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EPISODE · Oct 22, 2025 · 5 MIN

Omelia mercoledì XXIX settimana S. Andrea

from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini

I testi di oggi ci invitano a riflettere sul nostro essere servitori, su chi serviamo davvero. L’immagine evangelica dei servi fedeli che danno il cibo a tempo opportuno è bellissima: persone semplici, umili, puntuali, che si prendono cura di ciò che il Signore ha loro affidato. Questa fedeltà quotidiana è ciò che dà senso al nostro essere discepoli. Anche la lettera ai Romani usa un linguaggio simile, parlando di “essere schiavi del peccato”. È un’espressione forte, ma vera: il peccato ci rende schiavi, ci imprigiona, ci condiziona, e spesso nemmeno ce ne accorgiamo. La schiavitù del peccato Il peccato può assumere tante forme: un atteggiamento che si ripete nel tempo, una relazione che diventa tossica, un modo sbagliato di rapportarci a chi ci vive accanto — il marito, la moglie, i familiari. Può essere un vizio, una dipendenza, qualcosa che ci lega interiormente e da cui facciamo fatica a staccarci. È una schiavitù cattiva, perché ci toglie libertà. Eppure Paolo ci mostra una via diversa, con un’espressione meravigliosa: “Non offrite al peccato le vostre membra”. L’offerta a Dio Questa parola “offrire” — in greco “presentare” — è centrale. Paolo ci invita a non presentarci al peccato, ma a offrire noi stessi a Dio. Che cosa offriamo? Tutto noi stessi: il nostro corpo, la nostra storia, le nostre ferite, la nostra vita salvata. Dice Paolo: “Come viventi, ritornati dai morti”. È la vita stessa che diventa un dono, un’offerta di riconoscenza. Siamo chiamati a offrirci a Dio “come strumenti di giustizia”, mettendo davanti a Lui ciò che siamo con umiltà. Anche chi è anziano o immobilizzato nel letto può farlo: non è questione di fare, ma di essere. Offrire tutto sé stessi a Dio è già un atto d’amore profondo, perché Lui ci ama, ci desidera, ci salva. Tempio dello Spirito e schiavitù buona Se siamo tempio dello Spirito Santo, allora dentro di noi c’è già la presenza viva di Dio. Offrendo noi stessi a Lui, accogliamo la grazia che ci trasforma. Non si tratta tanto di combattere il peccato con le nostre forze, ma di spostarci di fronte: invece di presentarci al peccato, ci presentiamo a Dio. È un altro tipo di schiavitù, ma una schiavitù buona. Quando offriamo a Dio le nostre mani, le nostre labbra, i nostri occhi, essi diventano strumenti suoi, non più nostri. È così che diventiamo “schiavi della giustizia”: servi liberi, mossi dallo Spirito, restituiti a relazioni nuove, purificate, rinate. L’offerta che Dio gradisce Questa obbedienza umile è la risposta di un figlio amato che restituisce ciò che ha ricevuto. E Dio accetta sempre la nostra offerta, anche se è piccola, povera, fragile. A Lui possiamo dire: “Ti offro tutto ciò che ho: me stesso”. Nell’Eucaristia questo gesto trova la sua pienezza: offriamo noi stessi insieme al sacrificio d’amore di Gesù. È questa l’offerta che Dio più gradisce — il suo Figlio morto e risorto per noi — e unendoci a Lui, la nostra vita diventa parte di quell’unica offerta d’amore che salva il mondo.

I testi di oggi ci invitano a riflettere sul nostro essere servitori, su chi serviamo davvero. L’immagine evangelica dei servi fedeli che danno il cibo a tempo opportuno è bellissima: persone semplici, umili, puntuali, che si prendono cura di ciò che il Signore ha loro affidato. Questa fedeltà quotidiana è ciò che dà senso al nostro essere discepoli. Anche la lettera ai Romani usa un linguaggio simile, parlando di “essere schiavi del peccato”. È un’espressione forte, ma vera: il peccato ci rende schiavi, ci imprigiona, ci condiziona, e spesso nemmeno ce ne accorgiamo. La schiavitù del peccato Il peccato può assumere tante forme: un atteggiamento che si ripete nel tempo, una relazione che diventa tossica, un modo sbagliato di rapportarci a chi ci vive accanto — il marito, la moglie, i familiari. Può essere un vizio, una dipendenza, qualcosa che ci lega interiormente e da cui facciamo fatica a staccarci. È una schiavitù cattiva, perché ci toglie libertà. Eppure Paolo ci mostra una via diversa, con un’espressione meravigliosa: “Non offrite al peccato le vostre membra”. L’offerta a Dio Questa parola “offrire” — in greco “presentare” — è centrale. Paolo ci invita a non presentarci al peccato, ma a offrire noi stessi a Dio. Che cosa offriamo? Tutto noi stessi: il nostro corpo, la nostra storia, le nostre ferite, la nostra vita salvata. Dice Paolo: “Come viventi, ritornati dai morti”. È la vita stessa che diventa un dono, un’offerta di riconoscenza. Siamo chiamati a offrirci a Dio “come strumenti di giustizia”, mettendo davanti a Lui ciò che siamo con umiltà. Anche chi è anziano o immobilizzato nel letto può farlo: non è questione di fare, ma di essere. Offrire tutto sé stessi a Dio è già un atto d’amore profondo, perché Lui ci ama, ci desidera, ci salva. Tempio dello Spirito e schiavitù buona Se siamo tempio dello Spirito Santo, allora dentro di noi c’è già la presenza viva di Dio. Offrendo noi stessi a Lui, accogliamo la grazia che ci trasforma. Non si tratta tanto di combattere il peccato con le nostre forze, ma di spostarci di fronte: invece di presentarci al peccato, ci presentiamo a Dio. È un altro tipo di schiavitù, ma una schiavitù buona. Quando offriamo a Dio le nostre mani, le nostre labbra, i nostri occhi, essi diventano strumenti suoi, non più nostri. È così che diventiamo “schiavi della giustizia”: servi liberi, mossi dallo Spirito, restituiti a relazioni nuove, purificate, rinate. L’offerta che Dio gradisce Questa obbedienza umile è la risposta di un figlio amato che restituisce ciò che ha ricevuto. E Dio accetta sempre la nostra offerta, anche se è piccola, povera, fragile. A Lui possiamo dire: “Ti offro tutto ciò che ho: me stesso”. Nell’Eucaristia questo gesto trova la sua pienezza: offriamo noi stessi insieme al sacrificio d’amore di Gesù. È questa l’offerta che Dio più gradisce — il suo Figlio morto e risorto per noi — e unendoci a Lui, la nostra vita diventa parte di quell’unica offerta d’amore che salva il mondo.

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Omelia mercoledì XXIX settimana S. Andrea

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That Hoarder: Overcome Compulsive Hoarding That Hoarder Hoarding disorder is stigmatised and people who hoard feel vast amounts of shame. This podcast began life as an audio diary, an anonymous outlet for somebody with this weird condition. That Hoarder speaks about her experiences living with compulsive hoarding, she interviews therapists, academics, researchers, children of hoarders, professional organisers and influencers, and she shares insight and tips for others with the problem. Listened to by people who hoard as well as those who love them and those who work with them, Overcome Compulsive Hoarding with That Hoarder aims to shatter the stigma, share the truth and speak openly and honestly to improve lives. The Small Business Startup School – Business Notes | Financial Literacy | Retail Psychology – For Professionals & Entrepreneurs The Small Business Startup School Inc. Starting or buying a small business? While personal circumstances may vary, business patterns remain timeless. On The Small Business Startup School, we explore strategies, insights, and practical solutions to help entrepreneurs confidently navigate their journey.Hosted by Ola Williams—a retail entrepreneur, fintech founder, and financial coach with over two decades of experience—this podcast marries financial awareness and retail psychology with optimism to deliver actionable takeaways.Join us to learn, grow, and connect as we uncover the keys to business success.Let’s continue to learn together and be encouraged to keep on connecting! DIOSA. Carolina Sanper This podcast is a sacred space created by Carolina Sanper where you connect with your inner wisdom and embody your magnetic feminine power.It is the realization that the mystical realm is where you plant the seeds of your desired reality.It is a portal to your true essence: awareness, presence, and receiving with ease. Welcome home, DIOSA. 🖤 XXX Tech by SOVRYN Dr. Brian Sovryn The crossroads between technology, sensuality, and metaphysics - and the longest running anarchist podcast in the world! Brought to you by Dr. Brian Sovryn.

Frequently Asked Questions

How long is this episode of Il podcast di don Andres Bergamini?

This episode is 5 minutes long.

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This episode was published on October 22, 2025.

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I testi di oggi ci invitano a riflettere sul nostro essere servitori, su chi serviamo davvero. L’immagine evangelica dei servi fedeli che danno il cibo a tempo opportuno è bellissima: persone semplici, umili, puntuali, che si prendono cura di ciò...

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