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Piazze di Bologna
by ASPPI
Passeggiare per Bologna significa attraversare secoli di storia, custoditi non solo nei palazzi e nei portici, ma soprattutto nelle sue piazze. Sono luoghi vivi, dove la città si mostra per ciò che è davvero: un intreccio armonico di cultura, spiritualità, politica e quotidianità. Le sue piazze, ampie o raccolte, monumentali o intime, raccontano la vita della città, sono luoghi in cui il passato non è soltanto ricordato, ma ancora vissuto: scenari di mercato, di arte, di religione, di lotta e di festa. Ogni pietra racconta una fase della vita collettiva e in un’epoca in cui le città tendono all’omologazione, Bologna conserva con orgoglio le sue piazze come memoria viva della propria storia e cultura. La più importante è Piazza Maggiore, centro simbolico e geografico della città, nata nel Medioevo come spazio dedicato al mercato e al governo cittadino e su cui si affacciano i principali edifici pubblici e religiosi, tra cui la basilica di San Petronio con la sua facciata unica al mondo.
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Piazza Lucio Dalla-ita
PIAZZA LUCIO DALLA Tra le piazze più recenti realizzate a Bologna, quella dedicata a Lucio Dalla si trova nel cuore della Bolognina, a due passi dalla Stazione Centrale, nell’area un tempo occupata dal Mercato Ortofrutticolo di via Aristotile Fioravanti. Inaugurata e intitolata nel 2022 al celebre cantautore bolognese, la piazza è parte di un vasto progetto di riqualificazione urbana, che ha trasformato una porzione significativa del tessuto produttivo della città in un polo multifunzionale a destinazione mista: residenziale, commerciale, culturale e direzionale. Più che un semplice omaggio a una delle voci più amate d’Italia, Piazza Lucio Dalla incarna un nuovo modo di pensare lo spazio pubblico: un luogo aperto, accessibile e vivo, pensato per accogliere la comunità e stimolare la creatività. Al centro si apre un’arena urbana con gradonate, progettata per ospitare eventi, spettacoli e incontri civici, rendendo la piazza uno spazio dinamico, pronto a trasformarsi in palcoscenico, agorà o punto di ritrovo. I materiali scelti per la pavimentazione sono resistenti e continui, adatti a sostenere l’intenso uso pedonale, mentre l’arredo urbano combina design contemporaneo e funzionalità: illuminazione a LED, sedute in legno e acciaio, e aiuole perimetrali con specie vegetali autoctone che rendono l’ambiente accogliente e sostenibile. Grazie alla sua posizione strategica, in connessione con i principali assi ferroviari e le piste ciclabili della città, la piazza si configura come un vero snodo tra la Bologna storica e i nuovi sviluppi a nord. Gli edifici che la circondano, costruiti secondo criteri di sostenibilità ambientale, contribuiscono a definire un paesaggio urbano innovativo, capace di conciliare modernità architettonica, memoria identitaria e qualità della vita cittadina.
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Piazza Liber Paradisus -ita
PIAZZA LIBER PARADISUS A Bologna, appena superata la stazione centrale e lasciato alle spalle il caos dei viali trafficati, si apre un’oasi di modernità e luce: Piazza Liber Paradisus. Situata nel cuore della Bolognina, questa piazza è uno dei più recenti e simbolici spazi urbani della città, un luogo che unisce storia e innovazione in modo straordinario. Il suo nome affonda le radici in un documento storico dal valore universale: il Liber Paradisus del 1256. Fu proprio allora che il Comune di Bologna abolì la schiavitù servile, liberando migliaia di servi della gleba e segnando una delle prime dichiarazioni formali di libertà personale in Europa. Questo gesto pionieristico rimane una pietra miliare nella storia del diritto e dell’umanesimo, conferendo a Bologna un ruolo di avanguardia che ancora oggi si respira in questa piazza. Circondata da edifici moderni, tra cui spicca Palazzo Bonaccorso — dedicato al podestà che emanò la legge del Liber Paradisus — la piazza è il fulcro di un ambizioso progetto di riqualificazione urbana. Qui si concentra un polo istituzionale all’avanguardia, collegato perfettamente con la stazione dell’alta velocità e il resto della città, incarnando la volontà di Bologna di guardare con decisione al futuro. Esteticamente, Piazza Liber Paradisus incanta con la sua architettura contemporanea: linee pulite e minimaliste, ampi spazi pedonali e arredi urbani dal design essenziale e moderno. Una suggestiva fontana sfrutta il dislivello naturale delle rampe della piazza, mantenendo l’acqua in continuo movimento e offrendo un elemento di freschezza e vitalità all’ambiente. Passeggiare tra i palazzi di vetro e acciaio che la circondano è come attraversare un ponte tra epoche diverse: un dialogo costante tra passato e futuro. Gli uffici comunali nel grande complesso sul lato nord raccontano di una città in trasformazione, che punta a trasparenza, efficienza e apertura, valori riflessi nelle sue geometrie moderne, nei pannelli trasparenti e nelle superfici levigate. Piazza Liber Paradisus non è solo uno spazio urbano: è un simbolo vivo di una Bologna che continua a rinascere e a rinnovarsi, mantenendo salde le sue radici storiche.
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Piazza dri Tribunali-ita.
PIAZZA DEI TRIBUNALI La piazza, localizzata dietro la Basilica di San Domenico, fu aperta tra il 1826 ed il 1827, quando fu demolito l’isolato antistante Palazzo Ruini. L’ordine fu dato da Felice Baciocchi, all’epoca proprietario del palazzo, uomo politico e marito di Elisa Bonaparte, la sorella di Napoleone. La nuova piazza, tuttavia, non risultò molto grande perché Baciocchi non possedeva abbastanza denaro per indennizzare gli espropriati. I suoi tentativi di modernizzare la città e creare nuovi spazi urbani furono ostacolati da problemi economici, ma alcuni storici ritengono che, se fosse stata realizzata secondo i suoi piani originali, la piazza avrebbe potuto diventare uno dei fulcri più importanti della Bologna napoleonica, con imponenti edifici e un ruolo centrale negli affari pubblici. L’edificio principale, Palazzo Ruini, presenta la facciata eseguita intorno al 1582 su probabile disegno di Andrea Palladio. Si chiama Ruini poiché era stato di proprietà della famiglia Ruini fino al 1634, poi passò ai Ranuzzi e, infine, nel 1822 ai Baciocchi. In un ultimo passaggio di proprietà, nel 1873 fu acquistato dal Comune di Bologna che lo destinò a sede della Procura Generale della Repubblica di Bologna. Inizialmente, a termine esproprio, la piazza venne intitolata a Felice Baciocchi, ma in seguito alla trasformazione del palazzo nella sede dei tribunali, dal 1878 fu chiamata Piazza dei Tribunali. Tra il 1920 e il 1940 fu ribattezzata Piazza Giulio Giordani, dal nome del consigliere liberale morto durante l’attacco fascista del 1920 a Palazzo d’Accursio. Dopo la guerra tornò ad assumere il nome attuale. Durante lavori di ristrutturazione nel XX secolo, sotto la piazza furono scoperti resti di antiche strutture medievali, tra cui canali di scolo e parti delle mura cittadine originali. Questi ritrovamenti suggeriscono che la zona fosse un punto strategico sin dall’epoca medievale, collegato direttamente alla difesa della città. Alcuni reperti sono visibili nei musei cittadini, ma rimane un alone di mistero sulle parti ancora inesplorate sotto la piazza.
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Piazza Aldovrandi-Ita.
PIAZZA ALDROVANDI Piazza Aldrovandi si trova nel cuore del quartiere Santo Stefano e si distingue per la sua forma lunga e stretta, che si sviluppa da nord a sud. Come le vicine via Petroni e via Guerrazzi, di cui rappresenta una sorta di cerniera, la piazza nacque dal riempimento dell’antico fossato che costeggiava la seconda cerchia di mura di Bologna, risalenti all’XI secolo e parzialmente distrutte da Federico Barbarossa nel XII secolo. Una volta interrato il fossato, la zona fu una delle prime ad essere lastricata con pietre, un privilegio all’epoca raro, tanto che il luogo prese il nome di “Seliciata dei Servi”, poi “Seliciata di Strada Maggiore”. Solo nel 1874 fu ribattezzata in onore di Ulisse Aldrovandi, illustre medico, naturalista e vero pioniere della scienza moderna, che nel Cinquecento fondò il celebre Orto Botanico di Bologna, uno dei più antichi d’Europa. All’estremità sud della piazza, dove si incrociano Strada Maggiore e via Guerrazzi, si apre un angolo affascinante di storia e architettura. Sulla sinistra si erge Palazzo Bianchetti, costruito originariamente nel XV secolo e rinnovato nel 1790 dall’architetto Angelo Venturoli. La facciata rivolta verso la piazza è impreziosita da un affresco di fine Cinquecento, che raffigura una Crocifissione con la Vergine Maria e i santi Giovanni, Paolo e Pietro: un’opera poco nota ma di grande valore spirituale e artistico. Sul lato opposto, si affaccia uno dei gioielli del barocco bolognese: Palazzo Davia Bargellini, progettato nel XVII secolo da Bartolomeo Provaglia. Il suo ingresso monumentale è fiancheggiato da due giganteschi telamoni – sculture colossali che sembrano sorreggere il portale – diventati un’icona per i bolognesi. Oggi l’edificio ospita il Museo civico d’arte industriale, con collezioni che raccontano la storia del design, dell’artigianato e dell’eleganza bolognese nei secoli. All’estremità nord, la piazza si apre su via San Vitale e via Petroni, proprio di fronte al pittoresco Torresotto di San Vitale e al raffinato Palazzetto Scagliarini Rossi. Il torresotto, che faceva parte delle mura medievali, risale alla fine del XII secolo. La graziosa torretta superiore, con altana e dodici finestre, è un’aggiunta quattrocentesca, mentre il passaggio fu modificato nel 1603 dalla famiglia Borzani, che ne aveva acquistato la proprietà. Il vicino Palazzo Scagliarini Rossi ha origini quattrocentesche e nel secolo successivo divenne un monastero benedettino femminile. Ma fu nel periodo napoleonico che l’edificio cambiò volto: l’architetto Giovanni Battista Martinetti, che lo scelse come propria residenza, lo trasformò con gusto e originalità, inserendovi anche un giardino all’inglese, rarità a Bologna. La sua colta e affascinante moglie, Cornelia Rossi Martinetti, rese celebre il palazzo come uno dei salotti più brillanti dell’Ottocento: tra i frequentatori si annoverano nomi del calibro di Giacomo Leopardi, Ugo Foscolo, Antonio Canova, Lord Byron, Vincenzo Monti e persino Stendhal, tutti affascinati dalla sua intelligenza e bellezza. Nel 1877, Piazza Aldrovandi – già nota come punto di sosta per le carrozze a cavalli (i fiacres) – venne scelta come nuova sede del mercato delle erbe, che fino ad allora si svolgeva in Piazza Maggiore. Dai primi anni ’90 del Novecento, vennero installati chioschi fissi per la vendita di frutta, verdura e altri prodotti, che pur offrendo un servizio utile, hanno alterato in parte la percezione visiva e lo spazio armonico della piazza, creando una sorta di barriera tra i portici storici e l’area aperta.
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Piazza Carducci-Ita
PIAZZA CARDUCCI Piazza Carducci si trova nel cuore del quartiere Santo Stefano e racconta una storia profondamente legata a uno dei più grandi nomi della letteratura italiana: Giosuè Carducci, primo italiano a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, nel 1906. Carducci visse a Bologna per gran parte della sua vita e insegnò letteratura italiana all’Università per oltre quarant’anni. Bologna fu per lui molto più di una residenza: fu musa, rifugio e sfondo silenzioso di molte sue opere. Uno degli elementi più suggestivi della piazza è il monumento dedicato al poeta, realizzato in stile Liberty dallo scultore Leonardo Bistolfi. L’opera raffigura Carducci seduto in meditazione, circondato da figure allegoriche che rappresentano la poesia, la storia e la scienza, quasi a suggerire che il pensiero del poeta abbracciasse l’intero sapere umano. Il progetto fu approvato poco dopo la sua morte e richiese ben diciotto anni per essere completato, fino all’inaugurazione nel 1927. Si dice che Bistolfi abbia voluto rappresentare non solo l’intellettuale, ma anche l’uomo, con il suo sguardo severo e malinconico rivolto al tempo che passa. L’area verde della piazza fu donata dalla regina Margherita al Comune, insieme all’edificio accanto: l’ex oratorio cinquecentesco di Santa Maria del Piombo, che nei primi dell’Ottocento venne trasformato in una residenza. Qui Carducci visse dal 1890 fino alla sua morte nel 1907, e oggi l’edificio ospita la Casa Museo Carducci, un vero scrigno di memorie: manoscritti, lettere, libri e oggetti personali raccontano il volto più intimo del poeta, tra rigore accademico e passioni politiche. Oggi Piazza Carducci è un vivace crocevia culturale, con caffè, ristoranti e librerie che la rendono un luogo molto frequentato sia dai bolognesi che dai visitatori. Qui si organizzano mostre, concerti, presentazioni di libri e piccoli festival letterari, che tengono viva l’eredità del poeta in un contesto contemporaneo. Curiosamente, molti studenti bolognesi, passando davanti alla statua, la salutano con una battuta ironica o un cenno di rispetto – una sorta di rito laico per chi ama la letteratura, ma anche per chi sa che Carducci non era certo un personaggio facile: severo, ateo, anticlericale, ma capace di versi profondi e indimenticabili. Piazza Carducci non è solo un tributo a un grande intellettuale, ma anche un simbolo della Bologna colta, laica e appassionata, che ancora oggi continua a vivere tra le sue strade.
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Piazza VIII Agosto-ita
PIAZZA VIII AGOSTO La piazza si trova nella zona nord-orientale del centro storico di Bologna, nei pressi di Porta Mascarella e lungo l’asse viario che conduce alla Stazione Centrale. È una delle piazze più vaste della città e la sua storia è strettamente intrecciata agli usi collettivi e alla vita sociopolitica di Bologna, in epoca ottocentesca e contemporanea. È circondata da edifici realizzati tra il XIX e il XX secolo, mentre sul lato sud si affaccia il Parco della Montagnola, uno dei giardini pubblici più antichi della città. Secondo gli scavi archeologici, in epoca villanoviana (IX-VII secolo a.C.) nell’area sorgeva un grande complesso di impalcati lignei, forse destinato ad assemblee pubbliche della città etrusca di Felsina. Dopo l’abbandono di queste strutture, nel VII secolo a.C., il sito fu trasformato in necropoli e successivamente destinato ad uso agricolo. Dal Medioevo al XVIII secolo, l’area oggi occupata dalla piazza era un campo aperto usato per fiere, mercati e transito merci. Acquisita dal Comune nel 1219, fu chiamata Piazza del Mercato nel 1251 per il mercato del bestiame. Nel 1390 la Repubblica bolognese vi istituì una fiera franca, libera da tasse (tranne il sale), attiva intorno alla festa di San Petronio. Al centro, una croce segnava il luogo delle messe quotidiane. Nel 1656 papa Alessandro VII vi aggiunse una fiera dei cavalli a maggio, commemorata con una colonna dorica con stemma papale. La piazza fu spianata nel 1662 per facilitare le fiere e già nel Seicento era nota anche come “Campo del Mercato” o “Campo di Marte”, per via delle esercitazioni militari. L’attuale nome della piazza ricorda un momento chiave del Risorgimento: la battaglia dell’8 agosto 1848, durante la Prima Guerra d’Indipendenza, quando una sollevazione popolare di studenti, artigiani, contadini e Guardia Civica riuscì a respingere le truppe austriache, pur con mezzi molto inferiori. I combattimenti più intensi si svolsero proprio nell’area della piazza, casa per casa. La vittoria, celebrata in tutta Italia, fu uno dei primi esempi di insurrezione popolare riuscita contro un esercito imperiale. Nel 1903 il Comune dedicò la piazza all’VIII Agosto, erigendo il monumento del Popolano: una statua bronzea, realizzata da Pasquale Rizzoli, che raffigura un giovane patriota armato, simbolo del popolo in rivolta. Da allora, la piazza è divenuta luogo di comizi, proteste e manifestazioni pubbliche. In questa piazza ha parlato Giuseppe Garibaldi, ci sono state manifestazioni antifasciste, proteste studentesche negli anni Settanta, e continua a essere un luogo centrale per la vita pubblica cittadina. Nel Novecento la piazza è stata più volte modificata per adattarsi ai mutamenti urbani. È diventata sede stabile del mercato settimanale della Piazzola, tra i più grandi e frequentati dell’Italia settentrionale. Il mercato ha origini molto antiche e si tiene ancora oggi ogni venerdì e sabato, con centinaia di bancarelle disposte ordinatamente nella piazza. Oltre alla sua funzione commerciale, Piazza VIII Agosto ospita regolarmente eventi pubblici, comizi, concerti e fiere. Accanto alla Montagnola sorgono i resti della Chiesa di San Giovanni Decollato, un tempo sede di esecuzioni. Sullo stesso terreno fu costruito nel 1821 lo Sferisterio, destinato al gioco del pallone col bracciale, realizzato su progetto di Giuseppe Tubertini, poi chiuso nel 1955 e oggi spazio polifunzionale. Nel 1974, all’angolo con via Indipendenza, una lapide ha ricordato Oreste Biavati, ambulante celebre per l’arguzia e i discorsi monitorati dal regime. Nel 2004, un’altra lapide sullo sferisterio ha omaggiato Laura e Nella, “le due pantere”, venditrici instancabili per 65 anni. Nel 2000 è stato inaugurato un parcheggio sotterraneo alla piazza con 980 posti. Al centro, una torre nera alta 10 metri per l’aerazione è stata soprannominata “la Kaaba” per la somiglianza con l’edificio sacro islamico.
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Piazza Verdi-Ita
PIAZZA VERDI Dedicata al celebre compositore Giuseppe Verdi, la piazza si trova nel cuore del centro storico di Bologna, all’interno della vivace zona universitaria. Per lungo tempo non fu ufficialmente riconosciuta dall’odonomastica cittadina, venendo considerata un’estensione di via Zamboni. Solo nel 1951 le fu conferito il nome attuale in onore del grande musicista. La piazza nacque nel XV secolo come spiazzo antistante il sontuoso Palazzo Bentivoglio e inizialmente prese il nome proprio da questa influente famiglia nobiliare. Tuttavia, nei primi anni del Cinquecento, la residenza fu rasa al suolo dalla popolazione inferocita: si racconta che vennero abbattuti persino i bagni per cancellare ogni traccia del loro potere. Si narra anche che preziosi oggetti nascosti tra le macerie non furono mai ritrovati. Sulle rovine dell’antico palazzo sorse, nel 1750, il Teatro Comunale, progettato dall’architetto Antonio Galli Bibiena. La facciata, però, fu completata soltanto nel 1937, con l’aggiunta di un grande terrazzo destinato agli affacci dei gerarchi fascisti durante gli eventi pubblici. Attorno al teatro aleggia una certa aura di mistero: una leggenda locale parla del fantasma di un tenore, morto tragicamente durante le prove, che ancora oggi vagherebbe tra palco e camerini, sussurrando frasi e suonando singole note nel silenzio della notte. Sul lato sud-est della piazza si conservano, in parte, le antiche scuderie dei signori di Bologna: ambienti vastissimi, sorretti da colonnati, dove si custodivano cavalli, carrozze e armi. Sul lato sud-ovest si sviluppa un tratto delle mura della seconda cerchia cittadina, riportato alla luce nel 1906. Da lì si può ammirare l’abside della Basilica di San Giacomo Maggiore e l’ultimo tratto dell’elegante portico rinascimentale che conduce alla chiesa di Santa Cecilia. Nel Settecento, la piazza era nota come “Piazza di Santa Cecilia”. Una leggenda bolognese racconta che, dietro la chiesa, si trovasse un giardino nascosto in cui venivano allevati cigni bianchi, simbolo di purezza. Uno di questi fu rubato da un nobile francese per regalarlo all’amata, ma fu fermato al confine e l’animale riportato in città con una sorta di processione popolare. Da allora si dice che gli amori “rubati” in Piazza Verdi siano destinati a non durare. All’angolo tra la piazza e via Zamboni, al civico 25, si trova Palazzo Paleotti. Si presenta come un solido edificio medievale, privo di portico, oggi sede della biblioteca e del centro multimediale dell’Università. Costruito dalla famiglia Salaroli verso la fine del Quattrocento, conserva ancora oggi un bellissimo cortile con affreschi cinquecenteschi. Tra gli studenti circola una superstizione: chi entra nel cortile prima della laurea rischia di non laurearsi mai. Per questo motivo, molti lo evitano accuratamente! Nel corso del Novecento, Piazza Verdi è stata protagonista della vita culturale e politica cittadina. Negli anni del Sessantotto e durante il periodo degli “anni di piombo”, fu teatro di manifestazioni, assemblee e scontri politici. Si dice che dai balconi vicini risuonassero le voci delle radio libere, mentre la piazza veniva sorvegliata costantemente dalla polizia. Negli anni Ottanta e Novanta divenne un punto di ritrovo per musicisti e artisti di strada, che improvvisavano concerti all’aperto, attirando grandi folle: tra loro, alcuni sarebbero poi diventati nomi noti della musica italiana. Ancora oggi, soprattutto d’estate, Piazza Verdi continua a ospitare eventi culturali all’aperto, mantenendo viva la sua vocazione di spazio dinamico, simbolico e condiviso della vita universitaria bolognese.
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Piazza Malpighi-Ita
PIAZZA MALPIGHI Situata nel quartiere Porto-Saragozza, piazza Malpighi è intitolata al medico e anatomista seicentesco Marcello Malpighi. Rilevante snodo del traffico cittadino, vi convergono numerose vie centrali: Ugo Bassi, Marconi, San Felice, Pratello, Sant’Isaia, Nosadella, Barberia, Porta Nova e piazza San Francesco. La piazza si sviluppa lungo quello che un tempo costituiva il limite occidentale della città romana e, in seguito, della cerchia muraria dei torresotti del XII secolo, della quale è ancora visibile l’elegante Porta Nova. Prima del 1874 era conosciuta come Seliciata di San Francesco, denominazione che derivava sia dal riempimento del fossato delle mura nel 1290, sia dalla vicinanza con la Basilica di San Francesco. Il torresotto ospitò la dimora della celebre “strega enormissima” Gentile Budrioli: astrologa, curatrice ed erborista, divenne famosa per le sue capacità terapeutiche. Donna colta, affascinante e benestante, fu oggetto di invidia e sospetti, tanto da essere accusata di stregoneria e processata dal Tribunale dell’Inquisizione. Dopo atroci torture, confessò crimini mai commessi e fu condannata al rogo. Venne giustiziata nel 1498 in Piazza San Domenico, il suo corpo cosparso di pece e polvere da sparo per amplificare l’effetto spettacolare dell’esecuzione. All’estremità settentrionale della piazza si erge la colonna dell’Immacolata, progettata da Francesco Dotti. In cima si trova una statua in rame della Madonna, realizzata nel 1638 dal pittore Giovanni Tedeschi, forse su disegno di Guido Reni. Sulla piazza si affaccia anche l’ex convento di San Francesco, restaurato nel 1926, di cui si conservano diverse parti, e un chiostro del 1460. Il portico esterno, risalente al 1646, custodisce lunette seicentesche con episodi della vita di Sant’Antonio da Padova. Sul lato opposto si ammira l’abside della Basilica di San Francesco, accanto alla quale si trovano tre delle cinque arche dei glossatori, giuristi e professori dell’Università di Bologna del XIII secolo. Questi studiosi, tra i primi commentatori del diritto romano, usavano aggiunte marginali dette “glosse” per chiarire i testi giuridici. In virtù del loro prestigio, scelsero di essere sepolti in luoghi di grande visibilità urbana. Anche se il contesto originario è stato alterato da successive modifiche urbanistiche, le loro sepolture restano monumenti unici nel panorama italiano. Dopo il portico dell’ex convento, si incontra la tomba degli Accursii, seguita da quella di Odofredo Denari e, infine, da quella di Rolandino dei Passaggeri. Nel 1883, nei pressi dell’attuale fermata degli autobus, fu inaugurata la stazione di partenza della tramvia a vapore Bologna–Casalecchio–Vignola, popolarmente conosciuta come “vaporino”. Sullo stesso lato della piazza si trova un piccolo spazio verde con un maestoso platano, parte di un elegante palazzo senatorio che si affaccia su via Barberia. Questo edificio, probabilmente progettato da Alfonso Torreggiani, fu costruito a metà del Settecento dalla famiglia Dondini-Ghiselli sopra una struttura preesistente. Nel secolo successivo passò ai Rusconi, che nel 1825, con l’intervento dell’architetto Antonio Serra, trasformarono una seicentesca “cavallerizza” (maneggio pubblico per spettacoli ed esposizioni di animali esotici) in un raffinato giardino sopraelevato. Durante l’estate del 1943, la piazza fu gravemente colpita dai bombardamenti e subì consistenti restauri nel secondo dopoguerra.
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Piazza Minghetti-Ita
PIAZZA MINGHETTI Piazza Minghetti è uno dei luoghi simbolo della trasformazione urbanistica di Bologna nel periodo postunitario. Situata nel cuore della città, adiacente a via Farini e a breve distanza da piazza Cavour e piazza Galvani, rappresenta un raffinato punto di connessione tra il centro storico medievale e l’architettura borghese dell’Ottocento e del primo Novecento. Dedicata a Marco Minghetti, esponente di spicco della Destra storica italiana, la piazza è circondata da eleganti edifici, tra cui il Palazzo della Cassa di Risparmio, il Palazzo delle Poste e l’imponente Palazzo delle Assicurazioni Generali, in stile neorinascimentale, che contribuisce a definire il tono sobrio e monumentale dell’ambiente. La piazza nacque nel contesto delle grandi ristrutturazioni urbane dell’Ottocento, quando Bologna, ormai parte del Regno d’Italia, avviò un processo di modernizzazione ispirato ai modelli europei: nuovi spazi pubblici, più ariosi e regolari, presero il posto di quartieri medievali fitti e degradati. In questo scenario, Piazza Minghetti rappresentò uno dei primi esempi di piazza moderna e borghese, emblema di una città che voleva affacciarsi con eleganza alla contemporaneità. Prima della sua creazione, l’area era occupata dalla Contrada delle Lame, un dedalo di vicoli umidi e malsani, considerato tra i più degradati della città. La demolizione dell’antico quartiere, sebbene simbolo di progresso, suscitò proteste da parte delle famiglie che vi abitavano da generazioni, preoccupate per la perdita dell’identità storica del centro. La nuova piazza fu costruita tra il 1893 e il 1896 su progetto di Ernesto Balbo Bertone di Sambuy, già autore dei Giardini Margherita. Il suo intervento si inserì nell’area oggi corrispondente a via de’ Toschi, dove sorgono le cosiddette Case Gotiche, prospicienti al voltone dei Caccianemici. Il progetto originale prevedeva uno spazio più ampio, ma la realizzazione fu ridotta rispetto alle intenzioni iniziali. Al centro della piazza si erge il monumento a Marco Minghetti, opera dello scultore Giulio Monteverde e inaugurata nel 1896. La statua in bronzo raffigura lo statista in un atteggiamento riflessivo e oratorio: con la mano sinistra tiene il cappello, mentre sembra rivolgersi a un pubblico immaginario, a sottolineare il suo carisma politico e le sue doti di oratore. Minghetti è ricordato soprattutto come Ministro delle Finanze, primo a realizzare il pareggio del bilancio dello Stato italiano. Non mancarono le ironie: i suoi detrattori affermarono che il gesto fosse simile a quello di un mendicante intento a raccogliere elemosine per sanare i conti pubblici. L’atmosfera della piazza è più intima e riservata rispetto ad altre zone del centro. Aiuole curate, alberi secolari e panchine offrono uno spazio di quiete, ideale per una pausa di lettura, un pranzo veloce o una semplice sosta all’ombra. Un grande platano, ancora oggi visibile in un angolo della piazza, è stato soprannominato dagli studenti “l’albero filosofo”: generazioni di universitari si sono fermati sotto la sua chioma a leggere, discutere e riflettere. Piazza Minghetti rappresenta una delle espressioni più eleganti e riuscite della Bologna ottocentesca, dove monumentalità e misura si incontrano in equilibrio. È un luogo in cui convivono memoria storica e vita quotidiana: studenti che leggono, impiegati in pausa pranzo, passanti che si godono la tranquillità e l’ombra. Negli anni ’50 e ’60, del secolo scorso, la piazza divenne punto di ritrovo dell’élite cittadina — avvocati, notai, professori e industriali si incontravano nei caffè vicini, sotto i portici. Per chi visita Bologna, una sosta in Piazza Minghetti è un’occasione da non perdere: un angolo di eleganza, storia e quotidianità, dove le vicende della politica, dell’arte e della vita civile si intrecciano in silenziosa armonia.
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Piazza Galvani-Ita
PIAZZA GALVANI Alle spalle della maestosa Basilica di San Petronio, incastonata tra le architetture eleganti di via Farini e i portici storici del centro, si apre Piazza Galvani, uno degli angoli più raffinati e ricchi di storia di Bologna. Un tempo conosciuta con vari nomi — Piazza dell’Accademia, dell’Archiginnasio, delle Scuole, della Pace, e più popolarmente del Pavaglione — questa piazza ha sempre rappresentato un crocevia importante, sia dal punto di vista culturale che sociale. Il suo nome evoca il genio scientifico di Luigi Galvani, il celebre medico e fisico bolognese del Settecento, noto per i suoi studi pionieristici sull’elettricità animale. Al centro della piazza troneggia una statua marmorea dello scienziato, raffigurato mentre osserva un libro aperto su cui si posa una rana — simbolo dei suoi esperimenti elettrofisiologici. La statua fu scolpita da Adalberto Cencetti e inaugurata nel 1879. Non è raro vedere studenti in visita fermarsi a fotografarla o, in segno di rispetto e un pizzico di scaramanzia, sfiorare la rana prima di un esame. A rendere ancor più significativo questo spazio è la presenza del Museo Civico Archeologico, ospitato nel Palazzo Galvani che si affaccia direttamente sulla piazza. Considerato uno dei più importanti musei archeologici d’Italia, custodisce ricche collezioni egizie, etrusche, romane e greche, testimoniando la profonda vocazione storica e culturale di Bologna. Già prima che diventasse un omaggio al celebre scienziato, questa zona era parte integrante del complesso della Basilica di San Petronio. La decisione di aprire una piazza risale al 1563, quando papa Pio IV, con una mossa tanto urbanistica quanto politica, volle creare un nuovo spazio davanti all’Archiginnasio, allora nuova sede dell’Università. Il progetto fu affidato a Antonio Morandi, detto il Terribilia, su incarico del cardinale Carlo Borromeo. In meno di due anni, l’Archiginnasio venne completato, con una facciata a due piani e un portico in cotto e arenaria che ancora oggi colpisce per sobrietà ed eleganza. Il portico, con le sue 15 campate scandite da lesene corinzie, ospitava in origine delle botteghe, utili a finanziare la costruzione della Basilica di San Petronio. Un angolo curioso della piazza è legato al mercato dei bozzoli da seta, che si teneva qui fin dal 1449, tanto che il nome Pavaglione (dalla parola padiglione in dialetto locale) è rimasto nell’uso popolare. La seta, infatti, fu per secoli una delle principali risorse economiche della città. Ancora oggi, sotto il portico del Pavaglione, si trova la storica libreria Zanichelli, dove il poeta Giosuè Carducci era solito rifugiarsi alla fine dell’Ottocento. Il libraio gli riservò persino una stanza per leggere e scrivere indisturbato — un piccolo gesto che oggi diremmo “da fan”, ma che ha contribuito al fermento culturale della Bologna ottocentesca. Sempre sotto quei portici, negli anni Venti del Novecento, aprì lo storico Bar Zanarini, oggi uno dei caffè più iconici della città. Accanto, la gioielleria Veronesi, trasferitasi qui nel 1922 da via degli Orefici, continua a testimoniare l’eleganza senza tempo di questo angolo di Bologna. Un altro dettaglio che rende speciale Piazza Galvani è la concentrazione di arte e artisti che vi hanno lasciato il segno. Michelangelo scolpì qui la sua statua di Giulio II nel 1506, Giambologna realizzò il suo Nettuno nel 1564 e Alessandro Menganti fuse la statua di Gregorio XIII nel 1580. Abitò in questa piazza anche lo scultore Alfonso Lombardi, autore, tra le altre cose, delle statue dei Quattro Santi Protettori di Bologna sotto il voltone del Palazzo del Podestà e del celebre Compianto su Cristo morto. Infine, da questa piazza si gode una prospettiva privilegiata su una delle più affascinanti imperfezioni architettoniche della città: l’abside della Basilica di San Petronio. Guardandola con attenzione, si nota come le murature siano state tamponate in modo provvisorio. La leggenda vuole che sia stato lo stesso papa Pio IV Medici a ostacolare il completamento dell’opera, temendo che superasse in grandezza la Basilica di San Pietro a Roma. E così, ancora oggi, San Petronio resta incompiuta — ma forse proprio per questo ancora più affascinante.
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Piazza del Baraccano- ita
PIAZZA DEL BARACCANO Nel cuore del quartiere Santo Stefano, appena oltre le affollate direttrici del centro storico di Bologna, si apre una piazza discreta ma ricca di suggestioni: Piazza del Baraccano dove si trova un insieme di edifici storici, civili e religiosi, situati nei pressi dei Giardini Margherita. Ne fanno parte il Santuario della Madonna del Baraccano e una serie di costruzioni lungo via Santo Stefano e affacciate sulla piazza. Il nome “Baraccano” deriva da una deformazione del termine medievale barbacane, che indicava una fortificazione o una torre di guardia. Non a caso, il sito sorge in corrispondenza di un tratto delle antiche mura di Bologna. Al centro dell’identità della piazza si trova il Santuario di Santa Maria del Baraccano, conosciuto anche come “Madonna della Pace”. Le sue origini risalgono al 1403, quando un affresco della Madonna col Bambino, dipinto da Lippo di Dalmasio sulle mura cittadine, divenne oggetto di profonda devozione popolare. Fu così che, per volontà di Giovanni I Bentivoglio, signore di Bologna, venne costruita una cappella devozionale. Una lapide racconta la leggenda secondo cui, il 1º febbraio 1512, durante un assedio papale, gli artificieri di papa Giulio II fecero esplodere un tratto delle mura presso il Baraccano. In modo inspiegabile, quelle pietre ricaddero al loro posto, intatte: un evento interpretato come un segno di protezione divina. Il crescente culto miracoloso legato all’immagine mariana portò all’ampliamento della cappella, trasformata poi in un vero e proprio santuario. La sua evoluzione architettonica riflette i cambiamenti di gusto e le necessità della comunità: nel 1524 fu aggiunto il portico, e nel 1682 la cupola. All’interno si conservano affreschi di Francesco del Cossa (autore del celebre Polittico Griffoni) e dipinti di Prospero e Lavinia Fontana. La facciata è decorata con le statue dei quattro santi patroni di Bologna: San Petronio, San Domenico, San Procolo e San Francesco. I bolognesi la chiamano anche “chiesa della Pace”: secondo la tradizione, i novelli sposi vi si recano il giorno delle nozze per invocare la pace coniugale. Inoltre, fin dall’antichità, le donne incinte si recavano al Baraccano per chiedere protezione durante il parto, portando in dono nastri o bende benedette. Già nel 1438, nello spazio antistante la chiesa, venne costruito un oratorio con annessa una casa per ospitare viandanti poveri diretti a Roma o Gerusalemme: l’Ospedale dei Pellegrini, primo nucleo di quello che diventerà il Conservatorio del Baraccano. L’ospedale venne progressivamente ampliato: nel 1491 fu costruito il portico su via Santo Stefano, e tra il 1497 e il 1524 il maestoso Voltone. Nel 1528, a seguito del calo dei pellegrinaggi per via delle guerre e dell’aumento dei bisognosi in città, la Confraternita trasformò il complesso nel “Conservatorio delle Putte del Baraccano”: un’istituzione assistenziale per giovani orfane in buona salute, provenienti da famiglie benestanti e di bell’aspetto, ritenute più vulnerabili al rischio di perdere la propria purezza. Le “putte” del Baraccano erano molto apprezzate: belle, sane, ben educate, docili e abili nell’arte del ricamo e della tessitura, in particolare della seta, che nel Cinquecento costituiva un pilastro dell’economia bolognese. Il Conservatorio riuscì a sopravvivere anche alla soppressione di molte istituzioni religiose durante l’occupazione francese. Proprio in quel periodo, nel 1812, furono avviati importanti lavori di ampliamento affidati all’architetto Giovanni Battista Martinetti Venturoli, che conferì al complesso l’aspetto attuale. L’istituzione cessò la sua funzione originaria nel 1969. Nel 1972, il Conservatorio divenne proprietà del Comune di Bologna e, dopo un attento restauro, fu destinato a ospitare uffici comunali. Oggi, sotto il suo elegante portico rinascimentale, il Voltone del Baraccano ospita eventi culturali, mostre, concerti e incontri pubblici. Questo luogo è stato riconosciuto come parte del sistema dei Portici UNESCO di Bologna, inserito nel patrimonio dell’umanità non solo per il suo valore architettonico, ma anche per quello sociale. Accanto al santuario si trovano anche i Giardini di Santa Teresa Verzeri, un piccolo spazio verde che, durante l’estate, si anima con spettacoli e rassegne musicali. È anche grazie a questi elementi che Piazza del Baraccano continua a vivere, testimone attiva di una memoria cittadina che si rinnova ogni giorno.
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Piazza San Francesco-ita
PIAZZA SAN FRANCESCO Nel cuore del centro storico di Bologna, a pochi passi da via del Pratello e via Ugo Bassi, si apre Piazza San Francesco, dominata dalla maestosa Basilica omonima, uno dei massimi capolavori dell’architettura gotica emiliana. I lavori iniziarono nel 1236, appena dieci anni dopo la morte di San Francesco d’Assisi, quando i frati minori si stabilirono a Bologna. La scelta del luogo non fu casuale: era ai margini della città, ma vicino alle strade principali e alle aree commerciali, in perfetta sintonia con lo spirito umile e itinerante dell’ordine francescano. La chiesa fu consacrata nel 1251, grazie anche all’appoggio del Comune e di alcune delle famiglie più influenti della città. Il complesso sorse in una zona chiamata civitas antiqua rupta, cioè la parte occidentale e in rovina dell’antico insediamento romano, al di fuori sia della prima che della seconda cerchia muraria della città. Sul lato orientale dell’attuale piazza correva un tratto della seconda cinta muraria, della quale oggi resta visibile solo Porta Nova. Durante il periodo napoleonico, il convento fu chiuso e la chiesa sconsacrata: venne trasformata in dogana, il suo patrimonio artistico disperso, e la struttura subì gravi danni. Dopo l’Unità d’Italia, l’area visse decenni di abbandono e usi impropri. Solo tra il 1886 e il 1906, grazie al grande lavoro di restauro di Alfonso Rubbiani, la Basilica tornò a splendere, anche se con alcuni importanti cambiamenti rispetto all’aspetto originario. Durante la Seconda guerra mondiale, i bombardamenti causarono nuovi crolli, ma tra il 1946 e il 1948 furono eseguiti importanti lavori di ricostruzione. Entrando nella Basilica, si resta colpiti dalla splendida pala marmorea dell’altare maggiore, scolpita tra il 1388 e il 1393 dai fratelli veneziani Jacobello e Pier Paolo dalle Masegne. L’interno custodisce anche numerosi monumenti sepolcrali, tra cui la tomba dell’antipapa Alessandro V, la suggestiva cappella Muzzarelli in stile romanico e i chiostri del convento, risalenti ai secoli XIV e XV. Il complesso ospita anche la Biblioteca di San Francesco, che conserva ben 39.000 tra libri e opuscoli, insieme all’Archivio Rubbiani, l’Archivio storico della Provincia Bolognese dei Frati Minori Conventuali e l’Archivio Musicale. Oggi la Basilica è un luogo vivo, dove si tengono concerti, eventi culturali e celebrazioni religiose, unendo spiritualità e partecipazione pubblica. Uno dei tesori più preziosi della piazza sono le tre arche gotiche dedicate ai Glossatori, i grandi giuristi medievali che commentavano e interpretavano le leggi. Si tratta delle tombe di Accursio e del figlio Francesco d’Accursio, di Odofredo e di Rolandino dei Romanzi. Questi monumenti celebrano il prestigio dell’Università di Bologna tra il XIII e il XIV secolo, e mostrano anche il legame tra i frati e i gruppi sociali che stavano trasformando la città. Visitare questa piazza significa riscoprire un frammento autentico di Bologna, dove il tempo sembra scorrere con rispetto per le sue radici più profonde.
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Piazza San Domenico- ita
PIAZZA SAN DOMENICO A pochi passi da via Garibaldi e da piazza Cavour, nel cuore della Bologna medievale, si apre piazza San Domenico, uno degli spazi storici più suggestivi della città. La piazza prende il nome dalla monumentale Basilica di San Domenico, uno dei capolavori del gotico italiano, iniziata nel 1236 dai frati domenicani sul terreno della preesistente chiesa di San Nicolò delle Vigne. Quest’ultima, dedicata al santo patrono dei vignaioli, sorgeva in un’area allora circondata da vitigni, da cui deriva anche il nome di via delle Vigne, oggi trasformata in passaggio privato. La Basilica di San Domenico ebbe un ruolo centrale nella spiritualità europea grazie alla presenza delle reliquie del fondatore dell’ordine Domenico di Guzman, custodite nella celebre Arca di San Domenico, capolavoro scultoreo realizzato da artisti come Niccolò Pisano, Niccolò dell’Arca e un giovane Michelangelo, autore tra l’altro delle statue di due santi e di quella dell’angelo reggi-candelabro, che secondo la leggenda scolpì in un solo giorno per impressionare i confratelli. Nel tempo, la basilica ha subito vari rimaneggiamenti, ma conserva ancora oggi importanti opere di artisti come Guido Reni, Filippino Lippi e Guercino. Intorno ad essa si estendeva il grande convento domenicano, con la sua preziosa biblioteca (ancora attiva con oltre 90.000 volumi), frequentata da studiosi e religiosi di tutta Europa. Tra le figure più illustri spicca Padre Giovanni Battista Martini, celebre compositore e maestro di musica, che accolse tra i suoi allievi anche un giovane Mozart. Proprio qui, nel 1770, il quattordicenne Mozart fu esaminato da Martini per entrare all’Accademia Filarmonica e si esibì all’organo della Cappella del Rosario in occasione della Festa della Madonna. Al centro della piazza si erge la Colonna di San Domenico, realizzata nel 1627 su progetto di Francesco Gessi, allievo di Guido Reni. Un secondo monumento, meno noto ma altamente simbolico, è la colonna in pietra e rame sul lato posteriore della piazza, realizzata da Giulio Cesare Conventi per commemorare la fine della devastante peste del 1630. Notevoli le due arche sepolcrali appartenenti a due giuristi bolognesi del XIII secolo, chiamati glossatori: il primo, di fianco alla chiesa è di Rolandino de Passeggeri, che aveva tenuto testa in duello epistolare a Federico II il quale minacciava di distruggere la città se non fosse stato liberato il figlio Enzo. L’arca di Rolandino è un elegante sarcofago sorretto da colonnine e sormontato da un baldacchino con tetto a tegole verdi. I bassorilievi raffigurano Rolandino mentre insegna, circondato da studenti. Si dice che amasse tenere lezione proprio in piazza, talvolta interrompendosi per rispondere alle domande dei passanti, in un clima di dialogo aperto tra sapere accademico e società civile. Il secondo mausoleo, accostato ad una casa, più piccolo, è di Egidio Foscherari, il primo laico ad insegnare diritto canonico all’università di Bologna. Sui lati di Piazza San Domenico si affacciano antichi palazzi nobiliari, un tempo dimore di famiglie legate alla vita religiosa e politica della Bologna medievale. I frati domenicani abitano ancora oggi il convento annesso alla basilica, mantenendo viva una tradizione antica. Tra gli alberi secolari della piazza spicca un platano, noto come “l’albero dei pensatori”: si narra che sotto le sue fronde si riunissero studenti di teologia e filosofia in animate discussioni. Tra Ottocento e Novecento, la piazza divenne luogo di ritrovo per studiosi e intellettuali, ruolo che si rafforzò dagli anni ’70 con l’espansione del DAMS. Da allora, è diventata un vivace centro culturale, animato da concerti, performance e dibattiti. Secondo alcuni, anche Lucio Dalla vi trovò ispirazione agli inizi della sua carriera.
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Piazza Cavour-Ita
PIAZZA CAVOUR Pensata fin dall’inizio come il nuovo “salotto buono” della città, Piazza Cavour nacque per accogliere con eleganza le sedi delle nuove istituzioni nazionali e locali, in particolare le banche. Il suo accesso principale è da Via Farini, progettata negli stessi anni e oggi una delle vie più eleganti di Bologna. La piazza prende il nome dallo statista Camillo Benso conte di Cavour, primo Primo Ministro dell’Italia unita, scomparso nel 1861. I lavori per la sua realizzazione si svolsero tra il 1859 e il 1866, sotto la guida dell’ingegner Coriolano Monti, che ne definì la forma regolare e impose la presenza dei portici. Per far spazio al nuovo progetto urbanistico, furono demoliti alcuni edifici cinquecenteschi, sostituiti da nuovi palazzi con architetture moderne per l’epoca. Tra questi spicca Palazzo Guidotti, la cui facciata fu regolarizzata proprio in quel periodo: è decorata con fregi alternati a ritratti scolpiti da Augusto Viallet, raffiguranti personaggi illustri, tra cui lo stesso Monti, progettista della piazza. Accanto, si trovano le palazzine Bottrigari-Ratta, progettate dall’ingegnere Zannoni. La facciata è caratterizzata da una loggia a ordine gigante e da un coronamento architettonico alto e inusuale per la tradizione bolognese. Sul lato sud sorge Palazzo Silvani, mentre a ovest si impone il maestoso edificio della Banca d’Italia, considerato il più interessante della piazza. Progettato nel 1865 dall’architetto Antonio Cipolla, presenta una facciata in stile neorinascimentale, sormontata da un timpano e un elegante portico che si estende lungo via Farini, affrescato dal pittore Gaetano Lodi. Ogni volta del portico illustra un episodio storico o culturale: dalle esplorazioni geografiche alle vicende dell’antichità, fino agli stemmi di città italiane. La piazza venne ufficialmente aperta nel 1867 e completata nel 1870 con un giardino all’inglese, secondo i canoni del tempo, con aiuole, vialetti e una cancellata. La fontana è alimentata dall’antico acquedotto romano, mentre il busto di Cavour fu collocato nel 1892.Un dettaglio poetico: fu proprio questa piazza a ispirare Lucio Dalla per la celebre canzone Piazza Grande. Il cantautore bolognese visse qui da giovane, e per commemorarlo, nel 2021 è stata installata una panchina con la sua statua in bronzo, opera dello scultore Antonello Paladino.
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Piazza Santo Stefano-Ita
PIAZZA SANTO STEFANO Conosciuta anche come Piazza delle Sette Chiese, prende il nome dal complesso religioso di Santo Stefano, straordinario esempio di architettura medievale. La piazza è dominata dalla basilica omonima, costruita sopra un antico tempio pagano dedicato alla dea Iside, e circondata da eleganti palazzi nobiliari con portici medievali e rinascimentali. I portici più antichi sono caratterizzati da un muretto di contenimento tra le colonne, un tempo barriera tra la strada e il camminamento sottoportico. Secondo la tradizione, fu il vescovo Petronio, patrono di Bologna, a voler ricreare in questo luogo una copia simbolica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, con riferimenti ai luoghi della Passione di Cristo. Il complesso originariamente comprendeva sette chiese, anche se oggi ne restano quattro ben conservate: la Chiesa del Crocifisso, quella del Santo Sepolcro, dei Santi Vitale e Agricola, e la Chiesa della Trinità o del Martyrium. Ognuna ha una propria storia e stile, dal romanico al gotico. La piazza ha subito nel tempo varie trasformazioni, anche a causa del terreno in pendenza che converge verso la basilica, situata nel punto più basso. L’intervento più recente risale al 1991, con il progetto di Luigi Caccia Dominioni, che ha dato alla piazza la sua forma a grande catino. Oltre al complesso religioso, si affacciano sulla piazza edifici storici di grande pregio come Palazzo Bolognini e Palazzo Isolani, che contribuiscono all’atmosfera suggestiva del luogo. Durante l’anno, la piazza ospita mercatini, concerti ed eventi, diventando punto d’incontro per cittadini e turisti. Alla sinistra della basilica si trova il complesso dei palazzi patrizi riuniti nel tempo dalla famiglia Isolani. La facciata quattrocentesca si articola in due ordini separati da un marcapiano: sotto, un portico con archi a tutto sesto sorretti da colonne corinzie in marmo — raro esempio di toscanismo a Bologna — sopra, una fila di monofore medievali ornate da medaglioni con volti umani curiosamente acconciati in stile ottocentesco, frutto di un restauro di quell’epoca. Dal portico si accede a Corte Isolani, che collega la piazza a Strada Maggiore. Di fronte alla basilica, sulla destra, si trovano le Case Beccadelli-Tacconi, con facciata che mostra le diverse fasi costruttive, seguite da Casa Bianchi-Pasquini, riconoscibile per il suo alto portico con colonne scanalate in arenaria e volte a crociera. Seguono case mercantili del XV secolo, dove si susseguono portici rinascimentali: uno a forma di arco trionfale con cornice in terracotta, uno con colonne in cotto spiraliformi, tutte diverse, e infine un’elegante arcata con colonne ottagonali e capitelli a foglie d’acqua. All’angolo con la stretta Via de’ Pepoli, l’ultima casa del complesso Tacconi conserva elementi romanici e, secondo alcune ipotesi, ospitava una delle più antiche sinagoghe della città. Al numero 2 della via si trovava la prima officina Maserati, fondata nel 1914. Una targa commemorativa con il logo della casa automobilistica lo ricorda ancora oggi. A chiudere la piazza si erge il maestoso Palazzo Bolognini Amorini Salina. La sua facciata fu decorata nel 1525 da Alfonso Lombardi e Nicolò da Volterra con teste in terracotta, completate poi da Giulio Cesare Conventi nel Seicento. Ventisei teste si trovano ai piani superiori, tra le finestre, e tredici negli archi del portico: tutte diverse, raffigurano volti realistici, tra cui spiccano quello di un turco col turbante e uno di un diavolo ghignante, sorprendentemente espressivo.
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Piazza Mercanzia-Ita
PIAZZA DELLA MERCANZIA Piazza della Mercanzia si trova a pochi passi dalle Due Torri, all’incrocio tra l’antica via Emilia (oggi Strada Maggiore) e la via Salaria per Ravenna (attuale Via San Vitale). Si sviluppò già in epoca romana e, nel Medioevo, fu il cuore di un vivace mercato che si estendeva fino alle Torri Asinelli e Garisenda. Al centro della piazza sorge il Palazzo della Mercanzia, costruito tra il 1384 e il 1391 su progetto di Antonio di Vincenzo e Lorenzo Bagnomarino. Il palazzo, sede storica della dogana e oggi della Camera di Commercio, fu realizzato in pietra d’Istria e mattoni. La facciata presenta due grandi archi ogivali, bifore gotiche e un balconcino in marmo traforato, da cui un tempo si leggevano le sentenze pubbliche al suono della campana Lucardina. I condannati per bancarotta fraudolenta venivano legati alla colonna centrale, esposti al pubblico ludibrio. Il portico è ornato da statue di santi, attribuite ai fratelli Dalle Masegne, scultori e scalpellini gotici veneziani, mentre nella nicchia centrale, sottostante il balconcino, vi è la statua della Vergine in trono. L’edificio ha subito vari restauri, tra cui uno rinascimentale, quando l’adiacente Torre de Bianchi crollò sul palazzo, abbattendone una parte, e altri dopo la Seconda guerra mondiale. Il palazzo è sormontato dalla Torre delle Perle, oggi visibile solo da punti elevati, abbassata a seguito di un crollo nel 1448. Al suo interno, un elemento curioso è la custodia ufficiale delle ricette tipiche bolognesi, tra cui quella del ragù, dei tortellini, del certosino (dolce natalizio) e delle lasagne verdi. Vi è anche la celebre “tagliatella d’oro”, che definisce le misure ideali per questa pasta. Curiosità? Sul lato di Via Castiglione è murata una lapide del XV secolo che ricorda i privilegi concessi agli studenti universitari. Alla base della piazza, all’imbocco di via Santo Stefano, al civico 3, si trovano le Case Reggiani e Seracchioli, antiche sedi della Gabella. Quella di sinistra, del XIII secolo, conserva la porta e una parte delle finestre ad arco acuto dell'ammezzato; il resto della facciata è moderna e s'ispira ad architetture bolognesi medioevali. In quella di destra è stato ripristinato il portico ligneo ed è stato inserito il pittoresco balcone nel 1924; La colonna più a destra verso la Via Santo Stefano non è in legno, bensì di cemento armato ricoperto di legno. Accanto, la Torre degli Alberici ospita il negozio più antico della città, attivo dal 1273, con sportelli che si aprono come piccoli ponti levatoi, tipici dell’epoca medievale.
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Piazza Ravegnana-Ita
PIAZZA RAVEGNANA La piazza, che prende il nome da una porta della prima cerchia muraria aperta in direzione di Ravenna, è uno dei luoghi più iconici di Bologna, situata nel cuore del centro storico e punto di snodo di importanti vie cittadine: via San Vitale, Strada Maggiore, via Rizzoli, via Zamboni e via de’ Giudei. Attestata già nell’XI secolo come Trivio di Porta Ravegnana, assunse il carattere di vera e propria piazza alla fine del Duecento, quando il Comune di Bologna acquistò e fece abbattere numerose case per creare uno spazio pubblico funzionale al crescente dinamismo urbano. La piazza è dominata dalla presenza delle celebri Due Torri, la Torre degli Asinelli e la Torre Garisenda, simboli indiscussi del capoluogo emiliano. Costruite tra il XII e il XIII secolo da famiglie nobili per motivi difensivi e per ostentare prestigio sociale, rappresentano uno degli esempi più affascinanti di architettura medievale in Italia. La Torre degli Asinelli, alta circa 97 metri, è una delle torri medievali più alte d’Europa, mentre la Torre Garisenda, molto più bassa (poco meno di 50 metri), è celebre per la sua pronunciata pendenza di oltre 3 metri, causata da un cedimento del terreno. Dante Alighieri la cita nel canto XXXI dell’Inferno, paragonando il gigante Anteo alla torre inclinata che pende sopra chi guarda da Bologna. Un tempo la Garisenda era alta quanto l’altra, ma fu mozzata nel XIV secolo per evitare il crollo. Un tempo, la Torre degli Asinelli era dotata di una gabbia sospesa chiamata “la gabbia degli Asinelli”, dove venivano esposti i condannati per reati infamanti, in modo da essere visti (e spesso insultati) da tutta la popolazione. Durante il Medioevo, la piazza rappresentava un nodo vitale della città, frequentata da mercanti, studenti e cittadini: vi si svolgeva uno dei mercati più importanti di Bologna. Oltre a scambi commerciali, vi avvenivano raduni pubblici, predicazioni, esecuzioni e celebrazioni religiose, in un intreccio continuo di sacro e profano, vita quotidiana e grandi eventi. Oltre alle torri, al centro della piazza si trova una statua del XVII secolo di san Petronio, patrono di Bologna. Commissionata dal cardinale legato Lazzaro Pallavicini e realizzata dallo scultore Gabriele Brunelli con piedistallo di Giovanni Battista Albertoni, la statua fu collocata originariamente nel trivio su iniziativa dell’Arte dei Drappieri (o Strazzaroli), una delle più influenti corporazioni cittadine. Nel 1871, per motivi di viabilità e in seguito all’unità d’Italia, la statua fu rimossa e trasferita nella Basilica di San Petronio. Solo il 4 ottobre 2001, giorno del santo patrono, è stata restituita alla piazza, dove oggi campeggia nuovamente. Sul lato est della piazza si trova la chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano, mentre sul lato ovest, al civico 1, si erge il Palazzo degli Strazzaroli, antica sede dell’Arte dei Drappieri. L’edificio, realizzato da Giovanni Piccinini da Como tra il 1486 e il 1496 durante l’epoca bentivolesca, richiama in alcuni elementi il perduto Palazzo Bentivoglio, distrutto nel 1507. La facciata, attribuita a Francesco Francia, si distingue per il primo ordine architettonico scandito da nove arcate cieche separate da paraste composite, un secondo piano con eleganti bifore e un ultimo livello con oculi. Un ampio cornicione conclude il prospetto. Il palazzo fu restaurato nel 1620, arricchito con un balcone e una nicchia con la Madonna con Bambino, opera dello scultore Gabriele Fiorini. Quest’ultima è conosciuta come la “Madonna del Campanello”: una piccola campanella suona ogni volta che viene sollevata la tenda rossa che la protegge, ma ciò accade solo in occasioni solenni o festività importanti. Nel timpano centrale della facciata si trova un rilievo raffigurante San Girolamo, protettore della corporazione. Dal 1964, il palazzo ospita una delle più note librerie della città: la Feltrinelli di Piazza di Porta Ravegnana, che ha saputo integrarsi nella storia e nell’architettura del luogo mantenendone la memoria viva.
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Piazza del Nettuno-Ita
PIAZZA DEL NETTUNO Nel cuore pulsante di Bologna, a pochi passi da Piazza Maggiore, si apre Piazza del Nettuno, uno degli spazi urbani più significativi della città per valenza artistica, politica e simbolica. La piazza prende il nome dalla monumentale Fontana del Nettuno, che i bolognesi chiamano familiarmente il Gigante, realizzata tra il 1563 e il 1566 dallo scultore fiammingo Jean de Boulogne, detto Giambologna, su progetto dell’architetto Tommaso Laureti. Fin dalla sua origine, questo spazio fu concepito come manifestazione visibile del potere papale, all’interno di un contesto cittadino che aveva conosciuto nei secoli una forte tradizione comunale. La Fontana del Nettuno commissionata dal cardinale legato Pier Donato Cesi per celebrare il controllo della Chiesa su Bologna, dopo la sua definitiva incorporazione nello Stato Pontificio, rendendola così, non solo un capolavoro della scultura manierista ma anche un oggetto politico. Il dio marino, che domina la composizione con un gesto ampio della mano, simboleggia il potere ordinatore del pontefice che, come Nettuno sulle acque, governa le città italiane. Ai piedi del Nettuno ci sono quattro putti, che rappresentano rispettivamente i fiumi Gange, Nilo, Rio delle Amazzoni e Danubio, ovvero i corsi d’acqua dei continenti allora conosciuti. Le sirene e figure femminili alla base della fontana, che spruzzano acqua dai seni furono all’epoca considerate uno spettacolo scandaloso! Ma Giambologna le difese: quelle sirene rappresentano l’abbondanza, la fertilità, la vita che scorre con l’acqua e alludono al benessere che il governo pontificio prometteva di garantire. Un altro gioco di prospettiva è creato dalla mano sinistra della statua Giambologna dovette, per espressa richiesta del papa, modellare la statua del Nettuno con un apparato genitale di dimensioni contenute. Tuttavia, l’artista avrebbe poi inserito un espediente visivo nascosto: osservando la statua da un preciso punto (“la pietra nera o della vergogna”), il pollice teso della mano sinistra crea l’illusione ottica di un organo genitale maschile in erezione. Questo dettaglio, forse volutamente ironico, testimonia l’ingegno e la sottile critica di Giambologna all’autorità ecclesiastica, inserendo un elemento di ambiguità e complessità simbolica nell’opera. Secondo la tradizione, calpestare “la pietra nera o della vergogna” porterebbe fortuna, soprattutto agli studenti in attesa degli esami e per questo da loro chiamato “punto della fortuna”. Nel 1926 il tridente del Nettuno venne preso come simbolo dalla neonata azienda di automobili bolognese Maserati per il suo famosissimo logo. La piazza collega Piazza Maggiore con via dell’Indipendenza, diventando così uno snodo cruciale tra la Bologna medievale e quella ottocentesca post-unitaria. Sul lato occidentale della piazza si erge il Palazzo del Podestà, mentre su quello settentrionale si trova il Palazzo di Re Enzo, a testimonianza dell’antico cuore del potere civile cittadino. La posizione della fontana, leggermente decentrata, fu studiata per permettere ai visitatori in arrivo da via Ugo Bassi di vederla già da lontano, enfatizzandone l’impatto visivo. Nel corso dei secoli, Piazza del Nettuno ha svolto funzioni molteplici: luogo di feste pubbliche, comizi, manifestazioni politiche e celebrazioni religiose. Durante il periodo fascista, il portico del Pavaglione e la piazza furono utilizzati per le adunate e i proclami del regime. Dopo la Seconda guerra mondiale, essa divenne spazio privilegiato della memoria civile: nella Sala d’Ercole della Biblioteca Salaborsa (che si affaccia sulla piazza) è custodita una lapide in onore dei caduti partigiani bolognesi. Oggi Piazza del Nettuno è teatro di iniziative culturali, eventi musicali e incontri pubblici. Uno degli elementi più significativi della piazza è la Biblioteca Salaborsa, inaugurata nel 2001 all’interno del Palazzo d’Accursio, simbolo della rinascita culturale di Bologna nel XXI secolo. Al suo interno, visibili attraverso un pavimento in vetro, si trovano i resti dell’antico insediamento romano di Bononia, conferendo a questo spazio una profondità storica che collega il presente urbano alla stratificazione millenaria della città. Piazza del Nettuno è molto più di una piazza ornamentale: è uno spazio vivo, dove si intrecciano arte, potere, storia e comunità. In essa si riflette l’identità di Bologna, città che ha saputo conservare le tracce del proprio passato senza rinunciare a una vocazione di apertura, partecipazione e innovazione. Attraverso le forme della scultura manierista, le geometrie della piazza, e le pratiche sociali che la abitano, Piazza del Nettuno continua a essere una lente attraverso cui leggere la coscienza civica e il senso collettivo della città felsinea.
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Piazza Maggiore-Ita
PIAZZA MAGGIORE Nel cuore di Bologna si apre Piazza Maggiore, uno degli spazi urbani più iconici e carichi di significato dell’Italia medievale e moderna: fin dalla sua nascita, dal XIII secolo in poi, è stata il palcoscenico privilegiato della vita politica, religiosa e sociale della città. Nasce ufficialmente all’inizio del Duecento, quando il Comune di Bologna decise di dotarsi di uno spazio pubblico per rappresentare il potere civile e rispondere alle esigenze della crescente vita urbana. Furono espropriati e demoliti numerosi edifici e torri liberando una zona urbanisticamente definita da strade di epoca romana. La prima, est-ovest, si trovava in corrispondenza dell’attuale facciata di San Petronio e proseguiva verso una delle porte della città; la nord-sud si sviluppava lungo Via dell’Archiginnasio e il Palazzo dei Banchi; la terza passava in corrispondenza del Palazzo Comunale, e la quarta una via ora sotto al Palazzo del Podestà e che termina alla Fontana del Nettuno. Fu la prima piazza in una città che all’epoca non ne aveva altre, e che poteva contenere l’intera popolazione di Bologna, che nel 1200 contava 50000 abitanti. Contemporaneamente si costruì il Palazzo del Podestà̀, quasi ultimato nel 1208 con funzione amministrativa e commerciale. Sotto ad esso si apriva un incrocio di strade coperte che rappresentava il nuovo punto focale della città. Tuttavia, venne presto chiamato “vecchio” poiché vicino si costruì un nuovo palazzo in cui visse in prigionia per più di 20 anni il figlio di Federico II di Svevia, Enzo, e per questo chiamato il palazzo di Re Enzo. Del primo palazzo ora non rimane che la torre campanaria, detta dell’Arengo, che già nel 1212 convocava i cittadini all’assemblea. sotto il Voltone del Podestà, che collega Piazza Maggiore a Piazza Re Enzo, si nasconde una curiosità affascinante: se due persone si posizionano agli angoli opposti della volta e sussurrano rivolti alla parete, riescono a sentirsi perfettamente, grazie a un particolare effetto di riflessione acustica. Secondo la tradizione, questo fenomeno veniva sfruttato dai frati per ascoltare le confessioni dei malati contagiosi senza rischiare il contagio. Palazzo D'Accursio, oggi Palazzo Comunale, venne costruito nel 1287 e successivamente ingrandito e restaurato. La sezione di sinistra è la più antica: fu la residenza della famiglia Accursio nel XII e XIII secolo e, a partire dal 1336, ospitò la magistratura degli Anziani, i rappresentanti del governo cittadino. L'innalzamento dell'attuale torre dell'orologio risale alla seconda metà del Quattrocento, quando Nicolò dell'Arca realizzò anche la Madonna con Bambino in terracotta sulla facciata. Il secondo nucleo, a destra e in stile gotico, presenta otto finestre dei primi del Quattrocento, opera di Fioravante Fioravanti. Nel Cinquecento, il perugino Galeazzo Alessi aggiunse una grande finestra e progettò un sontuoso ingresso trionfale. Sopra di esso venne posta la statua, scolpita da Alessandro Menganti, di papa Gregorio XIII, al secolo Ugo Boncompagni, bolognese di nascita e celebre per aver riformato il calendario nel 1582. Nel 1796, per salvare la statua di Gregorio XIII dalla furia distruttiva delle truppe napoleoniche, i bolognesi la camuffarono da San Petronio, santo patrono di Bologna, salvando così la scultura, che fu nuovamente trasformata alla fine del secolo. Una lapide in marmo sul Palazzo Comunale riporta le antiche unità di misura utilizzate a Bologna, esposte pubblicamente in modo che tutti potessero verificarle, essendo questa la piazza dove si tenne il più grande mercato della città fino al 1877. Sopra la lapide si trovano due aquile di terracotta copie di originali, distrutte in una rivolta popolare del 1511. Secondo la tradizione uno dei due originali fu opera di Michelangelo durante uno dei suoi due soggiorni bolognesi. Il palazzo ospitò i Legati papali dal XVI al XIX secolo. Ora è sede del Comune e all’interno hanno sede le Collezioni Comunali d’Arte di Bologna ed il Museo Morandi. La Basilica di San Petronio, nata per essere la chiesa civica più grande d’Europa, iniziò ad essere costruita nel 1390, su progetto di Antonio di Vincenzo, ma nel XVII secolo fu bloccato il progetto di ampliamento: papa Pio IV fece costruire l’adiacente Collegio dei Gesuiti per impedire l’espansione dell’edificio. L’attuale facciata, per metà rivestita di marmo e per metà in mattoni, racconta questo scontro tra potere civile e religioso. Il Palazzo dei Notai, realizzato tra il 1384 e il 1422 dalla "Società dei Notai" come propria sede, è stato progettato da Antonio di Vincenzo. Sulla facciata, si trova lo stemma con tre calamai con piume di oca, il loro simbolo. L'edificio fu ristrutturato nel 1908 da Alfonso Rubbiani che ne restaurò l'aspetto medioevale. Nel 1500 l'intera area fu ristrutturata per ordine pontificio e furono costruiti l'adiacente Piazza del Nettuno e il Palazzo dell'Archiginnasio. Jacopo Barozzi, detto il Vignola, nel 1568 chiude il lato est della piazza, nascondendo il quartiere medioevale del Mercato di Mezzo, costruendo il Palazzo dei Banchi e il portico del Pavaglione dove si troveranno i banchi dei cambiavalute, necessari alla vivace vita economica della cosmopolita città universitaria. Nel 1860 la piazza fu intitolata al re Vittorio Emanuele II e solo da Giugno 1945 prese il nome di Piazza Maggiore. La parte centrale della piazza è caratterizzata da una piattaforma pedonale, soprannominata "crescentone", costruita nel 1934. Si tratta di un rettangolo rialzato di 15 cm costruito in granito bianco e rosa. Il nome deriverebbe dal nome della tipica focaccia salata bolognese. La parte centrale della piazza è caratterizzata da una piattaforma pedonale, costruita nel 1934, in granito bianco e rosa. È soprannominato "crescentone" che deriva dal nome della tipica focaccia salata di Bologna. Nel corso dei secoli, Piazza Maggiore ha continuato a essere il centro vitale della città. Qui si tenevano le processioni religiose e le parate civiche, le esecuzioni pubbliche e i giuramenti solenni. In età moderna e contemporanea, la piazza si è adattata ai cambiamenti sociali, restando sempre uno spazio di partecipazione. È stata teatro delle proteste del Risorgimento, delle manifestazioni antifasciste, delle celebrazioni della Resistenza. E ancora oggi ospita concerti, cinema all’aperto, comizi e sit-in. Piazza Maggiore non è solo uno spazio urbano: è un archivio a cielo aperto della storia di Bologna.
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introduzione Le piazze di Bologna (ital.)
Introduzione a Le Piazze Passeggiare per Bologna significa attraversare secoli di storia, custoditi non solo nei palazzi e nei portici, ma soprattutto nelle sue piazze. Sono luoghi vivi, dove la città si mostra per ciò che è davvero: un intreccio armonico di cultura, spiritualità, politica e quotidianità. Le sue piazze, ampie o raccolte, monumentali o intime, raccontano la vita della città, sono luoghi in cui il passato non è soltanto ricordato, ma ancora vissuto: scenari di mercato, di arte, di religione, di lotta e di festa. Ogni pietra racconta una fase della vita collettiva e in un’epoca in cui le città tendono all’omologazione, Bologna conserva con orgoglio le sue piazze come memoria viva della propria storia e cultura. La più importante è Piazza Maggiore, centro simbolico e geografico della città, nata nel Medioevo come spazio dedicato al mercato e al governo cittadino e su cui si affacciano i principali edifici pubblici e religiosi, tra cui la basilica di San Petronio con la sua facciata unica al mondo. Vicino vi è l’elegante e solenne Piazza del Nettuno con la sua magnifica fontana del Giambologna. Poi ci sono le piazze più raccolte, come Piazza Santo Stefano, con il suo selciato irregolare e la chiesa omonima che sembra uscita da un altro tempo. Qui il silenzio prende il posto del brusio turistico, e il tempo rallenta. Oppure Piazza Verdi, nel cuore della zona universitaria: caotica, colorata, creativa, abitata da studenti che con i loro libri, chitarre e slogan la trasformano ogni giorno in un palcoscenico vivente. Le piazze di Bologna non sono semplici spazi urbani: sono luoghi dell’anima. Non servono solo a collegare strade, ma a collegare persone. Raccontano storie diverse, parlano con architetture differenti, ma tutte hanno un’identità precisa. Alcune sono solenni e cariche di memoria, altre più intime e quotidiane. Ma tutte sono profondamente bolognesi.
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Passeggiare per Bologna significa attraversare secoli di storia, custoditi non solo nei palazzi e nei portici, ma soprattutto nelle sue piazze. Sono luoghi vivi, dove la città si mostra per ciò che è davvero: un intreccio armonico di cultura, spiritualità, politica e quotidianità. Le sue piazze, ampie o raccolte, monumentali o intime, raccontano la vita della città, sono luoghi in cui il passato non è soltanto ricordato, ma ancora vissuto: scenari di mercato, di arte, di religione, di lotta e di festa. Ogni pietra racconta una fase della vita collettiva e in un’epoca in cui le città tendono all’omologazione, Bologna conserva con orgoglio le sue piazze come memoria viva della propria storia e cultura. La più importante è Piazza Maggiore, centro simbolico e geografico della città, nata nel Medioevo come spazio dedicato al mercato e al governo cittadino e su cui si affacciano i principali edifici pubblici e religiosi, tra cui la basilica di San Petronio con la sua facciata unica al mondo.
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