EPISODE · Sep 21, 2025 · 11 MIN
Omelia XXV domenica TO C a S. Andrea ore 11
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Le letture di oggi mi sembrano severe e ci spingono a vivere un momento di verità nella nostra vita. La frase del Vangelo, “rendi conto della tua amministrazione perché non potrai più amministrare”, la sento rivolta direttamente a me. L’amministratore, letteralmente l’economo, colui che mette legge nella casa, non si giustifica quando viene accusato: accetta la verità, segno che le accuse erano fondate. Un momento di realtà Questo amministratore, nel suo ragionamento, mostra la gravità della sua situazione: pensa di zappare o addirittura di mendicare. È un’immagine forte di verità. Anche il profeta Amos fu severo con i suoi contemporanei, accusando coloro che calpestavano i poveri, che durante i giorni sacri invece di rivolgersi a Dio pensavano solo a come guadagnare e imbrogliare, alterando le bilance e sfruttando gli indigenti. Il rischio di essere amministratori Potrei pensare che queste accuse non mi riguardino, ma in realtà, quando assumo il ruolo dell’amministratore, cioè di chi decide e impone, rischio anch’io di usare il mio potere per affermare me stesso, anche senza rendermene conto. Questo accade nelle relazioni familiari, nel lavoro, con i figli o con chi manifesta un bisogno che non ho voglia di ascoltare. L’atteggiamento dell’amministratore è molto presente nella nostra vita quotidiana. Il dono rifiutato Il Vangelo ci invita a riflettere sul rapporto con i beni. Domenica scorsa avremmo dovuto ascoltare la parabola del figliol prodigo: anche lui, come l’amministratore disonesto, riceve un dono dal padre e lo sperpera. Non riconosce la grazia ricevuta, e così fa l'amministratore... che butta via tutto. Il messaggio oggi è chiaro: "basta amministrazione" . Due piste per uscire da questa logica Il Vangelo, però, non lascia senza soluzioni. Propone due strade: una immediata e urgente, l’altra a lungo termine. La prima è: fatevi degli amici. Il come sembra scandaloso, perché l’amministratore si compra gli amici con i beni del padrone. Ma il punto non è il denaro: è il cambiamento di prospettiva. Non si guarda più ai beni, ma alla persona. L’importanza delle relazioni Il centro diventa costruire relazioni di amicizia, di ascolto, di affetto, anche a costo di esporsi e di dipendere dall’altro. Non si tratta di accogliere, ma di farsi accogliere. È un cambio radicale. Mi viene in mente l’Innominato dei Promessi Sposi: quando incontra Lucia, non vuole più essere amministratore dei bravi, del suo potere, ma decide di ascoltarla e cambiare vita. Amici e fedeltà La prima strada, quindi, è costruire amicizie: in famiglia, con i vicini, i colleghi. Dobbiamo oggi tornare a casa e subito pensare a strategie per creare rapporti veri! La seconda strada è la fedeltà: partire dalle cose piccole, minime. Il Vangelo insiste su questo: essere fedeli nelle piccole cose affidate, non padroni né amministratori. Fedeli nelle cose altrui Il Vangelo dice: “Se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?”. Tutto ciò che abbiamo ci è stato affidato, non è nostro. È ricchezza aliena, altrui. Solo se siamo fedeli in queste realtà, Dio ci donerà la nostra vera ricchezza, quella preparata da Lui, gratuita e definitiva per noi. Preghiera e responsabilità Essere fedeli alla ricchezza altrui significa portare responsabilità grandi. Nella seconda lettura Paolo invita Timoteo a pregare per i re e i governanti: anche loro hanno ricevuto una ricchezza che non è loro ma del popolo. Oggi pregare per chi governa ci fa tremare, ma è un dovere perché Dio vuole che tutti siano salvati. Il dono del Padre Se sarò fedele nelle piccole cose, Dio mi darà un grande dono: non un compito in più, ma qualcosa che mi appartiene come figlio, perché è segno del suo amore. È lo stesso dono che il figliol prodigo ritrova tornando dal padre: la comunione, la festa, l’amore. Conclusione: da amministratori a figli Il Vangelo ci propone oggi di passare dall’essere amministratori a servi fedeli e figli che attendono il dono del Padre. Questo tempo di attesa, anche se lungo, dà forza al nostro agire quotidiano. Non più amministratori, ma fedeli nelle piccole cose, con umiltà e gratitudine. Ringrazio il Signore per questo Vangelo e gli affido la mia disponibilità e la mia apertura.
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Le letture di oggi mi sembrano severe e ci spingono a vivere un momento di verità nella nostra vita. La frase del Vangelo, “rendi conto della tua amministrazione perché non potrai più amministrare”, la sento rivolta direttamente a me. L’amministratore, letteralmente l’economo, colui che mette legge nella casa, non si giustifica quando viene accusato: accetta la verità, segno che le accuse erano fondate. Un momento di realtà Questo amministratore, nel suo ragionamento, mostra la gravità della sua situazione: pensa di zappare o addirittura di mendicare. È un’immagine forte di verità. Anche il profeta Amos fu severo con i suoi contemporanei, accusando coloro che calpestavano i poveri, che durante i giorni sacri invece di rivolgersi a Dio pensavano solo a come guadagnare e imbrogliare, alterando le bilance e sfruttando gli indigenti. Il rischio di essere amministratori Potrei pensare che queste accuse non mi riguardino, ma in realtà, quando assumo il ruolo dell’amministratore, cioè di chi decide e impone, rischio anch’io di usare il mio potere per affermare me stesso, anche senza rendermene conto. Questo accade nelle relazioni familiari, nel lavoro, con i figli o con chi manifesta un bisogno che non ho voglia di ascoltare. L’atteggiamento dell’amministratore è molto presente nella nostra vita quotidiana. Il dono rifiutato Il Vangelo ci invita a riflettere sul rapporto con i beni. Domenica scorsa avremmo dovuto ascoltare la parabola del figliol prodigo: anche lui, come l’amministratore disonesto, riceve un dono dal padre e lo sperpera. Non riconosce la grazia ricevuta, e così fa l'amministratore... che butta via tutto. Il messaggio oggi è chiaro: "basta amministrazione" . Due piste per uscire da questa logica Il Vangelo, però, non lascia senza soluzioni. Propone due strade: una immediata e urgente, l’altra a lungo termine. La prima è: fatevi degli amici. Il come sembra scandaloso, perché l’amministratore si compra gli amici con i beni del padrone. Ma il punto non è il denaro: è il cambiamento di prospettiva. Non si guarda più ai beni, ma alla persona. L’importanza delle relazioni Il centro diventa costruire relazioni di amicizia, di ascolto, di affetto, anche a costo di esporsi e di dipendere dall’altro. Non si tratta di accogliere, ma di farsi accogliere. È un cambio radicale. Mi viene in mente l’Innominato dei Promessi Sposi: quando incontra Lucia, non vuole più essere amministratore dei bravi, del suo potere, ma decide di ascoltarla e cambiare vita. Amici e fedeltà La prima strada, quindi, è costruire amicizie: in famiglia, con i vicini, i colleghi. Dobbiamo oggi tornare a casa e subito pensare a strategie per creare rapporti veri! La seconda strada è la fedeltà: partire dalle cose piccole, minime. Il Vangelo insiste su questo: essere fedeli nelle piccole cose affidate, non padroni né amministratori. Fedeli nelle cose altrui Il Vangelo dice: “Se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?”. Tutto ciò che abbiamo ci è stato affidato, non è nostro. È ricchezza aliena, altrui. Solo se siamo fedeli in queste realtà, Dio ci donerà la nostra vera ricchezza, quella preparata da Lui, gratuita e definitiva per noi. Preghiera e responsabilità Essere fedeli alla ricchezza altrui significa portare responsabilità grandi. Nella seconda lettura Paolo invita Timoteo a pregare per i re e i governanti: anche loro hanno ricevuto una ricchezza che non è loro ma del popolo. Oggi pregare per chi governa ci fa tremare, ma è un dovere perché Dio vuole che tutti siano salvati. Il dono del Padre Se sarò fedele nelle piccole cose, Dio mi darà un grande dono: non un compito in più, ma qualcosa che mi appartiene come figlio, perché è segno del suo amore. È lo stesso dono che il...
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Omelia XXV domenica TO C a S. Andrea ore 11
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