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Akshara Podcast
by Akshara
Akshara Podcast è dedicato alle ricerche dell’indologia italiana e internazionale.Attraverso incontri con studiosi ed esperti, Akshara Podcast esplora la varietà dei saperi che caratterizzano la civiltà indiana: dalle antiche tradizioni sapienziali agli indirizzi spirituali più recenti, dalle teorie estetiche alle diverse forme letterarie, dalle speculazioni grammaticali alle testimonianze archeologiche.Rivolto a un pubblico non specialistico, Akshara Podcast intende favorire il dialogo tra i diversi ambiti di ricerca, dando voce ai percorsi che l’indologia ha investigato nel tempo.
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6. Francesco Sferra | Ricerca indologica: interpretazione e metodo
Non dobbiamo avere paura di sbagliare. Dobbiamo avanzare delle ipotesi, a patto naturalmente che sia chiaro il confine tra ipotesi e dato. La fiducia di fondo è che qualcuno potrà correggerci, stiamo facendo un lavoro per essere corretti. Lavoriamo per essere superati. Siamo parte di una catena, che ci collega ai nostri maestri, per i quali è fondamentale a mio giudizio avere rispetto e riconoscenza, anche ai maestri dei nostri maestri, una catena che forse si perde nel tempo, e agli allievi, ai quali bisogna dedicare spazio, tempo, ma anche onestà intellettuale: chiedere il meno possibile di portarci le borse, per così dire, e non fare mai promesse.Francesco Sferra è professore ordinario nel settore di indologia e tibetologia presso il Dipartimento di Asia, Africa e Mediterraneo dell’Università di Napoli “L’Orientale”, dove insegna Lingua e letteratura sanscrita. I suoi ambiti di ricerca comprendono la filologia sanscrita, la storia delle religioni indiane, gli studi tantrici e la filosofia indiana classica. Pubblicazioni principali: The Ṣaḍaṅgayoga by Anupamarakṣita with Raviśrījñānaʼs Guṇabharaṇī nāma Ṣaḍaṅgayogaṭippaṇī. Text and Annotated Translation (2000), The Sekoddeśaṭīkā by Nāropā (Paramārthasaṃgraha) (2006), The Sekanirdeśa of Maitreyanatha (Advayavajra) with the Sekanirdeśapañjikā of Rāmapāla. Critical Edition of the Sanskrit and Tibetan Texts with English Translation (in collaborazione con Harunaga Isaacson, 2014); principali curatele: Sanskrit Texts From Giuseppe Tucci’s Collection (2008), Filosofie dell’India. Un’antologia di testi (2019), Sanskrit Manuscripts in China, vol. IV (in collaborazione con Horst Lasic e Xuezhu Li, 2026).
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5. Giorgio Milanetti | La dimensione spirituale della presenza nel mondo
La dialettica tra le scuole ascetiche che postulano la necessità del ritiro dal mondo e i sistemi che sostengono, pur disciplinandola, la presenza nel mondo, è uno dei temi che attraversano l’intera storia della civiltà indiana. Nel periodo della prima modernità – che possiamo collocare nei cinque secoli che precedono l’età coloniale – questa dialettica è stata caratterizzata dalla contrapposizione fra scuole di rinuncianti, basate sulle dottrine e le pratiche del haṭha-yoga, e correnti religiose che insegnavano la falsità non del mondo in quanto tale, ma dell’attaccamento personalistico a esso. Tra queste ultime, spiccano la tradizione dei Sant – i mistici cantori del Dio senza attributi – e quella dei Sufi dell’Avadh, autori di poemi narrativi in cui la passione d’amore viene descritta come il motore della trasformazione interiore.Giorgio Milanetti ha insegnato Lingua e letteratura hindi alla Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato fra l’altro Il Dio senza attributi (Roma 1984), Il Divino Amante (Roma 1988), Il poema della donna di loto – Padmavat (Venezia 1995, seconda edizione 2026), Corso di lingua hindi (Milano 2008), Nel mondo e nella vita. Etica, poesia e amore nel Padmavat di Jayasi (2018). Le sue ricerche attuali si concentrano sull’analisi di testi letterari della prima modernità, studiati come fonti per la ricostruzione della storia culturale del subcontinente. La recente monografia La lotta, il desiderio, la parola. Le inquietudini letterarie dell’India di lingua Hindi (2022) è dedicata ad autori e opere della seconda metà del ‘900.
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4. Gianni Pellegrini | Advaita Vedānta tra accademia e vita
L’Advaita non promette scorciatoie, non invita a fuggire, non ci esonera dalla responsabilità, non ci dispensa dalla fatica. Chiede piuttosto di guardare con accuratezza, di vedere ciò che appare, di riconoscere il valore e il limite, di non scambiare la mappa con il territorio o la casa con il suo inquilino, ovvero il corpo con l’incorporato. Ci chiede di leggere con pazienza, di ascoltare con attenzione e di riflettere di conseguenza. E soprattutto ci ricorda che conoscere non è sommare nozioni, ma rimuovere ciò che impedisce di vedere.Gianni Pellegrini è professore associato di Filosofie e religioni dell’India e Lingua e letteratura sanscrita presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Torino. È membro del Consiglio direttivo dell’International Association of Sanskrit Studies e del Consiglio direttivo dell’Associazione Italiana di Studi Sanscriti. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo Symboles du monothéisme hindou (2013), Meanings out of Rules (2018), Yogasūtra (curatore Federico Squarcini, 2019) e Behind Kṛṣṇa’s hint of smile (con Antonio Rigopoulos, 2024). È direttorecon Federico Squarcini della collana Apavarga (ETS, Pisa) dedicata alle edizioni e traduzioni di opere dossografiche sud-asiatiche di matrice filosofica.
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3. Antonio Rigopoulos | Guru: il fondamento della civiltà̀ indiana
In India il guru è sempre guru divino, giammai guru o maestro meramente umano. Questo è molto importante perché il guru è in qualche modo la cifra dell’esperienza religiosa. È colui o colei che certifica l’esperienza della realizzazione, e colui ovvero colei che guida i discepoli verso questo stesso fine ultimo dell’esistenza. Naturalmente ci possono essere svariati tipi di maestri, ma qui ci interessiamo alla figura del maestro autorevole, fondamentale, più importante, che è quello che conduce al fine ultimo dell’esistenza, cioè appunto alla liberazione, al mokṣa.Antonio Rigopoulos è professore ordinario di Indologia presso il Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove insegna Lingua sanscrita, Lingua pali e Il sistema delle caste tra passato e presente. Autore di numerosi lavori, tra cui The Life and Teachings of Sai Baba of Shirdi (1993), Dattatreya: The Immortal Guru, Yogin, and Avatara (1998), The Mahanubhavs (2005), Hinduismo (2009), Guru. Il fondamento della civiltà̀ dell’India (2009), ha curato i volumi Hinduismo antico. Vol. 1. Dalle origini vediche ai Puraṇa (2010), Behind Kṛṣṇa’s Smile: The Lord’s Hint of Laughter in the Bhagavadgītā and Beyond (con Gianni Pellegrini, 2024) e Hinduismo antico. Vol. 2. Dallo Yoga alle tradizioni medievali (in corso di stampa).
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2. Giuliano Boccali | La grande Dea
La Dea è una, ma sullo sfondo di questa ambivalenza strutturale, si rifrange, si immilla in forme ambigue, contradditorie. Si riflette in questo anche la profonda varietà degli ambienti, dove le diverse figure e i diversi culti della Dea si sono sviluppati, dalla corte al villaggio, dalla città al suburbio, alla foresta, al campo di cremazione. Per il fedele hindu, però, che sia il contadino di un villaggio sperduto, o il sottile dottore di un āśram prestigioso, è evidente che la Dea sia una, manifestata in mille forme, in infinite forme, così come in infinite forme, contraddittorie anche, ambivalenti, equivoche, si manifesta la vita.Giuliano Boccali è stato per oltre quarant’anni professore di Indologia e di Lingua e letteratura sanscrita (ordinario dal 1987) all’Università Ca’ Foscari di Venezia e alla Statale di Milano. Studioso in particolare di poesia e letterature della tradizione hindu ha pubblicato numerosi saggi e diverse traduzioni dei capolavori classici come Induismo (con Cinzia Pieruccini, 2008), Poesia d’amore indiana (2009), Suggestioni indiane (2009), Gitagovinda (2009), La storia di Śiva e Pārvatī: Kumārasambhava (2018), Il dio dalle frecce fiorite. Miti e leggende dell’amore in India (2022), Eros, passioni, emozioni nella civiltà dell’India (con Raffaele Torella e Małgorzata Sacha, 2023). Presidente onorario dell’Associazione Italiana di Studi Sanscriti, è collaboratore fisso del supplemento domenicale de “Il Sole 24 Ore” per la cultura e le religioni-filosofie dell’India.
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1. Raffaele Torella | Il pensiero dell'India
Non bisogna essere pigri, ovvero non bisogna affidare le nostre conoscenze a ciò che viene ripetuto nei manuali, ma nei limiti del possibile siamo tenuti a un incontro diretto con quelli che sono i testi dell'India, al di là di queste semplificazioni manualistiche e giornalistiche, mettendo in evidenza tutto ciò che funge da granello che inceppa l'organismo.Andiamo a cercare tutto ciò che non quadra in questa visione così bella, elegante, spirituale. Invece di continuare per comodità a ripetere questa visione del tutto poi irreale, inesistente, che è anche la più facile da conoscere, che cosa fare? Cercare di entrare nelle pieghe del pensiero indiano in maniera originale e si scopre quella che è stata chiamata più di una volta, l'altra India, un'India che è molto più ricca di quella che noi crediamo di conoscere.Raffaele Torella è professore onorario di Lingua e letteratura sanscrita alla Sapienza Università di Roma, dove ha insegnato anche Religioni e filosofie dell’India e Indologia, e presidente dell’Associazione Italiana di Studi Sanscriti. I suoi ambiti di ricerca riguardano principalmente il Tantrismo e lo Śivaismo del Kaśmīr e le scuole logico-epistemologiche del Buddhismo. Tra le sue opere principali figurano Il pensiero dell’India. Un’introduzione (2008), The Philosophical Traditions of India. An Appraisal (2011), Gli Aforismi di Śiva con il commento di Kṣemarāja (Śivasūtravimarśinī) (2013), Utpaladeva, Philosopher of Recognition (con Bettina Bäumer, 2016), The Īśvarapratyabhijñā-kārikā of Utpaladeva with the Author’s Vṛtti. Critical Edition and Annotated Translation (2021, I ed. 1994), Eros, passioni, emozioni nella civiltà dell’India (con Giuliano Boccali e Małgorzata Sacha, 2023). Ha curato i volumi L’Estetica indiana. La scuola di Abhinavagupta di Raniero Gnoli (2023) e Europa e India. Storia di un incontro culturale di Wilhelm Halbfass (2025).
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