Padre Sava: «Il monastero di Dečani, in Kosovo, è ancora in pericolo» episode artwork

EPISODE · Aug 6, 2026 · 22 MIN

Padre Sava: «Il monastero di Dečani, in Kosovo, è ancora in pericolo»

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di Elisabetta BurbaNon c’è pace per Visoki Dečani, monastero serbo-ortodosso in Kosovo. A fine luglio sono ripresi i lavori nella Zona speciale protetta del sito UNESCO. Un vecchio progetto prevedeva di realizzare una strada di transito internazionale che metterebbe a rischio l’integrità di uno dei più importanti monumenti medievali dei Balcani. Dopo un’alzata collettiva di scudi, le macchine si sono fermate. Ma la tensione resta molto alta, come emerge dall’intervista all’abate Sava Janjić. In questa prima puntata, l’archimandrita descrive le condizioni in cui la sparuta comunità cristiana sopravvive in Kosovo a 27 anni dall’intervento NATO.IN BREVERiapertura cantiere L’abate del monastero di Dečani denuncia che interventi non autorizzati con macchinari pesanti sono ripartiti a due chilometri dal monastero medievale.Arteria internazionale I lavori hanno riaperto una controversia relativa al progetto di una strada di transito internazionale verso il Montenegro.Scontro sulle normative La legge 03/L-039 vieta arterie di transito nella Zona speciale protetta e prevede il consenso ecclesiastico per ogni intervento nell’area.Accordo del 2020 Sei anni fa, la controversia sulla rotta fu risolta prevedendo una circonvallazione esterna e interventi limitati sulla via locale.Questione irrisolta La ripresa dei lavori ha riportato in primo piano il rispetto degli accordi e delle garanzie giuridiche che proteggono l’integrità e la sicurezza del sito UNESCO.Stato di allerta Dopo che il Comune di Dečani aveva parlato di «manutenzione», il primo agosto i lavori sono stati interrotti. La tensione in Kosovo resta però molto alta.La comparsa di camion ribaltabili e macchinari pesanti ha riacceso l’attenzione su un simbolo della cristianità nei Balcani: il monastero serbo-ortodosso di Visoki Dečani. A fine luglio, i monaci hanno scoperto mezzi impegnati a trasportare, stendere e livellare grandi quantità di pietrisco lungo un tratto stradale a circa due chilometri dalle mura medioevali del sito UNESCO. I lavori, interrotti il primo agosto, sono stati definiti dal Comune di Dečani semplice manutenzione ordinaria. Per la Diocesi di Raška e Prizren, invece, la natura e la portata dell’intervento sollevano interrogativi che vanno ben oltre la manutenzione di una strada locale.Il tracciato è da anni al centro di una controversia: Il progetto di una strada di transito internazionale verso il Montenegro, che attraverserebbe la Zona speciale protetta, è vietato dalla normativa.. Nel 2020, dopo un lungo confronto tra le parti e con la mediazione internazionale (alla quale contribuirono in modo decisivo generali e diplomatici italiani), era stata individuata una soluzione: realizzare una circonvallazione esterna alla zona protetta per il traffico internazionale e interventi limitati sulla strada attuale.La ripresa dei lavori ha riportato in primo piano una questione rimasta irrisolta, che non riguarda soltanto la tutela di uno dei più importanti monumenti medievali dei Balcani. In gioco c’è anche il rispetto degli accordi e delle garanzie giuridiche che ne proteggono l’integrità.A 27 anni dall’intervento militare della NATO, in che condizioni versa la comunità serbo-ortodossa in Kosovo? Ne abbiamo parlato con il carismatico abate del monastero di Dečani, Padre Sava Janjić. Figura di riferimento per la difesa dei diritti umani e la promozione del dialogo interetnico, ha rilasciato a Krisis un’ampia intervista di cui qui proponiamo la prima parte. Un affresco dettagliato, drammatico e rigoroso sullo Stato di diritto e sul futuro della presenza cristiana in Kosovo.Padre Sava, mezzi pesanti sono tornati nella Zona speciale protetta del monastero di Visoki Dečani. Perché?«La risposta più onesta è che non abbiamo ancora ricevuto una spiegazione ufficiale adeguata, anche adesso che i lavori si sono fermati. Né il Monastero di Visoki Dečani né la Diocesi sono stati informati in anticipo. Non ci è stato mostrato un progetto, un permesso, una decisione che identifichi l’ente commissionante, una descrizione dei lavori previsti o qualsiasi spiegazione della loro base giuridica. Il consenso della Chiesa Ortodossa Serba non è stato richiesto. In un’area giuridicamente protetta, questa mancanza di trasparenza non è un’omissione procedurale secondaria. È il cuore stesso del problema. La fase intensiva dei lavori è stata notata solo negli ultimi giorni. Quando i nostri monaci hanno visitato il luogo, a circa due chilometri a Ovest del monastero, hanno osservato grandi camion che consegnavano ingenti quantitativi di pietra spaccata in modo grossolano, mentre macchine edili spandevano e livellavano il materiale lungo la strada. Si tratta dello stesso tracciato che per anni è stato associato alla controversa strada di transito da Dečani a Plav, in Montenegro. La natura e la quantità del materiale depositato davano l’impressione di preparare o ammodernare sostanzialmente la sede stradale, potenzialmente in vista di una successiva asfaltatura. Il sindaco di Dečani ha successivamente descritto l’attività come due giorni di manutenzione ordinaria che hanno comportato copertura delle buche, rimozione della vegetazione e pulizia della strada. Ha anche affermato che i lavori erano stati completati. Non possiamo accettare tale descrizione senza un’ispezione obiettiva e la divulgazione della documentazione pertinente. Grandi quantità di grosso pietrisco, consegne ripetute da parte di camion ribaltabili e il livellamento sistematico di un’estesa superficie stradale non sono ciò che si intenderebbe comunemente come il semplice riempimento di alcune buche. Non voglio speculare in modo irresponsabile su una decisione nascosta di cui non abbiamo ancora visto la prova documentale. Tuttavia, data la storia di questa specifica strada e i precedenti tentativi nel 2018 e nel 2020, vi sono forti motivi di preoccupazione sul fatto che questi lavori rappresentino un ulteriore passo graduale verso l’imposizione di un fatto compiuto sul terreno. La risposta corretta è quindi molto semplice: le autorità competenti dovrebbero rendere noto chi ha commissionato i lavori, chi li ha autorizzati, cosa era esattamente pianificato, quale impresa è stata ingaggiata, quali permessi sono stati rilasciati e se siano previsti ulteriori passaggi, compresa l’asfaltatura».Perché i lavori violano direttamente la Legge numero 03/L-039?«La Legge n. 03/L-039 non è un accordo informale tra il Monastero e il Comune di Dečani. È una legge vincolante adottata dall’Assemblea del Kosovo specificamente per proteggere la Chiesa serbo-ortodossa, i suoi luoghi santi e gli ambienti è tuttora viva la vita monastica e religiosa. La legge rimane in vigore, insieme al meccanismo del Consiglio di attuazione e monitoraggio istituito ai sensi della stessa. La posizione legale è chiara in due possibili scenari. Se lo scopo di questi lavori è continuare la strada di transito internazionale da Dečani a Plav (Montenegro) attraverso la Zona speciale protetta del Monastero, l’articolo 5 della legge proibisce esplicitamente tale strada di transito. Nessuna decisione municipale, descrizione amministrativa o giustificazione economica può derogare a tale divieto, nemmeno il consenso del Monastero. Se, d’altra parte, le autorità sostengono che si tratta solo della manutenzione o del significativo miglioramento di una strada locale esistente, l’articolo 6 rimane applicabile. La costruzione e la ricostruzione stradale sono attività limitate per le quali è necessario richiedere il previo accordo della Chiesa serbo-ortodossa. Qualora non si riesca a raggiungere un accordo, la questione deve essere deferita al meccanismo congiunto stabilito dalla legge: il Consiglio di attuazione e monitoraggio. Nel caso attuale, la Chiesa non è stata informata, il suo accordo non è stato richiesto e, per quanto ne sappiamo, la procedura del Consiglio di attuazione e monitoraggio non è stata avviata. Ecco perché cambiare l’etichetta amministrativa non risolve il problema legale. Un’autorità non può trasformare una ricostruzione in manutenzione ordinaria semplicemente chiamandola manutenzione. Il carattere giuridico di un’attività è determinato dalla sua natura obiettiva, dalla sua scala e dal suo effetto previsto. Non stiamo sostenendo che ogni taglio dell’erba o riempimento di una buca richieda una conferenza diplomatica. Abbiamo collaborato in passato su reali esigenze locali e piccoli lavori. Ma la precedente cooperazione del Monastero non può essere interpretata come un’autorizzazione permanente e illimitata per qualsiasi intervento futuro su questa strada. In particolare quando sostanziali quantità di materiale da costruzione vengono consegnate e sparse lungo il tracciato contestato, la previa notifica, la documentazione e la verifica legale sono indispensabili. Il principio coinvolto è più ampio di questa particolare strada. Una Zona speciale protetta cessa di avere significato se l’autorità dalla quale si intendeva fornire protezione può decidere unilateralmente quando la legge si applica e quando può essere ignorata».Le autorità locali descrivono questi lavori come manutenzione ordinaria. Perché non siete convinti?«Perché ciò che è stato osservato sul terreno non corrisponde al significato ordinario di manutenzione ordinaria. I nostri monaci non hanno visto una piccola squadra municipale riempire buche isolate. Hanno visto camion pesanti trasportare ripetutamente grosso pietrisco e macchinari spandere e livellare quel materiale lungo il tracciato stradale esistente. La quantità di materiale e il metodo di posa indicano un intervento più sostanziale. Inoltre, la manutenzione ordinaria è di solito trasparente. Ha un’autorità identificata, un programma di manutenzione, un ambito definito e una chiara base di bilancio e legale. Qui non abbiamo ricevuto alcuna notifica, alcuna descrizione dei lavori e alcuna rassicurazione su ciò che sarebbe seguito. Quando si lavora su una strada con una storia così lunga e controversa, all’interno di una zona protVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797

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di Elisabetta BurbaNon c’è pace per Visoki Dečani, monastero serbo-ortodosso in Kosovo. A fine luglio sono ripresi i lavori nella Zona speciale protetta del sito UNESCO. Un vecchio progetto prevedeva di realizzare una strada di transito internazionale che metterebbe a rischio l’integrità di uno dei più importanti monumenti medievali dei Balcani. Dopo un’alzata collettiva di scudi, le macchine si sono fermate. Ma la tensione resta molto alta, come emerge dall’intervista all’abate Sava Janjić. In questa prima puntata, l’archimandrita descrive le condizioni in cui la sparuta comunità cristiana sopravvive in Kosovo a 27 anni dall’intervento NATO.IN BREVERiapertura cantiere L’abate del monastero di Dečani denuncia che interventi non autorizzati con macchinari pesanti sono ripartiti a due chilometri dal monastero medievale.Arteria internazionale I lavori hanno riaperto una controversia relativa al progetto di una strada di transito internazionale verso il Montenegro.Scontro sulle normative La legge 03/L-039 vieta arterie di transito nella Zona speciale protetta e prevede il consenso ecclesiastico per ogni intervento nell’area.Accordo del 2020 Sei anni fa, la controversia sulla rotta fu risolta prevedendo una circonvallazione esterna e interventi limitati sulla via locale.Questione irrisolta La ripresa dei lavori ha riportato in primo piano il rispetto degli accordi e delle garanzie giuridiche che proteggono l’integrità e la sicurezza del sito UNESCO.Stato di allerta Dopo che il Comune di Dečani aveva parlato di «manutenzione», il primo agosto i lavori sono stati interrotti. La tensione in Kosovo resta però molto alta.La comparsa di camion ribaltabili e macchinari pesanti ha riacceso l’attenzione su un simbolo della cristianità nei Balcani: il monastero serbo-ortodosso di Visoki Dečani. A fine luglio, i monaci hanno scoperto mezzi impegnati a trasportare, stendere e livellare grandi quantità di pietrisco lungo un tratto stradale a circa due chilometri dalle mura medioevali del sito UNESCO. I lavori, interrotti il primo agosto, sono stati definiti dal Comune di Dečani semplice manutenzione ordinaria. Per la Diocesi di Raška e Prizren, invece, la natura e la portata dell’intervento sollevano interrogativi che vanno ben oltre la manutenzione di una strada locale.Il tracciato è da anni al centro di una controversia: Il progetto di una strada di transito internazionale verso il Montenegro, che attraverserebbe la Zona speciale protetta, è vietato dalla normativa.. Nel 2020, dopo un lungo confronto tra le parti e con la mediazione internazionale (alla quale contribuirono in modo decisivo generali e diplomatici italiani), era stata individuata una soluzione: realizzare una circonvallazione esterna alla zona protetta per il traffico internazionale e interventi limitati sulla strada attuale.La ripresa dei lavori ha riportato in primo piano una questione rimasta irrisolta, che non riguarda soltanto la tutela di uno dei più importanti monumenti medievali dei Balcani. In gioco c’è anche il rispetto degli accordi e delle garanzie giuridiche che ne proteggono l’integrità.A 27 anni dall’intervento militare della NATO, in che condizioni versa la comunità serbo-ortodossa in Kosovo? Ne abbiamo parlato con il carismatico abate del monastero di Dečani, Padre Sava Janjić. Figura di riferimento per la difesa dei diritti umani e la promozione del dialogo interetnico, ha rilasciato a Krisis un’ampia intervista di cui qui proponiamo la prima parte. Un affresco dettagliato, drammatico e rigoroso sullo Stato di diritto e sul futuro della presenza cristiana in Kosovo.Padre Sava, mezzi pesanti sono tornati nella Zona speciale protetta del monastero di Visoki Dečani. Perché?«La risposta più onesta è che non abbiamo ancora ricevuto una spiegazione ufficiale adeguata, anche adesso che i lavori si sono fermati. Né il Monastero di Visoki Dečani né la Diocesi sono stati informati in anticipo. Non ci è stato mostrato un progetto, un permesso, una decisione che...

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