EPISODE · May 6, 2025 · 5 MIN
Omelia lunedì III di Pasqua BVI 8.30
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Mi ha colpito il fatto che Gesù non fosse più lì dove aveva moltiplicato i pani e i pesci. La gente, che aveva ricevuto quel pane benedetto, torna nel luogo del miracolo. A prima vista potrebbe sembrare una cosa positiva: ho ricevuto tanto lì, allora torno lì. Ma Gesù non è più in quel posto. E questa assenza apre una domanda: perché lo cerchiamo? Lo vogliamo davvero per chi è o solo perché ci ha saziati? Il vero significato del segno Gesù stesso ci mette davanti alla verità: “Mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché vi siete saziati.” Quel miracolo non era fine a se stesso, non era solo per riempire lo stomaco, ma per portarci oltre, per rivelare qualcosa. L’abbondanza era il segno della sua presenza, ma ciò che conta è la fame, la fame autentica di Lui. Non possiamo ridurre Gesù a un mezzo per ottenere qualcosa: il segno ci chiama a guardare più in alto. Cosa cerchiamo da Gesù? Mi interrogo: quando non trovo più Gesù dove pensavo di trovarlo, perché continuo a cercarlo? Cerco consolazione? Un'altra sazietà? Spesso lo cerchiamo come vogliamo noi, secondo le nostre misure. Ma Lui è sempre in movimento. Sembra scomparire, si muove tra le barche e i discepoli, ma poi si fa trovare. È un invito a una relazione viva, non a una fede comoda o automatica. L’unica vera opera: credere Gesù ci dice quale sia l’opera che conta davvero: “Credere in colui che Dio ha mandato.” Non è tanto il pane che ci serve, ma la fede in Lui, nel suo essere il Figlio di Dio, il Salvatore. Seguirlo, come ha detto a Pietro: “Mi ami più di costoro? Seguimi.” Seguirlo non per ottenere qualcosa, ma per amore, per vivere un rapporto profondo con Lui. In questo c'è tutto: anche la consolazione, anche la sazietà. Stefano: forza nella debolezza Stefano per me è un esempio potente. È piccolo, davanti ai potenti che vogliono schiacciarlo, ma ha dentro una forza e una grazia che nessuno può contrastare. Perché ha un rapporto profondo con il Signore. È pieno di Spirito, e nel suo volto si vede: è come un angelo. Vorrei anch’io un rapporto così, così intenso da trasparire fuori, anche nel momento della prova. Delizia nella Parola e affidamento a Maria Il Salmo dice: “Anche se i potenti mi calunniano, io medito i tuoi decreti.” Ecco la chiave: anche se fuori c’è ostilità, io trovo gioia nella tua Parola, Signore. I tuoi insegnamenti sono la mia delizia. In questo si gioca il rapporto con Dio: amore, ascolto, meditazione. Per questo mi affido a Maria, la Vergine del Soccorso che oggi ricordiamo. Lei aveva un rapporto profondo con Gesù, non solo come madre, ma come vera discepola. Vorrei affidarmi a Lui come ha fatto Lei, sempre.
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Mi ha colpito il fatto che Gesù non fosse più lì dove aveva moltiplicato i pani e i pesci. La gente, che aveva ricevuto quel pane benedetto, torna nel luogo del miracolo. A prima vista potrebbe sembrare una cosa positiva: ho ricevuto tanto lì, allora torno lì. Ma Gesù non è più in quel posto. E questa assenza apre una domanda: perché lo cerchiamo? Lo vogliamo davvero per chi è o solo perché ci ha saziati? Il vero significato del segno Gesù stesso ci mette davanti alla verità: “Mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché vi siete saziati.” Quel miracolo non era fine a se stesso, non era solo per riempire lo stomaco, ma per portarci oltre, per rivelare qualcosa. L’abbondanza era il segno della sua presenza, ma ciò che conta è la fame, la fame autentica di Lui. Non possiamo ridurre Gesù a un mezzo per ottenere qualcosa: il segno ci chiama a guardare più in alto. Cosa cerchiamo da Gesù? Mi interrogo: quando non trovo più Gesù dove pensavo di trovarlo, perché continuo a cercarlo? Cerco consolazione? Un'altra sazietà? Spesso lo cerchiamo come vogliamo noi, secondo le nostre misure. Ma Lui è sempre in movimento. Sembra scomparire, si muove tra le barche e i discepoli, ma poi si fa trovare. È un invito a una relazione viva, non a una fede comoda o automatica. L’unica vera opera: credere Gesù ci dice quale sia l’opera che conta davvero: “Credere in colui che Dio ha mandato.” Non è tanto il pane che ci serve, ma la fede in Lui, nel suo essere il Figlio di Dio, il Salvatore. Seguirlo, come ha detto a Pietro: “Mi ami più di costoro? Seguimi.” Seguirlo non per ottenere qualcosa, ma per amore, per vivere un rapporto profondo con Lui. In questo c'è tutto: anche la consolazione, anche la sazietà. Stefano: forza nella debolezza Stefano per me è un esempio potente. È piccolo, davanti ai potenti che vogliono schiacciarlo, ma ha dentro una forza e una grazia che nessuno può contrastare. Perché ha un rapporto profondo con il Signore. È pieno di Spirito, e nel suo volto si vede: è come un angelo. Vorrei anch’io un rapporto così, così intenso da trasparire fuori, anche nel momento della prova. Delizia nella Parola e affidamento a Maria Il Salmo dice: “Anche se i potenti mi calunniano, io medito i tuoi decreti.” Ecco la chiave: anche se fuori c’è ostilità, io trovo gioia nella tua Parola, Signore. I tuoi insegnamenti sono la mia delizia. In questo si gioca il rapporto con Dio: amore, ascolto, meditazione. Per questo mi affido a Maria, la Vergine del Soccorso che oggi ricordiamo. Lei aveva un rapporto profondo con Gesù, non solo come madre, ma come vera discepola. Vorrei affidarmi a Lui come ha fatto Lei, sempre.
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Omelia lunedì III di Pasqua BVI 8.30
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