EPISODE · Jan 29, 2026 · 6 MIN
Omelia martedì III settimana del TO Lercaro
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
L’Arca che entra nella casa e Gesù che abita tra la gente Riflettendo su questo Vangelo e sulla prima lettura, resto colpito dalla bellezza del filo che le unisce. Nella prima lettura si parla finalmente dell’accoglienza dell’Arca: dopo essere stata a lungo in giro, persino tra i Filistei, viene collocata nella tenda e nella casa che Davide ha preparato. Non c’è ancora il Tempio, ma questo gesto è già un segno fortissimo: è la visita del Signore che entra nella “casa” di Davide, nella sua vita concreta. Questo tema della casa ritorna in modo sorprendente nel Vangelo. Gesù si trova in una casa, circondato dalla gente, mentre fuori ci sono sua madre, i suoi fratelli e le sue sorelle che lo cercano. Sembra quasi che vogliano portarlo via, riportarlo a Nazareth, nella casa di famiglia. E invece Gesù resta lì, in mezzo alla gente, perché sappiamo quanto amava stare con le persone. Il suo stare con la gente rivela il desiderio profondo di relazione e di compagnia: per lui, le persone che ha davanti sono tutte importantissime. «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?» Gesù pone una domanda che è certamente retorica, ma che in realtà interpella tutti: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Non la rivolge solo a chi era lì quel giorno, ma anche a noi oggi. È una domanda che allarga l’orizzonte in modo meraviglioso. Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, Gesù dice: «Ecco mia madre e i miei fratelli». In quel momento considera come madre e fratelli proprio le persone che gli stanno intorno. E specifica subito il criterio: «Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre». Questo significa che siamo direttamente chiamati in causa: sentirci fratelli, sorelle e perfino madri di Gesù. Colpisce anche questa bella prevalenza femminile nelle parole di Gesù, come un dono ulteriore. Essere chiamati così da lui indica una relazione profondissima, intima, familiare. Ed è Gesù stesso che ci considera tali. La fatica di sentirsi degni di questa relazione Dentro di me riconosco una possibile resistenza: potrei dire che essere discepolo sì, va bene, ma fratello di Gesù è troppo. Preferirei forse restare un po’ distante, ascoltarlo, seguirlo, ma senza spingermi così vicino. E invece lui non prende le distanze: ci chiama fratelli e sorelle, qualunque sia la nostra condizione. Penso a tutte le ragioni per cui spesso siamo noi a sentirci esclusi: perché dobbiamo ancora sistemare qualcosa nella nostra vita, perché ci sentiamo lontani, perché abbiamo fatto tanti peccati, perché non ci comportiamo bene, perché protestiamo con lui o ci sentiamo soli. In tutti questi casi siamo noi a metterci fuori. Gesù, invece, è chiarissimo: per lui non è così. Non esclude nessuno. Fare la volontà di Dio: accettare di essere suoi Gesù viene nella nostra casa, viene dove abitiamo, entra nella nostra vita. E chiede una cosa sola: fare la volontà di Dio. Ma cosa significa davvero fare la volontà di Dio? È una domanda che nasce spontanea, soprattutto quando uno pensa alla propria situazione concreta, alla vecchiaia, alla fragilità, alla malattia, alle carrozzine, ai limiti di oggi. La volontà di Dio, in fondo, è una: accettare di essere suoi fratelli e sorelle, accettare questa relazione, questa amicizia. È accogliere il legame che lui ci offre e offrire, a nostra volta, quello che siamo e quello che abbiamo. Il legame familiare, infatti, non ce lo scegliamo: o sei fratello o sorella, o non lo sei. Non è una preferenza, è un dono ricevuto. Con Gesù accade qualcosa di simile: entrare in comunione con lui significa sentirci suoi, aprirci alla fiducia, alla ricerca, all’offerta. Vuol dire accoglierlo, lasciarci accogliere, lasciarci amare. Tutte cose che fanno parte della vita familiare e che Gesù chiede anche a noi. Vivere da fratelli e sorelle nella gioia Non possiamo pretendere grandi cose da noi stessi nella nostra piccolezza, ma una cosa sì: volergli bene. Volergli bene come si vuole bene a un fratello, a una sorella, a una madre. Per questo ringrazio il Signore: ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, ogni volta che preghiamo insieme, che compiamo un gesto di gentilezza verso chi ci sta accanto, che offriamo una parola di incoraggiamento, stiamo già vivendo questo essere famiglia, questo essere fratelli e sorelle. Se tutto questo lo facciamo nel nome del Signore, allora la gioia ci prende il cuore. È una gioia simile a quella travolgente di Davide quando l’Arca entra nella sua casa. Una gioia che può abitare la nostra vita, qualunque sia la nostra condizione.
What this episode covers
L’Arca che entra nella casa e Gesù che abita tra la gente Riflettendo su questo Vangelo e sulla prima lettura, resto colpito dalla bellezza del filo che le unisce. Nella prima lettura si parla finalmente dell’accoglienza dell’Arca: dopo essere stata a lungo in giro, persino tra i Filistei, viene collocata nella tenda e nella casa che Davide ha preparato. Non c’è ancora il Tempio, ma questo gesto è già un segno fortissimo: è la visita del Signore che entra nella “casa” di Davide, nella sua vita concreta. Questo tema della casa ritorna in modo sorprendente nel Vangelo. Gesù si trova in una casa, circondato dalla gente, mentre fuori ci sono sua madre, i suoi fratelli e le sue sorelle che lo cercano. Sembra quasi che vogliano portarlo via, riportarlo a Nazareth, nella casa di famiglia. E invece Gesù resta lì, in mezzo alla gente, perché sappiamo quanto amava stare con le persone. Il suo stare con la gente rivela il desiderio profondo di relazione e di compagnia: per lui, le persone che ha davanti sono tutte importantissime. «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?» Gesù pone una domanda che è certamente retorica, ma che in realtà interpella tutti: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Non la rivolge solo a chi era lì quel giorno, ma anche a noi oggi. È una domanda che allarga l’orizzonte in modo meraviglioso. Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, Gesù dice: «Ecco mia madre e i miei fratelli». In quel momento considera come madre e fratelli proprio le persone che gli stanno intorno. E specifica subito il criterio: «Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre». Questo significa che siamo direttamente chiamati in causa: sentirci fratelli, sorelle e perfino madri di Gesù. Colpisce anche questa bella prevalenza femminile nelle parole di Gesù, come un dono ulteriore. Essere chiamati così da lui indica una relazione profondissima, intima, familiare. Ed è Gesù stesso che ci considera tali. La fatica di sentirsi degni di questa relazione Dentro di me riconosco una possibile resistenza: potrei dire che essere discepolo sì, va bene, ma fratello di Gesù è troppo. Preferirei forse restare un po’ distante, ascoltarlo, seguirlo, ma senza spingermi così vicino. E invece lui non prende le distanze: ci chiama fratelli e sorelle, qualunque sia la nostra condizione. Penso a tutte le ragioni per cui spesso siamo noi a sentirci esclusi: perché dobbiamo ancora sistemare qualcosa nella nostra vita, perché ci sentiamo lontani, perché abbiamo fatto tanti peccati, perché non ci comportiamo bene, perché protestiamo con lui o ci sentiamo soli. In tutti questi casi siamo noi a metterci fuori. Gesù, invece, è chiarissimo: per lui non è così. Non esclude nessuno. Fare la volontà di Dio: accettare di essere suoi Gesù viene nella nostra casa, viene dove abitiamo, entra nella nostra vita. E chiede una cosa sola: fare la volontà di Dio. Ma cosa significa davvero fare la volontà di Dio? È una domanda che nasce spontanea, soprattutto quando uno pensa alla propria situazione concreta, alla vecchiaia, alla fragilità, alla malattia, alle carrozzine, ai limiti di oggi. La volontà di Dio, in fondo, è una: accettare di essere suoi fratelli e sorelle, accettare questa relazione, questa amicizia. È accogliere il legame che lui ci offre e offrire, a nostra volta, quello che siamo e quello che abbiamo. Il legame familiare, infatti, non ce lo scegliamo: o sei fratello o sorella, o non lo sei. Non è una preferenza, è un dono ricevuto. Con Gesù accade qualcosa di simile: entrare in comunione con lui significa sentirci suoi, aprirci alla fiducia, alla ricerca, all’offerta. Vuol dire accoglierlo, lasciarci accogliere, lasciarci amare. Tutte cose che fanno parte della vita familiare e che Gesù chiede anche a noi. Vivere da fratelli e sorelle nella gioia<br...
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