Omelia giovedì XXVII settimana TO C S. Andrea episode artwork

EPISODE · Oct 9, 2025 · 6 MIN

Omelia giovedì XXVII settimana TO C S. Andrea

from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini

“È inutile servire Dio.” Con questa frase dura e provocatoria si apre la denuncia del profeta Malachia contro il popolo d’Israele. È un’accusa che nasce dal cuore di una fede ferita, stanca, delusa: “Abbiamo camminato nel lutto, abbiamo osservato i comandamenti, ma cosa ci abbiamo guadagnato?”. Gli israeliti, interpellati da Malachia, esprimono una protesta profonda: vedono i superbi prosperare, i malvagi restare impuniti, mentre chi serve il Signore sembra non ricevere nulla in cambio. È una ribellione silenziosa, ma reale, che capovolge completamente il pensiero di Dio — un Dio che invece invita a umiltà, fiducia e servizio. Il profeta Malachia, l’ultimo dei profeti minori — e quindi colui che chiude il lungo cammino profetico della Bibbia prima del Vangelo di Matteo — raccoglie questa contestazione, che suona come un grido di sfiducia: “A che serve credere?”. Ma proprio qui si rivela la sua grandezza: Malachia non si limita a condannare, ma mostra un Dio che ascolta, un Dio che resta attento anche quando l’uomo si ribella. Il Signore ascolta chi lo teme Nel racconto, mentre alcuni parlano contro Dio con arroganza, altri — definiti “i timorati di Dio” — si parlano tra loro. È un momento di grande dolcezza spirituale: non gridano, non si ribellano, ma si confidano l’un l’altro con timore e rispetto verso il Signore. E Dio, dice il testo, “porse l’orecchio e li ascoltò”. È un’immagine meravigliosa: il Signore che si china per ascoltare, che non dimentica nulla di chi gli è fedele. Per loro “scrive un libro di memorie”, dove annota tutto il bene compiuto, ogni gesto di amore e di fedeltà. Sono i suoi tesori preziosi, la sua “proprietà particolare”. Chi appartiene a Dio non è mai dimenticato: anche se attraversa prove e oscurità, resta custodito. È un messaggio di tenerezza e di speranza, perché mostra un Dio che non solo vede, ma ricorda, che non è distratto né lontano. Il fuoco che purifica e il “sole di giustizia” Il profeta annuncia poi un evento decisivo: “arriverà un fuoco”. Ma non è un fuoco di distruzione — è un fuoco che purifica, che brucia la menzogna e fa emergere la verità. L’immagine si apre poi su una visione di luce: un “sole di giustizia” che sorge e “porta guarigione nelle sue ali”. Il testo ebraico sottolinea proprio questo movimento: il sole che guarisce, che dà forza per camminare. È una luce che scalda, consola, incoraggia, fa riprendere il volo. E come non pensare a Cristo? Gesù stesso, nel Benedictus, è chiamato “sole che sorge dall’alto”. Egli è la luce che vince le tenebre, che guarisce ogni ferita, che illumina la notte dell’uomo. Il giudizio di Dio, dunque, non è una condanna ma un atto di amore: un sole benefico che risana. Cristo, entrando nel buio della morte, nella croce e nell’abbandono, ha trasformato quella notte in aurora. Nessuno può più dire: “Dio mi ha abbandonato”, “è inutile servire Dio”. In Gesù, ogni disperazione trova una via d’uscita, ogni oscurità un raggio di luce. Nulla va perduto: anche ciò che sembra inutile o fallito è raccolto dal suo sguardo d’amore. Vivere nell’attesa dell’alba La nostra vita, come quella dei “timorati di Dio”, è una vita di attesa: attendiamo l’alba, il sorgere del sole che è Cristo. Anche nelle difficoltà, nelle notti del dolore o della paura, siamo chiamati a rinnovare la fede, a dire con convinzione: “Non è inutile servire il Signore”. Ogni Eucaristia è già un raggio di quell’alba: nel pane spezzato e nel vino versato riceviamo i segni concreti della salvezza, la presenza viva del Sole di giustizia. Oggi la Chiesa di Gerusalemme ricorda sant’Abramo, il padre nella fede, colui che “sperò contro ogni speranza”. È l’esempio di chi, pur non vedendo compiute le promesse, ha continuato a credere. Così anche noi, nel tempo della prova, siamo chiamati a conversare tra noi nel Vangelo, a sostenerci nella Parola, a restare uniti nell’attesa dello Sposo che viene. Viviamo nella notte, ma la notte non è eterna: presto sorgerà il sole. E nulla, davvero nulla, di ciò che viviamo con amore, andrà perduto.

“È inutile servire Dio.” Con questa frase dura e provocatoria si apre la denuncia del profeta Malachia contro il popolo d’Israele. È un’accusa che nasce dal cuore di una fede ferita, stanca, delusa: “Abbiamo camminato nel lutto, abbiamo osservato i comandamenti, ma cosa ci abbiamo guadagnato?”. Gli israeliti, interpellati da Malachia, esprimono una protesta profonda: vedono i superbi prosperare, i malvagi restare impuniti, mentre chi serve il Signore sembra non ricevere nulla in cambio. È una ribellione silenziosa, ma reale, che capovolge completamente il pensiero di Dio — un Dio che invece invita a umiltà, fiducia e servizio. Il profeta Malachia, l’ultimo dei profeti minori — e quindi colui che chiude il lungo cammino profetico della Bibbia prima del Vangelo di Matteo — raccoglie questa contestazione, che suona come un grido di sfiducia: “A che serve credere?”. Ma proprio qui si rivela la sua grandezza: Malachia non si limita a condannare, ma mostra un Dio che ascolta, un Dio che resta attento anche quando l’uomo si ribella. Il Signore ascolta chi lo teme Nel racconto, mentre alcuni parlano contro Dio con arroganza, altri — definiti “i timorati di Dio” — si parlano tra loro. È un momento di grande dolcezza spirituale: non gridano, non si ribellano, ma si confidano l’un l’altro con timore e rispetto verso il Signore. E Dio, dice il testo, “porse l’orecchio e li ascoltò”. È un’immagine meravigliosa: il Signore che si china per ascoltare, che non dimentica nulla di chi gli è fedele. Per loro “scrive un libro di memorie”, dove annota tutto il bene compiuto, ogni gesto di amore e di fedeltà. Sono i suoi tesori preziosi, la sua “proprietà particolare”. Chi appartiene a Dio non è mai dimenticato: anche se attraversa prove e oscurità, resta custodito. È un messaggio di tenerezza e di speranza, perché mostra un Dio che non solo vede, ma ricorda, che non è distratto né lontano. Il fuoco che purifica e il “sole di giustizia” Il profeta annuncia poi un evento decisivo: “arriverà un fuoco”. Ma non è un fuoco di distruzione — è un fuoco che purifica, che brucia la menzogna e fa emergere la verità. L’immagine si apre poi su una visione di luce: un “sole di giustizia” che sorge e “porta guarigione nelle sue ali”. Il testo ebraico sottolinea proprio questo movimento: il sole che guarisce, che dà forza per camminare. È una luce che scalda, consola, incoraggia, fa riprendere il volo. E come non pensare a Cristo? Gesù stesso, nel Benedictus, è chiamato “sole che sorge dall’alto”. Egli è la luce che vince le tenebre, che guarisce ogni ferita, che illumina la notte dell’uomo. Il giudizio di Dio, dunque, non è una condanna ma un atto di amore: un sole benefico che risana. Cristo, entrando nel buio della morte, nella croce e nell’abbandono, ha trasformato quella notte in aurora. Nessuno può più dire: “Dio mi ha abbandonato”, “è inutile servire Dio”. In Gesù, ogni disperazione trova una via d’uscita, ogni oscurità un raggio di luce. Nulla va perduto: anche ciò che sembra inutile o fallito è raccolto dal suo sguardo d’amore. Vivere nell’attesa dell’alba La nostra vita, come quella dei “timorati di Dio”, è una vita di attesa: attendiamo l’alba, il sorgere del sole che è Cristo. Anche nelle difficoltà, nelle notti del dolore o della paura, siamo chiamati a rinnovare la fede, a dire con convinzione: “Non è inutile servire il Signore”. Ogni Eucaristia è già un raggio di quell’alba: nel pane spezzato e nel vino versato riceviamo i segni concreti della salvezza, la presenza viva del Sole di giustizia. Oggi la Chiesa di Gerusalemme ricorda sant’Abramo, il padre nella fede, colui che “sperò contro ogni speranza”. È l’esempio di chi, pur non vedendo compiute le promesse, ha continuato a credere. Così anche noi, nel tempo della prova, siamo chiamati a conversare tra noi nel Vangelo, a sostenerci nella Parola, a...

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That Hoarder: Overcome Compulsive Hoarding That Hoarder Hoarding disorder is stigmatised and people who hoard feel vast amounts of shame. This podcast began life as an audio diary, an anonymous outlet for somebody with this weird condition. That Hoarder speaks about her experiences living with compulsive hoarding, she interviews therapists, academics, researchers, children of hoarders, professional organisers and influencers, and she shares insight and tips for others with the problem. Listened to by people who hoard as well as those who love them and those who work with them, Overcome Compulsive Hoarding with That Hoarder aims to shatter the stigma, share the truth and speak openly and honestly to improve lives. The Small Business Startup School – Business Notes | Financial Literacy | Retail Psychology – For Professionals & Entrepreneurs The Small Business Startup School Inc. Starting or buying a small business? While personal circumstances may vary, business patterns remain timeless. On The Small Business Startup School, we explore strategies, insights, and practical solutions to help entrepreneurs confidently navigate their journey.Hosted by Ola Williams—a retail entrepreneur, fintech founder, and financial coach with over two decades of experience—this podcast marries financial awareness and retail psychology with optimism to deliver actionable takeaways.Join us to learn, grow, and connect as we uncover the keys to business success.Let’s continue to learn together and be encouraged to keep on connecting! DIOSA. Carolina Sanper This podcast is a sacred space created by Carolina Sanper where you connect with your inner wisdom and embody your magnetic feminine power.It is the realization that the mystical realm is where you plant the seeds of your desired reality.It is a portal to your true essence: awareness, presence, and receiving with ease. Welcome home, DIOSA. 🖤 XXX Tech by SOVRYN Dr. Brian Sovryn The crossroads between technology, sensuality, and metaphysics - and the longest running anarchist podcast in the world! Brought to you by Dr. Brian Sovryn.

Frequently Asked Questions

How long is this episode of Il podcast di don Andres Bergamini?

This episode is 6 minutes long.

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This episode was published on October 9, 2025.

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“È inutile servire Dio.” Con questa frase dura e provocatoria si apre la denuncia del profeta Malachia contro il popolo d’Israele. È un’accusa che nasce dal cuore di una fede ferita, stanca, delusa: “Abbiamo camminato nel lutto, abbiamo osservato i...

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