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EPISODE · Mar 26, 2026 · 2 MIN

Perché l’ipovisione fa ancora paura all'ottica?

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A Mido 2026 uno dei b2eyes Talk ha affrontato l’argomento come investimento di marketing. Da conduttore di quell’evento ho cercato prima di capire le ragioni del titolo proposto, per condividerle poi con i presenti: gli oculisti di Prisma, gli ottici optometristi impegnati in questa specializzazione e l'industriaI numeri non sono da poco e molto probabilmente addirittura sottostimati: circa 20 milioni di ipovedenti in Europa, oltre un milione e mezzo in Italia, destinati peraltro a crescere insieme all'invecchiamento della popolazione. Ma l'impatto non si ferma al singolo, si allarga alle famiglie: sono i caregiver a farsi carico di accompagnamento, cure e supporto quotidiano, con stress, rinunce professionali e un carico emotivo costante. Eppure gli ottici italiani che se ne occupano davvero restano pochi: impegno, formazione, scarsa remunerazione rispetto al tempo impiegato sarebbero i motivi che tengono lontani i più.Per chiudere il cerchio aperto all’ultimo Mido (nella foto), sabato scorso ho visitato il Congresso Prisma di Firenze. L’evento era ben organizzato, la partecipazione adeguata al tema, con un 20% in più di ottici optometristi rispetto all’ultima edizione. Tuttavia il programma, di alto contenuto scientifico, non raccoglieva la provocazione del titolo proposto a Mido: non offriva una riflessione sociologica e di mercato, non disegnava un quadro che aiutasse ad accettare la sfida anche sul piano imprenditoriale. Ma se la filiera dell'ipovisione vuole davvero avvicinare molti più ottici di quelli attuali, deve aprirsi alla dimensione economica del fenomeno, come fece la contattologia negli anni Duemila e come sta facendo l’oftalmica negli ultimi quindici.Per il canale indipendente l'ipovisione è una frontiera tanto professionale quanto sociale, in grado di certificare ancora il ruolo dell'ottico, una figura oggi presa a sportellate dalla corrente del commercio che cresce a discapito dei margini. Essere un centro di riferimento per questa problematica visiva non significa solo vendere ausili ingrandenti o filtri: significa contribuire concretamente all'autonomia dell'ipovedente, collaborare con associazioni e servizi sociali per costruire percorsi di inclusione. In un contesto in cui aumenta la sensibilità verso la responsabilità sociale d'impresa, investire in competenze dedicate alle persone ipovedenti vuol dire posizionarsi come presidio territoriale di salute visiva e cittadinanza attiva, conquistare emotivamente i caregiver, generare valore non solo economico ma relazionale.Sempre che a quest'ottica, indipendente, tutto ciò interessi ancora.

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