EPISODE · Jun 24, 2026 · 8 MIN
Plasmati dal grembo materno: una storia di misericordia e salvezza - Omelia del 24 giugno bvi
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Nelle letture emerge con forza un'espressione che ci sorprende e ci affascina: sia il profeta Isaia sia il salmista affermano che il Signore li ha chiamati e plasmati fin dal grembo materno. Isaia dice che Dio ha pronunciato il suo nome quando era ancora nel seno di sua madre e che lo ha formato come suo servo prima ancora della nascita. Questa prospettiva è molto diversa dal nostro modo abituale di pensare. Quando parliamo di vocazione, matrimonio, sacerdozio o di qualsiasi chiamata, immaginiamo normalmente una scelta che matura nell'età adulta. Invece la Scrittura ci porta ancora più indietro, fino al grembo materno, affermando che l'opera di Dio precede persino la nostra nascita. Non si tratta soltanto della creazione fisica della persona. Dio non si limita a dare origine alla vita, ma plasma ciascuno secondo un progetto preciso. Il profeta ne è profondamente consapevole e, nel momento in cui sembra voler proclamare qualcosa di grandioso alle nazioni lontane, annuncia proprio questa verità: il Signore lo ha plasmato fin dal seno materno. La meraviglia della nostra creazione Questa stessa consapevolezza appare in modo ancora più intenso nel Salmo. Il salmista riconosce che Dio ha formato ogni parte del suo essere e lo ha tessuto nel grembo della madre. Per questo esplode in un canto di lode: «Ti rendo grazie, hai fatto di me una meraviglia stupenda». Siamo invitati a guardare noi stessi con gli occhi della fede e a riconoscere che la nostra esistenza è anzitutto un'opera di Dio. Non è soltanto nostra madre ad averci generati: attraverso di lei è il Signore che ci ha voluti, formati e accompagnati. Il salmista continua affermando che 33le opere di Dio sono meravigliose e che la sua anima le riconosce pienamente. La nostra stessa esistenza è parte di queste meraviglie. Essere stati generati nel grembo materno è qualcosa che ci lega profondamente all'azione creatrice e salvifica di Dio. La Scrittura arriva persino ad affermare che ciascuno di noi è stato pensato e voluto fin dalla creazione del mondo. La nostra vita non nasce dal caso, ma da un progetto d'amore che precede ogni cosa. Giovanni Battista: una nascita segnata dalla misericordia Questa verità si manifesta in modo particolare nella nascita di Giovanni Battista, che la Chiesa celebra oggi. Tutto ciò che riguarda la sua venuta al mondo è avvolto dalla meraviglia e dalla grazia di Dio. Il Vangelo mostra come le persone comprendano immediatamente che in quel bambino c'è qualcosa di straordinario. Già in precedenza avevano visto Zaccaria uscire dal tempio incapace di parlare dopo la visione dell'angelo e avevano intuito che era accaduto qualcosa di eccezionale. Ora, davanti alla nascita del bambino, riconoscono che il Signore sta operando in modo particolare. Vicini e parenti si rallegrano con Elisabetta perché vedono in lei la manifestazione della grande misericordia di Dio. Il nome stesso di Giovanni lo esprime: Yohanan significa infatti «Dio usa misericordia». La sua nascita è un segno concreto della misericordia divina. Proprio la fragilità di Elisabetta, ormai anziana e apparentemente incapace di generare, diventa il luogo in cui la potenza di Dio si manifesta con maggiore evidenza. Dio sceglie ciò che è piccolo, debole e improbabile per rendere ancora più visibile la sua opera. Il nome ricevuto da Dio Un elemento particolarmente significativo è la scelta del nome. Tutti si aspettavano che il bambino ricevesse un nome legato alla tradizione familiare, ma Elisabetta e Zaccaria insistono: il suo nome è Giovanni. Non è un nome scelto dalla famiglia. È il nome indicato da Dio attraverso l'angelo. In questo modo si manifesta che la vita di Giovanni appartiene a un progetto più grande, preparato e voluto dal Signore. Quando Zaccaria conferma il nome e riacquista la parola, esplode nel canto del Benedictus. In quel cantico, che la Chiesa recita ogni mattina nelle Lodi, egli riconosce l'opera misericordiosa di Dio che visita il suo popolo, vince i nemici e prepara la salvezza per Israele. Giovanni prepara la strada a Gesù Tutta l'esistenza di Giovanni Battista è orientata verso una missione precisa: preparare la strada al Messia. Per questo Dio lo accompagna fin dall'inizio della sua vita. Il Vangelo ricorda che il bambino cresceva, si fortificava nello spirito e che la mano del Signore era su di lui. Tutto il suo sviluppo umano e spirituale è sostenuto dalla presenza di Dio. Giovanni sarà colui che aprirà i cuori alla venuta di Cristo, che ricondurrà i padri verso i figli e che indicherà a tutti Gesù dicendo: «Ecco l'Agnello di Dio». Egli riesce a riconoscere il Messia perché sa leggere la propria storia alla luce dell'azione di Dio. È consapevole di tutto il bene ricevuto e può riconoscere che la sua vita è stata guidata dal Signore fin dal grembo materno. Come Isaia e come il salmista, anche lui può affermare che Dio lo ha plasmato, chiamato per nome, sostenuto e preparato per la sua missione. Rendere grazie per la nostra storia Questa riflessione ci conduce a un grande ringraziamento. Tutto ciò che Dio opera nella nostra vita ha come scopo ultimo quello di condurci a Gesù. Anche noi siamo stati voluti, desiderati, plasmati e accompagnati lungo il cammino della nostra esistenza. Certamente non sono mancate le difficoltà, ma la mano del Signore non ha cessato di guidarci. Per questo siamo invitati a guardare la nostra storia con stupore e gratitudine. Come la gente della Giudea che esultava per la nascita di Giovanni, anche noi, insieme alla Chiesa, possiamo benedire il Signore, riconoscere la sua opera e meravigliarci per tutto ciò che ha compiuto nella nostra vita. La strada verso il Messia è stata preparata anche dentro di noi. Per questo possiamo accostarci a Lui con fiducia, ringraziando il Signore per averci pensati, amati e accompagnati fin dall'inizio della nostra esistenza.
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