EPISODE · Jan 10, 2026 · 6 MIN
Omelia di sabato 10 gennaio a Sant'Andrea
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Nazareth, la città della vita ordinaria di Gesù Qualche giorno fa mi trovavo a Nazareth, proprio nella sala che ricorda la sinagoga di Gesù. Non è quella originale, ma è un luogo che aiuta molto a entrare nel clima del Vangelo. Proprio lì risuona l’inizio del racconto evangelico: Gesù torna a Nazareth, dove era cresciuto, e secondo il suo solito di sabato entra nella sinagoga e si alza a leggere. Nazareth è la sua città, il luogo delle radici, della quotidianità, della vita semplice e nascosta. Gesù ha vissuto lì per trent’anni una vita ordinaria, fatta di famiglia, di lavoro, di preghiera in sinagoga. Una vita che non ha nulla di straordinario all’apparenza, ma che è profondamente vera e umana, molto simile alla nostra. La casa di Nazareth e l’aria di famiglia Il giorno precedente ero a Loreto con don Giuseppe e altri preti di Bologna, nella Santa Casa, che la tradizione identifica come la casa di Nazareth. Quelle pietre, portate lì ai tempi dei crociati, raccontano una storia concreta. In quel luogo si respira davvero un’aria di casa: la casa di Gesù, il luogo dove ha vissuto con Maria e Giuseppe, dove si è voluto bene. Quella casa rappresenta bene anche la nostra vita: una vita semplice, fatta di relazioni, di affetti, di quotidianità. È lì che Dio ha scelto di abitare, è lì che Gesù è cresciuto. La lettura di Isaia e il compimento della Scrittura Proprio in quel giorno, nella sinagoga di Nazareth, Gesù prende il rotolo del profeta Isaia. Glielo consegnano e lui cerca intenzionalmente un passo preciso. Legge: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione”. Dopo la lettura si siede, e tutti gli occhi sono fissi su di lui. A quel punto Gesù pronuncia parole decisive: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. È una dichiarazione fortissima. Gesù afferma che quella promessa, quella parola antica, si realizza proprio in lui, in quel momento. L’elezione di Dio e l’amore ricevuto dal Padre Questa elezione di Dio riguarda proprio lui, quest’uomo concreto di Nazareth, figlio di Giuseppe e di Maria. Lui è il Cristo. Qui vedo un collegamento molto bello con la lettera di Giovanni: Gesù è consapevole dell’amore ricevuto dal Padre, che lo ha generato, mandato, collocato dentro una storia concreta. Gesù sente profondamente questo amore di Dio. E anche noi possiamo riconoscerci in questo: se amiamo Dio è perché lui ci ha amati per primo. L’amore che il Padre consegna a Gesù, attraverso lo Spirito e l’unzione, non rimane chiuso nel suo cuore, ma diventa missione. L’annuncio ai poveri e agli ultimi Gesù dice chiaramente di essere mandato a portare ai poveri il lieto annuncio. Lui è colui che più di ogni altro ama tutti quelli che sono generati da Dio, e in modo particolare i poveri, i piccoli, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi. Tutti coloro che gridano un bisogno davanti a Dio. Gesù li raggiunge con il suo annuncio: percorre le sinagoghe e i villaggi della Galilea, va a Cafarnao, lungo il lago, ovunque. Porta una notizia che cambia la vita: siete amati da Dio, c’è la vita eterna, il Regno dei Cieli è vicino. Una vita spesa fino alla croce Tutta la vita di Gesù è un continuo far conoscere a tutti, soprattutto ai più marginali e piccoli, che Dio li ama e li salva. Anche la fatica, il dolore e infine la croce rientrano in questa dinamica: spendere la propria vita per amare i fratelli e le sorelle che il Padre gli ha dato, cioè tutti coloro che sono generati da Dio. Non c’è altro progetto nella sua vita se non questo amore donato fino in fondo. Nazareth e il bisogno di una parola anche per noi Le persone presenti nella sinagoga di Nazareth, che ascoltano Gesù, fanno parte di quei poveri e oppressi. Anche loro hanno bisogno di una parola, di una luce. Sono lì proprio per questo: per ascoltare la Parola di Dio. Così siamo anche noi. Ogni volta che veniamo ad ascoltare la Parola, riscopriamo quanto Dio ci vuole bene, quanto ci ha amato con i suoi doni e con la sua misericordia. L’amore ricevuto che diventa amore donato È da questa esperienza di amore che nasce la spinta per voler bene agli altri: ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai vicini di casa, e più in generale a tutti. Soprattutto ai più bisognosi e ai più piccoli. Sono figli di Dio e non possiamo lasciarli nella difficoltà. A Nazareth, in quel giorno così importante, si celebra una parola decisiva: “Oggi si è compiuta questa Scrittura”. Ma questa dinamica non appartiene solo a quel momento; è una realtà quotidiana anche per noi. Figli amati e inviati nel mondo Ringraziamo il Signore perché anche noi desideriamo sperimentare la sua elezione e imparare ad amare tutti. E nella festa del Battesimo di Gesù sentiremo ancora una parola fondamentale: “Questo è il Figlio mio, l’amato”. Questa parola è anche per noi. Anche noi siamo figli amati. Ed è proprio per questo che il Signore ci dona il suo Spirito e la sua forza, perché possiamo far sapere a tutti che sono amati.
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Nazareth, la città della vita ordinaria di Gesù Qualche giorno fa mi trovavo a Nazareth, proprio nella sala che ricorda la sinagoga di Gesù. Non è quella originale, ma è un luogo che aiuta molto a entrare nel clima del Vangelo. Proprio lì risuona l’inizio del racconto evangelico: Gesù torna a Nazareth, dove era cresciuto, e secondo il suo solito di sabato entra nella sinagoga e si alza a leggere. Nazareth è la sua città, il luogo delle radici, della quotidianità, della vita semplice e nascosta. Gesù ha vissuto lì per trent’anni una vita ordinaria, fatta di famiglia, di lavoro, di preghiera in sinagoga. Una vita che non ha nulla di straordinario all’apparenza, ma che è profondamente vera e umana, molto simile alla nostra. La casa di Nazareth e l’aria di famiglia Il giorno precedente ero a Loreto con don Giuseppe e altri preti di Bologna, nella Santa Casa, che la tradizione identifica come la casa di Nazareth. Quelle pietre, portate lì ai tempi dei crociati, raccontano una storia concreta. In quel luogo si respira davvero un’aria di casa: la casa di Gesù, il luogo dove ha vissuto con Maria e Giuseppe, dove si è voluto bene. Quella casa rappresenta bene anche la nostra vita: una vita semplice, fatta di relazioni, di affetti, di quotidianità. È lì che Dio ha scelto di abitare, è lì che Gesù è cresciuto. La lettura di Isaia e il compimento della Scrittura Proprio in quel giorno, nella sinagoga di Nazareth, Gesù prende il rotolo del profeta Isaia. Glielo consegnano e lui cerca intenzionalmente un passo preciso. Legge: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione”. Dopo la lettura si siede, e tutti gli occhi sono fissi su di lui. A quel punto Gesù pronuncia parole decisive: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. È una dichiarazione fortissima. Gesù afferma che quella promessa, quella parola antica, si realizza proprio in lui, in quel momento. L’elezione di Dio e l’amore ricevuto dal Padre Questa elezione di Dio riguarda proprio lui, quest’uomo concreto di Nazareth, figlio di Giuseppe e di Maria. Lui è il Cristo. Qui vedo un collegamento molto bello con la lettera di Giovanni: Gesù è consapevole dell’amore ricevuto dal Padre, che lo ha generato, mandato, collocato dentro una storia concreta. Gesù sente profondamente questo amore di Dio. E anche noi possiamo riconoscerci in questo: se amiamo Dio è perché lui ci ha amati per primo. L’amore che il Padre consegna a Gesù, attraverso lo Spirito e l’unzione, non rimane chiuso nel suo cuore, ma diventa missione. L’annuncio ai poveri e agli ultimi Gesù dice chiaramente di essere mandato a portare ai poveri il lieto annuncio. Lui è colui che più di ogni altro ama tutti quelli che sono generati da Dio, e in modo particolare i poveri, i piccoli, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi. Tutti coloro che gridano un bisogno davanti a Dio. Gesù li raggiunge con il suo annuncio: percorre le sinagoghe e i villaggi della Galilea, va a Cafarnao, lungo il lago, ovunque. Porta una notizia che cambia la vita: siete amati da Dio, c’è la vita eterna, il Regno dei Cieli è vicino. Una vita spesa fino alla croce Tutta la vita di Gesù è un continuo far conoscere a tutti, soprattutto ai più marginali e piccoli, che Dio li ama e li salva. Anche la fatica, il dolore e infine la croce rientrano in questa dinamica: spendere la propria vita per amare i fratelli e le sorelle che il Padre gli ha dato, cioè tutti coloro che sono generati da Dio. Non c’è altro progetto nella sua vita se non questo amore donato fino in fondo. Nazareth e il bisogno di una parola anche per noi Le persone presenti nella sinagoga di Nazareth, che ascoltano Gesù, fanno parte di quei poveri e oppressi. Anche loro hanno bisogno di una parola, di una luce. Sono lì...
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