EPISODE · May 26, 2026 · 29 MIN
Silvia Camporesi. Il perturbante, l’ambiguo, il visibile
from Discorsi Fotografici
In questa puntata ospitiamo al microfono Silvia Camporesi, fotografa e artista forlivese che da oltre vent’anni indaga il mezzo fotografico non come semplice strumento di registrazione del reale, ma come spazio di costruzione del pensiero. L’occasione del dialogo è l’inaugurazione della sua nuova mostra personale, ospitata in uno spazio scientifico e prezioso come il Mattatoio nell’ambito delle attività del Centro della Fotografia di Roma. Il colloquio si sviluppa a partire da una riflessione sul tempo e sulla memoria, elementi cardine della produzione di Camporesi. L’artista ripercorre la distanza che separa la sua primissima e fanciullesca immagine – una Polaroid di un pony bianco scattata a otto anni – dalle sue prime esperienze consapevoli in bianco e nero e in camera oscura alla fine degli anni Novanta. È proprio in quel periodo, in concomitanza con gli studi in filosofia, che la tecnica appresa sul campo si trasforma definitivamente in un linguaggio per elaborare idee e mettere in scena storie, inaugurando la sua pratica legata alla staged photography. I temi della discussione L’avvento dell’Intelligenza Artificiale: Nell’ultima parte della conversazione, l’autrice analizza l’impatto delle immagini generate tramite algoritmi. Pur non intravedendo rischi di “sgonfiamento” per una tecnologia così pervasiva, Camporesi evidenzia le problematiche etiche, sociali e di regolamentazione legate alla falsificazione della realtà, distinguendo nettamente la produzione di immagini dal nulla rispetto alla pratica artistica tradizionale. L’ambiguità del visibile: Dalla prima Polaroid ai lavori più recenti, la ricerca di Silvia Camporesi si concentra sistematicamente sull’insolito, sul bizzarro e sul perturbante. Le sue immagini non offrono risposte immediate, ma pongono domande all’osservatore, muovendosi sul confine sottile tra il vero e il finzionale, tra il modello in miniatura e il paesaggio reale. La sottrazione e l’enigma: Viene approfondito il metodo metodologico dell’artista, basato sulla sottrazione di riferimenti temporali o dimensionali (come la rimozione di figure umane o alberi nelle sue serie sulle frane o nei luoghi insoliti di Mirabilia). Questa voluta assenza costringe chi guarda a una fruizione più lenta e a un interrogativo costante sul soggetto osservato. La complessa genesi dello scatto: Camporesi scardina l’idea della fotografia come gesto istantaneo ed estemporaneo. Lo scatto finale è solo l’ultimo atto di un lungo e articolato processo progettuale che include ricerca bibliografica, mappature territoriali complesse (come nel caso del progetto Atlas Italiae) e vere e proprie ricostruzioni scenografiche in studio, come l’allestimento di un acquario per ricreare il parco archeologico sommerso di Baia. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: <a href="https://www.facebook.com/discorsifotografici ">https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: [email protected]
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