Omelia XXI domenica TO C a S. Andrea ore 11.m4a episode artwork

EPISODE · Aug 24, 2025 · 13 MIN

Omelia XXI domenica TO C a S. Andrea ore 11.m4a

from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini

Tutto parta da una domanda: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. È questa domanda, così posta, che suscita in Gesù una risposta forte, severa, che ci lascia un po’ spiazzati. Mi sono chiesto: noi la faremmo mai questa domanda? E con che tono? Forse chi l’ha posta si sentiva tra i pochi privilegiati, quelli che osservano la legge e i comandamenti, i “bravi”. Come a dire: “Siamo in pochi, vero, Signore?”. Eppure è importante interrogarci sulla salvezza. Gesù si chiama così perché significa “Dio salva”. È venuto proprio per questo. Io, se fossi lì, forse gli chiederei: “Signore, io mi salvo? Tu mi salvi? Vieni a salvarmi?”. Ma il Vangelo riporta la domanda in quel modo, e Gesù risponde con parole dure: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”. La porta chiusa e la sorpresa Gesù avverte che molti cercheranno di entrare ma non ce la faranno. Quando il padrone chiuderà la porta, quelli rimasti fuori busseranno, implorando: “Signore, aprici”. E lui risponderà: “Non so di dove siete”. È sconvolgente: non li riconosce. Eppure loro insistono: “Abbiamo mangiato e bevuto con te, tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma lui ripete: “Non so di dove siete, allontanatevi da me”. Dentro, invece, ci sarà Abramo, Isacco, Giacobbe, i profeti, e tanti che vengono da Oriente e Occidente. Persone che forse non immaginavano di trovarsi lì. Non è questione di orari Non si tratta di arrivare in tempo. Anche all’ultimo momento si può entrare: pensiamo al ladrone in croce, che con una sola invocazione ha trovato la porta spalancata: “Oggi sarai con me in Paradiso”. Non è una questione di cronologia, ma di atteggiamento. Quelli rimasti fuori avevano dato per scontato di essere dentro. Si sentivano a posto, avevano partecipato alle celebrazioni, forse si erano comportati bene. Ma Gesù li chiama “operatori di ingiustizia”. Perché? Forse perché non hanno fatto lo sforzo di cui parla Gesù: non uno sforzo di perfezione morale o di rigidità, ma di desiderio, di bisogno. Che sforzo ci chiede il Signore? Lo sforzo di cui parla Gesù non è un accumulo di meriti o di osservanze. È qualcosa di più profondo: passione, desiderio, bisogno di Lui. Il ladrone sulla croce aveva questo bisogno. Mi è venuto in mente il film Inside Out che abbiamo visto ieri sera, all'aperto qui nel parco. Racconta di una bambina che deve crescere suo malgrado, affrontando il trasloco, la perdita degli amici, la confusione interiore. È in balia dei sentimenti: gioia, rabbia, paura, tristezza... tutto mescolato. A un certo punto crolla, e lì avviene qualcosa di decisivo: piange, esprime la sua fragilità, chiede aiuto ai genitori. Quel bisogno la salva. Ecco lo sforzo: non avere paura della nostra tristezza, del nostro bisogno, ma portarli al Signore. Se andiamo con i compiti fatti, con la pretesa, la porta resta chiusa. Se andiamo con il desiderio di incontrarlo, con la nostra piccolezza e incapacità, la porta la troviamo aperta. La correzione del Padre La Lettera agli Ebrei ci ricorda che Dio ci corregge come un padre con il figlio. Non è una correzione punitiva, ma cura. Non dobbiamo disprezzarla né considerarla poca cosa: è il segno che siamo figli amati. Lui vuole prenderci per mano, metterci sulla strada della felicità. Il banchetto e la comunione Quando entreremo nel banchetto, sarà meraviglioso: troveremo gente di ogni provenienza, anche chi non conosceva Dio. Isaia dice che arriveranno popoli lontani, che porteranno i figli di Israele come offerta al Signore. E tra quei popoli pagani, Dio sceglierà persino sacerdoti. È incredibile! Entrare non è fare presenza passiva: non è andare a dire “Signore, noi ci mangiamo il sandwich, tu sii presente, assisti e basta”. È partecipare con tutto il nostro vissuto: sofferenze, gioie, desideri. La prossima domenica il Vangelo parlerà della posizione a tavola: un segno che la piccolezza e il bisogno devono restare vivi. Perché siamo qui oggi Oggi siamo qui non con i compiti perfetti, ma con il nostro bisogno. Veniamo per ascoltare la Parola, per essere consolati, incoraggiati, rimessi in cammino. Gesù è sempre con noi, ci invita al suo banchetto, non per rimproverarci, ma per darci vita eterna.

Tutto parta da una domanda: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. È questa domanda, così posta, che suscita in Gesù una risposta forte, severa, che ci lascia un po’ spiazzati. Mi sono chiesto: noi la faremmo mai questa domanda? E con che tono? Forse chi l’ha posta si sentiva tra i pochi privilegiati, quelli che osservano la legge e i comandamenti, i “bravi”. Come a dire: “Siamo in pochi, vero, Signore?”. Eppure è importante interrogarci sulla salvezza. Gesù si chiama così perché significa “Dio salva”. È venuto proprio per questo. Io, se fossi lì, forse gli chiederei: “Signore, io mi salvo? Tu mi salvi? Vieni a salvarmi?”. Ma il Vangelo riporta la domanda in quel modo, e Gesù risponde con parole dure: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”. La porta chiusa e la sorpresa Gesù avverte che molti cercheranno di entrare ma non ce la faranno. Quando il padrone chiuderà la porta, quelli rimasti fuori busseranno, implorando: “Signore, aprici”. E lui risponderà: “Non so di dove siete”. È sconvolgente: non li riconosce. Eppure loro insistono: “Abbiamo mangiato e bevuto con te, tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma lui ripete: “Non so di dove siete, allontanatevi da me”. Dentro, invece, ci sarà Abramo, Isacco, Giacobbe, i profeti, e tanti che vengono da Oriente e Occidente. Persone che forse non immaginavano di trovarsi lì. Non è questione di orari Non si tratta di arrivare in tempo. Anche all’ultimo momento si può entrare: pensiamo al ladrone in croce, che con una sola invocazione ha trovato la porta spalancata: “Oggi sarai con me in Paradiso”. Non è una questione di cronologia, ma di atteggiamento. Quelli rimasti fuori avevano dato per scontato di essere dentro. Si sentivano a posto, avevano partecipato alle celebrazioni, forse si erano comportati bene. Ma Gesù li chiama “operatori di ingiustizia”. Perché? Forse perché non hanno fatto lo sforzo di cui parla Gesù: non uno sforzo di perfezione morale o di rigidità, ma di desiderio, di bisogno. Che sforzo ci chiede il Signore? Lo sforzo di cui parla Gesù non è un accumulo di meriti o di osservanze. È qualcosa di più profondo: passione, desiderio, bisogno di Lui. Il ladrone sulla croce aveva questo bisogno. Mi è venuto in mente il film Inside Out che abbiamo visto ieri sera, all'aperto qui nel parco. Racconta di una bambina che deve crescere suo malgrado, affrontando il trasloco, la perdita degli amici, la confusione interiore. È in balia dei sentimenti: gioia, rabbia, paura, tristezza... tutto mescolato. A un certo punto crolla, e lì avviene qualcosa di decisivo: piange, esprime la sua fragilità, chiede aiuto ai genitori. Quel bisogno la salva. Ecco lo sforzo: non avere paura della nostra tristezza, del nostro bisogno, ma portarli al Signore. Se andiamo con i compiti fatti, con la pretesa, la porta resta chiusa. Se andiamo con il desiderio di incontrarlo, con la nostra piccolezza e incapacità, la porta la troviamo aperta. La correzione del Padre La Lettera agli Ebrei ci ricorda che Dio ci corregge come un padre con il figlio. Non è una correzione punitiva, ma cura. Non dobbiamo disprezzarla né considerarla poca cosa: è il segno che siamo figli amati. Lui vuole prenderci per mano, metterci sulla strada della felicità. Il banchetto e la comunione Quando entreremo nel banchetto, sarà meraviglioso: troveremo gente di ogni provenienza, anche chi non conosceva Dio. Isaia dice che arriveranno popoli lontani, che porteranno i figli di Israele come offerta al Signore. E tra quei popoli pagani, Dio sceglierà persino sacerdoti. È incredibile! Entrare non è fare presenza passiva: non è andare a dire “Signore, noi ci mangiamo il sandwich, tu sii presente, assisti e basta”. È partecipare con tutto il nostro vissuto: sofferenze, gioie, desideri. La prossima domenica il Vangelo parlerà della...

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That Hoarder: Overcome Compulsive Hoarding That Hoarder Hoarding disorder is stigmatised and people who hoard feel vast amounts of shame. This podcast began life as an audio diary, an anonymous outlet for somebody with this weird condition. That Hoarder speaks about her experiences living with compulsive hoarding, she interviews therapists, academics, researchers, children of hoarders, professional organisers and influencers, and she shares insight and tips for others with the problem. Listened to by people who hoard as well as those who love them and those who work with them, Overcome Compulsive Hoarding with That Hoarder aims to shatter the stigma, share the truth and speak openly and honestly to improve lives. The Small Business Startup School – Business Notes | Financial Literacy | Retail Psychology – For Professionals & Entrepreneurs The Small Business Startup School Inc. Starting or buying a small business? While personal circumstances may vary, business patterns remain timeless. On The Small Business Startup School, we explore strategies, insights, and practical solutions to help entrepreneurs confidently navigate their journey.Hosted by Ola Williams—a retail entrepreneur, fintech founder, and financial coach with over two decades of experience—this podcast marries financial awareness and retail psychology with optimism to deliver actionable takeaways.Join us to learn, grow, and connect as we uncover the keys to business success.Let’s continue to learn together and be encouraged to keep on connecting! DIOSA. Carolina Sanper This podcast is a sacred space created by Carolina Sanper where you connect with your inner wisdom and embody your magnetic feminine power.It is the realization that the mystical realm is where you plant the seeds of your desired reality.It is a portal to your true essence: awareness, presence, and receiving with ease. Welcome home, DIOSA. 🖤 XXX Tech by SOVRYN Dr. Brian Sovryn The crossroads between technology, sensuality, and metaphysics - and the longest running anarchist podcast in the world! Brought to you by Dr. Brian Sovryn.

Frequently Asked Questions

How long is this episode of Il podcast di don Andres Bergamini?

This episode is 13 minutes long.

When was this Il podcast di don Andres Bergamini episode published?

This episode was published on August 24, 2025.

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Tutto parta da una domanda: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. È questa domanda, così posta, che suscita in Gesù una risposta forte, severa, che ci lascia un po’ spiazzati. Mi sono chiesto: noi la faremmo mai questa domanda? E con che...

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