Omelia di giovedì di Pasqua 2025 a S. Andrea in suffragio di Papa Francesco episode artwork

EPISODE · Apr 24, 2025 · 13 MIN

Omelia di giovedì di Pasqua 2025 a S. Andrea in suffragio di Papa Francesco

from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini

Oggi le Scritture parlano di stupore, di meraviglia. È lo stesso stupore che provarono i discepoli nel vedere Gesù vivo in mezzo a loro. Un'emozione talmente forte che, per la gioia, quasi non riuscivano a crederci. E mi colpisce che questo stupore non sia solo loro: anche la gente di Gerusalemme, davanti allo storpio guarito da Pietro e Giovanni, è piena di meraviglia. Era un uomo semplice, storpio dalla nascita, probabilmente mai entrato nel Tempio. E ora è lì, guarito. È un'immagine potente. Un incontro tra lo storpio e Papa Francesco Pensando a questa Eucaristia in memoria del nostro carissimo Papa Francesco, sento che anche in me c’è uno stupore profondo. Uno stupore per la sua persona, per il suo ministero. In questi giorni ripenso spesso ai primi momenti dopo la sua elezione: la semplicità dei gesti, la forza delle parole, la sua umanità. Ma mi chiedo: qual è la radice di tutto questo? Mi viene in mente la figura dello storpio. Non per fare paragoni irriverenti, ma perché vedo in lui un'immagine che può affiancarsi a Papa Francesco. Pietro lo dice chiaramente: non è per nostro potere o religiosità che quest’uomo è stato guarito, ma per la fede nel nome di Gesù. È questa fede che gli ha dato vigore. E così anche Francesco: la sua forza non veniva da cariche o titoli, ma dalla fede nel nome di Gesù. Una fede che traspariva in ogni sua omelia, in ogni discorso, anche quando si trovava davanti ai potenti della terra. Io lo ricordo in particolare quando venne in Terra Santa, un anno dopo l’inizio del suo pontificato. In quell’occasione celebrò la Messa al Cenacolo. Era un luogo dove non si poteva celebrare, e io ero lì, occupandomi di comunicazione. Riuscii a infilarmi tra i fotografi, ma a un certo punto misi via la macchina fotografica. Volevo solo vivere quel momento. Il Papa al Cenacolo, con il Patriarca, tutta la Chiesa di Gerusalemme… e il suo modo di celebrare, così essenziale, così radicato nel Vangelo, mi colpì profondamente. Penso poi a un secondo aspetto che lo accomuna a quello storpio: la piccolezza. Anche Francesco era un uomo tra la gente, che sapeva guardare negli occhi, che incontrava l’altro con affetto, con uno sguardo paterno. Ed è questo che commuoveva: la sua semplicità, la sua umanità. Anche nella malattia, nella vecchiaia, nella voce che si spegneva, in quella fragilità estrema che è la morte, in lui brillava la potenza della grazia di Dio. Come lo storpio, anche Francesco si aggrappava – alla fede, al Vangelo. E come Pietro e Giovanni, anche noi siamo chiamati a fare un passo. Pietro parlava alla gente di Gerusalemme, li invitava a convertirsi, a cambiare vita. Anche noi abbiamo una responsabilità. Davanti a figure così belle, così forti, non possiamo restare spettatori. Siamo chiamati anche noi alla conversione, a prendere sul serio il Vangelo. La Parola come guida, la testimonianza come missione Gesù lo dice chiaramente: dobbiamo tornare alla Parola. Solo lì troviamo la luce che ci guida, come i discepoli di Emmaus. Ma non basta ascoltare. Siamo chiamati a essere testimoni. Nonostante i nostri limiti, le nostre fragilità. Gesù ha affidato l’annuncio del Vangelo a uomini imperfetti. E lo fa anche con noi. Mi sento chiamato in prima persona a testimoniare il Vangelo. Anche parlando di Papa Francesco. Ma soprattutto vivendo come lui ci ha insegnato: con semplicità, con fede, con la vita donata. Anche noi, come diceva Pietro, siamo profeti. Non per il potere, non per ottenere qualcosa, ma per vivere il Vangelo nella nostra piccolezza quotidiana. Questa testimonianza è richiesta qui, adesso, dove siamo: nel nostro lavoro, tra i nostri familiari, con i figli e i nipoti che magari non vengono più a Messa. Eppure la nostra testimonianza può accendere qualcosa. Non dobbiamo preoccuparci dei risultati. Lo stupore che ha toccato i discepoli e la gente di Gerusalemme può toccare anche chi ci sta vicino. E allora ringrazio il Signore per Papa Francesco, per quello che ci ha mostrato. E prego di avere anch’io un po’ della sua forza, della sua fede, per testimoniare Gesù nella mia vita.

Oggi le Scritture parlano di stupore, di meraviglia. È lo stesso stupore che provarono i discepoli nel vedere Gesù vivo in mezzo a loro. Un'emozione talmente forte che, per la gioia, quasi non riuscivano a crederci. E mi colpisce che questo stupore non sia solo loro: anche la gente di Gerusalemme, davanti allo storpio guarito da Pietro e Giovanni, è piena di meraviglia. Era un uomo semplice, storpio dalla nascita, probabilmente mai entrato nel Tempio. E ora è lì, guarito. È un'immagine potente. Un incontro tra lo storpio e Papa Francesco Pensando a questa Eucaristia in memoria del nostro carissimo Papa Francesco, sento che anche in me c’è uno stupore profondo. Uno stupore per la sua persona, per il suo ministero. In questi giorni ripenso spesso ai primi momenti dopo la sua elezione: la semplicità dei gesti, la forza delle parole, la sua umanità. Ma mi chiedo: qual è la radice di tutto questo? Mi viene in mente la figura dello storpio. Non per fare paragoni irriverenti, ma perché vedo in lui un'immagine che può affiancarsi a Papa Francesco. Pietro lo dice chiaramente: non è per nostro potere o religiosità che quest’uomo è stato guarito, ma per la fede nel nome di Gesù. È questa fede che gli ha dato vigore. E così anche Francesco: la sua forza non veniva da cariche o titoli, ma dalla fede nel nome di Gesù. Una fede che traspariva in ogni sua omelia, in ogni discorso, anche quando si trovava davanti ai potenti della terra. Io lo ricordo in particolare quando venne in Terra Santa, un anno dopo l’inizio del suo pontificato. In quell’occasione celebrò la Messa al Cenacolo. Era un luogo dove non si poteva celebrare, e io ero lì, occupandomi di comunicazione. Riuscii a infilarmi tra i fotografi, ma a un certo punto misi via la macchina fotografica. Volevo solo vivere quel momento. Il Papa al Cenacolo, con il Patriarca, tutta la Chiesa di Gerusalemme… e il suo modo di celebrare, così essenziale, così radicato nel Vangelo, mi colpì profondamente. Penso poi a un secondo aspetto che lo accomuna a quello storpio: la piccolezza. Anche Francesco era un uomo tra la gente, che sapeva guardare negli occhi, che incontrava l’altro con affetto, con uno sguardo paterno. Ed è questo che commuoveva: la sua semplicità, la sua umanità. Anche nella malattia, nella vecchiaia, nella voce che si spegneva, in quella fragilità estrema che è la morte, in lui brillava la potenza della grazia di Dio. Come lo storpio, anche Francesco si aggrappava – alla fede, al Vangelo. E come Pietro e Giovanni, anche noi siamo chiamati a fare un passo. Pietro parlava alla gente di Gerusalemme, li invitava a convertirsi, a cambiare vita. Anche noi abbiamo una responsabilità. Davanti a figure così belle, così forti, non possiamo restare spettatori. Siamo chiamati anche noi alla conversione, a prendere sul serio il Vangelo. La Parola come guida, la testimonianza come missione Gesù lo dice chiaramente: dobbiamo tornare alla Parola. Solo lì troviamo la luce che ci guida, come i discepoli di Emmaus. Ma non basta ascoltare. Siamo chiamati a essere testimoni. Nonostante i nostri limiti, le nostre fragilità. Gesù ha affidato l’annuncio del Vangelo a uomini imperfetti. E lo fa anche con noi. Mi sento chiamato in prima persona a testimoniare il Vangelo. Anche parlando di Papa Francesco. Ma soprattutto vivendo come lui ci ha insegnato: con semplicità, con fede, con la vita donata. Anche noi, come diceva Pietro, siamo profeti. Non per il potere, non per ottenere qualcosa, ma per vivere il Vangelo nella nostra piccolezza quotidiana. Questa testimonianza è richiesta qui, adesso, dove siamo: nel nostro lavoro, tra i nostri familiari, con i figli e i nipoti che magari non vengono più a Messa. Eppure la nostra testimonianza può accendere qualcosa. Non dobbiamo preoccuparci dei risultati. Lo stupore che ha toccato i discepoli e la gente di Gerusalemme può toccare anche chi...

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That Hoarder: Overcome Compulsive Hoarding That Hoarder Hoarding disorder is stigmatised and people who hoard feel vast amounts of shame. This podcast began life as an audio diary, an anonymous outlet for somebody with this weird condition. That Hoarder speaks about her experiences living with compulsive hoarding, she interviews therapists, academics, researchers, children of hoarders, professional organisers and influencers, and she shares insight and tips for others with the problem. Listened to by people who hoard as well as those who love them and those who work with them, Overcome Compulsive Hoarding with That Hoarder aims to shatter the stigma, share the truth and speak openly and honestly to improve lives. The Small Business Startup School – Business Notes | Financial Literacy | Retail Psychology – For Professionals & Entrepreneurs The Small Business Startup School Inc. Starting or buying a small business? While personal circumstances may vary, business patterns remain timeless. On The Small Business Startup School, we explore strategies, insights, and practical solutions to help entrepreneurs confidently navigate their journey.Hosted by Ola Williams—a retail entrepreneur, fintech founder, and financial coach with over two decades of experience—this podcast marries financial awareness and retail psychology with optimism to deliver actionable takeaways.Join us to learn, grow, and connect as we uncover the keys to business success.Let’s continue to learn together and be encouraged to keep on connecting! DIOSA. Carolina Sanper This podcast is a sacred space created by Carolina Sanper where you connect with your inner wisdom and embody your magnetic feminine power.It is the realization that the mystical realm is where you plant the seeds of your desired reality.It is a portal to your true essence: awareness, presence, and receiving with ease. Welcome home, DIOSA. 🖤 XXX Tech by SOVRYN Dr. Brian Sovryn The crossroads between technology, sensuality, and metaphysics - and the longest running anarchist podcast in the world! Brought to you by Dr. Brian Sovryn.

Frequently Asked Questions

How long is this episode of Il podcast di don Andres Bergamini?

This episode is 13 minutes long.

When was this Il podcast di don Andres Bergamini episode published?

This episode was published on April 24, 2025.

What is this episode about?

Oggi le Scritture parlano di stupore, di meraviglia. È lo stesso stupore che provarono i discepoli nel vedere Gesù vivo in mezzo a loro. Un'emozione talmente forte che, per la gioia, quasi non riuscivano a crederci. E mi colpisce che questo stupore...

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