Se ti senti spento, non ti manca la forza, manca una luce. - Domenica 25-1-26 episode artwork

EPISODE · Jan 25, 2026 · 10 MIN

Se ti senti spento, non ti manca la forza, manca una luce. - Domenica 25-1-26

from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia

La domenica della parola di Dio, potremmo considerarla una specie di ripetizione, perché c'è una domenica in cui manca la parola di Dio? però c'è un giorno dell'anno in cui ciascuno di noi compie gli anni, no? E' il suo compleanno, ma non è che gli altri giorni non viva, vive, però diciamo non c'è quell'accento, non c'è quella attenzione particolare, non ti fanno gli auguri tutti i giorni, sarebbe bello forse, insomma. Però la liturgia da alcuni anni ha voluto, attraverso un'intuizione di Papa Francesco, e forse lo ricorderete la prima giornata della parola di Dio, la prima domenica, fu proprio a Bologna con quella celebrazione allo stadio, primo ottobre 2017. Poi dopo invece è stata collocata, dall'anno dopo, nella terza domenica del tempo ordinario. Vi dico questo perché a volte avere delle coordinate, insomma, ti fa saper star meglio nelle situazioni. E che la parola di Dio sia importante lo sappiamo, però forse non sappiamo quanto è importante. Pensate che il Vangelo di oggi non fa altro che prendere alcuni versetti del profeta Isaia e citarli. Avete ascoltato la prima lettura, no? Ma c'era già lì, c'era bisogno di ripeterlo. Voi sapete che quando si ripetono le cose c'è un motivo. Di solito la ripetizione non fa altro che aiutarci ad avere un'attenzione di nuovo su qualcosa per cogliere degli aspetti che forse, li avevi ascoltati, ma te ne eri un po' persi, eri un po' distratto. Allora guardate, do un attimo il contesto. In quel periodo l’ Assiria aveva invaso e devastato e reso schiavo il paese di Israele, quella parte lì. Tanto che, se non stavano a quello che gli veniva detto, venivano accecati, bruciavano gli occhi. Quindi un'oppressione di quelle veramente pesanti, no? Allora, un popolo che stava soffrendo, camminava nelle tenebre, l'oppressione, la schiavitù, la cecità, tenebre, a quel popolo a un certo punto è stata manifestata una grande luce, su quelli che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. E qui ci sono delle espressioni molto belle. Forse non tutti sanno che questo testo viene proclamato nella notte di Natale anche. In quella notte buissima una luce immensa. Allora, qui c'è l'invito proprio a unirsi ad una gioia. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia, gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete. Cioè, quando c'è il raccolto, no? Non la fatica della semina, finalmente raccogli. E come si esulta quando si divide la preda: si vince. Si divide una vittoria. Ma in che cosa consiste questo passaggio dalle tenebre alla luce? Se lo vogliamo un passaggio a tutti proposto, è proprio questo: non vivere, semplicemente nella prospettiva del cercare di prolungare i più anni che puoi, il più possibile del tuo tempo, per poi passare agli altri quello che hai raccolto e tu te ne vai. Avete presente questo epilogo? Qualche volta forse ne avete sentito parlare, no? Allora, se tu vivi solo in questa prospettiva, c'è una certa oppressione, una certa tenebre. Allora, sapere che il figlio di Dio si fa uomo, entra nella storia, ed entra per accendere una luce che sia eterna. E una luce che dia una prospettiva che non ti annienta, non ti opprime, che ti dia ulteriorità. Ma vorrei dirvelo con queste parole del Salmo 26, che inizia nel modo migliore: Il Signore è mia luce e mia salvezza. Se uno se lo scrivesse da qualche parte, nei momenti bui, se lui va e dice aspetta un attimo che mi riprendo quel versetto lì che mi interessa, già solo questo dovrebbe dire, bene, il Signore è mia luce e mia salvezza. Di chi avrò paura, di chi avrò timore? Beh, c'è Lui. Ma ora vorrei andare sull'epilogo del Salmo, che sono gli ultimi versetti che abbiamo ascoltato. Perché c'è una fede che sa vincere la prova proprio perché ha trovato nel Signore quella luce con cui vedere tutte le cose. Dice così, sono certo, avete presente quando diciamo di qualche cosa di essere certi? Se è vero, beh, sei tranquillissimo. Se sei certo di qualcosa, non vacilli. Se non sei certo, hai un po', insomma, chissà, davvero. Sono dei timori che ti possono un po' bloccare. Guardate la certezza in cosa consiste. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Mi fermo un attimo. Come nella terra dei viventi? Dimmi in cielo, perché qua sulla terra sarà mai possibile contemplare la bontà del Signore? È un disastro da tutte le parti. Avete presente le flagellazioni quotidiane? Un male nuovo, una guerra nuova, un'altra situazione. Sentiamo sempre questioni tremende. E qui ci viene detto di poter, di voler contemplare la bontà del Signore qui, nella terra dei viventi. Che vuol dire? Il Signore regna davvero. Non soltanto regnerà in eterno. Regna già adesso. Che cosa posso fare per rendermene conto, per accorgermene? Spera nel Signore. Sii forte. Si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. Ha battuto tre volte lo stesso chiodo. Non so se avete sentito. Erano dei chiodi d'acciaio. Questi che entrano, saranno lì per sempre, se tu lo vuoi. È una certezza che si fonda sulla bontà del Signore, che non è semplicemente chissà quando, è un Signore che è presente. A questo aggancerei subito la concretezza. Perché da questa situazione ce l'ha chiamata di due coppie di fratelli. Simone, detto Pietro, e suo fratello Andrea. Giacomo e Giovanni. E sono chiamati a seguire Gesù. Cioè, a rendere la prospettiva della propria vita, non semplicemente quella del lavoro quotidiano, andare a pescare. Pescatori di uomini. Permetti a questa luce del Signore di entrare nella tua vita, attraversarti e giungere anche a tutti quelli che incontrerai. È evidente che questa è una speranza che non viene coltivata oggi. Sapete perché? Guardatevi intorno. Non soltanto che ci sono pochi preti. Ci sono pochi cristiani certi, convinti, splendenti, gioiosi. È lì che si vede la differenza. Per me, forse da tutto il visto, i preti potrebbero essere ancora troppi. Ma non cristiani. Cioè, la forza che viene da questa luce, non ha bisogno di preti. Ha bisogno di credenti, di tutte le età, di tutte le nazioni, di tutte le lingue, di tutte le condizioni sociali. Non soltanto sani, ma anche malati. Cioè, chiunque fa quel minimo impegno di aprirsi alla luce del Signore, bene, da lì ecco la novità di vita. Allora, sarà forse questa l'occasione per dirsi come stiamo vivendo il rapporto con il Signore che ci parla, che ci chiama ad essere testimoni di questa luce, di questa speranza. A contemplare la sua bontà già ora nella terra dei viventi. Perché? Per aiutare anche gli altri a rimanere in questa fiducia, in questa speranza, qualunque cosa gli stia succedendo. Forse, se faremo questo, ci accorgeremo di come la parola è Dio che ci parla. Non è una parola semplicemente scritta o ascoltata. È una parola vivente e vivificante che anche oggi bussa alla porta del nostro cuore.

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La domenica della parola di Dio, potremmo considerarla una specie di ripetizione, perché c'è una domenica in cui manca la parola di Dio? però c'è un giorno dell'anno in cui ciascuno di noi compie gli anni, no? E' il suo compleanno, ma non è che gli altri giorni non viva, vive, però diciamo non c'è quell'accento, non c'è quella attenzione particolare, non ti fanno gli auguri tutti i giorni, sarebbe bello forse, insomma. Però la liturgia da alcuni anni ha voluto, attraverso un'intuizione di Papa Francesco, e forse lo ricorderete la prima giornata della parola di Dio, la prima domenica, fu proprio a Bologna con quella celebrazione allo stadio, primo ottobre 2017. Poi dopo invece è stata collocata, dall'anno dopo, nella terza domenica del tempo ordinario. Vi dico questo perché a volte avere delle coordinate, insomma, ti fa saper star meglio nelle situazioni. E che la parola di Dio sia importante lo sappiamo, però forse non sappiamo quanto è importante. Pensate che il Vangelo di oggi non fa altro che prendere alcuni versetti del profeta Isaia e citarli. Avete ascoltato la prima lettura, no? Ma c'era già lì, c'era bisogno di ripeterlo. Voi sapete che quando si ripetono le cose c'è un motivo. Di solito la ripetizione non fa altro che aiutarci ad avere un'attenzione di nuovo su qualcosa per cogliere degli aspetti che forse, li avevi ascoltati, ma te ne eri un po' persi, eri un po' distratto. Allora guardate, do un attimo il contesto. In quel periodo l’ Assiria aveva invaso e devastato e reso schiavo il paese di Israele, quella parte lì. Tanto che, se non stavano a quello che gli veniva detto, venivano accecati, bruciavano gli occhi. Quindi un'oppressione di quelle veramente pesanti, no? Allora, un popolo che stava soffrendo, camminava nelle tenebre, l'oppressione, la schiavitù, la cecità, tenebre, a quel popolo a un certo punto è stata manifestata una grande luce, su quelli che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. E qui ci sono delle espressioni molto belle. Forse non tutti sanno che questo testo viene proclamato nella notte di Natale anche. In quella notte buissima una luce immensa. Allora, qui c'è l'invito proprio a unirsi ad una gioia. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia, gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete . Cioè, quando c'è il raccolto, no? Non la fatica della semina, finalmente raccogli. E come si esulta quando si divide la preda: si vince. Si divide una vittoria. Ma in che cosa consiste questo passaggio dalle tenebre alla luce? Se lo vogliamo un passaggio a tutti proposto, è proprio questo: non vivere, semplicemente nella prospettiva del cercare di prolungare i più anni che puoi, il più possibile del tuo tempo, per poi passare agli altri quello che hai raccolto e tu te ne vai. Avete presente questo epilogo? Qualche volta forse ne avete sentito parlare, no? Allora, se tu vivi solo in questa prospettiva, c'è una certa oppressione, una certa tenebre. Allora, sapere che il figlio di Dio si fa uomo, entra nella storia, ed entra per accendere una luce che sia eterna. E una luce che dia una prospettiva che non ti annienta, non ti opprime, che ti dia ulteriorità. Ma vorrei dirvelo con queste parole del Salmo 26, che inizia nel modo migliore: Il Signore è mia luce e mia salvezza. Se uno se lo scrivesse da qualche parte, nei momenti bui, se lui va e dice aspetta un attimo che mi riprendo quel versetto lì che mi interessa, già solo questo dovrebbe dire, bene, il Signore è mia luce e mia salvezza. Di chi avrò paura, di chi avrò timore? Beh, c'è Lui. Ma ora vorrei andare sull'epilogo del Salmo, che sono gli ultimi versetti che abbiamo ascoltato. Perché c'è una fede che sa vincere la prova proprio perché ha trovato nel Signore quella luce con cui vedere tutte le cose. Dice così, sono certo , avete presente quando diciamo di qualche cosa di essere certi? Se è vero, beh, sei tranquillissimo. Se sei certo di qualcosa, non vacilli. Se...

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Se ti senti spento, non ti manca la forza, manca una luce. - Domenica 25-1-26

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