Né povertà né ricchezza, ma il pane di cui abbiamo bisogno - mercoledi XXV settimana TO mo{o episode artwork

EPISODE · Sep 23, 2026 · 6 MIN

Né povertà né ricchezza, ma il pane di cui abbiamo bisogno - mercoledi XXV settimana TO mo{o

from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini

Il nostro pezzo di pane: vivere nella giusta misura davanti a Dio Il testo dei Proverbi che ci accompagna in questi giorni ci propone una domanda molto concreta: che cosa chiediamo davvero al Signore? Il versetto dice: «Non darmi né povertà né ricchezza, fammi avere il mio pezzo di pane». È una richiesta semplice, ma profondamente sapiente, perché ci mette davanti ai rischi sia della povertà sia della ricchezza. La povertà, quando diventa indigenza e disperazione, può portarci a pensare di doverci procurare da soli ciò che ci manca. Il proverbio parla del rischio di rubare e di abusare del nome di Dio. Non dobbiamo pensare soltanto al furto materiale di qualcosa preso in un supermercato o del denaro sottratto a qualcuno. Possiamo vivere una sorta di “rapina” anche in altri modi: rubando il tempo degli altri, pretendendo affetto, attenzione o riconoscimento, cercando di prendere qualcosa da chi ci sta accanto perché sentiamo di non avere abbastanza. Ma anche la ricchezza porta con sé un rischio. Quando siamo sazi e possediamo tutto ciò di cui pensiamo di avere bisogno, possiamo arrivare a dire: «Chi è il Signore?». Il problema non è semplicemente avere dei beni, ma arrivare a vivere come se non avessimo più bisogno di nessuno, nemmeno di Dio. Quando siamo autosufficienti, il Signore rischia di non avere più alcun posto concreto nella nostra vita. Per questo il proverbio ci insegna a chiedere una misura diversa: non vogliamo né l'indigenza che ci rende disperati né una ricchezza che ci fa sentire autosufficienti. Chiediamo semplicemente il nostro pezzo di pane, ciò che ci è necessario. Il pane quotidiano come dono sufficiente La richiesta del proverbio richiama immediatamente il Padre Nostro: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Non chiediamo un accumulo infinito, ma il pane che ci serve, il nutrimento sufficiente per affrontare la giornata. Il pane quotidiano è un dono di Dio e ci insegna una vita sobria, nella quale sappiamo riconoscere ciò di cui abbiamo realmente bisogno. È una richiesta che ci libera dall'ansia di possedere sempre di più e, allo stesso tempo, dalla disperazione di chi pensa di non avere abbastanza. Quando chiediamo il nostro pane, chiediamo al Signore ciò che è necessario per vivere la nostra giornata concreta: ciò che ci serve nella nostra famiglia, nelle nostre relazioni, nel rapporto con il datore di lavoro e con i colleghi, nelle situazioni e nelle persone che incontriamo. Il pane quotidiano diventa così anche un'immagine della grazia di Dio che ci viene data proprio per la situazione nella quale ci troviamo. Non si tratta quindi soltanto del pane materiale che compriamo dal panettiere o al supermercato. Nel nostro cuore abbiamo bisogno di un pane più profondo: abbiamo bisogno di ciò che il Signore ci dona per vivere, amare, affrontare le relazioni e attraversare le situazioni concrete della nostra esistenza. Gesù è il vero pane Il simbolo del pane assume poi un significato ancora più grande perché è proprio quello scelto da Gesù per parlare di sé. Egli ci dice di essere il pane vero, il pane venuto dal cielo. Ogni volta che celebriamo l'Eucaristia veniamo davanti al Signore riconoscendo la nostra vera condizione. Non siamo chiamati a considerarci né ricchi né poveri, ma persone che hanno bisogno di Lui. L'Eucaristia ci ricorda che la nostra vita non si regge sulla nostra autosufficienza, ma sul dono che riceviamo da Dio. Venire all'Eucaristia significa quindi riconoscere di avere fame e sete di Dio. È proprio questo bisogno che ci apre alla beatitudine, perché ci permette di riferirci nuovamente a Lui e di riconoscere che la nostra vita dipende dal suo dono. Gli apostoli: hanno ricevuto tutto, ma non devono portare nulla Anche il Vangelo dell'invio dei Dodici segue questa stessa logica. Gesù dà agli apostoli un potere grandissimo: li rende capaci di affrontare i demoni, di guarire le malattie e di annunciare il Regno di Dio. In un certo senso, ricevono tutto ciò che serve per la loro missione. Eppure, proprio mentre ricevono tutto, Gesù chiede loro di non portare nulla per il viaggio: né bastone, né sacca, né pane, né denaro. Devono vivere di ciò che verrà loro offerto nelle case nelle quali entreranno. Questa apparente contraddizione è molto importante. Gli apostoli sono “ricchi” del dono ricevuto da Dio, ma devono vivere una grande sobrietà. Non possono trasformare il potere ricevuto in autosufficienza o in dominio sugli altri. Al contrario, devono entrare nelle case degli altri, accogliere ciò che viene loro offerto, ascoltare, condividere e affidarsi. La loro forza non consiste in ciò che possiedono materialmente, ma nel dono di Dio che portano. Proprio per questo devono rimanere poveri, disponibili e dipendenti dagli altri. La giusta misura della nostra vita Anche noi siamo chiamati a vivere su questo crinale: non come persone che si sentono totalmente padrone della propria vita e non come persone schiave di ciò che ci manca. Siamo del Signore, siamo suoi, e dipendiamo da Lui. La fecondità della nostra vita, la bellezza delle nostre giornate e la qualità del nostro volerci bene si giocano proprio sulla capacità di vivere questa giusta misura. Se ci consideriamo troppo padroni, rischiamo di non avere più bisogno di Dio e degli altri. Se invece ci sentiamo completamente privi di ciò che ci serve, rischiamo di vivere nella paura, nella pretesa e nell'ansia di appropriarci di ciò che ci manca. Il Signore ci insegna una terza via: ricevere, condividere, affidarsi. Possiamo avere molto, ma senza diventare padroni assoluti; possiamo avere poco, senza lasciarci dominare dalla paura. Ciò che conta è sapere che siamo suoi e che da Lui riceviamo il pane necessario per ogni giorno. Gesù, il Maestro che si fa povero Gesù stesso ci mostra questa strada. Egli, che è il Figlio di Dio e possiede tutto, ha scelto di farsi povero per arricchire noi. In Lui vediamo pienamente realizzata la logica del Vangelo: non trattenere tutto per sé, ma donarsi. Questa è una grande grazia di cui possiamo ringraziare il Signore. Quando veniamo davanti a Lui, ascoltiamo la sua Parola e celebriamo l'Eucaristia, veniamo nuovamente ricondotti alla giusta misura. Riconosciamo così che non abbiamo bisogno né di una povertà che ci schiaccia né di una ricchezza che ci rende autosufficienti. Abbiamo bisogno del nostro pane, del pane che viene da Dio, del pane sufficiente per oggi. E soprattutto abbiamo bisogno di Lui, che è il vero Pane della nostra vita.

Episode metadata supplied by the publisher feed · Published Sep 23, 2026

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Il nostro pezzo di pane: vivere nella giusta misura davanti a Dio Il testo dei Proverbi che ci accompagna in questi giorni ci propone una domanda molto concreta: che cosa chiediamo davvero al Signore? Il versetto dice: «Non darmi né povertà né ricchezza, fammi avere il mio pezzo di pane». È una richiesta semplice, ma profondamente sapiente, perché ci mette davanti ai rischi sia della povertà sia della ricchezza. La povertà, quando diventa indigenza e disperazione, può portarci a pensare di doverci procurare da soli ciò che ci manca. Il proverbio parla del rischio di rubare e di abusare del nome di Dio. Non dobbiamo pensare soltanto al furto materiale di qualcosa preso in un supermercato o del denaro sottratto a qualcuno. Possiamo vivere una sorta di “rapina” anche in altri modi: rubando il tempo degli altri, pretendendo affetto, attenzione o riconoscimento, cercando di prendere qualcosa da chi ci sta accanto perché sentiamo di non avere abbastanza. Ma anche la ricchezza porta con sé un rischio. Quando siamo sazi e possediamo tutto ciò di cui pensiamo di avere bisogno, possiamo arrivare a dire: «Chi è il Signore?». Il problema non è semplicemente avere dei beni, ma arrivare a vivere come se non avessimo più bisogno di nessuno, nemmeno di Dio. Quando siamo autosufficienti, il Signore rischia di non avere più alcun posto concreto nella nostra vita. Per questo il proverbio ci insegna a chiedere una misura diversa: non vogliamo né l'indigenza che ci rende disperati né una ricchezza che ci fa sentire autosufficienti. Chiediamo semplicemente il nostro pezzo di pane, ciò che ci è necessario. Il pane quotidiano come dono sufficiente La richiesta del proverbio richiama immediatamente il Padre Nostro: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Non chiediamo un accumulo infinito, ma il pane che ci serve, il nutrimento sufficiente per affrontare la giornata. Il pane quotidiano è un dono di Dio e ci insegna una vita sobria, nella quale sappiamo riconoscere ciò di cui abbiamo realmente bisogno. È una richiesta che ci libera dall'ansia di possedere sempre di più e, allo stesso tempo, dalla disperazione di chi pensa di non avere abbastanza. Quando chiediamo il nostro pane, chiediamo al Signore ciò che è necessario per vivere la nostra giornata concreta: ciò che ci serve nella nostra famiglia, nelle nostre relazioni, nel rapporto con il datore di lavoro e con i colleghi, nelle situazioni e nelle persone che incontriamo. Il pane quotidiano diventa così anche un'immagine della grazia di Dio che ci viene data proprio per la situazione nella quale ci troviamo. Non si tratta quindi soltanto del pane materiale che compriamo dal panettiere o al supermercato. Nel nostro cuore abbiamo bisogno di un pane più profondo: abbiamo bisogno di ciò che il Signore ci dona per vivere, amare, affrontare le relazioni e attraversare le situazioni concrete della nostra esistenza. Gesù è il vero pane Il simbolo del pane assume poi un significato ancora più grande perché è proprio quello scelto da Gesù per parlare di sé. Egli ci dice di essere il pane vero, il pane venuto dal cielo. Ogni volta che celebriamo l'Eucaristia veniamo davanti al Signore riconoscendo la nostra vera condizione. Non siamo chiamati a considerarci né ricchi né poveri, ma persone che hanno bisogno di Lui. L'Eucaristia ci ricorda che la nostra vita non si regge sulla nostra autosufficienza, ma sul dono che riceviamo da Dio. Venire all'Eucaristia significa quindi riconoscere di avere fame e sete di Dio. È proprio questo bisogno che ci apre alla beatitudine, perché ci permette di riferirci nuovamente a Lui e di riconoscere che la nostra vita dipende dal suo dono. Gli apostoli: hanno ricevuto tutto, ma non devono portare nulla Anche il Vangelo dell'invio dei Dodici segue questa stessa logica. Gesù dà agli apostoli un potere...

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