EPISODE · Jun 1, 2026 · 6 MIN
“Partecipi…” La gratitudine non nasce dal dovere, ma dalla scoperta di un dono. Lunedì 01-06-26 9o
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Parlare oggi di questa parabola di Gesù, i vignaioli omicidi, può sembrare un discorso proprio che non c'entri niente con la nostra vita. Però, se facciamo due conti, la vita che abbiamo da dove viene, chi ce l'ha data? Fosse anche soltanto un regalo di papà e la mamma, sarebbe un po' una fregatura perché sappiamo semplicemente che arriva la fine. Ma, se iniziamo a intravedere che c'è un dono più grande in questo, un dono che ha a che fare con chi ci precede tutti, e ci viene chiesto conto di come hai pensato di viverla? Cosa ne fai di questa vita? Allora, forse diventerà più chiaro che uccidere potrebbe essere buttare fuori dalla vigna, vuol dire forse semplicemente eliminare tutto ciò che per la nostra coscienza ha a che fare con quel dono ricevuto e che chiede semplicemente quel filo di relazione che è intimo a quel dono, ma non nel senso del dovere, devo rendere conto della mia vita, devo. Questo potrebbe essere più psicologico. Ma se mi hai fatto un dono di questa vita, verso dove? Cioè a quale frutto porta? Che forse potrebbe essere semplicemente declinato come: l'amore con cui mi hai amato, che amore porta alla mia vita? Dov'è il dono? C'è un dono di cui io sento gratitudine, tanto da dire non come senso del dovere, ribadisco, ma come sovrabbondanza del cuore, sento la gioia di volerlo donare? Allora si capisce che forse quei tanti inviati, come se fossero tanti annunci che in vario modo ci sono arrivati, ma noi possiamo averli semplicemente eliminati dalla nostra vita, metodicamente. Mi piacerebbe in questo cogliere un aspetto che abbiamo ascoltato nella prima lettura, la seconda lettera di Pietro non si legge spesso, allora vorrei cogliere un aspetto che dice così, egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi affinché per loro mezzo diventiate partecipi, letteralmente (greco: metochoi) compartecipi, cioè sapere che riguardano lui e adesso anche noi partecipi della natura divina. Se solo ci fermassimo su questo versetto, partecipi della natura divina, ma non riguarda chissà quando in futuro, riguarda la nostra esistenza, già da prima, adesso e sempre. Questo dovrebbe essere per noi un vero motivo di riflessione perché altrimenti ci riempiamo la vita di un sacco di cose, ma forse per stordirci (e non soffrire di) questa incomprensione che la natura divina ci riguarda. vorrei dire che non sto diventando panteista in questo momento, come se ognuno di noi fosse un dio, partecipe della natura divina, ma piuttosto come quell'elemento che tutti ci rende veramente fratelli, figli, tanto che anche tutto ciò che anche la liturgia fa non è altro che un renderci sempre un po' alla volta, con pochi elementi che però sono parte di un tutto molto più grande, capaci di riconoscere, accogliere e rendere luminosa la nostra esistenza. Partecipi della natura divina!Allora anziché diventare i persecutori, forse innanzitutto di un dio che pensiamo come uno che venga a toglierci anziché a donarci e poi di relazioni che sentiamo faticose quindi vanno prese un po' con le pinze, perché dobbiamo difenderci, l'essere partecipi della natura divina forse ci aiuterà anche a cogliere ogni giorno come un nuovo dono per acquisire dimestichezza con le grazie che il Signore sta già dando ma che vuole darci sempre più in pienezza e forse di questo abbiamo bisogno di indagare personalmente con sempre maggior interesse: quale dono Dio mi sta facendo oggi?
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