolezza. Non bisogna essere grandi per amare, bisogna semplicemente riconoscere che è bello donare la vita. Il primo segno per mettersi veramente in gioco nell'amore, sapete qual è il primo? Lasciarsi amare. Che è una cosa difficile, perché noi diciamo, sin da quando abbiamo due anni, quando diciamo quattro, cinque parole in tutto, diciamo sempre io, io, io, tutto mio, mio, mio. Invece da questo bimbo cosa possiamo imparare? Che ha bisogno e qualcuno si prende cura di lui. E il secondo passo, credo, dopo aver scoperto che abbiamo veramente bisogno, possiamo fare anche la nostra parte di amore, che è il perdono. Cioè sentire nel profondo del cuore che tu puoi essere come Dio, proprio perché puoi amare fino a perdonare tutto e tutti dal suo amore. Cioè partendo dall'amore con cui lui ama, per cui tu non hai più nemici, hai fratelli, hai sorelle, non hai più motivo di divisione perché metti in gioco te stesso. E guardate che quel bimbo in fasce che sembra già in un sarcofago è il segno di chi è venuto, non soltanto per farsi pane ed essere con noi sempre, ma anche per dare la vita. E credo che chi sta dando la vita sappia bene di che cosa sto parlando. Cioè del non essere riconosciuti tante volte, di non essere rispettati, amati e continuare ad amare. Ma per fare questo ci vuole una grande forza, questa. E per questo concludo che dalle tenebre può nascere questa grande luce. Da una condizione di povertà, di piccolezza, di miseria, di non accoglienza. È una famiglia di immigrati. Sono arrivati lì, non c'è posto per loro, non c'è casa per loro. Mi sembra che la storia continui, uguale. Si ripetono le storie, si ripetono le non accoglienze, ma ugualmente mette in gioco se stesso. Allora, e lo dico sia a chi si sente capacissimo di fare chissà che cosa, sia a chi non si sente capace di fare niente, per tutti questo penso sia possibile. Di mettersi una mano sul cuore e dire come io sono amato e perdonato. In tutto quello che sono, posso imparare da lui e fare così anch'io. Perché ancora oggi il Signore sia il salvatore di tutti gli uomini e nessuno sia escluso dalla sua vita. Con questo stesso vigore, chiediamo di essere da Lui nutriti, illuminati e di camminare sempre in quella stessa luce.
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La gioia della notte di Natale, dove sta? In che cosa la possiamo scoprire, custodire? Siamo nei giorni più bui dell'anno, di questo purtroppo ce ne siamo accorti, ma c'è un motivo per cui la festa del Natale è collocata proprio in questi giorni più bui, perché c'è proprio il desiderio e il bisogno di trovare una luce vera, nuova. In tutte le letture ritorna questo tema, guardate, il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce , abitavano in terra tenebrosa, una luce rifulse . Abbiamo bisogno di scoprire da dove si ha questa luce, perché la grande paura del cuore dell'uomo è di rimanerci male quando le cose poi alla fine non vanno come te le aspettavi. Attendevi una salvezza e invece alla fine senti il timore e la delusione. Penso anche a tanti giovani che, forse superato il tempo del catechismo in cui forzosamente partecipano, poi c'è una fase di allontanamento, ma poi c'è un risveglio, c'è come un desiderio, un'attesa, una speranza, e c'è proprio bisogno di trovare quella luce per non sentire il cuore disilluso, il cuore smarrito. Allora il profeta ci aiuta. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia . C'è bisogno di scoprire come si fa. Non è che prendo la Letizia e la faccio ingrassare. Come si fa per aumentare la letizia? C'è bisogno di una luce che non sia più soltanto fuori, ma dentro. Che dimori dentro di te una luce che senti, che diventa come propulsiva di vita. Ti propone una crescita, un camminare in una luce che nessuno ti possa togliere. Sì, perché la vera paura è che per quanto ci siano delle cose belle, ma se poi qualcuno te le toglie, e dopo non le hai più. E dopo? E qualcuno addirittura preferisce non trovare mai dei motivi di gioia perché se poi non è vera? allora il Signore ci propone di fare veramente un cammino con lui. E quando Paolo scrive a Tito che è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza non a qualcuno bravo, a qualcuno che è capace, ma a tutti gli uomini, e ci insegna a fare una cosa che da soli non riusciremo a fare. E qui molti hanno proprio bisogno di mettersi in ascolto, perché forse potrebbe dare dei veri argomenti, dei nuovi argomenti, anche per riscoprire quel sacramento spesso trascurato, che è il sacramento del perdono. Cioè è la scoperta che non è vero, che ci sono dei peccati che ormai ti sei abituato così tanto che non vuoi neanche più confessarli. C'è una novità di vita che viene proprio dal fatto che tu non sei soltanto tu, non sei più tu da solo. Il mistero del Natale è il sussurrare all'orecchio di tutti gli uomini di tutti i tempi che Dio si fa carne come te, diventa simile a te in tutto, perché tu nella comunione con Lui possa diventare simile a Lui. Questo ha dell'incredibile. Ha dell'incredibile perché noi umanamente, per quanto possiamo aspirare anche a migliorarci, arriviamo fino a un certo punto e poi basta. Invece ti dice ma perché vuoi farlo da solo? Tu con me . Il Natale ci ricorda questo tu con me per sempre. E il volersi stringere non soltanto in una carne simile alla tua, ma addirittura in una comunione così profonda con te che tu ne diventi portatore ovunque tu vada. Sei un Cristoforo, portatore di Cristo. Ma pensateci, l'abbiamo fatto anche stasera, portiamo un bambino in una mangiatoia, in un presepio. Abbiamo bisogno di ritrovare e riscoprire come lui è veramente colui che nasce a Betlemme nella “casa del pane” e ci invita a mangiare di questo pane. Ci invita a trovare in lui l'energia di vita, cioè la luce che brilla in lui sia anche in te. Allora, a questo stupore, a questa novità assoluta, a questa cosa incalcolabile, imprevedibile, ci vuole abituare in questo mondo. E dice attraverso gli angeli, non temete, vi annuncio una gioia grande che sarà di tutto il popolo. Di tutto il popolo, ma di tutti i tempi. Oggi per voi . Ci tengo a sottolineare questo perché a noi sembra sempre che il biglietto della lotteria lo vincano gli altri. Avete...
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