EPISODE · Jan 17, 2026 · 12 MIN
Un posto preparato... omelia funerale Antenore a S Andrea
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Letture: Colossesi 3,12-17, Salmo 24 e Giovani 14,1-7. Gesù che rassicura i suoi discepoli: “Vado a prepararvi un posto” Riflettendo su questa parola di Gesù, resto sempre colpito dalla sua forza consolante. Siamo nei discorsi di addio: Gesù parla del dono della sua vita, della sua offerta, di un cammino che passa attraverso la croce. I discepoli sono turbati, spaventati, smarriti, e proprio in questo momento Gesù dice qualcosa di semplicissimo e bellissimo: «Vado a prepararvi un posto». Avrebbe potuto parlare della gloria, degli angeli, della destra del Padre, della risurrezione. Invece sceglie di dire questo: che tutta la sua Pasqua, tutta la sua vita donata, è per preparare un posto per noi. E aggiunge: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi». Per i discepoli, che hanno vissuto con lui, che lo hanno seguito e amato, è durissimo accettare che se ne vada. Ma Gesù rivela il senso profondo di questo distacco: non è un abbandono, è un atto di amore, perché vuole una comunione concreta, reale, per sempre. Vuole che noi siamo con lui, per l’eternità. Il “posto” e la comunione: la vita di Antenore come riflesso del Vangelo Per questo abbiamo scelto questa lettura. Pensando ad Antenore, mi rendo conto che questa parola di Gesù descrive bene la sua vita. Antenore era uno che “c’era sempre”. Era presente in tutte le fasi: dalla prima pietra della parrocchia alle benedizioni, dalle visite ai malati alle vicende delle figlie e dei nipoti, dal lavoro allo sport, dagli atleti alle atlete. La sua non era una presenza formale, da “bella statuina”. Era una presenza responsabile, fatta di cura, di attenzione, di relazione. Aveva a cuore le persone, aveva a cuore la comunità. Per lui il “posto” non era solo un’idea spirituale: era il posto nella relazione, il posto nella barca, il posto nella comunità. E quel posto lo abitava con amore, con fedeltà, con una vicinanza che somiglia tantissimo a quella di Gesù verso i suoi discepoli. Gesù dice: «Io vado a prepararvi un posto perché stiamo sempre insieme». Antenore, con la sua vita, ci ha mostrato cosa significa desiderare di stare insieme, qualunque fosse la situazione, anche quando qualcuno era un po’ in fuga o stanco. Lui c’era. Oggi celebriamo proprio questo: Gesù che torna a prenderlo e lo porta accanto a sé, nel posto che gli ha preparato da sempre. Certo, per noi resta il dolore, le lacrime, il vuoto grande che Antenore lascia. Ma insieme a questo dolore c’è una speranza forte: sappiamo che ora è accanto al Signore, in una comunione piena, e che c’è un posto anche per noi. La comunione che abbiamo vissuto qui, ora continua per sempre. “Rivestitevi di Cristo”: lo stile di vita di Antenore La seconda parola che mi accompagna è quella di Paolo ai Colossesi: «Rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità». Questo “rivestirsi” non è qualcosa di esteriore. Non è mettere sopra un abito buono. È assimilarsi a Cristo, diventare sempre di più come lui. E guardando Antenore, vedo proprio questo cammino: nel corso della sua vita si è rivestito sempre di più di Cristo. Con il passare degli anni la sua vita si è semplificata, è andata verso l’essenziale. E sopra tutto, come dice Paolo, si è rivestito della carità, dell’amore. Negli ultimi anni questo era chiarissimo: chiedeva amore, viveva di amore, donava amore. Nella relazione con Maria, nella vicinanza, nei piccoli gesti quotidiani, nell’affetto che sapeva trasmettere. Io stesso, quando andavo a pranzo da lui, sentivo questo: non solo accoglienza, ma vero volersi bene. Antenore si è rivestito del Signore, e così ha saputo “rivestirsi” dei volti degli altri, mettersi nei panni delle persone, onorarle, servirle, mostrando il volto del Vangelo fatto di cura e di prossimità. Il canto e il ringraziamento: una vita che diventa lode L’ultimo aspetto che colgo dalla lettera ai Colossesi è quello della preghiera: «Con salmi, inni e canti ispirati, rendendo grazie a Dio». Questo rendere grazie è stato un tratto fortissimo di Antenore. In lui ringraziamento e canto si fondevano. La sua passione per la musica non era solo gusto estetico: era lode, era preghiera. Anche negli ultimi tempi, a Villa Pallavicini, quella musica che aveva dentro era il canto del w wacuore, il canto delle lodi di Dio. Mi raccontavano che da bambini, in macchina, tutto il viaggio si faceva fischiando melodie. Era un canto continuo che diventava preghiera, invocazione, ringraziamento, desiderio di letizia condivisa. Questo ci insegna tantissimo: le nostre parole, le nostre preghiere, dovrebbero essere soprattutto questo, un canto di gratitudine. Oggi rendiamo grazie con la nostra liturgia e con il nostro canto. Affidiamo Antenore al Signore, immaginandolo accanto a Lui, insieme a tutti i suoi amici, unito alla liturgia dei santi, nel canto eterno della gloria di Dio. E chiediamo che il Signore lo accolga nella pienezza della vita, nel posto che gli ha preparato, dove la comunione non finisce più.
What this episode covers
Letture: Colossesi 3,12-17, Salmo 24 e Giovani 14,1-7. Gesù che rassicura i suoi discepoli: “Vado a prepararvi un posto” Riflettendo su questa parola di Gesù, resto sempre colpito dalla sua forza consolante. Siamo nei discorsi di addio: Gesù parla del dono della sua vita, della sua offerta, di un cammino che passa attraverso la croce. I discepoli sono turbati, spaventati, smarriti, e proprio in questo momento Gesù dice qualcosa di semplicissimo e bellissimo: «Vado a prepararvi un posto». Avrebbe potuto parlare della gloria, degli angeli, della destra del Padre, della risurrezione. Invece sceglie di dire questo: che tutta la sua Pasqua, tutta la sua vita donata, è per preparare un posto per noi. E aggiunge: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi». Per i discepoli, che hanno vissuto con lui, che lo hanno seguito e amato, è durissimo accettare che se ne vada. Ma Gesù rivela il senso profondo di questo distacco: non è un abbandono, è un atto di amore, perché vuole una comunione concreta, reale, per sempre. Vuole che noi siamo con lui, per l’eternità. Il “posto” e la comunione: la vita di Antenore come riflesso del Vangelo Per questo abbiamo scelto questa lettura. Pensando ad Antenore, mi rendo conto che questa parola di Gesù descrive bene la sua vita. Antenore era uno che “c’era sempre”. Era presente in tutte le fasi: dalla prima pietra della parrocchia alle benedizioni, dalle visite ai malati alle vicende delle figlie e dei nipoti, dal lavoro allo sport, dagli atleti alle atlete. La sua non era una presenza formale, da “bella statuina”. Era una presenza responsabile, fatta di cura, di attenzione, di relazione. Aveva a cuore le persone, aveva a cuore la comunità. Per lui il “posto” non era solo un’idea spirituale: era il posto nella relazione, il posto nella barca, il posto nella comunità. E quel posto lo abitava con amore, con fedeltà, con una vicinanza che somiglia tantissimo a quella di Gesù verso i suoi discepoli. Gesù dice: «Io vado a prepararvi un posto perché stiamo sempre insieme». Antenore, con la sua vita, ci ha mostrato cosa significa desiderare di stare insieme, qualunque fosse la situazione, anche quando qualcuno era un po’ in fuga o stanco. Lui c’era. Oggi celebriamo proprio questo: Gesù che torna a prenderlo e lo porta accanto a sé, nel posto che gli ha preparato da sempre. Certo, per noi resta il dolore, le lacrime, il vuoto grande che Antenore lascia. Ma insieme a questo dolore c’è una speranza forte: sappiamo che ora è accanto al Signore, in una comunione piena, e che c’è un posto anche per noi. La comunione che abbiamo vissuto qui, ora continua per sempre. “Rivestitevi di Cristo”: lo stile di vita di Antenore La seconda parola che mi accompagna è quella di Paolo ai Colossesi: «Rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità». Questo “rivestirsi” non è qualcosa di esteriore. Non è mettere sopra un abito buono. È assimilarsi a Cristo, diventare sempre di più come lui. E guardando Antenore, vedo proprio questo cammino: nel corso della sua vita si è rivestito sempre di più di Cristo. Con il passare degli anni la sua vita si è semplificata, è andata verso l’essenziale. E sopra tutto, come dice Paolo, si è rivestito della carità, dell’amore. Negli ultimi anni questo era chiarissimo: chiedeva amore, viveva di amore, donava amore. Nella relazione con Maria, nella vicinanza, nei piccoli gesti quotidiani, nell’affetto che sapeva trasmettere. Io stesso, quando andavo a pranzo da lui, sentivo questo: non solo accoglienza, ma vero volersi bene. Antenore si è rivestito del Signore, e così ha saputo “rivestirsi” dei volti degli altri, mettersi nei panni delle persone, onorarle, servirle, mostrando il volto del Vangelo fatto di...
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