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EPISODE · Feb 12, 2026 · 7 MIN

se ti senti trattato male da Dio, cambia domanda: non “perché?”, ma “dove mi stai conducendo?” Giovedì 12-2-26

from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia

Ogni tanto ci sono delle parole scomode. Cosa sono le parole scomode? Vi siete mai messi delle scarpe scomode? Che appena le metti... Allora, le parole scomode sono quelle che noi non vorremmo mai sentire. Allora, partirei proprio da questa strana relazione tra Gesù e questa donna straniera. Territorio di Tiro cioè territorio pagano, origine siro-fenicia, di lingua greca. Noi diremmo proprio che non c’entra niente, non c'è niente che vada bene. Siamo sicuri? C'è qualche cosa che possa essere estraneo a colui che ha creato tutto con amore? C'è qualcosa che possa non avere pertinenza con lui?  Allora, la situazione è di quelle che ci mette in crisi perché non abbiamo delle soluzioni. E questa è un'ottima cosa. Quando non abbiamo soluzioni è un'ottima cosa. Sapete perché? Perché se no ci penso io. La scelta di fede, spesso per noi, è l'ultima spiaggia. Cioè, quando ormai me le sono già giocate tutte dico, beh, proviamo anche questa. Ma siccome è una realtà altra e stiamo andando in un territorio che è estraneo a quello che io normalmente penso, dico e faccio, allora vado subito sul punto: sembra che Gesù tratti male questa donna. E questo noi non lo possiamo concepire. Ma la domanda è, la tratta male o la sta conducendo?  Questo è una specie di consiglio spirituale. Quando ci sentiamo trattati male in un qualche modo, anziché arrabbiarci come delle iene, proviamo a fare un atto di umiltà: Dove mi stai conducendo, Signore?  Quando è così il cuore è diverso, ma non il cuore di Dio. Il cuore di Dio è sempre un cuore di Dio, un cuore di padre, un cuore di madre, cioè un cuore che si prende cura, sempre. Solo che noi tante volte non lo sappiamo, perché è come se andassimo sempre da Lui a chiedergli dei regali, e voglio dei regali, e voglio dei regali. Non voglio te, voglio dei regali. Allora, la risposta di Gesù è una risposta che mette le cose in ordine tanto che questa donna dice sì. Non è che dice no al fatto che Lui sia stato mandato per i figli, per quelli che sono nell'attesa della promessa. Non dice di no, dice sì. Ma io so che anche in una briciola ci sei tutto tu. Cioè, questo è l'atto di fede. A me basta pochissimo per avere pienamente il rapporto con te. Cioè, di sentire che tu, la tua salvezza abita la mia vita, a me basta pochissimo. Non pretendo tanto, pochissimo. Queste briciole, ho sentito una volta un vescovo che diceva, visto che per pulirsi (dall’unto del cibo a tavola) prendevano la mollica del pane, soprattutto chi stava bene, e di pane ne aveva, si puliva con la mollica del pane e la buttava sotto la tavola dove poi i cani pulivano. E lei dice, a me bastano quelle briciole lì. E vuol dire che ho fiducia che in tutto quello che mi succede, basta che la tua presenza ci sia. Da rileggere oggi per la nostra vita.  In che cosa sto veramente mettendo la mia fiducia, la mia speranza? A che cosa sto puntando? Perché forse, così arrivo soltanto per un accenno alla prima lettura, per quanto Dio mi abbia fatto i doni della sua sapienza e della sua scienza, vedi Salomone, a un certo punto io possa ripensare la mia vita e rimetterla nell'ordine di quello che mi è comodo. E lì si era fatto un piccolo harem. E come sapete, immagino, le giovani donne non è che facciano molta fatica a spostare la tua attenzione dopo. E qui aprirei un capitolo. Ma non su che cosa. Perché noi possiamo partire da atti di fede. Il Signore è Dio, il Signore è tutto, la sua sapienza, il suo amore. Però dopo un po', forse ci sono delle comodità alle quali non vogliamo rinunciare, alle quali attacchiamo il cuore. E queste diventano le nostre idolatrie. Ci portano fuori dal rapporto con Dio. Ci portano fuori. Ma guardate, uno lo può fare con dei titoli importantissimi, tipo il mio lavoro. Cioè io devo lavorare, devo mandare avanti la mia famiglia, devo fare questo, quest'altro. E poi sono lì con il cuore, l'attenzione e la mente e non sono nei rapporti. Quindi questo è un capitolo che lascio al vostro approfondimento. Come l'idolatria non è che debba farmi un totem in casa, perché ce l'ho dentro, se non ho come amore a Dio e a quelli che mi ha affidato l'attenzione di tutta la mia vita. E con questo si capisce perché dove passa il Signore in realtà non rimane nascosto a chi cerca la verità, a chi cerca di vivere con fede e amore, lì non può restare nascosto. Invece a chi pensa semplicemente ai suoi tornaconti può passare, ripassare, ma non lo si vede mai. Perché? Perché non cerchi Lui. Quindi è una giornata forse che ci propone di riconsiderare il fatto che il Signore venga con amore nella nostra vita. Ma noi che cosa stiamo cercando?

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