EPISODE · May 17, 2026 · 11 MIN
Una vita che profuma di speranza, di accoglienza, di fedeltà. Forse il Vangelo si vede meglio così. Ascensione +festa famiglia 17-5-26
from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia
Come ogni cosa che è guidata dallo spirito, iniziamo proprio dicendo grazie, Signore, di questa bella giornata. Mica scontato, visto l'aria che tira. Ma sono sicuro che qualcuno, un po' come i discepoli che dubitarono, l’abbiamo sentito nel Vangelo, ha già qualche dubbio, ma forse tutto sto sole… Allora, proviamo a spalancare il cuore, perché credo che realmente la parola del Vangelo dica che cosa succede nel cuore dell'uomo. Abbiamo proprio un profondo bisogno. Penso oggi che è la festa per la nostra comunità, festa della famiglia, è un piccolo spaccato della festa che la Chiesa fa oggi nella festa dell'ascensione. Cioè il sapere che il Signore continua a camminare con noi, ma in un modo diverso. In un modo in cui non siamo noi a dirgli quello che deve fare, ma piuttosto apriamo il nostro cuore a quello che Lui ci sta dicendo. Lo penso a partire dai più piccoli, vedete, ne abbiamo un piccolo gruppo, perché anche lì non è detto che le cose siano automatiche. Ma dai più piccoli, fino agli anniversari di matrimonio che oggi celebriamo, i tanti anni di grazia che il Signore ci concede di essere l'uno per l'altra dono, questo diventa per tutti un annuncio. Qual è l'annuncio? L'annuncio è sempre quello: Gesù dice andate, o meglio letteralmente dice andando, che vuol dire nel corso della vostra vita, tutta la vostra vita è un andare, è un camminare, e in questo camminare fate discepoli tutti i popoli. Riguarda il mondo intero questo annuncio. Il fare discepoli un tempo veniva forse concepito come martellategli la testa finché non fanno quello che dite voi. In realtà non è così. Il modo proprio di far sì che gli altri possano accogliere il Vangelo ed essere discepoli, il modo più indicato è vivetelo. Ditelo, ma ditelo con la vita. Per questo credo che sia veramente un sintomo di quello che la Chiesa vive la festa di oggi, dove dai più piccoli ai più adulti abbiamo tutti qualcosa da dire con la nostra vita. Siccome vedo i bimbi che hanno fatto la prima confessione quest'anno, ce ne sono un bel gruppettino lì, poi ce ne sono alcuni che hanno fatto la prima comunione, e a tutti dico il dono che avete ricevuto è un dono di cui insieme ringraziamo. Insieme. Perché ci aiuta ad essere insieme discepoli del Signore. In che modalità? Abbiamo bisogno di sostenerci perché l'invito che il Signore ci fa a tutta l'età sia un vero dono di luce perché vivendolo lo possiamo dire anche agli altri. Ci stavo pensando come ieri abbiamo fatto anche il sacramento dell'unzione degli infermi per chi aveva la necessità di essere sostenuto da questo sacramento e fa parte anche questo del cammino della nostra vita. Abbiamo dei tempi diversi, energie diverse, fatiche diverse, ma non c'è un tempo in cui questo annuncio non sia necessario, sia veramente utile viverlo e quella scelta di fede diventa il vero annuncio. Oggi il nostro camminare come comunità ha tante sfumature, tanti tipi di luce e di colore a seconda appunto della nostra situazione, ma di tutte abbiamo bisogno perché la pienezza del colore, la pienezza di una rivelazione dell'amore di Dio passa dal dono di ciascuno di noi. Pensavo questo con quella specifica che il Vangelo fa, alcuni di quelli che erano lì dubitarono. Sì, il dubbio è sempre ammesso perché se una cosa non è liberamente scelta ma è imposta alla fine non è vissuta, è soltanto subita. Allora, se anche all'interno degli undici discepoli dubitarono, essi però dubitarono, dice letteralmente, noi preferiamo dire alcuni così siamo un po' più tranquilli, ma io fra chi sarò? Io sono fra quelli che forse dubita? Cioè non dipende da quello che vediamo la nostra fede, abbiamo bisogno di farne esperienza e penso soprattutto all'annuncio che continuamente la Chiesa vive e fa, mentre lo fa a volte dubita. Pensavo alle ferite che le famiglie anche oggi vivono, diciamo che il contesto sociale e forse anche le leggi dello Stato non sempre aiutano per questo, non sono sempre un aiuto, ma è proprio lì che diventa ancora più importante che ciascuno di noi viva la sua fede. Non abbiamo bisogno che tutti i problemi siano risolti, abbiamo bisogno di combattere all'interno di una vita che è quella che abbiamo, ordinaria, con tutti i tipi di fatiche e di gioie, proprio lì dentro va messo questo lievito del Vangelo. Ne abbiamo bisogno e abbiamo bisogno anche di dircelo, perché come rimarranno sempre delle panche vuote pronte ad accogliere chi possa e voglia venire, questo ci ricorda che non abbiamo finito la nostra missione, anzi ogni epoca ha dei nuovi inizi, ogni epoca ha bisogno di un nuovo fermento del Vangelo. E così, pensavo, c'è una famiglia che ha bisogno ancora di scoprire il Vangelo. Pensate bene, il seminario oggi nella nostra zona di Bologna, che comprende anche tutta la Romagna fino a San Marino, ha un numero di seminaristi così basso che uno si potrebbe veramente scoraggiare. Ma nella realtà, siccome la Chiesa interessa più al Signore che a noi, forse questo è un monito, un avviso per dirci ma tu che cosa stai sperando? In cosa stai credendo? Qual è l'annuncio che con la tua vita stai facendo? E questo è detto a ciascuno di noi, perché è facile dire ma perché non vanno dei giovani in seminario? Perché c'è così poca dedizione alla vita della Chiesa? Questo comincia da ogni piccola famiglia, la più piccola. Ogni famiglia si deve interrogare su questo, già coltivandola come speranza e come desiderio e chiedendo al Signore, manda Signore nuovi operai nella tua messe, anche nuovi preti, nuovi presbiteri, che si prendano cura del Vangelo nelle nostre comunità. Questo riguarda anche il bene delle nostre famiglie. Credo che questo è un compito che oggi possiamo condividere e chiediamo al Signore di averne fiducia. Anche noi un po' dubitiamo di quali possano essere le strade da percorrere, ma lo chiediamo allo spirito. Per questo c'era nel testo degli Atti degli Apostoli, che parla dell'ascensione di Gesù, un ultimo annuncio che vorrei recuperare insieme a voi. Gesù dice ai suoiche dovevano perseverare, stare insieme, che è la cosa più difficile, sapete? Perché è più facile quando ho capito una cosa, io parto e la faccio, gli altri poi si arrangiano. Invece abbiamo bisogno di stare insieme e questo dice in attesa che il Padre mandi su di voi lo Spirito Santo, sarete battezzati, immersi, nello Spirito Santo. E cosa vorrà dire questo per la nostra comunità oggi? Come ognuno di noi può chiedere al Signore immergimi nello Spirito? Forse ha a che fare proprio con l'accoglienza che possiamo darci gli uni gli altri, accogliere i tempi e i momenti dello Spirito anche nell'accoglierci gli uni gli altri, nelle nostre diversità. La pazienza e i tempi a volte non collimano, per cui forse ci scoraggiamo e lasciamo andare. E questo allora diventa un tempo ancora più importante di preghiera, domenica prossima festeggeremo la Pentecoste, il dono dello Spirito per tutta l'umanità, quella che ha bisogno di essere rinnovata proprio nella fiducia e nella speranza. Lo ricordo perché quei pochi che erano lì il giorno di Pentecoste, che ricevettero lo Spirito, sono quelli da cui poi è stato evangelizzato il mondo intero. Sentiamolo anche come una chiamata, una vocazione per ciascuno di noi, lì dove si trova, lì nei suoi compiti, lì nella sua vita, ad essere veramente disposto ad accogliere lo Spirito e a diventarne annunciatore pieno di speranza perché il mondo possa conoscere quanto l'amore di Dio ci può trasformare e rendere tutti un solo corpo, animati da un solo Spirito. Compia il Signore in noi questa attesa perché l'umanità anche oggi chiede aiuto.
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Come ogni cosa che è guidata dallo spirito, iniziamo proprio dicendo grazie, Signore, di questa bella giornata. Mica scontato, visto l'aria che tira. Ma sono sicuro che qualcuno, un po' come i discepoli che dubitarono, l’abbiamo sentito nel Vangelo, ha già qualche dubbio, ma forse tutto sto sole… Allora, proviamo a spalancare il cuore, perché credo che realmente la parola del Vangelo dica che cosa succede nel cuore dell'uomo. Abbiamo proprio un profondo bisogno. Penso oggi che è la festa per la nostra comunità, festa della famiglia, è un piccolo spaccato della festa che la Chiesa fa oggi nella festa dell'ascensione. Cioè il sapere che il Signore continua a camminare con noi, ma in un modo diverso. In un modo in cui non siamo noi a dirgli quello che deve fare, ma piuttosto apriamo il nostro cuore a quello che Lui ci sta dicendo. Lo penso a partire dai più piccoli, vedete, ne abbiamo un piccolo gruppo, perché anche lì non è detto che le cose siano automatiche. Ma dai più piccoli, fino agli anniversari di matrimonio che oggi celebriamo, i tanti anni di grazia che il Signore ci concede di essere l'uno per l'altra dono, questo diventa per tutti un annuncio. Qual è l'annuncio? L'annuncio è sempre quello: Gesù dice andate, o meglio letteralmente dice andando , che vuol dire nel corso della vostra vita, tutta la vostra vita è un andare, è un camminare, e in questo camminare fate discepoli tutti i popoli . Riguarda il mondo intero questo annuncio. Il fare discepoli un tempo veniva forse concepito come martellategli la testa finché non fanno quello che dite voi. In realtà non è così. Il modo proprio di far sì che gli altri possano accogliere il Vangelo ed essere discepoli, il modo più indicato è vivetelo. Ditelo, ma ditelo con la vita. Per questo credo che sia veramente un sintomo di quello che la Chiesa vive la festa di oggi, dove dai più piccoli ai più adulti abbiamo tutti qualcosa da dire con la nostra vita. Siccome vedo i bimbi che hanno fatto la prima confessione quest'anno, ce ne sono un bel gruppettino lì, poi ce ne sono alcuni che hanno fatto la prima comunione, e a tutti dico il dono che avete ricevuto è un dono di cui insieme ringraziamo. Insieme. Perché ci aiuta ad essere insieme discepoli del Signore. In che modalità? Abbiamo bisogno di sostenerci perché l'invito che il Signore ci fa a tutta l'età sia un vero dono di luce perché vivendolo lo possiamo dire anche agli altri. Ci stavo pensando come ieri abbiamo fatto anche il sacramento dell'unzione degli infermi per chi aveva la necessità di essere sostenuto da questo sacramento e fa parte anche questo del cammino della nostra vita. Abbiamo dei tempi diversi, energie diverse, fatiche diverse, ma non c'è un tempo in cui questo annuncio non sia necessario, sia veramente utile viverlo e quella scelta di fede diventa il vero annuncio. Oggi il nostro camminare come comunità ha tante sfumature, tanti tipi di luce e di colore a seconda appunto della nostra situazione, ma di tutte abbiamo bisogno perché la pienezza del colore, la pienezza di una rivelazione dell'amore di Dio passa dal dono di ciascuno di noi. Pensavo questo con quella specifica che il Vangelo fa, alcuni di quelli che erano lì dubitarono. Sì, il dubbio è sempre ammesso perché se una cosa non è liberamente scelta ma è imposta alla fine non è vissuta, è soltanto subita. Allora, se anche all'interno degli undici discepoli dubitarono, essi però dubitarono, dice letteralmente, noi preferiamo dire alcuni così siamo un po' più tranquilli, ma io fra chi sarò? Io sono fra quelli che forse dubita? Cioè non dipende da quello che vediamo la nostra fede, abbiamo bisogno di farne esperienza e penso soprattutto all'annuncio che continuamente la Chiesa vive e fa, mentre lo fa a volte dubita. Pensavo alle ferite che le famiglie anche oggi vivono, diciamo che il contesto sociale e forse anche le leggi dello Stato non sempre aiutano per questo, non sono sempre un aiuto, ma è proprio lì che diventa ancora...
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