EPISODE · May 5, 2026 · 5 MIN
Non è la morte che inquieta davvero, ma una vita senza senso: sentirsi soli mentre si vive. Martedì 5-5-26 5P
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
I momenti dei saluti sono quelli più tribolati, sempre, soprattutto se la nostra fiducia parte dai nostri mezzi e non dal fatto che il Signore apre la strada. Per questo, quando Gesù dice che Lui ci lascia una pace che non è la pace di questo mondo, sarebbe meglio che approfondissimo. Qual è la pace che mi dà il Cristo? Perché questo mondo nasconde, dietro alla parola pace, una specie di ricerca di sicurezza e motiva in questo desiderio e bisogno di sicurezza per avere pace, per esempio, il riarmo, che è l'assurdo. La pace che ci dà il Cristo, invece, è un'altra pace che sa attraversare tutte le situazioni perché parte da una relazione. Lui sta compiendo le opere che il Padre gli ha affidato. La vera pace deriva da questa relazione che parte da Dio, è fedele, e il Padre dice che è più grande di me. Sembra quasi che ci voglia dire proprio da un uomo come noi che possiamo trovare una protezione nel Padre, un po' come i bambini piccoli, no? Il mio papà è più grande, per cui se vado nei guai mi salva lui, un po' così. Ma lo dice perché l'umanità intera abbia nelle parole del Padre, non devo fare così. E si capisce anche da questa espressione finale del Vangelo, dove Gesù dice bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e come il Padre mi ha comandato così io agisco. Ma cosa vuol dire mi ha comandato, me l'ha imposto? No, nient'altro che dire andiamo da questa parte qui. E il comando è un'indicazione di chi sta vivendo in un modo e tu scegli di fare come fa lui. Non è un'imposizione, è una disposizione, si dispone così e il figlio si dispone come il Padre. A partire da questa relazione tu trovi veramente pace, perché l'inquietudine più grande che dovrebbe toccarci non è il fatto che si muoia, perché non so se ve l'hanno detto, passiamo tutti da là. Ma la vera inquietudine è la solitudine in questo, cioè il sentire che questo non ha senso e che la vita non ha senso. Invece, come avevo detto poco prima, vado a prepararvi un posto dove vado io, sarete anche voi e c'è indicato la via. Proprio la sua via, che è una vita filiale, è una via aperta a tutti, questo dovrebbe rincuorarci tanto. Il Signore l'ha percorsa e se lo prendessimo sul serio tante cose smetterebbero di essere motivo di inquietudine, ma diventerebbero veramente pace. Un po' questa amicizia che ha voluto stabilire con noi. Non si impone né ci impone, semplicemente dice così, tanto su di Lui il male non ha potere, ma neanche su di noi nel momento in cui camminiamo con lo stesso spirito. Per questo lì dove invece stiamo coltivando divisioni e polemiche è lì che dobbiamo lavorare. Proprio nella prospettiva del Cristo, colui che viene ad essere pace con il dono di sé. Chiediamo quindi al Signore di sapere entrare così, un po' come hanno fatto i discepoli, abbiamo sentito negli atti degli Apostoli poco fa, loro ripercorrono anche i vari luoghi dove sono andati ad annunciare il Vangelo per confermare quella parola che già avevano donato. Perché abbiamo bisogno di essere tutti ritrovati, confermati in quella parola, una parola che ci congiunge, ci mette in comunione con il Padre e tra di noi.
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Non è la morte che inquieta davvero, ma una vita senza senso: sentirsi soli mentre si vive. Martedì 5-5-26 5P
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