Non c'era posto per Lui, ma è nato lo stesso, in una mangiatoia - Omelia notte di Natale 2025 in BVI episode artwork

EPISODE · Dec 25, 2025 · 11 MIN

Non c'era posto per Lui, ma è nato lo stesso, in una mangiatoia - Omelia notte di Natale 2025 in BVI

from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini

Tre regali “forzati” di una liturgia luminosa In questa liturgia così bella e luminosa, che parla da sola attraverso i salmi e le antifone che abbiamo cantato e ascoltato, colgo tre grandi sottolineature. Le vivo come tre regali, quasi tre doni “forzati” che il Signore vuole farci questa sera. Ci si potrebbe chiedere perché siamo qui, che senso abbia celebrare ancora il Natale, mentre il mondo sembra dominato dal linguaggio della violenza e dei potenti, dagli imperatori di ogni tempo, come Augusto nel Vangelo. La gente pare non contare nulla nelle grandi dinamiche delle nazioni. Ma se guardo anche alla mia vita, al mio cammino di fede, più o meno intenso, mi chiedo: come mi raggiunge questo Natale? “Non c’era posto per loro”: lo spazio nel mio cuore La prima sottolineatura nasce da una frase del Vangelo che mi ha colpito molto: “Non c’era posto per loro nell’alloggio”. Non dice semplicemente che Betlemme era piena, ma che non c’era posto per loro: per Giuseppe, Maria e il bambino che portava in grembo. Non c’era una stanza, nemmeno quella alta, un luogo accogliente per loro. Questa frase diventa una domanda diretta alla mia vita: che posto do io al mistero del Natale? La mia esistenza è spesso piena, frenetica, affollata di impegni e pensieri. Celebrare la nascita di Gesù rischia di diventare un dettaglio marginale, qualcosa per cui non c’è spazio. Anche se abbiamo messo nel presepe una “casa gialla” come segno di accoglienza e di luce, per il Signore sembra non esserci una casa pronta. E forse lo stesso accade nel mio cuore: è troppo affollato, occupato da altro, segnato da violenza, solitudine, sofferenza, chiuso al punto da non riuscire ad aprire la porta a Giuseppe e Maria. Eppure il regalo sta proprio qui: anche se non c’è posto, Gesù nasce lo stesso. Maria dà alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia. Anche senza spazio, lui prende posto. Si fa largo nella mia vita, con discrezione, chiedendo solo una mangiatoia, un luogo piccolo, umile, ma reale. La mangiatoia e l’angelo: una presenza che sorprende Il primo regalo è dunque la mangiatoia. Mi invita a chiedermi qual è quel piccolo spazio della mia vita in cui lui è già presente, dove si è fatto sentire, dove ha acceso una luce. Può essere una preghiera, una persona, una presenza inattesa. È qualcosa di piccolo, perché la sua presenza è discreta: non grida, non pretende altro che una mangiatoia. Il secondo regalo è l’angelo che va dai pastori. Anche loro sono fuori contesto, ai margini, lontani dalla città, impegnati a custodire il gregge. Non cercano nulla, eppure l’angelo va da loro, li avvolge di luce e annuncia: “Non temete, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo. Oggi, per voi, è nato un Salvatore, Cristo Signore”. È un annuncio inatteso, una forza che li raggiunge proprio nella periferia. È per tutti, ma è detto a loro, a ciascuno personalmente. E non basta una sola voce: tutta la volta del cielo si riempie di angeli che cantano. Anche per me è così: forse attraverso questa liturgia, un incontro imprevisto, una ricerca, una fede piccola ma illuminata, Dio mi raggiunge e mi avvolge di luce. Benedico allora la mangiatoia e l’angelo che viene a parlare a noi, pastori di oggi. Un canto nuovo da annunciare giorno per giorno La terza sottolineatura nasce dal Salmo responsoriale, 96(95): “Cantate al Signore un canto nuovo, annunciate di giorno in giorno la sua salvezza”. I pastori ricevono l’annuncio e poi si mettono in cammino per vedere il segno: un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia. Ma prima ancora, la Parola li invita – e invita me – a cantare. Il Natale, questa “forzatura” di Dio che si fa bambino e viene ad abitare in mezzo a noi, diventa un canto di gioia. È qualcosa da ringraziare e da cantare, come fa il coro che ci accompagna. Ma non solo per un giorno: va annunciato di giorno in giorno. È una dimensione quotidiana della fede, un’accoglienza che si rinnova ogni giorno e che diventa testimonianza. Questo annuncio deve trasparire anche dal volto, da una gioia visibile, capace di coinvolgere tutte le nazioni, non solo pochi. È la restituzione del dono ricevuto: dalla piccola mangiatoia nasce una luce che non può restare chiusa. Anche nei giorni di festa, mentre alcuni sono in famiglia, c’è qualcuno che è solo, e anche per lui siamo responsabili di questo annuncio. Dal presepe, da quella mangiatoia nascosta persino nel confessionale, siamo chiamati a uscire e a portare questa luce a tutti, giorno per giorno. Questo è il mistero del Natale: un dono troppo grande per noi, piccoli e un po’ smarriti come i pastori, ma una forzatura di Dio che ci coinvolge e ci prende per mano. E a noi non resta che lasciarci prendere per mano.

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