EPISODE · Apr 6, 2026 · 3 MIN
Una presa a tempo! - Lunedì di Pasqua a Galeazza
from Il podcast di don Andres Bergamini · host Andres Bergamini
Il verbo “trattenere”: una chiave di lettura tra Atti e Vangelo Ho notato la presenza significativa del verbo “trattenere”, “tenere”, “tenere in proprio potere” sia nel testo degli Atti degli Apostoli (2,24), sia nel Vangelo (Mt 28,9), quando le donne si avvicinano a Gesù risorto, gli abbracciano i piedi, li trattengono e lo adorano. A partire da questa osservazione, ho iniziato a riflettere su questa dinamica del “trattenere”, come una sorta di presa temporanea, che riguarda in modo particolare la morte. Gesù, infatti, muore ed è realmente “trattenuto” dalla morte, ma questa non può trattenerlo per sempre. Il suo potere è limitato: Dio interviene, lo libera e lo fa risorgere. Questo verbo, quindi, diventa estremamente significativo per comprendere il mistero pasquale. Il trattenere come immagine di paura, prigionia e schiavitù Questo “trattenere” assume anche un valore simbolico più ampio, che si ritrova in vari paralleli legati alle esperienze di paura, prigionia e schiavitù. Mi sembra molto bello cogliere come la risurrezione si presenti proprio come una liberazione da un possesso negativo, da una forza che imprigiona e che pretende di trattenere. La morte stessa rappresenta questo trattenere negativo: Gesù vi passa attraverso, ne sperimenta la realtà, ma non ne rimane prigioniero. La risurrezione è allora il segno che nessuna forma di prigionia può avere l’ultima parola. Il trattenere delle donne: un gesto d’amore, ma non di possesso Anche il gesto delle donne che incontrano il Risorto ha questa dimensione del “trattenere”, ma in modo diverso. Esse lo abbracciano, lo tengono, in un incontro bello, concreto, fisico, e lo adorano. Tuttavia, anche questo trattenere è “a tempo”: non è definitivo. Infatti, subito dopo, sono chiamate ad andare, a mettersi in cammino. Questo gesto iniziale di contatto e di adorazione non può trasformarsi in possesso. “Non mi trattenere”: il limite del possesso nel rapporto con il Risorto Un ulteriore parallelo emerge nell’incontro tra Gesù e Maria Maddalena nel giardino: qui il verbo è diverso, ma il senso è simile. Gesù le dice: “Non mi trattenere, non mi toccare, va’ dai miei fratelli”. Questo mette in luce una verità fondamentale: il rapporto con Gesù non può essere fondato sul possesso, sul volerlo trattenere per sé. Non si tratta di “tenere” Gesù, ma di entrare in una relazione con Lui che è autentica, viva, ma libera. Il richiamo al Cantico dei Cantici: una presenza d’amore, libera e duratura Alla luce di questa riflessione, il riferimento al Cantico dei Cantici, letto al mattino, acquista un significato profondo. La relazione con il Risorto è una relazione d’amore: intensa, personale, ma non possessiva. Gesù risorto è presenza accanto a noi per sempre. Cammina con noi, possiamo ascoltarlo e lodarlo continuamente. Tuttavia, questa presenza non è mai una forma di prigionia, né per Lui né per noi. La risurrezione: una relazione aperta e libera per sempre Alla fine, comprendo come sia bello vedere la risurrezione proprio in questa prospettiva: non come un ritorno a una relazione chiusa o possessiva, ma come l’inizio di una relazione nuova, aperta, profonda e libera. È una relazione che dura per sempre, ma che non imprigiona. Al contrario, libera: libera Gesù dalla morte, e libera anche noi da ogni forma di possesso, aprendoci a un amore vero, capace di vivere nella libertà reciproca.
What this episode covers
Il verbo “trattenere”: una chiave di lettura tra Atti e Vangelo Ho notato la presenza significativa del verbo “trattenere”, “tenere”, “tenere in proprio potere” sia nel testo degli Atti degli Apostoli (2,24), sia nel Vangelo (Mt 28,9), quando le donne si avvicinano a Gesù risorto, gli abbracciano i piedi, li trattengono e lo adorano. A partire da questa osservazione, ho iniziato a riflettere su questa dinamica del “trattenere”, come una sorta di presa temporanea, che riguarda in modo particolare la morte. Gesù, infatti, muore ed è realmente “trattenuto” dalla morte, ma questa non può trattenerlo per sempre. Il suo potere è limitato: Dio interviene, lo libera e lo fa risorgere. Questo verbo, quindi, diventa estremamente significativo per comprendere il mistero pasquale. Il trattenere come immagine di paura, prigionia e schiavitù Questo “trattenere” assume anche un valore simbolico più ampio, che si ritrova in vari paralleli legati alle esperienze di paura, prigionia e schiavitù. Mi sembra molto bello cogliere come la risurrezione si presenti proprio come una liberazione da un possesso negativo, da una forza che imprigiona e che pretende di trattenere. La morte stessa rappresenta questo trattenere negativo: Gesù vi passa attraverso, ne sperimenta la realtà, ma non ne rimane prigioniero. La risurrezione è allora il segno che nessuna forma di prigionia può avere l’ultima parola. Il trattenere delle donne: un gesto d’amore, ma non di possesso Anche il gesto delle donne che incontrano il Risorto ha questa dimensione del “trattenere”, ma in modo diverso. Esse lo abbracciano, lo tengono, in un incontro bello, concreto, fisico, e lo adorano. Tuttavia, anche questo trattenere è “a tempo”: non è definitivo. Infatti, subito dopo, sono chiamate ad andare, a mettersi in cammino. Questo gesto iniziale di contatto e di adorazione non può trasformarsi in possesso. “Non mi trattenere”: il limite del possesso nel rapporto con il Risorto Un ulteriore parallelo emerge nell’incontro tra Gesù e Maria Maddalena nel giardino: qui il verbo è diverso, ma il senso è simile. Gesù le dice: “Non mi trattenere, non mi toccare, va’ dai miei fratelli”. Questo mette in luce una verità fondamentale: il rapporto con Gesù non può essere fondato sul possesso, sul volerlo trattenere per sé. Non si tratta di “tenere” Gesù, ma di entrare in una relazione con Lui che è autentica, viva, ma libera. Il richiamo al Cantico dei Cantici: una presenza d’amore, libera e duratura Alla luce di questa riflessione, il riferimento al Cantico dei Cantici, letto al mattino, acquista un significato profondo. La relazione con il Risorto è una relazione d’amore: intensa, personale, ma non possessiva. Gesù risorto è presenza accanto a noi per sempre. Cammina con noi, possiamo ascoltarlo e lodarlo continuamente. Tuttavia, questa presenza non è mai una forma di prigionia, né per Lui né per noi. La risurrezione: una relazione aperta e libera per sempre Alla fine, comprendo come sia bello vedere la risurrezione proprio in questa prospettiva: non come un ritorno a una relazione chiusa o possessiva, ma come l’inizio di una relazione nuova, aperta, profonda e libera. È una relazione che dura per sempre, ma che non imprigiona. Al contrario, libera: libera Gesù dalla morte, e libera anche noi da ogni forma di possesso, aprendoci a un amore vero, capace di vivere nella libertà reciproca.
NOW PLAYING
Una presa a tempo! - Lunedì di Pasqua a Galeazza
No transcript for this episode yet
Similar Episodes
Mar 26, 2026 ·1m
Jan 2, 2026 ·47m
Dec 21, 2025 ·46m