Omelia Corpus Domini C 2025 S.Andrea episode artwork

EPISODE · Jun 22, 2025 · 11 MIN

Omelia Corpus Domini C 2025 S.Andrea

from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini

Il Vangelo di oggi mi ha aiutato molto ad entrare nel significato profondo della festa del Corpo e Sangue di Gesù Cristo. Una celebrazione che rischia, a volte, di essere vissuta in modo un po' distante, magari solo con qualche processione, come quella di giovedì scorso a Bologna, con pochi partecipanti e un centro città semivuoto. Ma è una festa che vale la pena riscoprire. È un’occasione per mettere davvero al centro Gesù, l’Eucaristia, il Sacramento. Mi sono soffermato su due aspetti importanti delle letture di oggi, che mi hanno toccato pensando al mio rapporto personale con il Corpo e il Sangue del Signore. Il primo aspetto: il bisogno umano Il primo aspetto è il bisogno. Tutta quella gente nel Vangelo si raduna intorno a Gesù perché ha bisogno: di parole, di guarigione, di consolazione. Sono lì assetati di qualcosa che dia senso, luce, sollievo. E non hanno cibo. I discepoli se ne accorgono e propongono a Gesù di congedare la folla. In realtà, l’intero episodio, riportato ben cinque volte nei Vangeli, è centrato su questo: l’umanità è fragile, povera, affamata. Penso anche a me stesso: sono appena uscito da qualche giorno in ospedale, niente di grave, ma quanto basta per farmi sentire il mio bisogno. E oggi, qui a Messa, mi chiedo: con che bisogno sono venuto? Di che cosa ho fame oggi? Riposo? Pace? Forse un po’ di luce. Ognuno di noi si avvicina al Signore con una propria fame, e proprio quel bisogno è il luogo dell’incontro con Lui. San Paolo, proprio ieri, ci diceva che si vanta non delle sue forze ma delle sue debolezze, perché è lì che la grazia si manifesta con potenza. La fragilità non va evitata o nascosta: è il terreno della grazia. Le persone più preziose nella nostra vita sono spesso quelle che ci chiedono qualcosa, che ci costringono ad amare, ad andare oltre. Sono come spugne di bisogno e d’amore. Il secondo aspetto: il poco condiviso Il secondo aspetto che mi ha colpito è questo: che cosa dà Gesù alla folla? Cinque pani e due pesci. Nulla in confronto al bisogno di cinquemila persone. Eppure, parte da quel poco. E non dice: «Andate via, arrangiatevi». Anzi, li fa sedere a gruppi di cinquanta. Li raduna. Li invita a restare. E in quel gesto, non solo li nutre, ma crea relazione. Forse parlano, si scambiano le storie, i dolori, le speranze. Gesù prende quel poco, lo benedice, lo spezza e lo dona. Come Melchisedek nella prima lettura, che ringrazia e benedice dopo una vittoria difficile. Anche Gesù ringrazia il Padre e condivide ciò che ha. È un gesto eucaristico: ricevere, benedire, spezzare e donare. E non si parla mai di “moltiplicazione” del pane nei Vangeli. Il testo dice solo che li spezza e li distribuisce. È quel gesto di spezzare che diventa distintivo di Gesù: è così che i discepoli di Emmaus lo riconoscono. E anche le prime comunità cristiane si riunivano proprio per “spezzare il pane”. Il dono totale del corpo e del sangue Da qui il passo ulteriore: quel pane e quei pesci, così semplici, diventano per Gesù segno del dono totale di sé. “Questo è il mio corpo per voi”, dirà poi. Quel poco diventa tutto. Gesù non dà solo qualcosa, dà se stesso. Fino alla croce. Con tutto il peso, le ferite, la sofferenza del suo corpo. Il corpo di Gesù non è un simbolo qualsiasi: è il luogo del dono d’amore. Ci mette tutto, non solo la faccia. E ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, siamo invitati a questo: ad avvicinarci con il nostro bisogno, ma anche a offrire qualcosa di noi. Sull’altare non c’è solo il corpo di Cristo: c’è anche la nostra vita, la nostra offerta, insieme alla sua. Vivere eucaristicamente ogni giorno In questo senso, l’Eucaristia è uno stile di vita. Nella comunità, nella famiglia, nel quotidiano, possiamo vivere eucaristicamente: coniugando il nostro bisogno con la nostra disponibilità a donarci. In ogni istante possiamo essere “pane spezzato” per gli altri, come Gesù lo è per noi. È questo, allora, che oggi celebriamo, adoriamo e riceviamo: il mistero del suo corpo e del suo sangue. E lo ringraziamo. Perché anche noi, nelle nostre vite semplici e fragili, possiamo diventare partecipi del suo dono, del suo amore, della sua vita. E, in Lui, ricevere la vita eterna.

Il Vangelo di oggi mi ha aiutato molto ad entrare nel significato profondo della festa del Corpo e Sangue di Gesù Cristo. Una celebrazione che rischia, a volte, di essere vissuta in modo un po' distante, magari solo con qualche processione, come quella di giovedì scorso a Bologna, con pochi partecipanti e un centro città semivuoto. Ma è una festa che vale la pena riscoprire. È un’occasione per mettere davvero al centro Gesù, l’Eucaristia, il Sacramento. Mi sono soffermato su due aspetti importanti delle letture di oggi, che mi hanno toccato pensando al mio rapporto personale con il Corpo e il Sangue del Signore. Il primo aspetto: il bisogno umano Il primo aspetto è il bisogno. Tutta quella gente nel Vangelo si raduna intorno a Gesù perché ha bisogno: di parole, di guarigione, di consolazione. Sono lì assetati di qualcosa che dia senso, luce, sollievo. E non hanno cibo. I discepoli se ne accorgono e propongono a Gesù di congedare la folla. In realtà, l’intero episodio, riportato ben cinque volte nei Vangeli, è centrato su questo: l’umanità è fragile, povera, affamata. Penso anche a me stesso: sono appena uscito da qualche giorno in ospedale, niente di grave, ma quanto basta per farmi sentire il mio bisogno. E oggi, qui a Messa, mi chiedo: con che bisogno sono venuto? Di che cosa ho fame oggi? Riposo? Pace? Forse un po’ di luce. Ognuno di noi si avvicina al Signore con una propria fame, e proprio quel bisogno è il luogo dell’incontro con Lui. San Paolo, proprio ieri, ci diceva che si vanta non delle sue forze ma delle sue debolezze, perché è lì che la grazia si manifesta con potenza. La fragilità non va evitata o nascosta: è il terreno della grazia. Le persone più preziose nella nostra vita sono spesso quelle che ci chiedono qualcosa, che ci costringono ad amare, ad andare oltre. Sono come spugne di bisogno e d’amore. Il secondo aspetto: il poco condiviso Il secondo aspetto che mi ha colpito è questo: che cosa dà Gesù alla folla? Cinque pani e due pesci. Nulla in confronto al bisogno di cinquemila persone. Eppure, parte da quel poco. E non dice: «Andate via, arrangiatevi». Anzi, li fa sedere a gruppi di cinquanta. Li raduna. Li invita a restare. E in quel gesto, non solo li nutre, ma crea relazione. Forse parlano, si scambiano le storie, i dolori, le speranze. Gesù prende quel poco, lo benedice, lo spezza e lo dona. Come Melchisedek nella prima lettura, che ringrazia e benedice dopo una vittoria difficile. Anche Gesù ringrazia il Padre e condivide ciò che ha. È un gesto eucaristico: ricevere, benedire, spezzare e donare. E non si parla mai di “moltiplicazione” del pane nei Vangeli. Il testo dice solo che li spezza e li distribuisce. È quel gesto di spezzare che diventa distintivo di Gesù: è così che i discepoli di Emmaus lo riconoscono. E anche le prime comunità cristiane si riunivano proprio per “spezzare il pane”. Il dono totale del corpo e del sangue Da qui il passo ulteriore: quel pane e quei pesci, così semplici, diventano per Gesù segno del dono totale di sé. “Questo è il mio corpo per voi”, dirà poi. Quel poco diventa tutto. Gesù non dà solo qualcosa, dà se stesso. Fino alla croce. Con tutto il peso, le ferite, la sofferenza del suo corpo. Il corpo di Gesù non è un simbolo qualsiasi: è il luogo del dono d’amore. Ci mette tutto, non solo la faccia. E ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, siamo invitati a questo: ad avvicinarci con il nostro bisogno, ma anche a offrire qualcosa di noi. Sull’altare non c’è solo il corpo di Cristo: c’è anche la nostra vita, la nostra offerta, insieme alla sua. Vivere eucaristicamente ogni giorno In questo senso, l’Eucaristia è uno stile di vita. Nella comunità, nella famiglia, nel quotidiano, possiamo vivere eucaristicamente: coniugando il nostro bisogno con la nostra disponibilità a donarci. In ogni istante possiamo...

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That Hoarder: Overcome Compulsive Hoarding That Hoarder Hoarding disorder is stigmatised and people who hoard feel vast amounts of shame. This podcast began life as an audio diary, an anonymous outlet for somebody with this weird condition. That Hoarder speaks about her experiences living with compulsive hoarding, she interviews therapists, academics, researchers, children of hoarders, professional organisers and influencers, and she shares insight and tips for others with the problem. Listened to by people who hoard as well as those who love them and those who work with them, Overcome Compulsive Hoarding with That Hoarder aims to shatter the stigma, share the truth and speak openly and honestly to improve lives. The Small Business Startup School – Business Notes | Financial Literacy | Retail Psychology – For Professionals & Entrepreneurs The Small Business Startup School Inc. Starting or buying a small business? While personal circumstances may vary, business patterns remain timeless. On The Small Business Startup School, we explore strategies, insights, and practical solutions to help entrepreneurs confidently navigate their journey.Hosted by Ola Williams—a retail entrepreneur, fintech founder, and financial coach with over two decades of experience—this podcast marries financial awareness and retail psychology with optimism to deliver actionable takeaways.Join us to learn, grow, and connect as we uncover the keys to business success.Let’s continue to learn together and be encouraged to keep on connecting! DIOSA. Carolina Sanper This podcast is a sacred space created by Carolina Sanper where you connect with your inner wisdom and embody your magnetic feminine power.It is the realization that the mystical realm is where you plant the seeds of your desired reality.It is a portal to your true essence: awareness, presence, and receiving with ease. Welcome home, DIOSA. 🖤 XXX Tech by SOVRYN Dr. Brian Sovryn The crossroads between technology, sensuality, and metaphysics - and the longest running anarchist podcast in the world! Brought to you by Dr. Brian Sovryn.

Frequently Asked Questions

How long is this episode of Il podcast di don Andres Bergamini?

This episode is 11 minutes long.

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This episode was published on June 22, 2025.

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