EPISODE · May 2, 2025 · 5 MIN
Omelia venerdi II Pasqua BVI 8.30
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Ieri ho riflettuto sull’obbedienza a Dio come una scelta radicale, profonda, che dà senso alla vita. Oggi invece vedo il suo contrario: l’opposizione, la ribellione, il combattere contro Dio. È un contrasto netto, e mi colpisce come questa opposizione si possa manifestare anche nelle nostre azioni quotidiane, in quelle piccole mancanze di carità che sembrano insignificanti, ma che in realtà contribuiscono a una sorta di “distruzione” lenta degli altri. La responsabilità verso gli altri Mi interrogo su quanto siamo consapevoli del valore delle persone che ci sono affidate. Mi torna in mente quella frase pronunciata nei matrimoni: “Non osi l’uomo separare ciò che Dio ha unito”. Mi rendo conto che le nostre mancanze — la poca attenzione, la scarsa cura, il non rispetto — rischiano di separare e perfino distruggere ciò che Dio ha voluto unire. Eppure, anche in mezzo a questa fragilità, l’opera del Signore resta più grande, più forte. C’è speranza, allora, se ci lasciamo prendere per mano dagli apostoli. La letizia degli apostoli Mi emoziona vedere come gli apostoli, rimessi in libertà, escano lieti. Lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù. Ma da dove nasce questa letizia? Dal fatto che ciò che fanno non è più solo loro, ma è l’opera stessa di Gesù risorto, che li ha inviati ad annunciare il Vangelo. E loro lo fanno, ogni giorno, instancabilmente, nel tempio e nelle case, casa per casa. Non si fermano. Questo mi insegna che la vera gioia nasce dall’obbedienza all’amore ricevuto dal Signore, dall’annuncio fatto con umiltà, anche quando siamo senza mezzi. Cinque pani e due pesci Mi sento provocato da quella scena in cui Gesù sfida i discepoli a sfamare la folla. Andrea trova un ragazzino con cinque pani e due pesci, ma sembra nulla di fronte a così tante persone. Eppure, quel poco, messo nelle mani di Gesù, diventa abbondanza. Anche noi, spesso, ci sentiamo piccoli, inadeguati, poveri di risorse. Ma abbiamo qualcosa da dare, sempre. Quel poco che abbiamo, se condiviso, genera gioia. La gioia del dare Scopro che la vera letizia non sta nell’avere, ma nel condividere. Non solo beni materiali, ma anche tempo, energie, ascolto. Interpretare la vita come un’offerta è ciò che la rende piena. È proprio nel dare che riceviamo, che ci sentiamo sazi, come quella folla che alla fine raccolse molte ceste piene di avanzi. Se guardassi le mie giornate con questa chiave, mi accorgerei che i momenti in cui ho dato senza pretese sono quelli in cui mi sono sentito più felice, più umano, più vivo. Un'obbedienza lieta E allora oggi voglio ringraziare il Signore, voglio aprire il cuore a un’obbedienza che sia lieta, silenziosa, prudente ma profonda. Un’obbedienza che mi spinga a prendermi cura degli altri, consapevole di essere un discepolo di Gesù. Non un eroe, non un perfetto, ma un discepolo che si lascia guidare, benedire e spezzare per diventare pane condiviso per gli altri.
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Ieri ho riflettuto sull’obbedienza a Dio come una scelta radicale, profonda, che dà senso alla vita. Oggi invece vedo il suo contrario: l’opposizione, la ribellione, il combattere contro Dio. È un contrasto netto, e mi colpisce come questa opposizione si possa manifestare anche nelle nostre azioni quotidiane, in quelle piccole mancanze di carità che sembrano insignificanti, ma che in realtà contribuiscono a una sorta di “distruzione” lenta degli altri. La responsabilità verso gli altri Mi interrogo su quanto siamo consapevoli del valore delle persone che ci sono affidate. Mi torna in mente quella frase pronunciata nei matrimoni: “Non osi l’uomo separare ciò che Dio ha unito”. Mi rendo conto che le nostre mancanze — la poca attenzione, la scarsa cura, il non rispetto — rischiano di separare e perfino distruggere ciò che Dio ha voluto unire. Eppure, anche in mezzo a questa fragilità, l’opera del Signore resta più grande, più forte. C’è speranza, allora, se ci lasciamo prendere per mano dagli apostoli. La letizia degli apostoli Mi emoziona vedere come gli apostoli, rimessi in libertà, escano lieti. Lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù. Ma da dove nasce questa letizia? Dal fatto che ciò che fanno non è più solo loro, ma è l’opera stessa di Gesù risorto, che li ha inviati ad annunciare il Vangelo. E loro lo fanno, ogni giorno, instancabilmente, nel tempio e nelle case, casa per casa. Non si fermano. Questo mi insegna che la vera gioia nasce dall’obbedienza all’amore ricevuto dal Signore, dall’annuncio fatto con umiltà, anche quando siamo senza mezzi. Cinque pani e due pesci Mi sento provocato da quella scena in cui Gesù sfida i discepoli a sfamare la folla. Andrea trova un ragazzino con cinque pani e due pesci, ma sembra nulla di fronte a così tante persone. Eppure, quel poco, messo nelle mani di Gesù, diventa abbondanza. Anche noi, spesso, ci sentiamo piccoli, inadeguati, poveri di risorse. Ma abbiamo qualcosa da dare, sempre. Quel poco che abbiamo, se condiviso, genera gioia. La gioia del dare Scopro che la vera letizia non sta nell’avere, ma nel condividere. Non solo beni materiali, ma anche tempo, energie, ascolto. Interpretare la vita come un’offerta è ciò che la rende piena. È proprio nel dare che riceviamo, che ci sentiamo sazi, come quella folla che alla fine raccolse molte ceste piene di avanzi. Se guardassi le mie giornate con questa chiave, mi accorgerei che i momenti in cui ho dato senza pretese sono quelli in cui mi sono sentito più felice, più umano, più vivo. Un'obbedienza lieta E allora oggi voglio ringraziare il Signore, voglio aprire il cuore a un’obbedienza che sia lieta, silenziosa, prudente ma profonda. Un’obbedienza che mi spinga a prendermi cura degli altri, consapevole di essere un discepolo di Gesù. Non un eroe, non un perfetto, ma un discepolo che si lascia guidare, benedire e spezzare per diventare pane condiviso per gli altri.
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Omelia venerdi II Pasqua BVI 8.30
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