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EPISODE · Apr 24, 2026 · 8 MIN

Vero miracolo è guardarci gli uni gli altri come fratelli. Venerdì 24-4-26 3P

from Santi: dalla tribolazione alla vittoria · host Stefano Savoia

La meraviglia che oggi possiamo ascoltare sia nel testo degli Atti dove per me si parla chiaramente non semplicemente della conversione di San Paolo, ma della luce che San Paolo ha acquistato. Pare nel modo di sentire comune che sia caduto da cavallo, però secondo me non era a cavallo, era piedi. Ma dici da che cosa lo capisci? Beh intanto non so se è importante questo, però perché si rialza e poi viene condotto per mano, se no tiravano il cavallo, non tiravano mica lui per mano. In realtà questo per dire l'importanza di avere dei fratelli, perché siamo tutti ciechi, soprattutto nel rapporto con Cristo, partiamo tutti da una cecità, cioè ognuno vede Cristo a modo suo, che vuol dire che siamo ciechi, ma man mano che anche con l'aiuto dei fratelli ci mettiamo in relazione con Cristo iniziamo a vedere, finché, è molto bella anche sintomatica questa situazione in cui Anania cerca di spiegare a Gesù che gli appare, guarda che questo qui, cioè Anania vuole spiegare a Gesù chi è, l'avete capito no? Come nelle nostre preghiere, signore mi raccomando fai così, fai colà, saprà bene lui che cosa deve fare, tu che cosa desideri lo puoi dire però dicendo se è fatta la tua volontà, questa è l'intelligenza di chi è il Signore. Ma anche in quella situazione Anania scoprirà una cosa, Saulo, fratello, prima signore di quello lì io ho paura, dopo fratello, torna a vedere e in realtà si capisce che Saulo per tre giorni è un po' il mistero di Cristo se volete, cioè lui prima era morto poi è iniziato a vivere, iniziato a vivere una vita nuova, da persecutore e violento a annunciatore del Vangelo. Ma questo vorrei proprio farlo nostro, mio, nostro, cioè l'importanza che abbiamo rapporti di fraternità che ci aiutino a trovare Cristo e penso che anche 60 anni di matrimonio siano un bel aiuto per questo, per la coppia ma non soltanto. Di conseguenza vorrei fare solo un accenno, ma c'è questa insistenza in questo bellissimo capitolo 6 di Giovanni, un'insistenza che Gesù ha affinché lui diventi nostro cibo: chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, spesso noi riduciamo tutto all'Eucarestia, il corpo e il sangue di Cristo, ma il corpo e il sangue di Cristo non è soltanto quello sull'altare, anche i fratelli fanno parte del corpo di Cristo. Fratelli, a volte non li consideriamo neanche fratelli, figuriamoci se li possiamo considerare il corpo di Cristo, ma guardate come Gesù voglia veramente prenderci per mano e condurci davanti a questo mistero, di nutrirci di Lui, Lui è il cibo per la vita del mondo, Lui è l'inviato del Padre perché il mondo possa avere rapporto con Lui. Ma nutrirsi di Cristo, come dicevo prima, non solo Eucarestia, ma del mistero di Cristo, dell'amore che Dio ha per il mondo tanto che dà suo Figlio, nutrirsi di Cristo vuol dire guardare tutto con gli occhi nutriti dall'amore di Dio per l'umanità, tanto da non avere più dei nemici, tanto da non sentire più gli altri come avversari, ma il pane che scende dal cielo anche oggi è veramente l'amore con cui siamo amati perché diventi per noi l'alimento per amarci, per essere anche noi in questa prospettiva del dono. L'obiezione che spesso, e anche qui c'è nel Vangelo, come può Costui darci la sua carne da mangiare? E questo lo potremmo pensare anche andando a messa, eppure ci dà la sua carne da mangiare, cioè ci dà il suo essere vivo perché anche noi viviamo, come Lui ama così possiamo amare anche noi. Ma questo contrasterà con un sacco di pensieri, come abbiamo visto, riguardo al nostro modo di pensare ridotto, al nostro modo di pensare di chi ha la presunzione di sapere e di capire. Oggi mi piacerebbe che anche noi ci sentissimo un po' come Saulo, spiazzati, praticamente morti, caduti per terra ma rialzati da questa fraternità che percorre il tempo e aggancia la nostra umanità in vario modo portandoci a Cristo, portandoci a colui che è il nostro nutrimento, a colui che ci fa risorgere, vedere le cose in un modo nuovo. Credo che se così sarà, la gioia sarà così forte che anche in tutte le incomprensioni e persecuzioni varie della vita, come è successo per Paolo, non soltanto non ci fermeremo e non ci scoraggeremo, ma come si celebra appunto una lunga vita insieme, non semplicemente una convivenza, una sopportazione reciproca, no, un amore che si dona continuamente, credo che lì ritroveremo una sorgente, una fonte. Lì Cristo è presente e ama e questo è il dono che anche oggi il Signore fa alla sua Chiesa, a ciascuno di noi, a quanti si disporranno semplicemente con cuore lieto per accoglierlo.

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Vero miracolo è guardarci gli uni gli altri come fratelli. Venerdì 24-4-26 3P

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