EPISODE · Apr 29, 2026 · 5 MIN
Nessuno ci strapperà dalla sua mano - Omelia martedì 4a settimana di Pasqua Lercaro
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Facciamo nostra la domanda posta a Gesù: “Ma sei tu il Cristo? Dillo a noi apertamente”. Tuttavia, ci accorgiamo che Gesù non risponde in modo diretto, non offre una definizione teorica o astratta. Egli sposta subito il piano della risposta su una relazione viva: parla delle “sue pecore” e, così facendo, si presenta indirettamente come il pastore. Comprendiamo allora che la verità su chi è Gesù non si coglie semplicemente con una dichiarazione, ma dentro un’esperienza. Per noi, questo significa che possiamo riconoscerlo come Cristo solo se entriamo in questa relazione: se ci mettiamo in ascolto della sua voce, se le sue parole raggiungono il nostro cuore, e soprattutto se facciamo esperienza di essere conosciuti e amati da lui. Essere conosciuti fino in fondo Ci soffermiamo su una delle affermazioni più profonde di Gesù: “Io le conosco”. Sentiamo che questa è una delle realtà più consolanti per la nostra vita. Essere conosciuti da lui significa essere visti nella totalità di ciò che siamo, anche nelle parti più fragili, oscure e nascoste. Dentro questa conoscenza rientra tutta la nostra storia: la nostra famiglia, le sofferenze vissute, le solitudini, le fatiche quotidiane. Pensiamo anche alle situazioni concrete in cui ci troviamo: la malattia, l’anzianità, le difficoltà del lavoro. Nulla di tutto questo è estraneo allo sguardo di Gesù. Egli conosce tutto e, proprio per questo, il suo amore è reale, concreto, non superficiale. L’ascolto della sua voce che guida e consola Accanto all’essere conosciuti, scopriamo l’importanza dell’ascolto. Gesù dice che le sue pecore ascoltano la sua voce. Facciamo esperienza che, quando lui parla, riconosciamo in modo misterioso che quella è una parola vera. È una parola che ci consola nelle difficoltà, che ci guida quando siamo incerti, che ci sostiene quando siamo stanchi. Non è una voce qualsiasi: è una voce che porta verità e vita, e che riesce a raggiungere il cuore in modo unico. Nessuno ci strapperà dalla sua mano Accogliamo poi un’altra promessa che ci riempie di speranza: “Nessuno le strapperà dalla mia mano”. Comprendiamo che la relazione con Gesù non è solo una conoscenza reciproca, ma è anche protezione, appartenenza, custodia. Nella nostra vita possiamo sperimentare tante perdite: un affetto caro che viene meno, la salute che si indebolisce, situazioni che ci fanno sentire “strappati”. Tuttavia, anche dentro queste esperienze dolorose, non siamo mai strappati da lui. Nulla può separarci dalla sua mano, dal suo abbraccio forte e fedele. Questa sicurezza rimane anche nelle prove più difficili. Il dono della vita eterna Gesù non si limita a parlare o a insegnare: compie un dono immenso. Dice infatti: “Io do loro la vita eterna”. Non si tratta di qualcosa di piccolo o simbolico, ma del dono più grande che si possa ricevere. Comprendiamo che la relazione con lui apre a un orizzonte che va oltre il tempo presente. Anche se portiamo dentro di noi dubbi e fatiche nel comprendere, intuiamo che questa relazione è destinata a durare per sempre. È una vita che non va perduta, che attraversa passaggi e trasformazioni, ma che rimane viva in comunione con lui. La comunione con il Padre e la promessa di un “per sempre” Gesù rivela che lui e il Padre sono una cosa sola. Questo ci fa intuire che la comunione che sperimentiamo con lui – magari a momenti, a sprazzi – è in realtà qualcosa di profondamente stabile e definitivo. Attraverso la sua parola e l’Eucaristia che celebriamo, entriamo già ora in questa comunione. Anche se facciamo fatica a immaginare cosa significhi una vita senza fine, ci viene annunciato proprio questo: una relazione che non finirà mai, una comunione solida e eterna. Un abbraccio che ci dona vita Alla fine, sentiamo la bellezza di questa esperienza: siamo abbracciati, custoditi, parte di una comunione che non è segnata dalla disperazione, ma dalla vita. Questa è una comunione che sostiene, che dà senso, che apre alla speranza. Per questo possiamo solo ringraziare: il Signore risorto desidera davvero donarci tutto, senza riserve, e introdurci pienamente nella sua vita.
What this episode covers
Facciamo nostra la domanda posta a Gesù: “Ma sei tu il Cristo? Dillo a noi apertamente”. Tuttavia, ci accorgiamo che Gesù non risponde in modo diretto, non offre una definizione teorica o astratta. Egli sposta subito il piano della risposta su una relazione viva: parla delle “sue pecore” e, così facendo, si presenta indirettamente come il pastore. Comprendiamo allora che la verità su chi è Gesù non si coglie semplicemente con una dichiarazione, ma dentro un’esperienza. Per noi, questo significa che possiamo riconoscerlo come Cristo solo se entriamo in questa relazione: se ci mettiamo in ascolto della sua voce, se le sue parole raggiungono il nostro cuore, e soprattutto se facciamo esperienza di essere conosciuti e amati da lui. Essere conosciuti fino in fondo Ci soffermiamo su una delle affermazioni più profonde di Gesù: “Io le conosco”. Sentiamo che questa è una delle realtà più consolanti per la nostra vita. Essere conosciuti da lui significa essere visti nella totalità di ciò che siamo, anche nelle parti più fragili, oscure e nascoste. Dentro questa conoscenza rientra tutta la nostra storia: la nostra famiglia, le sofferenze vissute, le solitudini, le fatiche quotidiane. Pensiamo anche alle situazioni concrete in cui ci troviamo: la malattia, l’anzianità, le difficoltà del lavoro. Nulla di tutto questo è estraneo allo sguardo di Gesù. Egli conosce tutto e, proprio per questo, il suo amore è reale, concreto, non superficiale. L’ascolto della sua voce che guida e consola Accanto all’essere conosciuti, scopriamo l’importanza dell’ascolto. Gesù dice che le sue pecore ascoltano la sua voce. Facciamo esperienza che, quando lui parla, riconosciamo in modo misterioso che quella è una parola vera. È una parola che ci consola nelle difficoltà, che ci guida quando siamo incerti, che ci sostiene quando siamo stanchi. Non è una voce qualsiasi: è una voce che porta verità e vita, e che riesce a raggiungere il cuore in modo unico. Nessuno ci strapperà dalla sua mano Accogliamo poi un’altra promessa che ci riempie di speranza: “Nessuno le strapperà dalla mia mano”. Comprendiamo che la relazione con Gesù non è solo una conoscenza reciproca, ma è anche protezione, appartenenza, custodia. Nella nostra vita possiamo sperimentare tante perdite: un affetto caro che viene meno, la salute che si indebolisce, situazioni che ci fanno sentire “strappati”. Tuttavia, anche dentro queste esperienze dolorose, non siamo mai strappati da lui. Nulla può separarci dalla sua mano, dal suo abbraccio forte e fedele. Questa sicurezza rimane anche nelle prove più difficili. Il dono della vita eterna Gesù non si limita a parlare o a insegnare: compie un dono immenso. Dice infatti: “Io do loro la vita eterna”. Non si tratta di qualcosa di piccolo o simbolico, ma del dono più grande che si possa ricevere. Comprendiamo che la relazione con lui apre a un orizzonte che va oltre il tempo presente. Anche se portiamo dentro di noi dubbi e fatiche nel comprendere, intuiamo che questa relazione è destinata a durare per sempre. È una vita che non va perduta, che attraversa passaggi e trasformazioni, ma che rimane viva in comunione con lui. La comunione con il Padre e la promessa di un “per sempre” Gesù rivela che lui e il Padre sono una cosa sola. Questo ci fa intuire che la comunione che sperimentiamo con lui – magari a momenti, a sprazzi – è in realtà qualcosa di profondamente stabile e definitivo. Attraverso la sua parola e l’Eucaristia che celebriamo, entriamo già ora in questa comunione. Anche se facciamo fatica a immaginare cosa significhi una vita senza fine, ci viene annunciato proprio questo: una relazione che non finirà mai, una comunione solida e eterna. Un abbraccio che ci dona vita Alla fine, sentiamo la bellezza di questa esperienza: siamo...
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Nessuno ci strapperà dalla sua mano - Omelia martedì 4a settimana di Pasqua Lercaro
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