Non guarigione ma vita risorta! Omelia 5a quaresima Anno A S. Andrea episode artwork

EPISODE · Mar 22, 2026 · 11 MIN

Non guarigione ma vita risorta! Omelia 5a quaresima Anno A S. Andrea

from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini

Oggi ci troviamo davanti a una realtà radicale: la morte. È come se il Vangelo ci portasse a toccare il fondo, l’abisso più profondo dell’esperienza umana. Gesù non evita questa realtà, non la aggira, ma la affronta direttamente, e lo fa nella forma più dura: la morte di un amico, Lazzaro. Ciò che mi colpisce è che Gesù non interviene subito. Quando riceve il messaggio delle sorelle — “colui che ami è malato” — non si affretta a guarirlo. Anzi, aspetta. In un certo senso, lascia che la morte faccia il suo corso. Questo atteggiamento può sembrare quasi scandaloso: Gesù avrebbe potuto evitare tutto, e invece no. Vuole che Lazzaro muoia, perché il suo obiettivo non è semplicemente guarire, ma compiere qualcosa di più grande: richiamarlo dalla morte (S. Pietro Crisologo). Le parole delle sorelle e della gente sono comprensibili: “Se tu fossi stato qui, non sarebbe morto”. Anche io, davanti alla sofferenza, mi trovo a pensare così. Ma Gesù agisce secondo una logica diversa, più profonda, che va oltre il semplice evitare il dolore. Gesù e gli incontri che trasformano Ripensando ad altri incontri di Gesù, vedo un filo conduttore. La Samaritana, una donna sola e ferita, viene cercata da Gesù con delicatezza: “Dammi da bere”. Da quel dialogo nasce una trasformazione straordinaria: lei riconosce il Messia e diventa annunciatrice. Anche il cieco nato, povero e mendicante, viene visto e guarito. Gesù non si ferma alla domanda sul peccato, ma restituisce dignità e vita. E quell’uomo diventa una testimonianza vivente, capace di mettere in crisi persino i farisei. Ma con Lazzaro accade qualcosa di diverso. Gli altri vengono guariti, ma non muoiono. Lazzaro invece passa attraverso la morte. È come se Gesù volesse portarci ancora più in profondità, dentro il mistero più radicale della vita umana. L’amicizia, l’amore e il dolore condiviso Questa scena mi tocca profondamente perché è piena di relazioni vere. Lazzaro non è uno qualunque: è un amico. Marta e Maria vogliono bene a Gesù, e Gesù vuole bene a loro. C’è un legame autentico, fatto di affetto e familiarità. Rivedo in questo anche le nostre esperienze: quando qualcuno che amiamo sta male o muore, nasce tra noi una forza particolare, un’intensità di affetto che quasi diventa un “muro” contro la morte. Ci stringiamo, ci sosteniamo, ci amiamo di più... Un palcoscenico di affetto ci circonda (don Giovanni Nicolini). Gesù entra pienamente in questo clima. Non arriva imponendosi, ma si lascia coinvolgere. Incontra prima Marta, poi Maria, ascolta, accoglie il pianto dei giudei. Chiede: “Dove lo avete posto?”. E poi piange anche lui. Le sue lacrime sono vere, condivise. Non osserva il dolore da fuori: lo vive dall’interno. Questo mi fa capire che Dio non è distante dalla nostra sofferenza. È dentro, accanto, partecipe. Il senso profondo: un dono più grande A prima vista, il comportamento di Gesù potrebbe sembrare crudele. Ma in realtà vuole fare un dono più grande: portare alla fede. Non si accontenta di restituire Lazzaro alla vita biologica; vuole rivelare qualcosa di decisivo. Quando dice a Marta: “Io sono la resurrezione e la vita”, mi sta indicando il cuore della fede. Non è solo un amico potente, ma la sorgente stessa della vita. Mi chiede: “Credi tu questo?”. È una domanda che raggiunge anche me. La risposta di Marta è straordinaria: riconosce in Gesù il Cristo, il Figlio di Dio. Ancora prima del miracolo, ha già compreso tutto. La fede nasce prima del segno. La chiamata che dà vita La scena davanti al sepolcro è potentissima. Gesù chiede di togliere la pietra, poi prega il Padre, e infine grida: “Lazzaro, vieni fuori!”. Questo grido mi colpisce: significa che anche nella morte Lazzaro può ancora ascoltare. Sente il suo nome. Il nome è fondamentale: è una chiamata personale. Non è generica. È come se oggi Gesù chiamasse ciascuno di noi per nome: “Vieni fuori”. E Lazzaro esce davvero, torna alla vita. Questa immagine si collega alla visione del profeta Ezechiele: le ossa aride che riprendono vita. Dove c’era morte, torna la vita. Dove c’era disperazione, nasce una speranza concreta. Una promessa per oggi Quello che mi colpisce di più è che tutto questo non riguarda solo la fine della vita, ma anche l’oggi. La morte di Lazzaro rappresenta tutte le mie situazioni di buio: la solitudine, la malattia, la disperazione, le ferite interiori. Gesù ha il potere di entrare in queste “morti” quotidiane e di chiamarmi fuori. E io posso rispondere. Come? Attraverso lo Spirito. Nel battesimo ho ricevuto lo Spirito di Dio, lo stesso Spirito che ha risuscitato Gesù dai morti. Questo Spirito abita in me, si unisce al mio spirito e mi rende capace di ascoltare e rispondere alla chiamata (Romani 8). Non è solo una promessa futura: è una realtà presente. Ogni volta che ascolto quella voce, posso uscire dai miei sepolcri. Invocare la vita Cosa possiamo fare? Invocare, chiedere a Gesù di venire nella nostre viti, nelle nostre “Betanie”, nei luoghi concreti dove siamo feriti, stanchi, spenti. Posso dirgli: “Vieni, sono malato, ho bisogno di te”. Posso lasciarmi chiamare per nome e permettere alla sua voce di risuonare dentro di me. Il dono che ho ricevuto, soprattutto nel battesimo, è immenso: lo Spirito che dà la vita. Sta a me lasciarlo agire, ascoltare quella voce e uscire, ogni giorno, dai miei sepolcri verso la vita.

Oggi ci troviamo davanti a una realtà radicale: la morte. È come se il Vangelo ci portasse a toccare il fondo, l’abisso più profondo dell’esperienza umana. Gesù non evita questa realtà, non la aggira, ma la affronta direttamente, e lo fa nella forma più dura: la morte di un amico, Lazzaro. Ciò che mi colpisce è che Gesù non interviene subito. Quando riceve il messaggio delle sorelle — “colui che ami è malato” — non si affretta a guarirlo. Anzi, aspetta. In un certo senso, lascia che la morte faccia il suo corso. Questo atteggiamento può sembrare quasi scandaloso: Gesù avrebbe potuto evitare tutto, e invece no. Vuole che Lazzaro muoia, perché il suo obiettivo non è semplicemente guarire, ma compiere qualcosa di più grande: richiamarlo dalla morte (S. Pietro Crisologo). Le parole delle sorelle e della gente sono comprensibili: “Se tu fossi stato qui, non sarebbe morto”. Anche io, davanti alla sofferenza, mi trovo a pensare così. Ma Gesù agisce secondo una logica diversa, più profonda, che va oltre il semplice evitare il dolore. Gesù e gli incontri che trasformano Ripensando ad altri incontri di Gesù, vedo un filo conduttore. La Samaritana, una donna sola e ferita, viene cercata da Gesù con delicatezza: “Dammi da bere”. Da quel dialogo nasce una trasformazione straordinaria: lei riconosce il Messia e diventa annunciatrice. Anche il cieco nato, povero e mendicante, viene visto e guarito. Gesù non si ferma alla domanda sul peccato, ma restituisce dignità e vita. E quell’uomo diventa una testimonianza vivente, capace di mettere in crisi persino i farisei. Ma con Lazzaro accade qualcosa di diverso. Gli altri vengono guariti, ma non muoiono. Lazzaro invece passa attraverso la morte. È come se Gesù volesse portarci ancora più in profondità, dentro il mistero più radicale della vita umana. L’amicizia, l’amore e il dolore condiviso Questa scena mi tocca profondamente perché è piena di relazioni vere. Lazzaro non è uno qualunque: è un amico. Marta e Maria vogliono bene a Gesù, e Gesù vuole bene a loro. C’è un legame autentico, fatto di affetto e familiarità. Rivedo in questo anche le nostre esperienze: quando qualcuno che amiamo sta male o muore, nasce tra noi una forza particolare, un’intensità di affetto che quasi diventa un “muro” contro la morte. Ci stringiamo, ci sosteniamo, ci amiamo di più... Un palcoscenico di affetto ci circonda (don Giovanni Nicolini). Gesù entra pienamente in questo clima. Non arriva imponendosi, ma si lascia coinvolgere. Incontra prima Marta, poi Maria, ascolta, accoglie il pianto dei giudei. Chiede: “Dove lo avete posto?”. E poi piange anche lui. Le sue lacrime sono vere, condivise. Non osserva il dolore da fuori: lo vive dall’interno. Questo mi fa capire che Dio non è distante dalla nostra sofferenza. È dentro, accanto, partecipe. Il senso profondo: un dono più grande A prima vista, il comportamento di Gesù potrebbe sembrare crudele. Ma in realtà vuole fare un dono più grande: portare alla fede. Non si accontenta di restituire Lazzaro alla vita biologica; vuole rivelare qualcosa di decisivo. Quando dice a Marta: “Io sono la resurrezione e la vita”, mi sta indicando il cuore della fede. Non è solo un amico potente, ma la sorgente stessa della vita. Mi chiede: “Credi tu questo?”. È una domanda che raggiunge anche me. La risposta di Marta è straordinaria: riconosce in Gesù il Cristo, il Figlio di Dio. Ancora prima del miracolo, ha già compreso tutto. La fede nasce prima del segno. La chiamata che dà vita La scena davanti al sepolcro è potentissima. Gesù chiede di togliere la pietra, poi prega il Padre, e infine grida: “Lazzaro, vieni fuori!”. Questo grido mi colpisce: significa che anche nella morte Lazzaro può ancora ascoltare. Sente il suo nome. Il nome è fondamentale: è una chiamata...

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That Hoarder: Overcome Compulsive Hoarding That Hoarder Hoarding disorder is stigmatised and people who hoard feel vast amounts of shame. This podcast began life as an audio diary, an anonymous outlet for somebody with this weird condition. That Hoarder speaks about her experiences living with compulsive hoarding, she interviews therapists, academics, researchers, children of hoarders, professional organisers and influencers, and she shares insight and tips for others with the problem. Listened to by people who hoard as well as those who love them and those who work with them, Overcome Compulsive Hoarding with That Hoarder aims to shatter the stigma, share the truth and speak openly and honestly to improve lives. The Small Business Startup School – Business Notes | Financial Literacy | Retail Psychology – For Professionals & Entrepreneurs The Small Business Startup School Inc. Starting or buying a small business? While personal circumstances may vary, business patterns remain timeless. On The Small Business Startup School, we explore strategies, insights, and practical solutions to help entrepreneurs confidently navigate their journey.Hosted by Ola Williams—a retail entrepreneur, fintech founder, and financial coach with over two decades of experience—this podcast marries financial awareness and retail psychology with optimism to deliver actionable takeaways.Join us to learn, grow, and connect as we uncover the keys to business success.Let’s continue to learn together and be encouraged to keep on connecting! DIOSA. Carolina Sanper This podcast is a sacred space created by Carolina Sanper where you connect with your inner wisdom and embody your magnetic feminine power.It is the realization that the mystical realm is where you plant the seeds of your desired reality.It is a portal to your true essence: awareness, presence, and receiving with ease. Welcome home, DIOSA. 🖤 XXX Tech by SOVRYN Dr. Brian Sovryn The crossroads between technology, sensuality, and metaphysics - and the longest running anarchist podcast in the world! Brought to you by Dr. Brian Sovryn.

Frequently Asked Questions

How long is this episode of Il podcast di don Andres Bergamini?

This episode is 11 minutes long.

When was this Il podcast di don Andres Bergamini episode published?

This episode was published on March 22, 2026.

What is this episode about?

Oggi ci troviamo davanti a una realtà radicale: la morte. È come se il Vangelo ci portasse a toccare il fondo, l’abisso più profondo dell’esperienza umana. Gesù non evita questa realtà, non la aggira, ma la affronta direttamente, e lo fa nella forma...

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