Silvia Zanelli "Deleuze con Peirce" episode artwork

EPISODE · Jan 9, 2026 · 24 MIN

Silvia Zanelli "Deleuze con Peirce"

from il posto delle parole · host livio partiti

Silvia Zanelli"Deleuze con Peirce"Un equivoco impossibileOrthotes Editricewww.orthotes.comDeleuze, con tutta probabilità, non lesse mai direttamente la sconfinata opera di Peirce ed ebbe accesso solo ad un “Peirce di seconda mano”, attraverso le antologie di Gérard Deledalle. Proporre di lavorare all’intersezione fra Deleuze e Peirce non può che configurarsi dunque come un equivoco, e nella fattispecie come un equivoco ermeneutico. Se quello tra Deleuze e Peirce è in linea di principio un incontro impossibile, è proprio a partire da questa radicale discontinuità che ci sarà occasione di evidenziare delle soglie di continuità. A nostro modo di vedere Deleuze non dispone di una semiotica di stampo peirceano. Porremo dunque sullo sfondo quello che Deleuze ha scritto su Peirce nei suoi testi sul cinema per attualizzare invece ciò che in riferimento a Peirce è rimasto impensato nella penna di Deleuze. Ci avventureremo così nella “libreria concettuale” del non pensato deleuziano per riattivarne alcuni nodi problematici, nell’alleanza con Peirce. Il tentativo è quello di tenere insieme l’aspirazione cosmologica con cui entrambi guardano al reale, nonché una nuova immagine del pensiero, che vive nel rapporto mutuale fra virtualità e attualità, ovvero fra generalità ed individuazione. Il testo è un gioco concettuale che senza prendere troppo sul serio cosa Deleuze e Peirce hanno effettivamente detto, si colloca nel mezzo fra i due pensatori, con l’obiettivo di mostrare fino a che punto questa doppia deformazione possa reggere, dandoci alcuni indizi su come abitare il nostro contemporaneo.Una delle linee minori che attraversa, come un azzardo teoretico, tanto il pensiero di Peirce quanto quello di Deleuze è la necessità di proporre una visione globale e al contempo aperta del reale, unita alla complementare urgenza di offrire il terreno per una tale apertura entro un quadro che sia quello di una cosmologia in atto, colta nel suo divenire e di cui è fondamentale il senso di illimitatezza e crescita.Il tema della cosmologia in filosofia trova spazio per antonomasia ai margini del pensiero moderno, come una mosca bianca, e rappresenta una tappa minore presso cui soggiornare: all’ombra della metafisica e ai bordi dell’ontologia, sovvertendo i cardini della prima ed espandendo i confini della seconda, la cosmologia rappresenta cioè un terreno del pensiero di cui è ancora necessario comprendere la potenza, in senso spinoziano.La cosmologia ha un’esistenza chimerica, un carattere ibrido e una vocazione paradossale per il tutto, l’intero e la sua costitutiva e contradditoria apertura. Essa pensa al limite e il limite del pensiero, nella sua illimitatezza. Pensare l’universo o la dimensione naturante della natura – compito in linea di principio impossibile – significa mapparne l’articolazione aperta ed evenemenziale, seguirne le tracce, gli sviluppi e l’evoluzione, nella consapevolezza che non sia possibile ridurre l’universo ad un inerte e cristallizzato oggetto (di studi).Silvia Zanelli (Milano 1995), PhD in filosofia, è attualmente assegnista di ricerca presso l’Università di Bologna nell’ambito del progetto “Cult-up. Upcycling and Cultural Heritage”. I suoi interessi di ricerca riguardano il pensiero di Gilles Deleuze, di Charles Sanders Peirce e di Gilbert Simondon, con particolare attenzione per il rapporto tra pre-individualità ed individuazione. Al tema ha dedicato la monografia Con-fini. Deleuze, Simondon e il problema dell’individuazione (Roma 2023) e vari articoli scientifici.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

Silvia Zanelli"Deleuze con Peirce"Un equivoco impossibileOrthotes Editricewww.orthotes.comDeleuze, con tutta probabilità, non lesse mai direttamente la sconfinata opera di Peirce ed ebbe accesso solo ad un “Peirce di seconda mano”, attraverso le antologie di Gérard Deledalle. Proporre di lavorare all’intersezione fra Deleuze e Peirce non può che configurarsi dunque come un equivoco, e nella fattispecie come un equivoco ermeneutico. Se quello tra Deleuze e Peirce è in linea di principio un incontro impossibile, è proprio a partire da questa radicale discontinuità che ci sarà occasione di evidenziare delle soglie di continuità. A nostro modo di vedere Deleuze non dispone di una semiotica di stampo peirceano. Porremo dunque sullo sfondo quello che Deleuze ha scritto su Peirce nei suoi testi sul cinema per attualizzare invece ciò che in riferimento a Peirce è rimasto impensato nella penna di Deleuze. Ci avventureremo così nella “libreria concettuale” del non pensato deleuziano per riattivarne alcuni nodi problematici, nell’alleanza con Peirce. Il tentativo è quello di tenere insieme l’aspirazione cosmologica con cui entrambi guardano al reale, nonché una nuova immagine del pensiero, che vive nel rapporto mutuale fra virtualità e attualità, ovvero fra generalità ed individuazione. Il testo è un gioco concettuale che senza prendere troppo sul serio cosa Deleuze e Peirce hanno effettivamente detto, si colloca nel mezzo fra i due pensatori, con l’obiettivo di mostrare fino a che punto questa doppia deformazione possa reggere, dandoci alcuni indizi su come abitare il nostro contemporaneo.Una delle linee minori che attraversa, come un azzardo teoretico, tanto il pensiero di Peirce quanto quello di Deleuze è la necessità di proporre una visione globale e al contempo aperta del reale, unita alla complementare urgenza di offrire il terreno per una tale apertura entro un quadro che sia quello di una cosmologia in atto, colta nel suo divenire e di cui è fondamentale il senso di illimitatezza e crescita.Il tema della cosmologia in filosofia trova spazio per antonomasia ai margini del pensiero moderno, come una mosca bianca, e rappresenta una tappa minore presso cui soggiornare: all’ombra della metafisica e ai bordi dell’ontologia, sovvertendo i cardini della prima ed espandendo i confini della seconda, la cosmologia rappresenta cioè un terreno del pensiero di cui è ancora necessario comprendere la potenza, in senso spinoziano.La cosmologia ha un’esistenza chimerica, un carattere ibrido e una vocazione paradossale per il tutto, l’intero e la sua costitutiva e contradditoria apertura. Essa pensa al limite e il limite del pensiero, nella sua illimitatezza. Pensare l’universo o la dimensione naturante della natura – compito in linea di principio impossibile – significa mapparne l’articolazione aperta ed evenemenziale, seguirne le tracce, gli sviluppi e l’evoluzione, nella consapevolezza che non sia possibile ridurre l’universo ad un inerte e cristallizzato oggetto (di studi).Silvia Zanelli (Milano 1995), PhD in filosofia, è attualmente assegnista di ricerca presso l’Università di Bologna nell’ambito del progetto “Cult-up. Upcycling and Cultural Heritage”. I suoi interessi di ricerca riguardano il pensiero di Gilles Deleuze, di Charles Sanders Peirce e di Gilbert Simondon, con particolare attenzione per il rapporto tra pre-individualità ed individuazione. Al tema ha dedicato la monografia Con-fini. Deleuze, Simondon e il problema dell’individuazione (Roma 2023) e vari articoli scientifici.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLE<br...

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