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EPISODE · Jan 2, 2026 · 6 MIN

Non essere il sole. Sii l’alba. Venerdì 2-1-26

from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia

Siamo ancora dentro il mistero del Natale e abbiamo la grazia di celebrare oggi qui nel Santuario della Visitazione con queste letture, con questa attenzione. C'è uno stretto legame tra la lettera di Giovanni con questa dichiarazione che chiunque nega il Figlio non possiede nemmeno il Padre. Di solito quell'anticristo, colui che nega il Padre e il Figlio, sapete chi è? Dice, beh, è il diavolo. Sì, ma è anche l'io quando dice io e non tu. Chi dice sempre io, io, io, vuol dire il mio Dio sono io. Allora, davanti a questo diventa più chiaro anche, come nel Vangelo, Giovanni Battista dice non sono io il Cristo. Pensate, sembrerebbe una semplice negazione, in realtà è già una dichiarazione, anche se spesso non ci soddisfa. Perché, come chiedono poi, allora chi sei? Tu chi sei? È una domanda molto più profonda di quanto possiamo immaginare, non è per niente banale dire chi siamo. Se lo chiedete a qualcuno è il dottor, l'ingegnere, cioè si presenta con i titoli che ha. Invece Giovanni, e se volete, visto che Giovanni è il prodromo, colui che corre innanzi alla parola come voce. Avete presente che cosa sto dicendo? La voce ti arriva prima della parola, poi la voce finisce, non senti più niente, ma se la voce ti ha portato la parola, dopo quella parola rimane dentro di te. Lui prepara attraverso la sua voce il fatto che la parola venga ad abitare dentro di noi, e credo che questo ci aiuti a quest'atto di fede. Quello stesso di Giovanni, del non mettersi al posto di Cristo, ma del diventare sua voce. Un po', certo è la profezia di Isaia che dice così, però attenzione, è una profezia, una parola che il Signore sempre ci dice per ritrovare il nostro posto, dove ci collochiamo, chi siamo davvero. Perché ciascuno di noi avrà bisogno di scoprire, nella relazione con la parola, chi è, chi siamo. E come Giovanni -anche nei suoi gesti- è stata una preparazione, si è negato come l'adempimento del profeta, dell'Elia che doveva venire. Ma perché? Perché non lo riconosce da sé, ha proprio bisogno di riscoprirlo nella relazione con Cristo, che lui è questo. Ma forse sarà così anche per noi, forse in tante situazioni noi arriveremo come parola profetica, come segno di quello che il Signore sta costruendo nella vita delle persone, ma noi non lo sappiamo. A noi cos'è chiesto? Semplicemente il non metterci al posto del Cristo, non sostituirci a Lui, ma dire quelle parole vere che permettono a chi le ascolta il rapporto con Cristo. Quindi la libertà, la verità. Perché solo nel rapporto con Cristo che ciascuno di noi riscopre come stare nel mondo. Giovanni anche lui l'ha dovuto scoprire, ha compiuto una serie di segni che non erano dei miracoli, erano semplicemente dei segni profetici che hanno dato la possibilità ad altri di fare la propria parte. Tutta quella gente che andava per farsi battezzare, cioè per chiedere questo cammino di conversione, di cambiamento della mente. Allora oggi possiamo anche noi fare questo passo, questa prospettiva interiore alle nostre parole, alle nostre scelte, al nostro porci nel rapporto con gli altri, semplicemente come una parola che il Signore sta dicendo adesso per entrare in rapporto con Lui. E se qui nel santuario della visitazione, dove anche sappiamo Elisabetta ha esultato nello spirito, nell'accogliere questo saluto di Maria e questa presenza di quella vita che era in Maria, forse può dare anche a noi una prospettiva diversa al come ci mettiamo nelle relazioni, sapendo che se il Cristo parla ed è presente dalla nostra vita anche chi incontreremo potrà rallegrarsi di questa presenza di Cristo che viene a suscitare una gioia diversa e un entusiasmo diverso al nostro modo di pensare, parlare e agire, cioè che sia veramente cristiano in questa relazione con Cristo. Ce lo conceda il Signore nella sua benevolenza.

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