EPISODE · Jun 23, 2026 · 8 MIN
Non fare il bene per ottenere qualcosa, ma perché il bene è già una vittoria. Martedì 23-6-26 12o
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Quando troviamo alcuni detti del Signore, abbiamo la possibilità di provare a concretizzare un'idea che noi abbiamo di Dio, che molto spesso è un Dio secondo me, cioè non è quello che Gesù ci ha fatto conoscere. Voi sapete che tra quello che uno ti ha detto e quello che capisci c'è sempre un po' di spazio, no? E tra quello che Gesù ci ha fatto conoscere come il Padre e la sua missione nel mondo e quello che noi abbiamo capito c'è ancora uno spazio che noi chiamiamo conversione. Cioè abbiamo ancora tempo sempre per dire no, stavo sbagliando, ho bisogno di convertire un pochettino. E questo può essere non soltanto quotidiano, non settimanale o mensile o annuale, ma anche ripetutamente quotidiano, cioè che tutte le situazioni che viviamo ce ne danno un'opportunità. Guardiamo un attimo, per esempio, uno ascolta questo detto di Gesù, non date le cose santi ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci. Allora dice, beh, allora ho smesso di parlare, non dico più niente. Quella persona lì, non vogliono ascoltare, sono cani e porci, non diamo più niente. È questo che significa? Non credo, anzi, anzi. E lo capiamo ancora meglio dalla parola che segue subito dopo: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro. Questo ci aiuta molto, perché? Se tu dagli altri pretendi molto, ma sei pronta a dare poco, pretendi perché non mi dà un saluto, perché non mi tratta bene, perché... bene, tu cosa stai facendo? Allora, l'essere nella prospettiva del Vangelo ci dà questa grandissima opportunità. È grandissima, perché? Perché continua soprattutto quando hai un'attesa che viene delusa. Quello è un luogo del Vangelo. Proprio per mettere in pratica subito questa parola. Mi ha trattato male, tu come hai risposto? Ah, non ho risposto niente, oppure ho risposto male. Ecco, bene. Ma se fosse successo a te, a te cosa avrebbe fatto piacere, cosa ti avrebbe giovato in quel momento? Eh, che l'altro mi dicesse così. Allora, fallo, fallo anche tu. La possibilità che il Vangelo ci dà di vedere le cose nella realtà con cui il Signore vive e vuole farci vivere è una possibilità continua. Però, siccome noi abbiamo un ego un po' grandicello, scusate, parlo del mio, però ognuno faccia come crede, ma abbiamo un ego un po' grande, quindi che cosa ci propone? Ci propone di vedere che tutto questo si attua se il tuo ego lo lasci fuori. Ecco la porta stretta rispetto a quella larga. Noi vogliamo, riguardo al nostro ego, che le porte siano sempre molto grandi, perché mi devo portare dietro tutto quello che io voglio, quello che dico è giusto, è opportuno. Ah, se non è così non ci vado. E vedi, anziché lasciare fuori il tuo ego ed entrare in quella strada che il Signore ti stava proponendo, sei rimasto fuori. Ma chi ti ha fatto stare fuori? Non il Signore, è stato il tuo ego. Guardate, per me questo è un luogo di conversione continua. Io trovo in questo un po' di carta vetrata riguardo tutte quelle cose un po' sensibili che ho, e poi dico, ma Signore grazie, gratta pure. Allora, spero che davanti a una parola del genere ne sentiamo veramente gratitudine. Pensate, faccio solo un breve accenno, mi perdonerete, alla prima lettura, perché di solito trascuriamo l'Antico Testamento e invece avrebbe sempre una grande possibilità di attuazioni anche per la nostra vita. Ma un po' perché noi non conosciamo Ezechia, il re di Israele, e chi è questo qua, e chi è Sennacherib, e chi è l’Assiria. E che sono queste minacce? Beh, diciamo che il regno di Israele era proprio piccolo, e questo piccolo re che si chiama Ezechia, davanti alle minacce che sente di questo grande re di Assiria, si sente sgomento, però va al Tempio del Signore e dice, Signore, questo qua ha detto così, ce l'ha con te, gli altri popoli avevano la loro divinità, ma quelli non sono dei, ma qua entri in gioco tu, che cosa facciamo? E poi ecco il profeta Isaia che dice, vabbè, non ti preoccupare, qui non metterà piede. Ma se andiamo a vedere storicamente questo cosa significa? È insignificante, non significa niente, come potrebbe essere la storia di ciascuno di noi con le sue problematiche. Forse per la salvezza del mondo, la situazione che stiamo avendo, forse non significa niente, ma per te cosa significa? Ebbè, per me significa che il Signore, davanti a un mio atto di fede, mi ha liberato da ciò che mi avrebbe distrutto. Bene, scusate la sintesi, però voglio arrivare a questo. L'atto di fede diventa la strada concreta con cui oggi il Signore mi fa vedere la sua fedeltà a me, non la mia fedeltà a lui, la sua fedeltà a me. Allora, questo non lo vogliamo chiamare via di salvezza? E questo sarà un motivo sufficiente perché possiamo imparare a fare agli altri quello che vorremmo che ci facessero, non soltanto non fare quello che non voglio che ci faccia, no no, fallo in positivo. Che regalo vuoi ricevere? Bene, fallo tu, che disponibilità vuoi dall'altro? Bene, dalla tu, ma non pretenderla. Non pretendere, siccome io ho fatto, l'altro mi deve fare. Ma lascia stare, se no rimani fuori, rimani nell'amarezza. Ma non perché il Signore non è fedele, perché il tuo ego ti sta annebbiando la vista, ti impedisce di entrare in questa beatitudine. Per questo vedete come ieri avevamo, con il giudizio, una pagliuzza nell'occhio del fratello, senza accorgerci che volevamo toglierla con una trave nel nostro. E questi detti di Gesù continuano ad essere una via di salvezza per chiunque la voglia percorrere.
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Non fare il bene per ottenere qualcosa, ma perché il bene è già una vittoria. Martedì 23-6-26 12o
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