EPISODE · May 28, 2026 · 4 MIN
Piazza Ravegnana-Ita
from Piazze di Bologna · host ASPPI
PIAZZA RAVEGNANA La piazza, che prende il nome da una porta della prima cerchia muraria aperta in direzione di Ravenna, è uno dei luoghi più iconici di Bologna, situata nel cuore del centro storico e punto di snodo di importanti vie cittadine: via San Vitale, Strada Maggiore, via Rizzoli, via Zamboni e via de’ Giudei. Attestata già nell’XI secolo come Trivio di Porta Ravegnana, assunse il carattere di vera e propria piazza alla fine del Duecento, quando il Comune di Bologna acquistò e fece abbattere numerose case per creare uno spazio pubblico funzionale al crescente dinamismo urbano. La piazza è dominata dalla presenza delle celebri Due Torri, la Torre degli Asinelli e la Torre Garisenda, simboli indiscussi del capoluogo emiliano. Costruite tra il XII e il XIII secolo da famiglie nobili per motivi difensivi e per ostentare prestigio sociale, rappresentano uno degli esempi più affascinanti di architettura medievale in Italia. La Torre degli Asinelli, alta circa 97 metri, è una delle torri medievali più alte d’Europa, mentre la Torre Garisenda, molto più bassa (poco meno di 50 metri), è celebre per la sua pronunciata pendenza di oltre 3 metri, causata da un cedimento del terreno. Dante Alighieri la cita nel canto XXXI dell’Inferno, paragonando il gigante Anteo alla torre inclinata che pende sopra chi guarda da Bologna. Un tempo la Garisenda era alta quanto l’altra, ma fu mozzata nel XIV secolo per evitare il crollo. Un tempo, la Torre degli Asinelli era dotata di una gabbia sospesa chiamata “la gabbia degli Asinelli”, dove venivano esposti i condannati per reati infamanti, in modo da essere visti (e spesso insultati) da tutta la popolazione. Durante il Medioevo, la piazza rappresentava un nodo vitale della città, frequentata da mercanti, studenti e cittadini: vi si svolgeva uno dei mercati più importanti di Bologna. Oltre a scambi commerciali, vi avvenivano raduni pubblici, predicazioni, esecuzioni e celebrazioni religiose, in un intreccio continuo di sacro e profano, vita quotidiana e grandi eventi. Oltre alle torri, al centro della piazza si trova una statua del XVII secolo di san Petronio, patrono di Bologna. Commissionata dal cardinale legato Lazzaro Pallavicini e realizzata dallo scultore Gabriele Brunelli con piedistallo di Giovanni Battista Albertoni, la statua fu collocata originariamente nel trivio su iniziativa dell’Arte dei Drappieri (o Strazzaroli), una delle più influenti corporazioni cittadine. Nel 1871, per motivi di viabilità e in seguito all’unità d’Italia, la statua fu rimossa e trasferita nella Basilica di San Petronio. Solo il 4 ottobre 2001, giorno del santo patrono, è stata restituita alla piazza, dove oggi campeggia nuovamente. Sul lato est della piazza si trova la chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano, mentre sul lato ovest, al civico 1, si erge il Palazzo degli Strazzaroli, antica sede dell’Arte dei Drappieri. L’edificio, realizzato da Giovanni Piccinini da Como tra il 1486 e il 1496 durante l’epoca bentivolesca, richiama in alcuni elementi il perduto Palazzo Bentivoglio, distrutto nel 1507. La facciata, attribuita a Francesco Francia, si distingue per il primo ordine architettonico scandito da nove arcate cieche separate da paraste composite, un secondo piano con eleganti bifore e un ultimo livello con oculi. Un ampio cornicione conclude il prospetto. Il palazzo fu restaurato nel 1620, arricchito con un balcone e una nicchia con la Madonna con Bambino, opera dello scultore Gabriele Fiorini. Quest’ultima è conosciuta come la “Madonna del Campanello”: una piccola campanella suona ogni volta che viene sollevata la tenda rossa che la protegge, ma ciò accade solo in occasioni solenni o festività importanti. Nel timpano centrale della facciata si trova un rilievo raffigurante San Girolamo, protettore della corporazione. Dal 1964, il palazzo ospita una delle più note librerie della città: la Feltrinelli di Piazza di Porta Ravegnana, che ha saputo integrarsi nella storia e nell’architettura del luogo mantenendone la memoria viva.
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