EPISODE · Apr 20, 2025 · 11 MIN
Omelia del giorno di Pasqua 2025
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Parto da un versetto della Lettera ai Colossesi che sento molto forte: "Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù". In queste parole ritrovo un legame profondo tra due dinamiche fondamentali: la ricerca del Signore e la fede nella sua risurrezione. Sono due movimenti che si alimentano a vicenda. Se non mi metto in cammino, se non desidero e cerco attivamente il Signore, allora anche l’annuncio della sua risurrezione rimane vago, non incide nella mia vita, non trasforma il mio cuore. Le donne al sepolcro: maestre di ricerca Nel Vangelo di Luca ieri notte abbiamo ritrovato un gruppo di donne straordinarie. Le ho viste come autentiche ricercatrici del Signore. Lo avevano seguito fin dalla Galilea, avevano ascoltato il suo insegnamento, lo avevano accompagnato nella Passione e osservato con attenzione dove e come veniva deposto il suo corpo. Si erano preparate con gli aromi per onorarlo: tutta la loro vita era diventata una ricerca. Ma al sepolcro ricevono una domanda che colpisce: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?". Il Signore non è lì, perché è il Vivente. Queste parole mi interrogano: dove cerco io il Signore? Lo cerco davvero nella vita? Dio cerca me per primo Durante la veglia pasquale ho sottolineato che non sono solo io a cercare Dio, ma è Lui il primo che viene a cercarmi. La storia della salvezza è la storia di un Dio che entra nelle nostre situazioni di caos, prigionia, esilio e infedeltà. Quando mi sento immerso in situazioni di morte — fatica, peccato, scoraggiamento — è lì che Lui viene. E allora, la mia ricerca si intreccia con la Sua. È un incontro. Come nella Genesi, nell’Esodo, nei profeti: Dio non smette mai di venire a cercarci, ovunque noi siamo! Maria di Magdala: la forza di una ricerca che non si arrende In Maria di Magdala, nel Vangelo di Giovanni, vedo la forza e la solitudine della ricerca. È lei che si muove per prima, all’alba, da sola. Trova la pietra rotolata e si spaventa, pensa subito che abbiano portato via il corpo di Gesù. E corre — sì, condivide il suo smarrimento con Pietro e l’altro discepolo. Non si chiude nel suo dolore, ma cerca aiuto, cerca conferma. Questo mi insegna che anche la ricerca del Risorto non è mai isolata: ho bisogno di altri per portarla avanti. La corsa di Pietro e del discepolo amato Che bella immagine quella dei due discepoli che corrono insieme al sepolcro. Il discepolo amato corre più veloce, si ferma, si china e osserva. Poi arriva Pietro, entra e vede i teli, il sudario piegato con cura. Infine entra anche il discepolo amato: vede e crede. Questo mi colpisce: dal semplice vedere passa al credere. La ricerca lo ha trasformato, la corsa lo ha reso pronto. Gli mancava un tassello: non avevano ancora compreso la Scrittura. È come se, nel mettersi in moto, nella condivisione, nei dettagli osservati, nascesse una fede nuova. Il pericolo della staticità Mi fa riflettere l’atteggiamento degli altri discepoli: non credono al racconto delle donne, pensano che siano parole insensate. Perché? Perché rimangono fermi. Solo Pietro si alza e va a vedere. Allora mi domando: quante volte anch’io rischio di restare seduto, bloccato, aspettando prove evidenti? Ma la fede pasquale non arriva così. Cristo risorto si lascia trovare da chi si mette in cammino, da chi cerca insieme, da chi non si accontenta della superficie. La fede nasce nel movimento, nella disponibilità a lasciarsi sorprendere. La risurrezione cambia tutto Se Cristo è davvero risorto, allora tutto cambia. Non è solo una bella notizia: è una trasformazione radicale della vita. Per Maria, per il discepolo amato, per gli apostoli. Anche per me. Se io sono risorto con Cristo, allora anche la mia esistenza si riempie di luce. Gli occhi si aprono, le prospettive cambiano. Il cero pasquale che ho acceso nella veglia è il segno visibile di questa nuova visione: la risurrezione trasfigura la realtà. Pietro in missione: una corsa che continua L’esempio di Pietro negli Atti degli Apostoli è eloquente. Non rimane seduto a contemplare, ma si mette in cammino verso Cesarea, dove lo attende Cornelio, un pagano. Pietro cambia anche mentalmente: comprende che l’annuncio della risurrezione è per tutti, non solo per gli ebrei. Deve lasciarsi cambiare interiormente. È testimone di qualcosa di grande: ha mangiato e bevuto con il Risorto, e ora è chiamato ad annunciarlo come giudice dei vivi e dei morti, colui che offre il perdono dei peccati a chiunque crede. Vivere da risorto, ogni giorno Anche per me, la risurrezione inizia già oggi. Non è solo una speranza futura, ma una realtà presente. Paolo dice che "la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio". In questi giorni di Pasqua sono chiamato a vivere da risorto, a cercare le cose di lassù. Nella festa, nei pranzi in famiglia, nel perdono reciproco, nella visita ai sofferenti, nei gesti quotidiani: tutto può diventare segno di risurrezione. Se accolgo questa luce, la mia vita cambia davvero. Una ricerca che continua Questa ricerca non si esaurisce oggi, né con questa liturgia. Continua — anzi, si intensifica — durante tutto il tempo di Pasqua e oltre. So che Cristo si farà vedere, poi si nasconderà, poi tornerà a sorprendermi. Sarà una dinamica viva, non statica. Ogni giorno porterà con sé nuove sfaccettature del suo volto risorto. Voglio accogliere questa notizia con cuore aperto, e vivere veramente da risorto, cercando con tutto me stesso le cose di lassù.
What this episode covers
Parto da un versetto della Lettera ai Colossesi che sento molto forte: "Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù". In queste parole ritrovo un legame profondo tra due dinamiche fondamentali: la ricerca del Signore e la fede nella sua risurrezione. Sono due movimenti che si alimentano a vicenda. Se non mi metto in cammino, se non desidero e cerco attivamente il Signore, allora anche l’annuncio della sua risurrezione rimane vago, non incide nella mia vita, non trasforma il mio cuore. Le donne al sepolcro: maestre di ricerca Nel Vangelo di Luca ieri notte abbiamo ritrovato un gruppo di donne straordinarie. Le ho viste come autentiche ricercatrici del Signore. Lo avevano seguito fin dalla Galilea, avevano ascoltato il suo insegnamento, lo avevano accompagnato nella Passione e osservato con attenzione dove e come veniva deposto il suo corpo. Si erano preparate con gli aromi per onorarlo: tutta la loro vita era diventata una ricerca. Ma al sepolcro ricevono una domanda che colpisce: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?". Il Signore non è lì, perché è il Vivente. Queste parole mi interrogano: dove cerco io il Signore? Lo cerco davvero nella vita? Dio cerca me per primo Durante la veglia pasquale ho sottolineato che non sono solo io a cercare Dio, ma è Lui il primo che viene a cercarmi. La storia della salvezza è la storia di un Dio che entra nelle nostre situazioni di caos, prigionia, esilio e infedeltà. Quando mi sento immerso in situazioni di morte — fatica, peccato, scoraggiamento — è lì che Lui viene. E allora, la mia ricerca si intreccia con la Sua. È un incontro. Come nella Genesi, nell’Esodo, nei profeti: Dio non smette mai di venire a cercarci, ovunque noi siamo! Maria di Magdala: la forza di una ricerca che non si arrende In Maria di Magdala, nel Vangelo di Giovanni, vedo la forza e la solitudine della ricerca. È lei che si muove per prima, all’alba, da sola. Trova la pietra rotolata e si spaventa, pensa subito che abbiano portato via il corpo di Gesù. E corre — sì, condivide il suo smarrimento con Pietro e l’altro discepolo. Non si chiude nel suo dolore, ma cerca aiuto, cerca conferma. Questo mi insegna che anche la ricerca del Risorto non è mai isolata: ho bisogno di altri per portarla avanti. La corsa di Pietro e del discepolo amato Che bella immagine quella dei due discepoli che corrono insieme al sepolcro. Il discepolo amato corre più veloce, si ferma, si china e osserva. Poi arriva Pietro, entra e vede i teli, il sudario piegato con cura. Infine entra anche il discepolo amato: vede e crede. Questo mi colpisce: dal semplice vedere passa al credere. La ricerca lo ha trasformato, la corsa lo ha reso pronto. Gli mancava un tassello: non avevano ancora compreso la Scrittura. È come se, nel mettersi in moto, nella condivisione, nei dettagli osservati, nascesse una fede nuova. Il pericolo della staticità Mi fa riflettere l’atteggiamento degli altri discepoli: non credono al racconto delle donne, pensano che siano parole insensate. Perché? Perché rimangono fermi. Solo Pietro si alza e va a vedere. Allora mi domando: quante volte anch’io rischio di restare seduto, bloccato, aspettando prove evidenti? Ma la fede pasquale non arriva così. Cristo risorto si lascia trovare da chi si mette in cammino, da chi cerca insieme, da chi non si accontenta della superficie. La fede nasce nel movimento, nella disponibilità a lasciarsi sorprendere. La risurrezione cambia tutto Se Cristo è davvero risorto, allora tutto cambia. Non è solo una bella notizia: è una trasformazione radicale della vita. Per Maria, per il discepolo amato, per gli apostoli. Anche per me. Se io sono risorto con Cristo, allora anche la mia esistenza si riempie di luce. Gli occhi si aprono, le prospettive cambiano. Il cero pasquale che ho acceso nella veglia è il segno visibile di questa nuova visione: la...
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Omelia del giorno di Pasqua 2025
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