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EPISODE · Apr 20, 2026 · 8 MIN

Se vuoi controllare tutto il centro sei sempre tu. Se cerchi di più dagli spazio e lo troverai. Lunedì 20-4-26 3p

from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia

Mi piace cominciare, forse un po' per protagonismo mio, dalla storia di Stefano, un tributo dovuto. Stefano dal volto d'angelo, che non vuol dire che ci aveva i boccoli biondi, come immaginiamo gli angeli o con le ali, dal volto d'angelo, cioè dal volto che è conforme all'annuncio, angelo vuol dire annunciatore, annuncio, al messaggio. Lui aveva un volto sul quale si poteva vedere il messaggio che stava dando. Ma per quanto sia un uomo pieno di grazia, di potenza, ha fatto grandi prodigi, segni tra il popolo, si dice che aveva sapienza, che lo Spirito agiva in lui e qui ci sono già tutti i segni che quello che Stefano fa è proprio l'immagine del discepolo di Gesù. Da qui si vede, e poi ci sarà il suo martirio che lo si vedrà più avanti, che corrisponde in tutto e per tutto a quello di Gesù, alla sua morte. Anche se non è di croce ma di lapidazione, anche lui dà la vita come Gesù. E perché è così importante l'annuncio e la persona di Stefano? Perché, come forse ci può ancora oggi capitare, anziché essere considerato prezioso viene eliminato con inganno. Sì, è veramente anche in questo discepolo di Gesù. Anziché considerarlo prezioso va eliminato. Se tanto mi da tanto, è quello che possiamo continuare a fare anche con la presenza di Gesù. E penso a come lo Spirito si disponga verso di noi nella parola e nell'Eucaristia ma possa essere del tutto frainteso, anzi, messo da parte. Per questo sono molto contento che a questo brano sia accostato questo brano del Vangelo dove ci fa vedere qual è l'opera di Dio. Gesù viene ricercato sostanzialmente perché la gente ha trovato uno che risolve tanti problemi dai pane, sfama. Però da questo lungo discorso del capitolo 6 si vedrà che alla fine scandalizza. Cioè, lui con il suo modo di fare fino ad andare totalmente se stesso, come vedremo, lui si proporrà come il pane di vita. Parte semplicemente dal fatto che noi lo cerchiamo per ego, ciascuno per il proprio ego ma lui si propone come un dono per un molto di più. E vorrei subito proporre questa riflessione perché a un certo punto si rendono conto che lui è prezioso, quindi chiedono che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio. C'è qualcuno di noi che può dire io compio le opere di Dio? Se sono le opere di Dio, le compie Dio. È facile, no? Però posso permettere attraverso la fede, ecco la risposta di Gesù, questa è l'opera di Dio quindi che compie Dio, che crediate in colui che egli ha mandato. L'opera di Dio è qualcosa che accade in noi se glielo permettiamo, che crediate in colui che egli ha mandato. Cosa vuol dire credere per me, credere in Gesù mandato dal Padre? Lui è l'angelo, l'inviato, l'annunciatore, colui che ci fa conoscere il progetto di Dio. Chi è per me e che posto ha nella mia vita? Perché se lo accolgo così come si presenta a me, l'opera di Dio inizia a compiersi nella mia vita. Perché man mano che io credo che Lui compie nella mia vita, allora mi troverò come Lui nella mia vita ama il mio prossimo. Lui nella mia vita è servo dei miei fratelli, Lui nella mia vita passa con benevolenza e benedicendo, operando il bene. Quindi c'è un'opera di Dio che attraverso la fede, perché man mano che lo faccio mi rendo conto, man mano che accade nella mia vita credo che non sono io che le compio. Ecco perché è così importante rimettersi in questo ascolto. Forse, come è successo a Stefano, può succedere anche a noi. La benevolenza con cui ha continuato a parlare e con cui ha continuato a dirsi fratello è una benevolenza che è stata maltrattata. Ma perché? Perché Dio è il maltrattato. Allora, se è possibile oggi, mi vorrei fermare su questo e proporre a ciascuno di ripensare come il Signore sta operando nella sua vita a partire proprio dal fatto che credendo, è il fatto che Gesù è l'inviato del Padre, credendo Dio può parlare dalla mia vita. Credo che sia non semplice riconoscerlo, perché siamo molto attenti a quello che io faccio, io. Qui invece c'è uno spostamento a cui il Signore ci sta invitando e visto che questo testo continuerà proprio con l'invito a mangiare la sua carne e noi siamo qui anche per questo, per ricevere l'Eucaristia, chiediamo al Signore che davvero mangiando di Lui, cioè accogliendo Lui vivo nella nostra vita, Lui possa compiere ancora oggi le opere di Dio in noi.

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