Ricordare il Creatore e vivere la vita come dono - Omelia sabato XXV settimana TO S. Andrea episode artwork

EPISODE · Sep 26, 2026 · 5 MIN

Ricordare il Creatore e vivere la vita come dono - Omelia sabato XXV settimana TO S. Andrea

from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini

La vecchiaia e l'avvicinarsi della morte Il Qohelet ci offre una descrizione molto concreta e realistica della vecchiaia e, ancora più profondamente, dell’avvicinarsi della fine della vita. Lo fa attraverso immagini forti e suggestive: il filo d’argento che si spezza, la lucerna d’oro che si infrange, la carrucola che cade nel pozzo. Quando la carrucola cade, tutto è finito. Attraverso queste immagini comprendiamo la realtà della morte, senza abbellimenti né tentativi di nasconderla. Il Qohelet parla dei giorni in cui viene meno il gusto della vita, le forze diminuiscono, non possiamo più lavorare come prima, la vista si annebbia e l’udito si indebolisce. Anche le azioni più semplici possono diventare fonte di paura: perfino uscire e camminare per strada può suscitare timore. È una descrizione cruda, ma profondamente umana, del nostro invecchiare e del progressivo avvicinarsi alla morte. Di fronte a questo cammino ci chiediamo quale rapporto possiamo avere con la vecchiaia, con la fragilità e con la morte. Il Qohelet ci invita a ricordarci del nostro Creatore fin dalla giovinezza. Dobbiamo conservare la memoria di Colui che ci ha creati e riconoscere che tutto ciò che siamo e tutto ciò che vediamo viene da Lui. Vivere pienamente ogni stagione della vita Ricordarci del Creatore non significa rinunciare alla vita. Al contrario, il Qohelet invita anche a vivere pienamente la giovinezza, a seguire il cuore e i desideri degli occhi, a gustare la vita con forza e con gioia. Siamo chiamati a vivere ciò che ci è stato donato, riconoscendo che dietro ogni realtà c’è l’opera del Signore, Creatore di tutto. Questo atteggiamento non riguarda soltanto i giovani. È una parola che può accompagnare tutte le generazioni e tutte le età della vita. Il Salmo ci ricorda infatti che il Signore è stato per noi un rifugio «di generazione in generazione». In ogni stagione della nostra esistenza possiamo quindi vivere nella memoria del Creatore, sapendo da dove veniamo e verso chi siamo diretti. Ricordarci di Dio significa riconoscere che da Lui siamo venuti e a Lui ritorniamo. Ma la fede cristiana, soprattutto attraverso Gesù, ci permette di comprendere questo cammino in una maniera ancora più profonda. Gesù non si lascia semplicemente morire: dona la sua vita Nel Vangelo vediamo che tutti sono ammirati per ciò che Gesù compie, ma proprio mentre cresce l’ammirazione per Lui, Gesù annuncia ai suoi discepoli una realtà sorprendente: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». La vita di Gesù non viene presentata semplicemente come un’esistenza che, con il passare degli anni, perde progressivamente le proprie forze fino a spegnersi. Gesù vive la propria morte come una consegna. La sua è una vita offerta, donata, spesa per gli altri. Gesù muore giovane, ma la sua morte non è un semplice lasciarsi morire. È un dare la vita. È Lui stesso a dire che nessuno può prendere la sua vita: è Lui che la offre. E proprio perché la offre, la riceverà nuovamente dal Padre. Questa prospettiva cambia anche il nostro modo di guardare alla nostra esistenza. Non siamo semplicemente persone che con il tempo consumano le proprie energie fino alla morte: siamo chiamati a vivere come persone che ricevono la vita e progressivamente imparano a donarla. L'obbedienza di Gesù fino alla morte La liturgia ci conduce poi alla grande pagina della Lettera ai Filippesi, nella quale contempliamo il mistero di Gesù. Egli, pur essendo di natura divina, non considera la sua uguaglianza con Dio come un tesoro da trattenere gelosamente. Al contrario, spoglia se stesso, si umilia e diventa obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. La parola che risuona con particolare forza è proprio «obbediente». Gesù è obbediente al Padre, al Signore, alla vita che ha ricevuto e al disegno di Dio. La sua esistenza è tutta orientata alla volontà del Padre e al dono di sé. Anche per ciascuno di noi esiste un disegno di Dio. Per questo siamo chiamati a vivere la nostra vita non come qualcosa da possedere, ma come un dono da accogliere e da restituire. La vera pienezza non consiste nel trattenere la vita, ma nel consegnarla. Anche quando le forze diminuiscono, la vita rimane un dono Questo vale in ogni stagione della nostra esistenza. Finché abbiamo forza e possibilità, possiamo offrire la nostra vita ai familiari, alle persone che ci sono vicine, alla comunità e al Signore. Possiamo spendere le nostre energie per gli altri e continuare a vivere nella logica del dono. Ma questa offerta non viene meno quando le forze diminuiscono. Anche quando lo slancio si affievolisce, quando non possiamo più fare quello che facevamo prima, quando la vecchiaia porta fragilità e dipendenza, la nostra vita continua ad avere un valore pieno. Anzi, proprio questo progressivo indebolimento può diventare un avvicinarsi all’abbraccio del Signore. Anche quando non possiamo più «fare» molte cose, possiamo ancora consegnare la nostra vita. La nostra esistenza continua a essere una risposta d’amore e un’attesa dell’incontro definitivo con Dio, che sarà per la vita eterna. La morte come sorella In questi giorni il Festival Francescano propone un titolo provocatorio e al tempo stesso profondamente significativo: «sorella morte». San Francesco ci insegna a guardare alla morte non come qualcosa da esorcizzare, da rimuovere o di cui avere soltanto paura. La morte può essere riconosciuta come un incontro. È l’incontro con il Signore verso il quale tutta la nostra vita è orientata. Per questo Francesco la chiama «sorella», proprio come sono sorelle l’acqua, il sole e tutte le altre creature. Questo sguardo non elimina la sofferenza, la paura o la fatica del morire, ma permette di collocarle dentro una relazione più grande: quella con il Signore che ci ha creati, ci accompagna e ci attende. Ringraziare per il dono della vita Possiamo allora ringraziare il Signore anche per la parola del Qohelet. Il suo realismo ci aiuta a non rimuovere la vecchiaia, la fragilità e la morte, ma nello stesso tempo ci ricorda il gusto della vita e la necessità di viverla pienamente. In ogni età possiamo continuare a essere discepoli, continuando a offrire ciò che siamo e ciò che abbiamo. Quando abbiamo energie, le doniamo. Quando le energie diminuiscono, offriamo anche la nostra fragilità. E quando ci avviciniamo alla fine, possiamo vivere questo passaggio come una progressiva consegna nelle mani del Signore. Così impariamo da Gesù che la vita non è semplicemente qualcosa che ci viene tolto alla fine, ma qualcosa che possiamo donare. E proprio nel dono scopriamo che la morte non è l’ultima parola: l’ultima parola appartiene all’abbraccio del Signore e alla vita eterna.

Episode metadata supplied by the publisher feed · Published Sep 26, 2026

Embed this episode

La vecchiaia e l'avvicinarsi della morte Il Qohelet ci offre una descrizione molto concreta e realistica della vecchiaia e, ancora più profondamente, dell’avvicinarsi della fine della vita. Lo fa attraverso immagini forti e suggestive: il filo d’argento che si spezza, la lucerna d’oro che si infrange, la carrucola che cade nel pozzo. Quando la carrucola cade, tutto è finito. Attraverso queste immagini comprendiamo la realtà della morte, senza abbellimenti né tentativi di nasconderla. Il Qohelet parla dei giorni in cui viene meno il gusto della vita, le forze diminuiscono, non possiamo più lavorare come prima, la vista si annebbia e l’udito si indebolisce. Anche le azioni più semplici possono diventare fonte di paura: perfino uscire e camminare per strada può suscitare timore. È una descrizione cruda, ma profondamente umana, del nostro invecchiare e del progressivo avvicinarsi alla morte. Di fronte a questo cammino ci chiediamo quale rapporto possiamo avere con la vecchiaia, con la fragilità e con la morte. Il Qohelet ci invita a ricordarci del nostro Creatore fin dalla giovinezza. Dobbiamo conservare la memoria di Colui che ci ha creati e riconoscere che tutto ciò che siamo e tutto ciò che vediamo viene da Lui. Vivere pienamente ogni stagione della vita Ricordarci del Creatore non significa rinunciare alla vita. Al contrario, il Qohelet invita anche a vivere pienamente la giovinezza, a seguire il cuore e i desideri degli occhi, a gustare la vita con forza e con gioia. Siamo chiamati a vivere ciò che ci è stato donato, riconoscendo che dietro ogni realtà c’è l’opera del Signore, Creatore di tutto. Questo atteggiamento non riguarda soltanto i giovani. È una parola che può accompagnare tutte le generazioni e tutte le età della vita. Il Salmo ci ricorda infatti che il Signore è stato per noi un rifugio «di generazione in generazione». In ogni stagione della nostra esistenza possiamo quindi vivere nella memoria del Creatore, sapendo da dove veniamo e verso chi siamo diretti. Ricordarci di Dio significa riconoscere che da Lui siamo venuti e a Lui ritorniamo. Ma la fede cristiana, soprattutto attraverso Gesù, ci permette di comprendere questo cammino in una maniera ancora più profonda. Gesù non si lascia semplicemente morire: dona la sua vita Nel Vangelo vediamo che tutti sono ammirati per ciò che Gesù compie, ma proprio mentre cresce l’ammirazione per Lui, Gesù annuncia ai suoi discepoli una realtà sorprendente: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». La vita di Gesù non viene presentata semplicemente come un’esistenza che, con il passare degli anni, perde progressivamente le proprie forze fino a spegnersi. Gesù vive la propria morte come una consegna. La sua è una vita offerta, donata, spesa per gli altri. Gesù muore giovane, ma la sua morte non è un semplice lasciarsi morire. È un dare la vita. È Lui stesso a dire che nessuno può prendere la sua vita: è Lui che la offre. E proprio perché la offre, la riceverà nuovamente dal Padre. Questa prospettiva cambia anche il nostro modo di guardare alla nostra esistenza. Non siamo semplicemente persone che con il tempo consumano le proprie energie fino alla morte: siamo chiamati a vivere come persone che ricevono la vita e progressivamente imparano a donarla. L'obbedienza di Gesù fino alla morte La liturgia ci conduce poi alla grande pagina della Lettera ai Filippesi, nella quale contempliamo il mistero di Gesù. Egli, pur essendo di natura divina, non considera la sua uguaglianza con Dio come un tesoro da trattenere gelosamente. Al contrario, spoglia se stesso, si umilia e diventa obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. La parola che risuona con particolare forza è proprio «obbediente». Gesù è obbediente al Padre, al Signore, alla vita che ha ricevuto e al disegno di...

Distinct summary based on available episode metadata or transcript content.

Ready to play

Ricordare il Creatore e vivere la vita come dono - Omelia sabato XXV settimana TO S. Andrea

0:00 5:50

No transcript for this episode yet

We transcribe on demand. Request one and we'll notify you when it's ready — usually under 10 minutes.

No similar episodes found.

No similar podcasts found.

Frequently Asked Questions

How long is this episode of Il podcast di don Andres Bergamini?

This episode is 5 minutes long.

When was this Il podcast di don Andres Bergamini episode published?

This episode was published on September 26, 2026.

Can I download this Il podcast di don Andres Bergamini episode?

Yes. Use the download control on the episode player to save the publisher-provided media file.
URL copied to clipboard!