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Islam - BastaBugie.it
by BastaBugie
Gli islamici applicano il Corano sull'esempio del loro fondatore Maometto... perché stupirsi delle conseguenze?
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Croce no corsi, islamici sì: laicitè, ma senza egalitè
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8652CROCE NO, CORSI ISLAMICI SI: LAICITE', MA SENZA EGALITE'di Manuela Antonacci Una semplice croce appesa a un muro può arrivare a diventare un grosso problema accademico? In Francia, all'Università di Caen, pare proprio di sì! Almeno è quello che è accaduto all' organizzazione studentesca UNI, presente all'interno dello stesso ateneo, costretta a rimuovere una croce appesa nei locali della propria associazione. Una richiesta arrivata tramite mail, fatta in nome del principio di laicità. La direzione dell'università, infatti, riteneva che la presenza di questo simbolo cristiano non fosse compatibile con le regole vigenti all'interno dell'università. Eppure all'UNI tutto questo sa tanto di discriminazione religiosa finalizzata semplicemente a censurare una delle manifestazioni simboliche più importanti del cristianesimo.Questione ulteriormente controversa, se si riflette sul fatto che il simbolo religioso non è stato installato in un anfiteatro o in qualsiasi altro luogo pubblico, ma in una stanza assegnata ad un'associazione studentesca che, quindi avrebbe lo scopo proprio di permettere agli studenti di portare avanti liberamente le loro attività, compresa la possibilità di esprimere tranquillamente la loro identità.Ma la questione si fa ancora più interessante se si pensa che per altre iniziative che si svolgono all'interno dell'università si chiudono, non uno ma due occhi.Come fa notare l'UNI l'Associazione degli Studenti Musulmani di Francia (EMF) di Caen organizza regolarmente attività relative alla pratica dell'Islam pubblicamente. Sulla loro pagina instagram invitano i membri a una serata sul tema "Come vivere bene il proprio Ramadan come studenti". I video della suddetta serata mostrano, infatti, studentesse velate presso il campus universitario. Inoltre, sul loro sito web EMF dichiarano apertamente di voler "normalizzare la presenza musulmana in Francia".Per l'UNI, è difficile capire perché una semplice croce cristiana possa essere considerata un problema per la laicità, mentre le attività legate al Ramadan o addirittura alla formazione religiosa islamica vengano ammesse senza alcun richiamo di lesa laicità.Insomma, ci sembra di capire che siamo di fronte ad una laicité ma senza egalité. Eppure la laicità alla francese dovrebbe prendere le mosse proprio dall'egalitè per permettere a tutti di esprimere la propria religiosità. Almeno questo era il principio di ispirazione. Inoltre non siamo nemmeno di fronte all'applicazione cieca di questo principio, ma a quella che pare come una vera e proprio discriminazione in base al credo di appartenenza. Quindi se la legge non è uguale per tutti, non si tratta più di un principio di giustizia ma di un arbitrio ideologico che crea cittadini di serie A e cittadini di serie B. Un odioso doppiopesimo che vorrebbe corrispondere, forse, alla mentalità di certa intellighenzia (magari anche accademica) che vedrebbe in questa meticolosa attività censoria verso i simboli cristiani un adolescenziale atto di emancipazione. E da cosa, verrebbe da chiedersi, dalla propria stessa identità? Dalle proprie stesse radici? In questo modo anche l'egalitè cessa di essere tale e ricorda, piuttosto, la celebre massima di Orwell che ne "La fattoria degli animali" scriveva: «Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri».Alla faccia dei valori della République!
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Studiare da imam: a Roma la lunga marcia islamista si fa politica
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8630STUDIARE DA IMAM: A ROMA LA LUNGA MARCIA ISLAMISTA SI FA POLITICAdi Lorenza Formicola La Grande Moschea di Roma in questi giorni e fino a domani è diventata il fulcro di un seminario specialistico dedicato all'istruzione e all'aggiornamento di imam e guide spirituali operanti sul territorio italiano. L'iniziativa, posta sotto l'egida diplomatica dell'Ambasciata saudita a Roma, nasce dalla sinergia tra il Ministero degli Affari Islamici, della Da'wah e dell'Orientamento del Regno dell'Arabia Saudita e il Centro Islamico Culturale d'Italia. L'appuntamento capitolino rappresenta solo l'ultima tappa di un sistematico e capillare tour di islamizzazione che Riad sta promuovendo su scala globale: un itinerario dottrinale che, tra il 14 e il 22 giugno, ha già visto andare in scena intensi cicli di formazione in contesti geograficamente distanti come l'Etiopia, il Camerun, il Gibuti e la Thailandia, per poi atterrare in Bosnia ed Erzegovina all'inizio di luglio, poco prima di atterrare nella capitale italiana.L'architettura di questa complessiva agenda transnazionale risponde alla precisa volontà del ministero saudita di stringere alleanze con le istituzioni confessionali estere, allo scopo di forgiare una classe di imam altamente qualificata e riaffermare il ruolo centrale del Regno quale custode e propagatore dei valori autentici dell'islam nel mondo. La scelta di Roma, e in particolare della sua Grande Moschea, per ospitare il vertice formativo non è affatto casuale. Il maestoso complesso architettonico islamico, concepito nel 1984 e inaugurato nel 1995, con una spesa superiore ai novanta miliardi delle vecchie lire, vide la luce proprio grazie al decisivo sostegno economico della famiglia reale saudita e del Marocco. Una dipendenza finanziaria che non si è mai esaurita: ancora oggi, la sopravvivenza della struttura gravita attorno alle rimesse provenienti dalla penisola arabica.In Italia erigere luoghi di culto di grande respiro o avviare progetti ambiziosi è un'impresa impossibile senza l'apporto dei capitali esteri, in massima parte riconducibili ai Paesi del Golfo. Le tradizionali collette del venerdì non possono in alcun modo coprire i costi esorbitanti di bonifiche, cantieri e ristrutturazioni faraoniche. Consapevole di ciò, Riad ha da tempo messo gli occhi sul "mercato" della fede islamica europea, proponendosi, tramite la mediazione di specifiche Ong, come il partner imprescindibile per le comunità islamiche italiane.UN CALCOLATO PROGETTO POLITICONon si tratta di pura filantropia, ma di un calcolato progetto politico. Sovvenzionare le fondamenta di una moschea significa, di fatto, acquisirne il controllo teologico, trasformandola in un avamposto strategico per la diffusione di una specifica dottrina islamica. E la penetrazione sistematica e finanziaria del Regno Saudita all'interno del tessuto religioso italiano assume contorni ancor più nitidi - e per molti versi inquietanti - se si analizza la natura stessa delle istituzioni e delle figure che Riad mira a formare. L'idea che uno Stato estero possa plasmare direttamente la classe di predicatori islamici in Italia non rappresenta soltanto una pericolosa ingerenza geopolitica, ma apre la strada a una metamorfosi sociale profonda, la cui entità può essere compresa solo decodificando il ruolo autentico dell'imam. Sarebbe un errore grossolano assimilare l'imam alla figura del parroco cattolico. Non esiste alcuna gerarchia ecclesiale, né una catena di comando o un'ordinazione sacra che consacri l'autorità dell'imam: per assumere questa funzione è sufficiente il riconoscimento e la scelta da parte di una comunità di fedeli o, talvolta, l'autorevolezza imposta dal singolo.Inoltre, l'imam si fa carico dell'obbligo dottrinale di guidare la propria comunità, delineando i binari da seguire nella sfera etica e civile e poi spirituale. La sua parola possiede una forza pervasiva e vincolante nella vita politica e sociale: spetta a lui decifrare le tensioni geopolitiche e le fratture sociali della contemporaneità attraverso la sua specifica chiave di lettura del Corano. Questo primato si traduce in una gestione verticistica di ogni attività interna alla moschea, che spazia dall'insegnamento dogmatico fino all'amministrazione dei canali assistenziali e di beneficenza. È esattamente per mezzo di questo welfare parallelo che prende forma un microcosmo autosufficiente, una struttura sociale alternativa agli ordinamenti dello Stato ospitante.LA MOSCHEA NON È COME UNA CHIESALa moschea non è speculare alla chiesa cristiana. Ma è il baricentro politico e sociale della collettività, lo spazio assembleare designato per dirimere le controversie e stabilire le linee d'azione comuni. Il fulcro di questo sistema si manifesta il venerdì, un giorno che non nasce per il riposo, ma per il raduno. A mezzogiorno, c'è la khutbah, un discorso che è solo una disamina stringente della cronaca e della politica, niente di spirituale.Nelle nazioni a maggioranza musulmana, l'enorme potenziale di questo palcoscenico è ben noto: in Egitto, ad esempio, i presidi di polizia circondano regolarmente gli edifici religiosi durante le funzioni del venerdì. I passaggi storici più delicati, dalle rivolte popolari fino ai proclami di mobilitazione bellica, hanno sempre trovato la propria scintilla sul pulpito della khutbah. Ne consegue che finanziare una moschea e curare l'indottrinamento dei suoi ministri non è un atto di mera filantropia, ma significa acquisire la cloche del comando sull'orientamento politico e sociale dei fedeli. Ecco perché la notizia di un corso avanzato per imam organizzato da un altro Stato in Italia non è una notizia sulla quale sorvolare.La moschea rifiuta per sua stessa natura la rassicurante e restrittiva etichetta giuridica di "luogo di culto", esigendo di essere analizzata per ciò che è realmente: un centro di potere sociale e politico in grado di determinare gli equilibri della società civile.E proprio la Grande Moschea di Roma, - il tempio islamico più imponente d'Europa, situato nel cuore della diocesi papale e protetto dal patrocinio saudita - dove in queste ore è in corso la formazione dei nuovi imam per il nostro Paese -, finì al centro di un duro scontro istituzionale nel giugno del 2003. In quell'occasione, l'imam dell'epoca, inviato dall'autorevole università cairota di Al-Azhar, pronunciò una khutbah infuocata. «O Allah, fai trionfare i combattenti islamici in Palestina, in Cecenia e altrove nel mondo! O Allah, distruggi le case dei nemici dell'islam e aiutaci ad annientarli!».Che a guidare i nuovi corsi di formazione in Italia sia il Ministero saudita della da'wah svela, poi, la natura profonda dell'operazione.Lontana dall'essere una semplice attività missionaria o umanitaria, la da'wah si configura come una precisa strategia di pressione politica volta all'islamizzazione del tessuto civile e alla graduale sostituzione delle libertà democratiche con i precetti della shari'ah. Come rilevato dalla scrittrice Ayaan Hirsi Ali, la da'wah è quello che la "lunga marcia" attraverso le istituzioni fu per i marxisti del ventesimo secolo: una sovversione dall'interno, l'uso della libertà religiosa per sconvolgere quella stessa libertà».Il raggio d'azione di questo progetto si estende a una vera e propria "jihad legale". E la da'wah, adesso, riparte in Italia proprio da Roma.
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Attentato al gay pride: Berlino scopre il terrorismo islamico
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8616ATTENTATO AL GAY PRIDE: BERLINO SCOPRE IL TERRORISMO ISLAMICOdi Stefano Magni A Berlino, nel centralissimo Tiergarten e a poca distanza dalla Porta di Brandeburgo, sabato 25 luglio sera la comunità Lgbt stava celebrando il Christopher Street Day, un evento del Pride in cui si ricorda la rivolta gay partita dal locale Stonewall Inn nel 1969, a New York. Un furgone bianco si è lanciato sulla folla. Una vittima (una donna, deceduta in ospedale per le ferite riportate) e 29 feriti, nessuno dei quali in pericolo di vita. Non solo l'attentatore ha travolto la folla con il suo veicolo, ma, secondo i testimoni, ha anche colpito a caso tutte le persone che incontrava con un coltello dalla lunga lama.L'attentatore è stato subito identificato come islamico, così come la matrice ideologica dell'attentato. Lo ha dichiarato domenica a mezzogiorno il ministro dell'Interno Alexander Dobrindt, che ha subito parlato di "terrorismo islamista". Il sospetto, Abdul Ballout, 21 anni, nato in Germania da genitori libanesi, è stato subito identificato dalla polizia, rintracciato in un edificio del quartiere Spandau e ucciso durante uno scontro con la polizia. Nascosto in un capanno del giardino di casa sua, il terrorista ha aggredito gli agenti, i quali hanno dovuto difendersi con le armi.Il fatto che un attentato sia identificato subito come "islamico" è una novità per la cronaca del terrorismo in Germania. Anche nei casi più eclatanti, come l'attentato al mercatino di Natale di Berlino del 19 dicembre 2016, la polizia non aveva parlato chiaramente di matrice islamica o islamista dell'attacco. La vicenda più oscura resta quella della sparatoria a Monaco, il 22 luglio 2016: attentatore era un giovane iraniano, matrice dell'attentato mai dichiarata. O anche quella dell'attentato al mercatino di Natale di Magdeburgo nel 2024: sempre auto lanciata sulla folla, alla guida c'era un immigrato arabo saudita, ma era noto per essere stato un attivista anti-islamista, dunque matrice ignota o non stabilita. Attentati minori, commessi da lupi solitari, sono stati trattati come un categoria a parte, atti di violenza di persone con problemi psichiatrici.La certezza con cui quest'ultimo attentato, ai danni della comunità Lgbt, sia stato immediatamente identificato come islamico, sta nel fatto che l'attentatore era ben noto alle forze dell'ordine e alla magistratura tedesca. Questo giovane immigrato di seconda generazione, infatti, ha iniziato come tutti i radicalizzati, come un criminale comune: arrestato due volte per furto, da minorenne, nel 2020 e nel 2022. La svolta dell'islamizzazione è arrivata più tardi, nel 2025, quando si è recato in Libano per raggiungere la Siria ed entrare nello Stato Islamico. Ma in Libano si è mosso in modo troppo scoperto ed è stato arrestato. Dopo tre mesi di carcere le autorità di Beirut lo hanno rimandato in Germania.L'aspetto più sconcertante della vicenda è che Ballout fosse a piede libero. Un anno dopo l'arresto in Libano, infatti, nel maggio scorso, era stato condannato dalla magistratura tedesca a un anno e dieci mesi di reclusione per "preparazione di un grave atto di violenza che metteva in pericolo lo Stato". In pratica gli inquirenti avevano scoperto che stesse preparando un attentato e lo avevano arrestato. Ma un giudice lo ha rimesso in libertà vigilata (non troppo, da quel che si è visto) in cambio della sua adesione a un programma sociale di de-radicalizzazione. La terza sessione di questo programma doveva svolgersi il 27 luglio, oggi per chi legge.Per la Germania, dunque, è un doppio risveglio: si scopre che il terrorismo islamico esiste e anche che il modo di combatterlo, seguito finora, è perfettamente inutile.
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La tortura sessuale come piano di guerra degli islamici
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8593LA TORTURA SESSUALE COME PIANO DI GUERRA DEGLI ISLAMICIdi Stefano Magni Una nuova indagine condotta dalla Commissione civile israeliana, ha riaperto la dolorosa ferita del pogrom del 7 ottobre 2023. La Commissione è un organismo indipendente ed ha indagato su un corpus di prove imponente: oltre 10 mila fotografie, più di 1.800 ore di filmati e oltre 430 interviste, testimonianze e incontri con sopravvissuti, ex ostaggi, esperti e familiari.L'indagine, i cui risultati sono stati pubblicati e divulgati il 12 maggio, riguarda la violenza sessuale sistematica subita quel giorno e nei mesi successivi dalle donne israeliane vittime di Hamas.Entrare nei dettagli più che truculenti delle singole torture a sfondo sessuale subite dalle donne, in diversi casi anche dagli uomini, sarebbe impressionante per il lettore e distrarrebbe dalle conclusioni. Per chi volesse approfondire, l'intero rapporto è reperibile online.LA BRUTALITÀ COME PIANOSono le conclusioni dell'indagine a costituire una novità. Abbiamo infatti la prova che Hamas abbia agito seguendo un piano e non limitandosi a dar libero sfogo agli istinti sadici dei suoi terroristi e dei loro numerosi collaboratori. Tutti i dettagli e le dinamiche dello stupro di massa del 7 Ottobre lo dimostrano."Hamas e i suoi collaboratori hanno fatto ricorso alla tortura sessuale per massimizzare il dolore e la sofferenza", leggiamo nel rapporto.Le vittime hanno subito atti brutali, tra cui ustioni, mutilazioni, stupri, immobilizzazione, inserimento forzato di oggetti nei genitali, colpi d'arma da fuoco al volto e alla zona genitale, uccisioni e abusi davanti ai propri familiari, nonché esecuzioni. Molte vittime sono state trovate ammanettate, legate o comunque fisicamente immobilizzate. Forme estreme di violenza sessuale e di genere sono state perpetrate contro gli ostaggi tenuti in cattività per lunghi periodi, sia donne che uomini.Queste torture e violenze sessuali erano standardizzate, non spontanee:La Commissione d'inchiesta civile ha individuato almeno tredici tipi di abusi in diversi luoghi, tra cui:1) stupro, stupro di gruppo e altre forme di violenza sessuale;2) tortura sessuale, comprese ustioni e mutilazioni intenzionali;3) colpi d'arma da fuoco deliberati alla testa, al viso e alla zona genitale;4) Omicidi ed esecuzioni a seguito o in concomitanza con violenze sessuali e di genere;5) Abusi sessuali post mortem, umiliazioni e profanazione dei cadaveri;6) Nudità forzata ed esposizione;7) Ammanettamento e immobilizzazione delle vittime;8) Esibizione pubblica ed esibizione al pubblico ludibrio di donne e bambini;9) Rapimento di madri e bambini;10) Violenza sessuale e di genere inflitta in presenza o nelle immediate vicinanze di familiari;11) Riprese video e diffusione digitale di atti di violenza sessuale e di genere, compreso l'uso dei social media per documentare, esaltare e amplificare le atrocità;12) Minacce di matrimonio forzato con gli aguzzini;13) Stupro e altre forme di violenza sessuale contro ragazzi e uomini.GUERRA PSICOLOGICASe nei crimini commessi dai regimi totalitari del passato, la segretezza era rispettata in modo maniacale (i nazisti, ad esempio, non hanno mai ammesso lo sterminio degli ebrei e i comunisti hanno sempre negato l'esistenza delle fosse comuni o dei gulag), Hamas ha dato massima visibilità ai suoi crimini, anche in diretta.Anche questo modo di ostentare la violenza è una precisa strategia di guerra psicologica.L'indagine documenta come i responsabili abbiano usato come un'arma la visibilità e la diffusione digitale come parte integrante della violenza stessa, compresi i contenuti a sfondo sessuale. I gruppi armati hanno registrato atti di abuso, umiliazione e omicidio, diffondendo poi i filmati attraverso le piattaforme dei social media e gli stessi account digitali delle vittime.Nessuno ha celato la propria identità:I responsabili si sono ripresi mentre commettevano gli attacchi e hanno diffuso immagini e video che li ritraevano mentre aggredivano, umiliavano, rapivano e uccidevano donne, bambini e intere famiglie, oltre a profanare i cadaveri. Hanno presentato le donne e i loro corpi come trofei di guerra.Le prime vittime di questa strategia del terrore mediatico sono stati i parenti delle vittime:In numerosi casi, i familiari hanno appreso per la prima volta della sorte dei propri cari attraverso immagini o video diffusi dagli autori dei reati. Questo uso deliberato dei media digitali ha trasformato gli atti di violenza in strumenti di guerra psicologica diretti non solo alle vittime, ma anche alle famiglie e alla società in generale.E la distruzione dei rapporti familiari era uno dei primi obiettivi dei terroristi di Hamas:In diversi episodi documentati, le vittime sono state aggredite sessualmente o umiliate in presenza di parenti e, in uno dei casi documentati, i membri della famiglia sono stati costretti a partecipare ad atti di violenza reciproci. Questi atti riflettono ciò che la Commissione definisce violenza sessuale "kinocida": violenza deliberatamente progettata per distruggere la famiglia come unità sociale ed emotiva, trasformando in arma i legami tra i membri della famiglia.VIOLENZE PROLUNGATE E FEMMINISMO CIECOSecondo uno dei più ricorrenti mantra pro-pal, la violenza del 7 Ottobre non giustifica il "genocidio" (quello sì, ancora tutto da dimostrare) che gli israeliani avrebbero commesso a Gaza. Questa critica non tiene conto del fattore tempo: il 7 Ottobre non fu un fatto isolato e le torture fisiche, psicologiche e sessuali, si sono prolungate nel tempo, sulla pelle degli ostaggi, finché la guerra non è finita.Le violenze sessuali sono proseguite anche dopo gli attacchi stessi. Il rapporto riporta le testimonianze degli ostaggi liberati e di altre fonti che dimostrano come le aggressioni sessuali, le umiliazioni sessuali e le torture a sfondo sessuale siano continuate durante la prigionia a Gaza per lunghi periodi. In alcuni casi, gli abusi sessuali e di genere subiti dagli ostaggi sono andati avanti per mesi.Questa inchiesta è un messaggio della bottiglia, in attesa di essere letto da qualche organismo sovranazionale o associazione per la difesa dei diritti umani, all'Onu o nel variegato mondo occidentale. Ma ci sono poche speranze che venga raccolto e letto da chi di dovere. Quasi certamente: non dalle femministe che, ormai, come è evidente dal 7 Ottobre, hanno sposato la causa palestinese. Al punto di espellere anche le femministe stesse, se solo denunciano gli stupri di Hamas.Il rapporto della Commissione civile interroga le nostre coscienze di occidentali. Viviamo in una società giustamente sensibile ai diritti delle donne, sensibilissima al femminicidio, ma cieca di fronte alle vere violenze seriali e ai veri femminicidi di massa. Se a commetterli sono quei palestinesi che la nostra classe colta ha identificato come "oppressi", persino le femministe stentano a vederli e a denunciarli.
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La conversione islamista di Tucker Carlson
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8601LA CONVERSIONE ISLAMISTA DI TUCKER CARLSONdi Stefano Magni Yalda Hakim, di Sky News, intervista Tucker Carlson e ottiene una sua autocritica pubblica, praticamente in diretta Tv. Riguarda l'Islam: "Molte volte ho detto in televisione: 'Il problema è l'Islam. Il problema sono i musulmani. Vogliono tutti ucciderci. Sono tutti pazzi. Fanno tutti parte di questa setta suicida folle creata da Maometto nel VII secolo'", e poi l'ex opinionista di Fox, ora giornalista indipendente e podcaster da milioni di ascolti, aggiunge: "E ci credevo. Ero fuori di me. Ci credevo. Ora, non è vero. Niente di tutto ciò è vero, ma ci credevo".Per quanto riguarda il parere di Tucker Carlson sull'Islam, si può dire che sbagliasse allora e sbagli adesso? Sbagliava allora a definire tutti e due i miliardi di musulmani come una setta di assassini, compresi i dissidenti iraniani, compresi i dissidenti palestinesi che stanno morendo sotto la repressione di Hamas, compresi i musulmani bosniaci vittime del genocidio serbo e i caduti musulmani nell'esercito americano. Tucker sbagliava per generalizzazione.E però sbaglia anche adesso, perché, non in questa intervista, ma in dichiarazioni rilasciate cinque mesi fa, arriva a negare l'esistenza della minaccia jihadista: "Negli ultimi 24 anni non conosco nessuno negli Stati Uniti che sia stato ucciso dall'Islam radicale".Appena un anno prima di quella finestra temporale, quasi 3.000 americani sono stati uccisi dai jihadisti nell'attacco dell'11 settembre alle Torri Gemelle e al Pentagono. Ma anche per quanto riguarda la storia degli Usa dopo il 2001, Tucker Carlson vuole farci dimenticare: l'attentato a Fort Hood (2009), l'attentato alla maratona di Boston (2013), la strage a San Bernardino (2015), l'attentato alla discoteca di Orlando (2016), il car ramming di New York (2017), l'attentato alla base navale di Pensacola (2019), l'attentato di Capodanno a New Orleans (2025).GLI OCCHI SULLA REALTÀ?Possibile che Tucker Carlson non ricordi questi episodi? Non è possibile, perché li commentava su Fox News mentre accadevano e non aveva dubbi sulla loro matrice islamica. Ha semplicemente cambiato narrazione. Che vuol dire, letteralmente: cambiare tutto il suo modo di descrivere la realtà. Probabilmente facendo credere di avere preso, nel frattempo, una sorta di "pillola rossa" che gli ha aperto gli occhi sulla realtà.C'è chi ipotizza che questa "pillola rossa" arrivi dal Qatar e sia anche molto costosa. Carlson smentisce e comunque è innocente fino a prova contraria. Sta di fatto che sta veicolando a milioni di suoi ascoltatori, puntata dopo puntata, tutta la narrazione tipica dei Fratelli Musulmani, la stessa promossa da Al Jazeera.Per poi andare anche oltre: se il Qatar, se non altro per sopravvivenza, non ha fatto propaganda per l'Iran, Tucker ha sdoganato pure il regime di Teheran. Ha definito la guerra in Iran come "la fine di Trump" e del movimento MAGA. E comunque è la fine del suo sostegno a Trump, che ritiene un presidente "ricattato" da Israele, o addirittura al servizio dello Stato ebraico: "Stanno prendendo decisioni sulla base di altri criteri: cosa è meglio per questa azienda, cosa è meglio per Israele, cosa è meglio per i nostri donatori".Il problema di Tucker Carlson è grave ed è sia a monte che a valle. A monte: non stiamo parlando solo di un "ex opinionista di Fox News licenziato dalla sua televisione", stiamo parlando di uno degli influencer più potenti e ascoltati d'America. Il suo sdoganamento dell'Islam è funzionale solo al suo odio per Israele e per la "lobby ebraica".Va ad aggiungersi, come seguito naturale, a due anni di serrata campagna anti-israeliana, in cui ha ospitato storici negazionisti dell'Olocausto, pastori protestanti palestinesi anti-sionisti, suore ortodosse pro-Hamas e un nazistoide come Nick Fuentes. Una "Zanzara", ma senza umorismo, in cui era inevitabile che prima o poi sdoganasse anche l'Islam, in tutte le sue forme.IL VENTO ANTISIONISTA"Ho visto più antisemitismo nella destra negli ultimi 18 mesi che in tutta la mia vita e si sta diffondendo come un cancro - diceva il senatore repubblicano Ted Cruz, tre mesi fa - Carlson è il più pericoloso demagogo in America".Non tutto il male viene dall'influencer, che è una spugna. Per avere pubblico, deve comunque riposizionarsi dove tira il vento. E il vento antisionista tira fortissimo in questi anni. Per almeno tre motivi.Primo: lo sdoganamento dell'antisemitismo classico che in America ha sempre avuto la fissazione del "controllo ebraico" sul governo federale. L'acronimo Zog (Zionist Occupation Government) era usato solo da un'estrema destra ghettizzata. Oggi l'idea che il governo agisca per ordine dei sionisti è sdoganata e quel che c'è di peggio è che, con la guerra in Iran, è una tesi che è stata ampiamente diffusa anche dai media mainstream.Secondo: l'isolazionismo è tornato in auge. E l'isolazionismo contemporaneo, almeno a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, ha venature antisemite. È l'idea che siano gli ebrei sionisti a trascinare in guerra gli Usa, contro i loro veri interessi.Questa corrente è anche culturalmente pericolosa se inizia a riscrivere la storia: tutti i nemici degli Usa, da Hitler a Bin Laden sarebbero "falsi avversari" creati dai sionisti per spingere gli americani a combattere guerre non loro. Nei casi più estremi si arriva anche al negazionismo della Shoah.Infine c'è l'odio per Israele, a reti unificate, di tutti i media mainstream, del mondo accademico e del mondo internazionalista (dall'Onu alle Ong più ricche): un modo di leggere la questione mediorientale tutto e solo in una direzione, giustificando sempre il punto di vista palestinese e condannando sempre quello israeliano.Questa corrente è responsabile dello sdoganamento dell'antisemitismo, nelle sue forme più grevi e pericolose. Finora la destra ne era quasi del tutto immune. Da due anni non lo è più, evidentemente.
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Bersani lo ammette, la sinistra punta al voto dei musulmani
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8578BERSANI LO AMMETTE, LA SINISTRA PUNTA AL VOTO DEI MUSULMANIdi Giuliano Guzzo «Perché no? Adesso lei mi dice perché no». È con queste parole che Pier Luigi Bersani, ospite ad Otto e mezzo da Lilli Gruber, ha risposto alla giornalista di Libero Brunella Bolloli, la quale faceva presente come, alle elezioni comunali di Venezia, il centrosinistra avesse cercato di puntare sul voto della comunità bengalese. Che, in effetti, si è mobilitata in modo massiccio, ma non è bastato per impedire la vittoria di Simone Venturini. Ora, al di là di come sia andato il voto di Venezia, le parole bersaniane a La7 suonano interessanti perché confermano ciò che, finora, era poco più d'un sospetto: l'intenzione del centrosinistra di fare proprio il voto di comunità di stranieri a larga maggioranza musulmana. Un tema, si badi, che non nasce certo oggi e non riguarda solo l'Italia.Già nel 2002, infatti, il filosofo francese Pierre-André Taguieff parlava di Islamo-gauchisme descrivendo le convergenze tra socialisti e musulmani. Nel 2013, poi, era stato pubblicato al riguardo perfino uno studio - intitolato The Emerging Red-Green Alliance - per mettere a fuoco il profilarsi, sulla scena politica, di una «alleanza rosso-verde». Una alleanza che si è nel tempo rafforzata e che, secondo Il Giornale, ha giocato un suo ruolo perfino nel recente referendum sulla giustizia, nella quale sarebbero stati sostanzialmente arruolati contro il governo qualcosa come 1,7 milioni di voti islamici. Esagerazioni? Forse. Sta di fatto che le parole di Pier Luigi Bersani, da cui siamo partiti, confermano in modo chiaro che l'alleanza tra sinistra e voto islamico non è più un'ipotesi: è una realtà.Certo, si tratta d'una non notizia dal punto di vista giornalistico proprio perché - come appena detto - è da tempo che il campo progressista strizza l'occhio al voto di cittadini di origine straniera e di religione musulmana. La novità, in quanto accaduto ad Otto e mezzo, sta invece nel fatto che quest'alleanza, in Italia, ora viene apertamente non solo ammessa ma, come si diceva, rivendicata; il che rappresenta senza dubbio un gesto d'onestà intellettuale, nulla da dire. Al tempo stesso, tutto questo ispira almeno due brevi riflessioni. La prima concerne il fatto che, a questo punto, l'atteggiamento di favore e di accoglienza, almeno a parole, da parte della sinistra verso l'immigrazione può essere criticato - senza essere più tacciati di fare processi alle intenzioni - anche per la sua strumentalità.La seconda e ultima riflessione da fare ha la sua base in un dilemma: oggi abbiamo una sinistra italiana che si serve del voto islamico, ma chi ci dice che sarà sempre così? Come possiamo cioè escludere che, domani, possano essere le forze politiche islamiche a servirsi del voto di sinistra per affermarsi? Del resto, che oggi due importanti metropoli planetarie come Londra e New York abbiano come sindaci, espressione della sinistra, due personalità di fede islamica - rispettivamente Sadiq Khan e Zohran Mamdani - è un fatto. Certo, né a Londra né a New York è stata introdotta la sharia e scenari come quelli descritti da Michel Houellebecq in Sottomissione sembrano scongiurati. Almeno per ora, s'intende. Perché alla capacità del campo progressista (lo stesso che tifa aborto libero e morte assistita) di perseguire il suicidio dell'Occidente potrebbe non esservi limite.
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L'errore dell'occidente, cieco di fronte alla crescita di un califfato virtuale
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8566L'ERRORE DELL'OCCIDENTE, CIECO DI FRONTE ALLA CRESCITA DI UN CALIFFATO VIRTUALEdi Souad Sbai L'Occidente ha commesso un errore fatale continuando a guardare il terrorismo islamista come un fenomeno strettamente militare, mentre il jihadismo evolveva in una minaccia culturale, digitale e identitaria. Oggi il cosiddetto Stato Islamico non ha più bisogno soltanto di territori da conquistare, perché gli basta occupare gli schermi dei nostri figli. È questa la drammatica denuncia contenuta nel recente studio dell'International Centre for Counter-Terrorism (ICCT), che descrive la nascita di un vero e proprio "califfato virtuale" costruito su misura per l'universo Gen Z.Lo studio mostra come l'estremismo si sia perfettamente adattato ai linguaggi delle nuove generazioni, colonizzando videogiochi, TikTok, meme, musica trap, estetica goth, chat criptate e ironia social. Non siamo più davanti alla propaganda rozza dei video nel deserto. Oggi il radicalismo si presenta sotto forma di contenuti apparentemente innocui, mimetizzati nell'universo digitale frequentato dagli adolescenti europei.Secondo il rapporto, gruppi vicini all'Isis utilizzano piattaforme come Roblox, Minecraft, Discord e TikTok per creare ambienti di indottrinamento graduale. Ragazzi giovanissimi vengono agganciati attraverso dinamiche di appartenenza, sfida e ribellione. La propaganda eversiva non parla più soltanto di religione, ma fa leva su mascolinità, esclusione sociale, riscatto, odio verso l'Occidente e ricerca di senso.Da anni denuncio che il fondamentalismo non può essere affrontato con il multiculturalismo ingenuo e con il relativismo culturale. Abbiamo lasciato crescere intere generazioni nel vuoto esistenziale, mentre nelle periferie avanzavano predicatori radicali, influencer pseudo-religiosi e reti digitali capaci di manipolare i soggetti più fragili. Oggi paghiamo il prezzo di quella cecità politica.Il caso di Modena rappresenta un campanello d'allarme che nessuno può permettersi di ignorare. Salim El Koudri, cittadino italiano di origine marocchina, ha travolto con un'auto diversi passanti nel centro cittadino, ferendo gravemente numerose persone. Le indagini parlano di disagio psichico e marginalità, eppure emergono anche messaggi di odio contro i cristiani e un profondo rancore identitario.È fondamentale essere chiari: non ogni musulmano è un estremista e non ogni disagio sociale produce fenomeni eversivi. Sarebbe però irresponsabile negare che esista oggi una saldatura pericolosa tra fanatismo online, vittimismo esasperato e cultura islamista diffusa nelle reti digitali. È proprio questo lo scenario descritto dall'Icct, con giovani occidentali che assorbono simboli jihadisti come fossero elementi estetici o linguaggi di appartenenza.La sinistra europea continua tuttavia a rifiutare il problema. Chi denuncia il fondamentalismo finisce sotto accusa, mentre si tace davanti alla diffusione di contenuti estremisti nelle piattaforme frequentate da minori. Un atteggiamento suicida. Per anni si è preferito parlare soltanto di inclusione, senza mai pretendere integrazione reale, rispetto dei principi democratici e difesa dell'identità europea.L'Isis ha compreso ciò che molte cancellerie europee non hanno ancora capito, ovvero che la battaglia decisiva si combatte nell'immaginario collettivo. Il jihadismo contemporaneo non si limita a reclutare combattenti, ma costruisce comunità emotive, modelli di appartenenza e codici simbolici capaci di sedurre adolescenti disorientati.Quando un giovane europeo cresce senza radici forti, immerso in una collettività che rinnega se stessa e delega l'educazione agli algoritmi, diventa vulnerabile a qualsiasi narrativa radicale. Il fondamentalismo offre una risposta semplice, totalizzante e aggressiva, contrapponendo un'identità assoluta a una società che considera decadente.Il "califfato virtuale" non nasce nel vuoto. Cresce dentro l'Europa fragile, auto-accusatoria e disarmata che abbiamo costruito negli ultimi anni. E continuerà a espandersi finché la politica non ritroverà il coraggio di difendersi senza complessi ideologici. Liquidare i responsabili di tali atrocità definendoli semplicemente come "pazzi" impedisce alla popolazione di comprendere i processi effettivi di radicalizzazione. Il terrorismo non è follia estemporanea, bensì un processo razionale e deliberato per le persone che lo eseguono.Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "La Svezia mette al bando il termine "islamofobia" per autodifesa" parla del ministro degli Esteri svedese, Maria Malmer Stenergard, che ha annunciato che il governo intende abbandonare non soltanto la parola «islamofobia», ma l'intero concetto che la sottende. È una forma di autodifesa dall'islamizzazione.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 20 maggio 2026:Il ministro degli Esteri svedese, Maria Malmer Stenergard, ha annunciato che il governo intende abbandonare non soltanto la parola «islamofobia», ma l'intero concetto che la sottende, in nome della difesa della libertà di espressione.Al suo posto, ha spiegato, Stoccolma spingerà per l'uso di espressioni più precise come «odio anti-musulmano». Una decisione che segna una frattura netta con il linguaggio dominante degli ultimi decenni e che rischia di rimescolare il dibattito pubblico ben oltre i confini scandinavi. D'altronde si sa, le accuse di islamofobia vengono utilizzate in tutto il mondo per silenziare chi osa mettere in discussione le dottrine islamiste. Classe 1979, giurista di formazione, la Stenergard è da tempo considerata la «principessa ereditaria» del premier Ulf Kristersson. Volto noto del Partito Moderato, ex promessa del tennis giovanile, abile comunicatrice, prima che il rimpasto di Governo la spostasse agli Esteri, era ministro dell'Immigrazione. Il Paese, infatti, l'ha conosciuta per la linea inflessibile nell'applicazione dell'Accordo di Tidö - l'accordo di coalizione di Governo: ridurre drasticamente gli ingressi irregolari e facilitare il rimpatrio nei Paesi di origine. Ora, da ministro degli Esteri, porta la stessa coerenza sul piano internazionale: la Svezia non si limiterà a cambiare vocabolario in casa propria, ma intende fare pressione affinché Unione Europea e Nazioni Unite seguano l'esempio.Sia l'Ue che l'Onu hanno fatto proprio il concetto di islamofobia. Le Nazioni Unite hanno istituito nel 2022 una Giornata internazionale per combatterla e hanno nominato un inviato speciale dedicato; l'Unione Europea ha finanziato progetti, nominato coordinatori e prodotto rapporti che trattano il fenomeno come categoria a sé, ma soprattutto come un'emergenza di primaria importanza per tutto il Continente. A dare peso a questa battaglia lessicale è anche il panorama internazionale: l'Organizzazione della Cooperazione Islamica (Oci), con sede in Arabia Saudita, e riunisce 57 Stati a maggioranza musulmana, gestisce da anni un Osservatorio sull'islamofobia che ha prodotto almeno diciassette rapporti sull'argomento negli ultimi due decenni. Nel 2022, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata Internazionale per la Lotta all'islamofobia, celebrata ogni 15 marzo. Nel Regno Unito, novembre è diventato il "Mese della Consapevolezza sull'islamofobia", iniziativa particolarmente estesa agli atenei inglesi. Nessuna giornata equivalente esiste invece per contrastare l'odio contro cristiani o ebrei.Quella svedese è una decisione che arriva in risposta alle insistenti sollecitazioni dei Democratici Svedesi, culminate nell'interrogazione parlamentare del deputato Richard Jomshof. Il quale ha accusato colleghi e giornalisti di aver «abboccato all'esca islamista», sottolineando come il termine venga spesso brandito anche contro musulmani che si battono per i diritti delle donne. Del resto, da tempo gli analisti sostengono che il termine «islamofobia» sia stato sapientemente promosso dalle reti islamiste proprio per assimilare la contestazione della dottrina islamista, delle prescrizioni della shari'a o delle aspirazioni politiche all'odio razziale, azzittendo, in un colpo solo, ogni voce dissenziente. In particolare, il concetto viene ricondotto al repertorio ideologico dei Fratelli Musulmani, l'organizzazione islamista sunnita transnazionale nata in Egitto nel 1928. Il gruppo è stato designato ufficialmente come entità terroristica in diversi Paesi a maggioranza musulmana. L'Egitto, sua terra d'origine, lo ha messo al bando e dichiarato organizzazione terroristica già nel 2013. Nel 2014, lo hanno seguito Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. E la Fratellanza Musulmana e le sue ramificate reti hanno saputo indirizzare perfettamente il potenziale di questo termine per trasformarlo in un'arma retorica di straordinario successo: porre l'ideologia politica islamista al di sopra di ogni critica.L'iniziativa di Stoccolma si inserisce così in un tentativo più ampio, e storico, di contrastare l'infiltrazione islamista nella società svedese. Ricordiamo che, nel maggio 2025, un rapporto del Ministero dell'Interno francese intitolato "Fratellanza Musulmana e islamismo politico in Francia" ha evidenziato la «presenza attiva» dell'organizzazione anche in Svezia.Secondo Le Monde, il documento sottolinea che la sezione svedese dei Fratelli Musulmani, «pur di dimensioni ridotte, si distingue per la sua influenza sulle strutture europee del movimento». Un'influenza dovuta, secondo il rapporto, ai finanziamenti provenienti dal Qatar,
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La tentata strage di Modena, troppa fretta nello scartare la pista islamista
VIDEO: Modena è molto peggio ➜ https://www.youtube.com/watch?v=q33P-WT_1XwTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8550LA TENTATA STRAGE DI MODENA, TROPPA FRETTA NELLO SCARTARE LA PISTA ISLAMISTAdi Stefano Magni La città di Modena, Emilia Romagna, non si è ancora risvegliata dal trauma di sabato 16 maggio, a metà pomeriggio. Un episodio di violenza del genere, in Italia, non lo si era ancora mai visto. Un giovane figlio di immigrati marocchini, Salim El Koudri, alla guida di una Citroen C3, passa un incrocio a 100 all'ora, mira con precisione al marciapiede più affollato e falcia tutti quelli che incontra. Non soddisfatto, sterza e falcia anche tutti quelli che camminano sul marciapiede opposto. Infine, si schianta contro una vetrina, provocando le ferite peggiori a una malcapitata turista tedesca di 69 anni: ha entrambe le gambe amputate di netto dall'urto. L'aspirante stragista scappa, a farlo uscire dall'auto è Luca Signorelli, un cittadino di passaggio che aiutava la turista tedesca. Lo insegue, lo raggiunge e lo atterra, si becca due coltellate, una delle quali rischiava di essere letale. Altre persone, fra cui due egiziani, si uniscono spontaneamente all'azione di placcaggio. L'aggressore viene definitivamente immobilizzato, pronto per il primo interrogatorio di polizia. Agli inquirenti, domenica, non dirà nulla.Non ci sono morti, mentre questo articolo va online. La turista tedesca che ha perso le gambe nello schianto finale è la più grave di otto feriti. In gravi condizioni, in rianimazione all'Ospedale Maggiore di Bologna, ci sono altre due persone, marito e moglie, entrambi 55enni. Lei è ancora in pericolo di vita, lui è stato dichiarato "stabile" nel briefing medico di ieri sera, 17 maggio. Una donna di 53 anni, ricoverata all'Ospedale Civile di Baggiovara, provincia di Modena, è stata sottoposta a più di un intervento chirurgico, resta in prognosi riservata. Nello stesso ospedale, un altro paziente, 59 anni, riporta un trauma facciale e ha una diagnosi di 30 giorni. Fra i feriti più lievi c'è Luca Signorelli, che ha incassato una coltellata in testa ed è riuscito a fermare un fendente al cuore. Ieri pomeriggio i feriti sono stati visitati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla premier Giorgia Meloni.NIZZA, BERLINO, LONDRA E BARCELLONAMa cosa è successo? Scene simili le abbiamo viste a Nizza, Berlino, nelle città israeliane, a Londra e a Barcellona: tutti attentati islamici, rivendicati dallo Stato Islamico, nel caso degli attacchi in Europa o anche da sigle terroristiche jihadiste come Hamas e la Jihad palestinese nel caso degli attentati in Israele. Qui, ad ora, manca una rivendicazione. L'uomo che ha cercato la strage è incensurato. Per ora prevale la tesi del gesto di un folle. Salim El Koudri, nato in provincia di Bergamo, è residente a Ravarino nel Modenese dal 2000. La sindaca della cittadina, Maurizia Rebecchi, in una nota in cui esprime vicinanza ai feriti e alle loro famiglie, spiega: «Sappiamo che è stato seguito da un Centro di salute mentale e che, successivamente, ha interrotto quel percorso. Sarà compito esclusivo dell'indagine ricostruire l'intero quadro. È un atto gravissimo e come tale va trattato». «Se emergeranno correlazioni con la salute mentale della persona che ha compiuto questo gesto, sarà necessario interrogarci ancora di più su come potenziare i servizi e proteggere le persone», ha commentato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale.Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi è estremamente prudente nei suoi commenti: «al momento, ma chiaramente gli inquirenti faranno ulteriori accertamenti, il fatto sembra collocabile soprattutto con una situazione di disagio psichiatrico che, tuttavia, non cambia la tragicità degli effetti».La giunta di sinistra di Modena ha cercato di esorcizzare il trauma con un grande raduno della cittadinanza. Piazza Grande, domenica 17 maggio pomeriggio, si è riempita in pochi minuti di persone, almeno 5mila stando alle prime stime. Sul palco si sono alternati sindaci, il presidente della Regione Michele de Pascale, il presidente della Provincia Fabio Braglia. «La nostra comunità è unita, non c'è spazio per l'odio. Generalizzare che tutti gli stranieri sono da mandare a casa è una castroneria degna di sciacalli». È uno dei passaggi più applauditi del discorso del sindaco di Modena Massimo Mezzetti.LE REAZIONI DELLA POLITICAPiù che il trauma subito e la dimostrazione di coraggio di una cittadinanza che non si chiude in casa, stando alle prime interviste, chi era presente in piazza se la prendeva soprattutto con il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini e chi, a destra, "strumentalizza". Salvini ha fatto notare il cognome arabo dell'attentatore (perché di attentato si tratta, comunque, a prescindere dalla matrice) e ha ribadito il suo programma di remigrazione: la cittadinanza va meritata. Anche se, in questo caso, Salim El Koudri è cittadino italiano nato in Italia ed è legalmente difficile, se non impossibile, revocare la cittadinanza ad uno che l'ha dalla nascita.Giorgia Meloni, sottolinea invece un aspetto che può e deve piacere a tutti: l'eroismo di chi ha fermato l'aggressore, con un coraggio da personaggio di Clint Eastwood. «Ciò che rende eroica una persona normale è l'istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto davanti a sé stessi. Ed è proprio in quella scelta, così umana e così luminosa, che una vita normale diventa esempio e lascia un segno destinato a restare. Grazie Luca». Rivolgendosi, in un tweet, a Luca Signorelli. La sinistra istituzionale non fa a meno di notare anche la presenza dei due immigrati egiziani, Osama e Mohammed Shalaby, padre e figlio, fra chi è accorso per primo a placcare l'aggressore.Quindi, con una rapidità incredibile, è stata archiviata la pista islamica fra i possibili moventi dell'attentato e semmai si dice che il problema peggiore è chi, come Salvini, "strumentalizza". Però il ministro Piantedosi ha dichiarato che gli inquirenti "faranno ulteriori accertamenti". Fra questi ci sarà anche l'ispezione dei contenuti dei messaggi online del futuro stragista. Meta, prima dell'attentato, aveva chiuso tutti i suoi profili. Un provvedimento molto grave che viene preso dagli amministratori in occasione di violazioni particolarmente pesanti delle regole della comunità. Che messaggi aveva scritto El Koudri prima di lanciarsi nella sua folle corsa omicida? La dinamica dell'attentato ricalca per filo e per segno numerosi precedenti. Sono pochissimi i casi di emulazione ad opera di non musulmani. El Koudri era armato di coltello, non si è arreso, non era sotto shock quando è stato fermato: l'abbinamento auto e coltello è un'altra costante degli attentati di questo tipo.LA PISTA DEL TERRORISMO ISLAMICOIl periodo è fra i più pericolosi: con la guerra in Iran ancora praticamente in corso, l'allerta attentati è cresciuta. Il regime iraniano è l'ultimo, in ordine di tempo, di una serie di organizzazioni e movimenti jihadisti che reclutano nella comunità islamica europea per compiere attentati. Non reclutano in modo tradizionale, ma usando i social network, puntando sulla radicalizzazione fai-da-te di menti fragili. Un giovane immigrato di seconda generazione, 31 anni, laureato in Economia ma disoccupato, isolato, sempre più "strano", secondo i suoi vicini faceva lunghe urlate al telefono (con chi?) è un profilo ancora molto sospetto.La pista del terrorismo islamico, solitario o su commissione, non è affatto esclusa. È semmai la politica di sinistra e il suo intero ecosistema mediatico che hanno cercato di tacitare questa voce: sbattendo una diagnosi psichiatrica in prima pagina, cambiando il soggetto dell'attentato dall'uomo al suo mezzo ("auto impazzita sulla folla"), evitando accuratamente quelle stesse generalizzazioni a cui ricorre in altre circostanze. Se un bracciante immigrato del Mali viene assassinato a Taranto, è un omicidio razzista "che interroga la coscienza di tutti gli italiani". Se un immigrato di seconda generazione cerca deliberatamente la strage, è solo lui che ha problemi, la comunità musulmana non c'entra, l'islam non c'entra, la mancata integrazione è un "fuori tema" e non si può parlare di terrorismo. Come sempre l'ambiente mediatico mainstream pare non cercare neppure la verità, di fronte a un evento scomodo per la sua ideologia, transenna la scena e dice ai suoi utenti "non c'è niente da vedere".Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Una lunga serie di attentati jihadisti con auto e camion sulla folla" parla di come a Modena si sia replicato un copione visto tante volte sin dai primi anni 2000. Attentati con mezzi semplici: un'auto lanciata sulla folla. I gruppi jihadisti lo hanno praticato e anche predicato a lungo contro i nemici di Allah. Sarà questo un altro caso?Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 maggio 2026:Anche l'Italia ha il suo attentato. Sebbene non si conosca ancora la matrice. Via Emilia, cuore di Modena. Famiglie a passeggio, la normalità di un sabato italiano. Poi, una Citroën C3 piomba sulla folla come un proiettile impazzito: oltre cento all'ora, marciapiede trasformato in trappola. Scarpe che volano, corpi falciati, sangue e distruzione. Quindici feriti, una donna alla quale sono state tranciate entrambe le gambe e c'è chi lotta tra la vita e la morte.Nizza, Berlino, Barcellona, Londra. Ora Modena. Il copione è sempre lo stesso, tragicamente immutabile.
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Allah in Comune, l'islamo-sinistra prepara le amministrative
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8528ALLAH IN COMUNE, L'ISLAMO-SINISTRA PREPARA LE AMMINISTRATIVEdi Lorenza Formicola L'ombra di un'onda verde si allunga sulle istituzioni italiane, e non ha nulla a che fare con l'ecologia, ma con l'islam. Non è più un'ipotesi da politologi visionari. Parlano le urne e con esse le liste di candidati in tutto lo Stivale.Per anni, da queste colonne, vi abbiamo raccontato il caso Francia preannunciando il destino italiano. Oggi, l'islamo-gauchisme, quel patto d'acciaio tra la sinistra estrema, ma non solo, e l'islam politico, è sbarcato ufficialmente nel Belpaese. A sinistra il sogno di una società multiculturale ha mostrato fin da subito la strategia di trasformare i "nuovi italiani" in un cavallo di Troia per occupare lo spazio politico: il contributo dei voti delle comunità musulmane, un'operazione che si nasconde dietro lo slogan dell'integrazione ma che punta a vincere le elezioni prendendo il voto di chi vuole imporre un'altra cultura tra invocazioni ad Allah e manifesti in arabo.Al momento, il laboratorio più avanzato di questa strategia risulta Venezia, dove il Partito Democratico ha candidato in blocco sette esponenti della comunità bengalese. Parliamo di una compagine fortissima nel veneziano: a Mestre è in ballo un'operazione che potrebbe a breve trasformare un'ex segheria - oggi ritrovo di tossicodipendenti - in una moschea da circa 8000 metri quadrati. I lavori di sgombero e pulizia sono iniziati pochi mesi fa e sono stati finanziati proprio dalla comunità bengalese, in attesa che possa arrivare l'attesa variante di destinazione d'uso da commerciale a luogo di culto. Occorrerà anche il parere favorevole delle Ferrovie dello Stato per la vicinanza alla linea ferroviaria, ma la cosa non li preoccupa minimamente. L'anno scorso la fondazione di riferimento ha firmato il preliminare d'acquisto per l'ex segheria, versando un anticipo di 150.000 euro su un totale di 1,5 milioni. Oggi, aspettano solo una nuova amministrazione compiacente.ALLA CONQUISTA DELLA LAGUNA VENEZIANAA febbraio, Prince Howlader, presidente dell'associazione "Giovani per l'umanità" e promotore del progetto per i connazionali musulmani di Mestre e Marghera, dichiarava al Gazzettino: «Faremo tutti i passi con calma, rispettando le normative. Ora ci sono le elezioni e non ha senso presentare nulla, ma con la prossima amministrazione andremo avanti». Ed eccola, puntuale, la lista che in nome di Allah chiede di sostenere i sette candidati per le comunali del prossimo 23 e 24 maggio: volantini in lingua, il sogno della nuova moschea e le invocazioni ad Allah per l'ascesa al consiglio comunale di Venezia.Nell'ultimo decennio i bangla arrivati in Veneto hanno comprato case, riaperto centinaia di vetrine chiuse: Via Piave, via Cappuccina e Corso del Popolo a Mestre si sono popolati dei loro negozi di frutta e verdura; vivono a ridosso della Fincantieri, dove molti lavorano. Una comunità che conta quasi 20mila persone e che, per la prima volta, vuole dire la sua alle urne. Essendo la realtà straniera più numerosa in laguna, con 3500 aventi diritto al voto, la loro influenza è tangibile.Ma la laguna veneziana è solo la punta di diamante di un mosaico che si va componendo, tessera dopo tessera, su tutto il territorio nazionale. Se a Mestre la strategia si gioca sulla solidità economica e sulle grandi strutture, altrove il baricentro si sposta sulla simbologia e sull'identità islamica. È il caso di Agrigento, dove si sono candidati Khezar Adnane, imprenditore marocchino noto in città, e Carmela Lombardi, cittadina italiana convertita all'islam, che ha scelto di farsi ritrarre con lo hijab e una scritta in arabo: «Dio è uno solo: Allah per il musulmano, Dio per il cristiano, ma sempre lo stesso unico creatore». Risalendo la penisola fino a Lecco, troviamo già dieci candidati musulmani pronti alla sfida delle comunali, tra cui spicca Hicham Bouraghba, figura di riferimento legata al Centro Islamico Culturale cittadino e schierato nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra.Questa proliferazione di candidati sotto l'egida di sigle progressiste non è però un fenomeno spontaneo o disorganizzato. Ha un teorico e un obiettivo temporale chiarissimo. Francesco Tieri, detto Abd al-Haqq - figura centrale del neonato partito islamico "Musulmani per Roma" e con un passato nelle file di Demos a sostegno di Gualtieri nella Capitale - ha tracciato la rotta in una lettera che è un vero e proprio manifesto politico. Tieri, osservando con attenzione proprio il laboratorio di Lecco, ha lanciato una sfida aperta a tutti i musulmani d'Italia attraverso una lettera sui social. Il calcolo è ambizioso quanto preciso: assicurando almeno dieci candidati per ognuno dei 2000 comuni che tra 2026 e 2027 torneranno alle urne, «potremo vedere 20mila musulmani trasformarsi in soggetti politici in tutta Italia».IL VERO TRAGUARDOIl vero traguardo è dunque fissato per quella data, con un progetto che punta alla capillarità assoluta. Una mobilitazione di massa capace di portare una legione di esponenti dell'islam politico a sedere contemporaneamente nelle istituzioni locali, mutando definitivamente gli equilibri e trasformandoli nell'ago della bilancia politica in ogni angolo del Paese.Il primo vero segnale di questa forza d'urto si è palesato con l'esito del referendum sulla giustizia. Quel 'No' che ha sbarrato la strada alla riforma della Giustizia non è stato un semplice atto politico, ma il battesimo della cosiddetta "Generazione Gaza": giovani motivati e mobilitati dalle piazze pro-Pal, che hanno trasformato il risentimento ideologico in voti pesanti. I due milioni di scarto che hanno deciso il quesito corrispondono quasi perfettamente al peso della comunità islamica avente diritto di voto. Una coincidenza? Per Davide Piccardo i musulmani d'Italia hanno semplicemente deciso di dare un segnale immediato al Governo, fungendo da ago della bilancia. «È una mobilitazione massiccia, organizzata e motivata», spiega.Il partito islamico si organizza e il caso Venezia è solo l'ultimo dei tanti. È la strategia dell'islam politico, che punta all'istituzione della shari'a in Italia. Per farlo, occorre entrare nelle istituzioni, contaminarle e coltivare gradualmente il germe dell'islamismo.In questo scenario, da tempo la sinistra fa da apripista per far penetrare l'islamismo nei Comuni: a Monfalcone, per esempio, conta già un consigliere che si occupa degli interessi dei bengalesi e dell'islam. Il vero obiettivo resta la sovversione del nostro sistema.I dati, d'altronde, delineano un quadro eloquente: secondo le stime, solo nel quinquennio 2021-2024 sono state registrate 114.953 nuove cittadinanze a persone provenienti da Paesi musulmani. Se guardiamo poi in prospettiva alla percentuale di musulmani tra i nuovi nati, soprattutto nelle regioni del Nord, il destino dell'Italia appare già scritto tra le pieghe di una demografia che si fa destino politico.
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Dalle piazze alle urne, avanza il partito islamico d'Italia
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8446DALLE PIAZZE ALLE URNE, AVANZA IL PARTITO ISLAMICO D'ITALIA di Lorenza Formicola L'islam avanza dentro le nostre istituzioni con passo ormai visibile. Lo fa attraverso l'elezione di consiglieri comunali, mediante esponenti che assumono posizioni sempre più nette sui temi dell'attualità, grazie al legame solido e crescente intrecciato tra le comunità musulmane, i centri sociali, le sigle extraparlamentari e i partiti di sinistra: un'alleanza cementata nelle piazze attorno alla causa ProPal e, soprattutto, capace di trasformare in realtà ciò che per anni è rimasto soltanto una minaccia evocata: il partito islamico italiano. Sarà il contesto favorevole, sul piano mediatico, dettato dall'elezione di un sindaco musulmano a New York, come se l'eco d'oltreoceano potesse tradursi automaticamente in un copione domestico. Ma sta di fatto che iniziano ad essere numerose le realtà, ed è difficile prevedere cosa ci riserverà il futuro.C'è MuRo27 - Musulmani per Roma 2027, per esempio: un progetto che ruota attorno a Francesco Tieri, ingegnere convertito all'islam. S'era già affacciato alla politica nel 2021 con la candidatura alle primarie del centrosinistra nel V Municipio: 600 voti alle primarie di Centocelle-Tor Pignattara, raccogliendo le istanze dei musulmani in quelle zone. Poi la candidatura alle comunali con Demos a sostegno di Roberto Gualtieri. In una città che conta 110mila musulmani, di cui 30mila con diritto di voto, la sfida si fa interessante. Con sale di preghiera già trasformate in palcoscenici elettorali nel 2021, MuRo27 si proietta verso una sfida che si estende dal diritto di culto alla lotta all'islamofobia, fino all'orizzonte dichiarato di una shari'a declinata in chiave italiana.L'obiettivo è esplicito: incidere sull'agenda politica muovendo dai principi della religione musulmana, portando a compimento il paradigma dell'islam tra poligamia, punizione per apostasia, sottomissione della donna, diffida della libertà individuale e condanna come peccato di tutto ciò che esce dal perimetro delle sue regole.L'islam nega la separazione tra Stato e culto: la domanda, allora, è dove intenda arrivare attraverso una rappresentanza istituzionale. La shari'a non si esaurisce nel rito, ma disciplina la famiglia, la società, l'economia, il diritto, l'organizzazione stessa della vita civile, collocandosi agli antipodi dei principi che regolano il modus vivendi italiano. È un impianto che trae legittimazione da un'autorità trascendente e ambisce a governare ogni ambito del vivere collettivo: non può che entrare in rotta di collisione con i sistemi giuridici degli Stati europei.HAMAS IN ITALIANegli ultimi anni, questa volontà di affermazione ha mostrato la capacità di costruire legami e convergenze: la propaggine di Hamas in Italia, guidata dall'imam Hannoun, affiancata a sigle come Usb e Potere al Popolo; piazze gremite non più soltanto da gruppi di matrice islamica - come i Giovani Palestinesi Italiani, che il 7 ottobre scorso hanno sfilato a Bologna inneggiando alla strage di Hamas - ma anche da organizzazioni della sinistra radicale. È una saldatura che risponde a una logica di reciproca necessità: l'estrema sinistra utilizza la causa palestinese per colpire il governo italiano, mentre i musulmani sfruttano reti e connessioni profondamente radicate per rilanciare la propria battaglia, spingere l'Italia a recidere i legami con Israele e affermarsi nelle istituzioni, esibendo la forza del movimento. In questa cornice, le varie sigle comprendono di poter osare di più, cercando consenso soprattutto nelle periferie e tra gli astenuti, intercettando malcontento e frustrazione. Non a caso a Roma sono comparse bandiere del Palestine Communist Party, con lo slogan in arabo: «Lavoratori del mondo unitevi», in una chiamata alla mobilitazione antigovernativa che salda la questione umanitaria a quella sociale.È qui che il quadro si ricompone. Nelle parole pronunciate in una recente diretta social da Brahim Baya, predicatore islamico di Torino, e da Davide Piccardo, coordinatore del Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano e Monza e Brianza, affiora senza filtri l'obiettivo perseguito da mesi: trasformare la presenza numerica della comunità islamica in forza politica consapevole. «La nostra comunità conta tre o cinque milioni di persone. Quello che voglio dalla comunità e da chi guida questa comunità è renderla in grado di essere consapevole dei suoi diritti, di come lottare per i suoi diritti insieme al resto della cittadinanza. Il problema è che la nostra comunità anche agli appuntamenti elettorali non è detto che sia partecipe e non è detto che sia consapevole del suo peso e della possibilità che ha di far valere i propri diritti ed è questo che fa sì che gli altri si azzardino sempre di più ad attaccarci». Una chiamata esplicita alle urne.L'ISLAM ITALIANO È ORGANIZZATOBaya non è nuovo a questa linea. È lui che sta spingendo la comunità islamica a votare "no" al referendum sulla giustizia; è lui che ha difeso con veemenza l'imam di via Saluzzo, Mohamed Shahin, lasciato in libertà dal Tribunale di Torino nonostante un decreto di espulsione perché ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale; ed è sempre lui che in passato ha celebrato Yahya Sinwar come martire, nonostante sia la mente dell'eccidio del 7 ottobre.E la liberazione dell'imam Shahin ha segnato un passaggio decisivo. Non è stata una sentenza come le altre: per la prima volta, i musulmani organizzati in Italia si sono mostrati come una forza capace di esercitare pressione, mobilitare consenso, ottenere risultati. A suggellarlo, le parole della giornalista Karima Moual, che sui social rivendica la svolta: «Per la destra islamofoba è finita la pacchia. L'islam italiano oggi è organizzato. La liberazione dell'imam Shahin ne è la prova».Il partito islamico torna ciclicamente a riaffacciarsi nelle cronache, come un'ipotesi che si dissolve e poi riemerge. Ricordiamo l'ultimo banco di prova che è stato Monfalcone, la scorsa primavera, dove una lista composta da candidati di fede islamica, tutti stranieri, guidati da Bou Konate, ex assessore di centrosinistra, originario del Senegal, non ha superato lo sbarramento, pur riuscendo a portare in consiglio comunale un consigliere musulmano eletto nelle file del Partito democratico.Prima di Monfalcone, un precedente si era già delineato a Magenta con La Nuova Italia. Partito nato su impulso di Munib Asfaq, ragioniere pakistano, contro l'amministrazione comunale che aveva negato alla comunità islamica la concessione di un'area per la preghiera settimanale. Il programma fissava obiettivi espliciti: ius soli, gestione dei permessi di soggiorno in ambito comunale e creazione di spazi di culto.Il potere dei nuovi leader islamici nasce, così, dalla capacità di negoziare e mediare con la società che li circonda, ma soprattutto di "costruire l'islam senza compromessi" dentro il contesto italiano. È su questo terreno che l'agenda del partito islamico prende forma: moschee, scuole, università e piazze sono i nodi di una rete pensata per trasformare l'identità islamica in forza politica che conta.
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Campus inglesi islamizzati, l'allarme viene da Abu Dhabi
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8438CAMPUS INGLESI ISLAMIZZATI, L'ALLARME VIENE DA ABU DHABI di Lorenza Formicola Gli Emirati Arabi Uniti chiudono la porta. Le preoccupazioni sull'influenza dei Fratelli Musulmani nei college d'élite del Regno Unito sono impossibili da trascurare e Abu Dhabi ha deciso di escludere tutte le università britanniche dall'elenco ufficiale degli istituti idonei a ricevere borse di studio statali. Direttamente dalla rubrica: «qual è il colmo per gli Emirati Arabi? Vedere l'Europa islamizzare i propri figli». Tutto vero, nessuna boutade.Abu Dhabi ne è convinta: i Fratelli Musulmani hanno trovato spazio usando i campus inglesi come terreno fertile per la radicalizzazione e sfruttando associazioni studentesche per portare relatori islamisti e diffondere messaggi capaci di alimentare l'islamismo. Per lungo tempo, la metropoli affacciata sul Tamigi ha rappresentato l'emblema stesso dell'affermazione sociale e professionale nel contesto europeo, in particolare agli occhi di chi guardava da Oriente. Trovarsi ai piedi della torre dell'orologio era il segno inequivocabile di un traguardo raggiunto. Oggi, però, per gli Emirati Arabi Uniti - storicamente tra i principali finanziatori della formazione accademica in Europa e a lungo sedotti da quel paradigma - quello scenario ha perso del tutto attrattiva. I loro figli, in mezzo a tutto quell'islamismo non ce li mandano più. Alla faccia dell'islamofobia. Così il Ministero dell'Istruzione Superiore ha pubblicato un elenco rivisto delle università straniere approvate: Stati Uniti, Australia, Francia, Israele. Il Regno Unito non c'è. Per la prima volta.È su questa linea che gli Emirati Arabi Uniti hanno scelto di intervenire, leggendo l'ascesa dell'islamismo nel Regno Unito come un rischio strutturale, non episodico. I numeri ufficiali britannici rafforzano il quadro: nell'anno accademico 2023-24, settanta studenti universitari sono stati segnalati per un possibile inserimento nel programma Prevent circa la radicalizzazione islamista nel Paese. Quasi il doppio rispetto all'anno precedente. Nell'anno concluso a settembre 2025, i visti per studio concessi a cittadini emiratini per studiare in Gran Bretagna sono stati appena 213: un crollo del 27 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti e del 55 per cento rispetto al 2022.LE LAUREE BRITANNICHEAbu Dhabi ha tracciato una linea ancora più dura annunciando che non riconoscerà titoli di studio rilasciati da università escluse dall'elenco ufficiale, svuotando di fatto il valore delle lauree britanniche per i propri studenti. È l'estensione concreta di una strategia che gli Emirati Arabi Uniti portano avanti dal 2011, quando, all'indomani delle primavere arabe, hanno adottato una posizione senza compromessi contro i movimenti islamisti, in patria e all'estero, considerandoli un fattore strutturalmente destabilizzante per lo Stato.Sotto la guida dello sceicco Mohammed bin Zayed al-Nahyan, Abu Dhabi ha ripetutamente sollecitato Londra a mettere al bando la Fratellanza Musulmana, classificata come organizzazione terroristica. La Fratellanza Musulmana opera sotto il principio che «l'islam è la soluzione», con l'obiettivo dichiarato di fondare Stati governati dalla shari'a, specie in Europa. In questo quadro, la scelta emiratina non appare come un gesto isolato, ma come un messaggio politico. E non arriva in un momento casuale. C'è innanzitutto il recente rapporto dell'intelligence francese che mette in guardia contro la penetrazione pervasiva dei Fratelli Musulmani in tutti gli ambiti della società e della vita politica d'Oltralpe, comprese scuole e università e mondo dello sport. È la stessa Parigi, poi, ad aver acceso i riflettori sull'uso di programmi paneuropei, come Erasmus+, ritenuti strumentali al sostegno di forme di attivismo riconducibili all'islamismo, sollecitando Bruxelles a rafforzare i controlli sulle attività di lobbying e sulle partnership istituzionali.UNA CELLULA DI HAMAS IN ITALIAE poi l'Italia, travolta dallo scandalo della maxi-inchiesta Domino, che ha portato alla luce una cellula di Hamas - braccio palestinese della Fratellanza - operante nel Paese, contestualmente all'emersione di una fitta trama di collegamenti tra centri culturali islamici e ambienti affiliati ai Fratelli lungo tutta la penisola e che è l'incubo di Governo e procure. Così, mentre il baricentro del movimento arretra in gran parte del Medio Oriente, l'influenza in Europa avanza. Nel Regno Unito il fenomeno è da anni sotto osservazione ufficiale. Nel 2014, il Governo Cameron si trovò costretto ad avviare un'indagine per analizzare la Fratellanza tra i confini inglesi. La revisione concluse che l'ideologia e le pratiche del movimento erano in contrasto con i valori, gli interessi nazionali e la sicurezza del Regno Unito, ma Londra scelse di non vietare l'organizzazione né di classificarla come terroristica. È questa esitazione che oggi torna al centro dello scontro politico e diplomatico diventando punto di rottura.Sono i campus universitari, secondo gli Emirati, i luoghi dove l'attività legata alla Fratellanza Musulmana è maggiormente visibile. Le associazioni studentesche della London School of Economics o del King's College di Londra, per esempio, hanno ospitato relatori legati a movimenti islamisti ideologicamente allineati alla Fratellanza. Uno dei tanti casi emblematici è quello di Umar Farouk Abdulmutallab, il nigeriano volato a studiare all'University College London tra il 2005 e il 2008, conseguendo la laurea in ingegneria per poi, il giorno di Natale del 2009, tentare di farsi esplodere su un volo partito da Amsterdam e diretto a Detroit, con circa 290 persone a bordo: era stato addestrato da Al-Qaeda. Durante i suoi anni al college inglese s'era fatto notare fino a diventare il presidente della University College London Islamic Society, la comunità islamica più longeva e attiva in Gran Bretagna. Sono diverse, inoltre, le organizzazioni con sede nel Regno Unito con leadership legate a reti influenzate dalla Fratellanza - tra cui enti di beneficenza come la Cordoba Foundation, citata nei resoconti parlamentari per i suoi legami con l'organizzazione e le campagne di sensibilizzazione islamista che si sono tradotte in un'influenza stabile e strutturata con la capacità di arrivare a far nascere persino tribunali paralleli dove la legge da applicare è solo quella islamica. Per gli Emirati Arabi Uniti l'islamismo politico è una minaccia strategica e tutto ciò segue una traiettoria unica, non si tratta di episodi isolati: un conformismo capace di influenzare le giovani menti europee, normalizzare il terrorismo e, attraverso reti chiuse e informazione selettiva, trasformare la radicalizzazione in un fenomeno culturale.Quindi hanno deciso di scandire un messaggio senza ambiguità per il Regno Unito, per ora: se i vostri luoghi di formazione non sono in grado di restare tali, senza trasformarsi in fucine ideologiche, allora non formerete più la nostra la futura classe dirigente.
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A scuola di shari'a, come l'islam si diffonde in Italia
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8433A SCUOLA DI SHARI'A, COME L'ISLAM SI DIFFONDE IN ITALIA di Lorenza Formicola Non era una giornata pensata per finire sotto i riflettori. Eppure, domenica 4 gennaio, a Brescia, qualcosa si è mosso con metodo e precisione. Nella nuova moschea cittadina, il Centro Culturale islamico di Brescia, con il patrocinio dell'Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide, ha preso avvio una giornata di formazione tutt'altro che marginale.Il cuore dell'iniziativa è stato un corso dedicato allo studio degli obiettivi della shari'a. A guidare i lavori non un nome qualunque, ma Sheikh Amin Al-Hamzi, figura di rilievo nel panorama islamico europeo, attivo su scala continentale e membro di un organismo sovranazionale incaricato di elaborare pareri giuridico-religiosi. L'ente che ha sostenuto l'evento risulta in stretta relazione con l'Istituto Bayan, centro di studi con sede a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, specializzato nella formazione islamica. Non un istituto tra i tanti, ma protagonista del famigerato e terribile rapporto che l'intelligence francese ha dedicato al fenomeno del fondamentalismo islamico: reti tentacolari, organizzazioni segrete, quartieri islamizzati allo scopo di provare il reclutamento per instaurare uno Stato islamico sotto il giogo della shari'a in Europa.Secondo il rapporto degli 007 d'oltralpe, l'Istituto Bayan avrebbe ricevuto finanziamenti dal Kuwait attraverso l'International Islamic Charity Organisation, un'organizzazione caritativa internazionale, per diventare un polo centrale per la formazione degli imam in Europa, con tanto di rilascio di titoli destinati a scuole e centri islamici del Vecchio Continente. Stando al rapporto francese, l'Istituto Bayan sarebbe parte di altri sette centri dislocati tra Francia, Regno Unito e Belgio. Quindi l'istituto con sede nel veronese è l'ingranaggio di un'ampia galassia associativa, operante in Europa, con l'obiettivo di esercitare un'influenza sistematica sulle istituzioni dei Paesi europei riconducibile all'area dei Fratelli Musulmani. Qualcosa che colloca la realtà italiana all'interno di dinamiche transnazionali ben più vaste e strutturate.Oltre che pericolose. Anche perché l'Istituto Bayan è in stretti legami con l'International Islamic Charity Organisation, ONG nata in Kuwait e oggi operativa in 56 Paesi. Attiva da oltre venticinque anni, l'organizzazione è riconosciuta da UNHCR e UNRWA per il suo impegno umanitario a favore degli immigrati. Proprio questo doppio livello - da un lato il profilo istituzionale e il riconoscimento internazionale, dall'altro le relazioni personali e associative - spiegherebbe l'attenzione riservata all'ente dai servizi di sicurezza francesi.Secondo le valutazioni degli 007, infatti, alcuni esponenti che nel tempo hanno fatto parte degli organi direttivi della ONG sarebbero figure di primo piano riconducibili alla Fratellanza musulmana. Un intreccio che, tra cooperazione umanitaria e influenza ideologica, contribuisce a delineare uno scenario complesso e tutt'altro che marginale nel cuore dell'Europa.PIACENZA COLORATA DALL'ISLAMNel mentre, a Piacenza, nell'apparente lentezza di una provincia sempre più colorata dall'islam, si sta tracciando una traiettoria fatta di inviti formali, visite didattiche, ore di lezione che si aprono a un racconto altro. Protagonista è il frequentatissimo Istituto di Studi Islamici Averroè, che da tempo ha avviato un'attività di pressione culturale indirizzata direttamente agli istituti scolastici della città.L'offerta è strutturata, dichiarata, rivendicata. Ai docenti viene proposta la gita in moschea. E poi di accompagnare gli studenti dentro un percorso disciplinare che l'istituto promuove apertamente: adab, (l'etichetta islamica modellata sulla figura di Maometto); akhlaq (l'etica musulmana); sira (la biografia del Profeta); fiqh (la giurisprudenza islamica); gli hadith (le citazioni attribuite a Maometto); infine il Corano.Due classi di quinta elementare e due licei di Piacenza hanno già partecipato a queste lezioni. Sulle pagine social, l'Istituto Averroè non fa mistero della missione: tra le iniziative dichiarate figura esplicitamente quella di entrare nelle scuole che li invitano, durante le ore di storia e di religione, per raccontare l'islam alle nuove generazioni.A prendere posizione sulla piega piacentina sono esponenti di Fratelli d'Italia e della Lega, che segnalano rischi e chiedono chiarimenti. Il deputato leghista Rossano Sasso ha annunciato un'interrogazione al ministro dell'Istruzione Valditara, con un obiettivo preciso: che almeno venga garantito il necessario consenso informato delle famiglie. «Qui siamo dinanzi a una scuola coranica che manda i suoi docenti a fare lezioni di islam nelle nostre scuole, a ragazzi ma anche a bambini delle elementari. Bisogna fermare immediatamente l'ennesimo tentativo di islamizzazione delle nostre scuole», afferma Sasso.MILANO ESALTA IL LEADER DI HAMASE se Piacenza restituisce l'immagine di un sistema di indottrinamento che l'islam sta progressivamente costruendo nel panorama delle scuole italiane, mostrando una rara capacità di infiltrarsi senza attriti e di raggiungere una platea ampia quanto sensibile, basta spostarsi verso la Lombardia per scoprire la forza dell'islam. Alla biblioteca comunale di Milano-Lambrate, s'è deciso di portare in primo piano, tra le letture consigliate, sotto la dicitura rassicurante Scelti per voi, un volume presentato come una saga familiare a sfondo autobiografico: Le spine e il garofano, pubblicato nel 2024. La scheda che lo accompagna parla di uno «sguardo lucido e appassionato di straordinaria intensità narrativa». E chi sarà lo scrittore che sa suonare corde straordinarie? Yahya Sinwar.Il defunto leader di Hamas, la mente dell'eccidio del 7 ottobre. Sembra di essere al centro di un punto di non ritorno di quel masochismo culturale che fino a pochi anni fa era solo paventato. Ora si manifesta nella sottomissione che supera l'immaginazione: non si propongono più i testi dei pensatori islamisti, ma direttamente dei terroristi. Tutto normalizzato.Non è un episodio isolato. Lo scorso inverno, una presentazione dello stesso libro era stata inizialmente bloccata all'Università La Sapienza di Roma, dove era prevista, paradossalmente, al dipartimento di Fisica. Promossa da Davide Picardo - coordinatore dei centri islamici milanese - e Maya Issa - attivista del movimento degli studenti palestinesi, dopo qualche mese di resistenza passiva s'è poi tenuta regolarmente: quindi papa Benedetto XVI no, ma il terrorista Sinwar, sì. A lamentare a lungo quel blocco era stato InfoPal, portale finito, poi, al centro della maxi inchiesta sui finanziamenti ad Hamas e sulla cellula italiana del terrorismo islamico palestinese.Il filo che unisce questi episodi è sottile, ma non invisibile. È l'islamismo che avanza senza clamore, sostenuto da una rete di alleanze esplicite o inconsapevoli. Così, passo dopo passo, ciò che fino a ieri era inconcepibile diventa ordinario. E mentre ci si domanda quale narrazione prenda forma nelle lezioni che arrivano fino ai bambini, a cominciare dall'idea di donna, è importante sottolineare quanto sia superficiale liquidare le lezioni di islam in Italia come qualcosa di marginale e normale solo perché esistono comunità islamiche sul territorio e quindi fanno solo il loro dovere di credenti.La shari'a non si limita al culto: disciplina la sfera familiare, sociale, politica ed economica. Regola il diritto di famiglia, le successioni, la proprietà, l'organizzazione stessa della vita civile. Si fonda su norme ritenute di origine divina e, proprio per questo, immutabili. Non nasce dall'evoluzione storica degli ordinamenti, ma da una rivelazione diretta di Allah. Un sistema che trae legittimazione da un'autorità trascendente e che aspira a governare ogni aspetto della vita collettiva entra inevitabilmente in conflitto con i sistemi giuridici degli Stati europei.Questo quadro restituisce un dato preciso: l'assenza di una reale volontà di adattamento da parte di ampi settori delle popolazioni immigrate islamiche al contesto che li ospita. Le leggi comuni non sono un riferimento, figuriamoci i costumi. È una distanza che non si colma, ma si rivendica per entrare in contrasto.Alla fine, una certezza resta: anche l'Italia, oggi, va a scuola di jihad e di shari'a.
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La paura dell islam detta legge in treno, per anni un megafono Lgbt
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8387LA PAURA DELL'ISLAM DETTA LEGGE IN TRENO di Manuela Antonacci Un'idea che arriva in seguito all'ultima aggressione e al tentato stupro subiti da una ragazza, il 15 ottobre scorso, in un treno regionale RER a Val-de-Marne, nella zona est di Parigi, deserto. L'ennesima, negli ultimi giorni, che ha fatto crescere un clima di paura e di esasperazione tali, da portare a formulare una petizione che chiede, in Francia, carrozze specifiche riservate alle donne sui treni suburbani e sulle metropolitane e che in poco tempo ha già raccolto 21.000 firme. E, in effetti, diverse donne francesi, sui social, raccontano di non sentirsi sicure sui mezzi pubblici.«Finché il sistema non ci proteggerà, vedo questa idea come una misura temporanea e necessaria, almeno per ridurre i rischi. E ad essere onesti, non credo nell'idea di rieducare gli uomini aggressivi. È una bella teoria, ma non funziona nella realtà» – afferma Marie K., autrice della petizione, residente in Val-d'Oise che prende regolarmente la RER D. Nella petizione si legge anche che «Questi treni avrebbero una segnaletica chiara e visibile per identificare questi vagoni». Ma il problema è davvero il "genere" dei passeggeri? O c'è una questione più sostanziale alla base? Si tratta di "mascolinità tossica" in generale o del fatto che la maggior parte degli aggressori sono immigrati?L'eurodeputata Marion Maréchal - che quest'estate ha rilasciato un'intervista esclusiva al nostro mensile (qui per abbonarsi) - sottolinea questo dato: «L'83% delle vittime di violenza sessuale sui trasporti pubblici nella regione dell'Île-de-France sono francesi, mentre il 61% delle persone accusate di questi crimini sono stranieri. Il problema non sono gli uomini; Il problema è l'immigrazione di massa». Dunque, una segregazione forzata, quella sulle carrozze, che rischia, a lungo andare, di rivelarsi inutile se il problema non verrà affrontato alla radice.Peraltro, considerata l'immigrazione islamica di massa, che è diventata una realtà, in un paese come la Francia, si rischia di adeguarsi allo standard sociale tipico di questa cultura che considera le donne come oggetto di peccato che, pertanto, è bene siano tenute lontane dagli uomini, in uno stato, appunto di segregazione. E ancora, questa misura, prevedendo carrozze dove la presenza di persone immigrate sarebbe esigua, trattandosi principalmente di donne, farebbe stracciare le vesti alle prefiche sinistroidi del politicamente corretto. Insomma, in qualunque modo la si pensi, non risulta proprio la soluzione più efficace. Forse il problema non sono le carrozze "aperte", ma la creazione che, di fatto si sta rivelando un'utopia, di una società multiculturale, aperta, anzi apertissima, al punto da essere diventata ormai fuori controllo...
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All'università di Catanzaro apre la prima moschea studentesca
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8370ALL'UNIVERSITA' DI CATANZARO APRE LA PRIMA MOSCHEA STUDENTESCA di Lorenza Formicola Al Policlinico universitario di Germaneto, tra i corridoi dell'Edificio delle Bioscienze, si apre una porta che segna una storica novità per l'università italiana. L'Università Magna Graecia di Catanzaro inaugura il primo spazio di culto islamico all'interno di un ateneo pubblico del Paese. Il progetto nasce da una richiesta presentata nel 2024 da un gruppo di studenti dell'Università Magna Graecia, approvata dagli organi accademici e formalizzata con una convenzione firmata il 12 settembre 2025 tra il rettore Giovanni Cuda e Antonio Carioti - nel frattempo diventato Antonio Omar dopo la conversione all'islam - presidente e imam dell'associazione musulmana Dar Assalam OdV di Catanzaro, ente iscritto al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.Si tratta di un comodato d'uso gratuito, circoscritto e regolato, ma dal valore simbolico fortissimo: il primo spazio di culto islamico riconosciuto formalmente da un'università pubblica italiana.Un gruppo di studenti si dispone in silenzio, le scarpe lasciate fuori dalla porta. Il muezzin chiama alla preghiera. Ecco che a Catanzaro, si apre una pagina inedita: una università pubblica destina metri quadrati al sermone del venerdì dell'imam, anziché migliorare l'offerta formativa e i servizi per gli studenti italiani. L'accordo prevede la possibilità di fermarsi per le cinque preghiere quotidiane (quindi il diritto di assentarsi da lezioni o esami), il sermone del venerdì (Jumu'a) e le due principali festività islamiche, Eid al-Fitr e Eid al-Adha. Lo spazio sarà gestito direttamente dalla Dar Assalam, che ne curerà l'organizzazione. A guidarla sarà proprio Omar Carioti, convertitosi all'islam alcuni anni fa, accanto all'imam Khalid Elsheikh, riferimento della comunità locale. È importante sottolineare che il sermone del venerdì, o Khutbah, non è equiparabile ad una omelia, che circoscritta al contesto liturgico, afferisce alla parola di Dio. Il sermone dell'imam - figura non regolamentata da alcuna autorità ufficiale - è un discorso più ampio, che tocca temi sociali, civili e, in diversi contesti, anche politici.LA STRATEGIA DELLA FRATELLANZA MUSULMANAEd è, inoltre, significativo che tutto questo accada proprio a Catanzaro, dove la comunità islamica è piccola, sebbene non piccolissima e certamente, a quanto pare, non irrilevante. Nella provincia vivono circa 12.000 musulmani, di cui 2.000 nel capoluogo. Provengono dal Marocco e dal Maghreb, ma anche da Bangladesh, Pakistan, Senegal, Sudan, Iraq, Costa d'Avorio e altri Paesi. In tutta la Calabria, i musulmani sono 24.500, pari all'1,72% della popolazione regionale. Eppure, da questa realtà minoritaria è partita la spinta capace di ottenere, di fatto, una moschea all'interno di un'università per la prima volta nella storia d'Italia. In Francia, nei primi anni Duemila, un gruppo musulmano aveva proposto di utilizzare le chiese cattoliche dismesse per la preghiera, nel tentativo di risolvere i disagi delle celebrazioni in strada. In Italia, invece, il percorso ha preso un'altra direzione: si è partiti dalle università.Segno di un Paese che cambia, e va progressivamente islamizzandosi, dove la presenza musulmana assume forme nuove e sempre più organizzate. Ad aprile, a Monfalcone, è nata la prima lista elettorale islamica per le amministrative; in Campania, la candidata di origini palestinesi Souzan Fatayer (Alleanza Verdi e Sinistra) è finita al centro di polemiche per un video dai contenuti antisemiti; in Puglia, Jarban Bassem rappresenta un altro volto emergente di una rappresentanza politica musulmana strutturata.Tutto questo s'inserisce nel solco di un'azione più ampia, coerente con la strategia della Fratellanza Musulmana, la più grande confraternita islamista del mondo, fondata nel 1928 in Egitto da Hassan al-Banna e oggi diffusa in oltre 70 Paesi. Secondo l'economista egiziano Abdel-Khaliq Farooq, la Fratellanza gestirebbe ogni anno fondi non dichiarati per un valore compreso tra 200 e 250 milioni di dollari, destinati a finanziare una rete estesa di associazioni, scuole e ONG. Una di queste, la Islamic Relief Worldwide, ha registrato 456 milioni di sterline di entrate in soli quattro anni. Per loro il mondo delle scuole e quello accademico rappresentano un bacino di riferimento su cui il movimento punta per rafforzare la propria presenza.80 MOSCHEE IN ITALIA In Italia, diversi dossier indicano che l'organizzazione più influente del Paese, legata alla Fratellanza Musulmana, gestisce oltre 80 moschee e centinaia di sale di preghiera con donazioni provenienti anche da Paesi del Golfo. Una rete che traduce il Corano in italiano, organizza corsi, doposcuola e inventa strumenti per orientare i modelli culturali. Non un movimento clandestino, ma un sistema diffuso e capillare, in cui religione, identità e comunità si intrecciano.Obiettivo della Fratellanza non è la rivoluzione, ma la trasformazione lenta, quasi impercettibile, che passa attraverso i cuori e le menti. La sua forza non è nella segretezza, ma in una ambiguità strategica: un linguaggio doppio, una presenza discreta, una capacità di adattamento che le consente di radicarsi senza mai apparire destabilizzante. E il suo raggio d'azione guarda all'intero Occidente.Quando il movimento fu bandito o represso nei Paesi arabi, molti dei suoi ideologi cercarono rifugio in Europa, trovando nelle democrazie occidentali un terreno fertile per riorganizzarsi. In Svizzera, il genero di al-Banna, Saïd Ramadan, fondò nel 1961 il Centro Islamico di Ginevra, nucleo storico del pensiero islamista europeo. I suoi figli, Tariq e Hani Ramadan, ne ereditarono la missione, diventando due delle voci più influenti dell'islam politico nel continente.Da allora, la rete della Fratellanza si è ampliata con metodo. In tutta Europa, moschee, enti di beneficenza, istituti scolastici e associazioni civiche hanno costituito un mosaico organizzato, capace di promuovere la propria visione dell'islam sotto la forma della sensibilizzazione culturale e religiosa. Pubblicamente promuove il dialogo e i diritti civili; privatamente tollera o incoraggia narrazioni antisemite, anti-occidentali. Non costruisce la propria influenza con le armi, ma con la rete. Non dirotta aerei, ma fa lobbying nei consigli scolastici. Non organizza attentati, ma apre start-up halal, scuole islamiche. La sua tattica è quella dell'infiltrazione legittima: lenta, decentralizzata, difficile da distinguere dall'attivismo civico.In Italia, il dibattito su queste dinamiche rimane quasi assente. Eppure, numerose organizzazioni musulmane operano da anni con legami diretti o ideologici con la Fratellanza.Per l'islam non si prevede separazione tra moschea e Stato, ritenuti indissolubili. La logica musulmana non riconosce nessuna permanente forma di potere o religione al di fuori dell'islam. Nel frattempo è dovere di ogni islamico fare ciò che gli è possibile per il raggiungimento dell'obiettivo madre: la sottomissione, anche con la forza, dell'interno mondo ad Allah. Se quindi a Catanzaro, si prende un'aula dell'università pubblica per farne una moschea, non si può parlare semplicemente di "libertà religiosa". I fatti di Catanzaro ci dicono che la trasformazione culturale dall'interno è in atto. E che si sta ridefinendo il confine invisibile tra fede, identità e politica in un'Europa che fatica a riconoscere se stessa. Così, l'Italia, dopo l'imam in carcere, presenta la moschea in università all'Occidente.
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Sacerdote a processo perchè ha detto che l'islam radicale è... radicale
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8333SACERDOTE A PROCESSO PERCHE' HA DETTO CHE L'ISLAM RADICALE E'... RADICALE! di Manuela Antonacci «Le mie dichiarazioni non sono state mai né discriminatorie, né di incitazione all'odio», ha dichiarato deciso padre Custodio Ballester, catalano di nascita e sacerdote per vocazione, che mercoledì si è seduto sul banco degli imputati del Tribunale Provinciale di Malaga accusato di islamofobia. Oggi, ha 61 anni e pende sulla sua testa il rischio di una condanna a tre anni di carcere a causa delle dichiarazioni rilasciate nel 2017 sull'islam, nel talk show di un programma televisivo digitale "La ratonera" - ovvero "La trappola per topi". La frase incriminata sarebbe la seguente: «l'Islam radicale intende distruggere la civiltà cristiana e radere al suolo l'Occidente». Tuttavia aveva anche specificato come «in questo ambiente islamista, non tutti siano in grado di commettere atti violenti, ma che purtroppo coloro che si immolano e portano con sé coloro che considerano "infedeli" sono considerati santi».Dunque, il sacerdote aveva fatto subito un distinguo tra islam radicale e islam moderato e non di tutta l'erba un fascio, come lo si accusa. Tali dichiarazioni hanno suscitato la reazione dell'associazione "Musulmani contro l'islamofobia" finanziata dai fondi pubblici del governo catalano. Ciò che, secondo il sacerdote, lo avrebbe reso passibile della massima pena sarebbe proprio il suo ministero sacerdotale, perché secondo la procuratrice Verdugo, gli consentirebbe di "indottrinare" le folle, diffondendo "odio". Insieme a padre Ballestrer sono perseguiti l'autore della trasmissione e un altro sacerdote, padre Jesús Calvo. Nessuno di loro è mai stato interrogato dalla procuratrice. Durante il processo di mercoledì scorso, durato diverse ore e ora in attesa della sentenza, padre Custodio ha insistito su ciò che ha più volte commentato da quando si è saputo della denuncia, che le sue dichiarazioni si riferivano solo ai musulmani estremisti e si è rammaricato che sia in corso un evidente tentativo di punire la libertà di pensiero.«Sono calmo», ha detto ai giornalisti mentre lasciava l'aula, «l'esame finale è già stato fatto e ora aspetterò il verdetto». Al suo arrivo era sereno e sorridente ed era circondato da un gruppo numeroso di cattolici che gli hanno mostrato il loro sostegno recitando il Rosario alle porte del Tribunale di Malaga. Inoltre, i membri dell'Osservatorio per la Libertà e la Coscienza Religiosa, dell'Istituto di Politica Sociale (IPSE) e degli Avvocati Cristiani, hanno raccolto più di 27.000 firme per il ritiro dell'accusa contro i due sacerdoti cattolici e il direttore della trasmissione incriminata, Armando Robles, per il quale sono stati chiesti ben 4 anni di carcere e una multa di 3000 euro.Padre Custodio, tuttavia, si è detto soddisfatto del processo che ha definito «tecnicamente impeccabile». Ha, inoltre, sottolineato che «se si attiene alla logica giuridica ci dovrebbe essere l'assoluzione. Se la politica si intromette, potrebbe essere qualcos'altro». E a proposito della grande mobilitazione generale in suo favore ha affermato: «Penso che la gente si sia resa conto che i pubblici ministeri hanno portato i crimini d'odio a estremi ridicoli. Solo per delle semplici affermazioni chiedono le stesse pene che si applicano a reati molto gravi come gli abusi sessuali o le terribili aggressioni fisiche. Una vera e propria sciocchezza che può essere intesa solo come mezzo di minaccia e di controllo sociale: l'unico discorso consentito è quello dettato dal potere».Infine resta la gravità oggettiva di processi come questi, in cui l'oggetto del reato è qualcosa di imperscrutabile, ovvero la coscienza e le intenzioni e tutto ciò è tipico delle peggiori dittature, per non parlare poi del fatto che oggi sembra che gli unici a poter essere offesi impunemente siano i cattolici, mentre per le altre fedi, si arriva a chiedere il carcere. Ma la verità non può essere messa a tacere e se questo prete tacesse, parlerebbero le pietre.
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Il coraggio della fede cattolica in mezzo alla violenza in Burkina Faso
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8330IL CORAGGIO DELLA FEDE CATTOLICA IN MEZZO ALLA VIOLENZA IN BURKINA FASO Essere cristiani in Burkina Faso significa vivere ogni giorno tra paura e fede. La presenza costante di gruppi jihadisti rende pericoloso anche solo confessare Cristo.Mathieu Sawadogo decise di diventare catechista nel 2003. Dopo quattro anni di formazione, fu inviato con la moglie Pauline a Baasmere, nella diocesi di Dori, dove dal 2015 guidava una comunità di circa 150-200 fedeli.Nel 2018 la loro vita cambiò per sempre. «Un gruppo venne a casa mia», ha raccontato ad ACS. «Mi chiesero di smettere di pregare e di organizzare funzioni religiose. Non portavano armi ed erano vestiti normalmente. Riconobbi alcuni di loro. "Se continui a fare quello che stai facendo, ti accadranno brutte cose", mi minacciarono».Prima di andarsene, i miliziani bruciarono i negozi di liquori del villaggio. «La popolazione cristiana era terrorizzata e anch'io ebbi paura, ma pensai: "Non posso smettere di predicare la Parola di Dio, è per questo che sono qui"».Dopo una seconda visita dei jihadisti, Mathieu e gli altri catechisti della zona si riunirono con il sacerdote e il vescovo. Decisero di restare, ma Mathieu mise in salvo la moglie e i figli.Il 20 maggio 2018, vigilia di Pentecoste, Pauline tornò a Baasmere per la festa. A mezzogiorno, dieci uomini armati e mascherati irruppero nella loro casa. «Perché sei ancora qui?», gli chiesero.«Sono un catechista, questo è il mio dovere», rispose.Lo fecero stendere a terra, lo bendarono e lo legarono mani e piedi. Incendiarono la sua proprietà e lo portarono via in moto. Solo dopo scoprì che anche Pauline era stata rapita: «Aveva chiesto di non essere legata, perché all'epoca era incinta di cinque mesi, ma i terroristi ignorarono la richiesta».«Dopo la prima notte mi tolsero la benda e mi slegarono, e allora capii che c'era anche lei. Fu terribile. Ma non mi permisero di parlarle per tutto il viaggio».Arrivati a destinazione, i jihadisti portarono Mathieu davanti al loro capo, un arabo. Gli chiesero di divorziare da sua moglie e di convertirsi all'Islam. «Ogni giorno minacciavano di uccidermi dicendo: "Normalmente ti taglieremmo la gola, ma puoi scegliere come preferisci morire"».Gli diedero un nome musulmano, bruciarono i suoi vestiti e cercarono di insegnargli la dottrina islamica. «Durante tutto questo periodo, non smisi mai di pregare. Ricordo che una notte recitai settecento Ave Maria, contandole con dei sassolini. In quel periodo la preghiera era l'unica cosa che mi sosteneva. Non ci sentimmo mai abbandonati da Dio, recitare il rosario ogni giorno mi dava forza».Quando i rapitori capirono che non si sarebbero mai convertiti, iniziarono a discutere tra loro. «Alcuni dicevano che dovevano ucciderci, altri che dovevano liberarci. Infine, un giorno ci dissero che eravamo liberi di andare».Liberati dopo quattro mesi di prigionia, Mathieu e Pauline riuscirono a farsi aiutare da un pastore, che li condusse in ospedale. Pauline fu visitata, ma il bambino che portava in grembo era già morto.Mentre raccontava, il volto di Mathieu era rigato dalle lacrime: «Fu un dolore che ci ha segnati per sempre».Tornato a Baasmere, trovò la casa distrutta. Tra le macerie, solo due oggetti erano rimasti: la sua carta d'identità e la Bibbia.«Ciò mi commosse molto: era la Bibbia donatami dal Vescovo quando mi affidò il ruolo di catechista». Alla domanda sul perché non abbia ceduto, risponde con voce ferma: «Non potrei mai mentire a Dio, è meglio essere fedeli a Lui che agli uomini. Dobbiamo testimoniare e predicare Colui che seguiamo, ed essergli fedeli».
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Sinistra e jihadisti in Francia fanno fronte comune
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8306SINISTRA E JIHADISTI IN FRANCIA FANNO FRONTE COMUNE di Lorenza Formicola C'è irritabilità nei corridoi de La France Insoumise. Un nervosismo vivo, che non nasce dalla crisi politica imposta da Macron - paradossalmente un'occasione che potrebbe perfino rafforzare le ambizioni elettorali della sinistra radicale parigina - bensì dall'imminente pubblicazione di un'inchiesta destinata a scuotere l'intero Paese: un libro che annuncia di rivelare i rapporti tra il movimento di Jean-Luc Mélenchon e l'islamismo.«Da giovedì - avverte con tono tagliente Omar Youssef Souleimane, autore dell'opera - consiglio ai parlamentari del partito (La France Insoumise, ndr) di acquistare il volume, leggerlo con calma, senza agitarsi, e poi trarre le proprie conclusioni. Se lo riterranno diffamatorio, hanno tutto il diritto di citarmi in giudizio: siamo pur sempre in un Paese in cui la libertà d'espressione è sacra. Vorrei ricordare che ho trascorso venticinque anni della mia vita in Siria e in Arabia Saudita. Là ero già giornalista e bastava pubblicare un articolo perché venissi aggredito dai servizi segreti, umiliato, persino picchiato. Sono fuggito da quell'ingiustizia per rifugiarmi in Francia, la patria dei diritti umani: non certo per rivivere lo stesso incubo».Parole al vetriolo, ma pronunciate in tutta calma all'indomani della clamorosa sconfitta legale inflitta al partito di Mélenchon che aveva tentato di fermare in tribunale la pubblicazione di un libro già diventato caso nazionale ancor prima di arrivare in libreria. Les Complices du mal, edito da Plon - in italiano I complici del male - squaderna i rapporti controversi tra candidati di LFI e progetti sovversivi di matrice islamista, tesi a imporre norme sociali compatibili con la shari'a. Un'opera osteggiata con forza dalla sinistra francese più dura e pura, e che ora, proprio grazie a quella battaglia legale persa, si prepara a diventare un detonatore politico. Addirittura il partito aveva presentato un ricorso d'urgenza davanti al tribunale di Parigi contro la casa editrice Place des Éditeurs chiedendo una divulgazione anticipata e forzata dell'opera, con l'obiettivo di esaminarne le pagine prima che arrivassero in libreria. Ma i giudici hanno respinto la richiesta, pronunciandosi a favore di Omar Youssef Souleimane, che si era opposto con fermezza, rivendicando non solo la propria libertà d'autore, ma anche quella libertà di espressione che sarebbe stata irrimediabilmente compromessa da una simile imposizione. E La France Insoumise è stata pertanto condannata a pagare 1.500 euro a Place des éditeurs per le spese legali.RADUNI PRO-PALSouleimane, ex cronista ricercato dai servizi segreti siriani per la sua attività contro il regime di al-Assad, racconta di aver costruito l'inchiesta calandosi dall'interno, infiltrandosi nelle primissime manifestazioni e raduni pro-Pal organizzati in Francia all'indomani del 7 ottobre 2023. E si è trovato di fronte a quella che descrive come una strategia mirata: un patto elettorale tra La France Insoumise e gli ambienti islamisti, calibrato con un obiettivo preciso, conquistare il "voto della comunità musulmana". Un'operazione politica che, secondo Souleimane, non è un episodio isolato, ma l'espressione di una tendenza più ampia. Ne emerge una narrazione aspra, in cui viene messa in evidenza «un'alleanza elettorale» pensata per conquistare il «voto della comunità musulmana». L'accusa - diretta, spiazzante e disturbante per l'opinione pubblica francese - è che alcuni dirigenti e candidati della gauche radicale abbiano intessuto rapporti con progetti tesi a introdurre regole sociali compatibili con la shari'a.D'altronde, la Francia, lo sappiamo, è il principale laboratorio europeo dell'islamo-gauchismo: la saldatura tra settori della sinistra radicale e istanze islamiste, un'alleanza tattica che sfrutta il linguaggio dei diritti e delle rivendicazioni sociali per aprire varchi all'interno della democrazia repubblicana. Ma la shari'a - l'insieme di precetti che regolano non solo il culto, ma la vita familiare, i codici penale e civile, le norme bancarie e amministrative delle comunità islamiche - risulta profondamente inconciliabile con i principi che governano le società occidentali. Una vera e propria minaccia alla tenuta di qualsiasi Stato, in questo caso della Francia. Basti ricordare che lo jihad - lo "sforzo e dovere collettivo" volto all'edificazione di uno Stato islamico - non è un concetto marginale, ma parte integrante della shari'a stessa, che lo definisce come obbligo religioso e giuridico, subordinando la politica alla dimensione della guerra: accogliere la shari'a equivale a imporre un impianto normativo che non regola la fede, ma istituzionalizza il terrorismo.I FONDAMENTALISTI APPROFITTANO DELLA DEMOCRAZIA«Com'è possibile che in Francia, un paese laico, i fondamentalisti siano così presenti? Che approfittino della democrazia per infiltrare la loro ideologia? La cosa più inquietante è questa alleanza tra islamisti ed estrema sinistra: è semplicemente sconvolgente». Si interroga Souleimane che, in Complici del male, la battezza "sinistra halal".Il libro si apre con un ricordo personale: «Mi chiamo Omar, provengo da una famiglia musulmana praticante. E nella metropolitana di Parigi, nel gennaio 2015, un uomo mi ha scambiato per un ebreo e ha cercato di uccidermi. Solo dal mio aspetto, ha pensato che fossi ebreo. Venire in Francia, il Paese di Jean Jaurès e Paul Éluard, e rivivere ciò che avevo vissuto in Siria, è stato terribile». Souleimane approda Oltralpe nel 2012, dove ottiene prima l'asilo politico e poi la cittadinanza. Con l'ambizione di farsi poeta, pubblica diversi libri prima di arrivare a I complici del male, l'inchiesta che lo ha costretto a rivivere il passato: «tredici anni dopo, mi ritrovo di fronte a politici che vogliono ridurmi al silenzio!». Nel suo J'accuse, Souleimane non esita a chiamare in causa anche l'eurodeputata Rima Hassan, volto di spicco de La France Insoumise, che, kefiah stretta al collo, sulla stampa nazionale, non sui canali arabi di ispirazione islamista, ha definito la Francia «un Paese colonialista» e persino «un Paese del Male», esprimendo sostegno aperto ad Hamas che avrebbe «agito legittimamente». «Sono esattamente le stesse parole dei Fratelli Musulmani», osserva Souleimane, tracciando una linea di continuità inquietante tra le dichiarazioni di una rappresentante politica francese e la retorica delle organizzazioni islamiste.I MIEI AMICI ARABI«Dal 7 ottobre ho perso la maggior parte dei miei amici arabi» racconta lo scrittore nato a Damasco. «Ai loro occhi, l'antisemitismo in Medio Oriente non dovrebbe essere rivelato agli occidentali, per non sostenere l'agenda "sionista". Soprattutto nel mezzo della guerra israelo-palestinese. [...] La cosa più triste è che sono stati miei compagni nella rivoluzione siriana, sanno benissimo che demonizzare Israele è una parte essenziale della propaganda del regime per restare al potere».Non sono mancate, così, neanche le minacce di morte. «Ho ricevuto insulti in francese e in arabo, semplicemente per aver detto una verità che tutti conoscono. Sappiamo bene che la parola 'ebreo' è un insulto in Medio Oriente». Il tentativo di censura della sinistra si è già trasformato in un boomerang, un classico "effetto Streisand": più si tenta di mettere a tacere un contenuto, più cresce la sua visibilità. Il libro, infatti, è già salito in cima alle classifiche online dei bestseller prima ancora dell'uscita. E quando un libro finisce al centro di una battaglia legale e politica diventa il nodo visibile di tensioni più vaste. Il nervosismo all'interno delle stanze di partito di Mélenchon la dice lunga, ma soprattutto interroga: cosa hanno da nascondere o da temere? Nel frattempo, l'ex imam salafita Bruno Guillot - oggi convertito al cattolicesimo -, intervistato il 13 settembre su Europe1, ha confermato che la strategia dei Fratelli musulmani è quella di entrare nella vita politica francese tramite Mélenchon: «I Fratelli musulmani sono molto consapevoli della situazione in occidente, conoscono molto bene i suoi difetti».
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Ucciso Shahbaz Bhatti - il ministro che ha difeso Asia Bibi
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1647UCCISO SHAHBAZ BHATTI, IL MINISTRO PER LE MINORANZE IN PAKISTAN CHE HA DIFESO ASIA BIBI''Gesù è il cuore della mia vita e voglio essere un suo vero seguace attraverso le mie azioni, condividendo l'amore di Dio con i poveri, gli oppressi, le vittime, i bisognosi e i sofferenti del Pakistan''di Marco ImpagliazzoIl ministro per le Minoranze del governo pachistano, il cattolico Shahbaz Bhatti, è stato barbaramente ucciso a Islamabad mentre si recava al lavoro senza scorta. Dopo la recente crisi di governo, Bhatti era stato confermato con il rango di ministro federale, nonostante una drastica riduzione del numero dei ministri. Era divenuto una figura nota internazionalmente per la sua battaglia per la riforma della legge sulla blasfemia. Nata per difendere la religione in Pakistan, tale legge si è spesso trasformata in uno strumento di denuncia e di persecuzione verso le minoranze, particolarmente i cristiani. Essi rappresentano il 2 per cento dei pachistani. Bhatti era uno di loro, che aveva deciso di spendere la sua vita per la libertà religiosa e per costruire una società del vivere insieme nonostante le differenze di pensiero o di etnia.Nato il 9 settembre 1968 a Lahore, da parlamentare diventò ministro per le Minoranze affermando di voler combattere per «l'uguaglianza di tutti gli uomini, la giustizia sociale, la libertà religiosa, e per sollevare le minoranze religiose». E aveva aggiunto: «Voglio mandare un messaggio di speranza alla gente che vive nella rabbia, nella delusione e nella disperazione; Gesù è il cuore della mia vita e voglio essere un suo vero seguace attraverso le mie azioni, condividendo l'amore di Dio con i poveri, gli oppressi, le vittime, i bisognosi e i sofferenti del Pakistan». Una delle sue prime battaglie è stata, fin dal 1985, quella contro la legge sulla blasfemia. Sin da ragazzo ha organizzato incontri e studi sulla Parola di Dio.Il ministro Bhatti era un'espressione bella, coraggiosa e indifesa di quella minoranza cristiana pachistana le cui difficoltà, oggi sono sotto gli occhi del mondo, derivano anche da una storia complessa e sofferta.I primi nuclei di cristiani iniziarono a svilupparsi alla fine dell'Ottocento, sostenuti dall'opera infaticabile di missionari olandesi, irlandesi, italiani che, assieme alla predicazione del Vangelo, volevano migliorare le condizioni di vita dei contadini, praticamente schiavi alla mercé di grandi proprietari terrieri. Ai margini della società indiana si trovavano coloro che non rientravano nelle caste, destinati ai lavori più degradanti e senza alcuna speranza di riscatto. Proprio tra costoro l'annuncio della buona notizia ricevette l'accoglienza maggiore. La preoccupazione della Chiesa fu allora quella di aiutarli con scuole e piccoli terreni da coltivare in proprio.L'impero britannico, paradossalmente, fu il primo oppositore di questo processo, poiché andava ad intaccare lo statu quo. I senza-terra e i fuori-casta indù dovevano rimanere tali. Nacquero comunque 53 villaggi in cui i cristiani potevano vivere insieme, accedere all'educazione e iniziare almeno a disporre di strumenti basilari per poter coltivare le terre. I due terzi di questi villaggi dai nomi evocativi (Mariamabad, Francisabad, Yohannabad) sorsero e si svilupparono prima dell'indipendenza del Pakistan. Altre famiglie vivevano sparse nelle regioni del Punjab e del Sindh. Nel frattempo, protestanti e cattolici crearono una rete preziosa di scuole e ospedali. Tali istituzioni sono aperte a tutti, tanto che numerosi esponenti dell'élite musulmana del Paese hanno studiato in licei o università gestite dai religiosi. Eppure, la piccola minoranza autoctona cristiana deve affrontare quotidianamente discriminazioni, gesti di piccole o grandi prepotenze. Gli attacchi contro i cristiani si verificano da anni in maniera improvvisa. Dopo l'11 settembre si sono intensificati sulla base della falsa semplificazione tra cristiani e Occidente. Basta paventare l'accusa di blasfemia contro il Corano, e prima ancora che un qualsiasi tribunale civile o religioso possa documentarne la fondatezza, i cristiani sono sotto accusa da parte di mani invisibili che si scagliano contro di essi. Non di rado dietro queste accuse si nascondono gelosie o interessi economici, per appropriarsi con la prepotenza o il ricatto di terreni, beni o denaro dalle famiglie incriminate.Al di là della violenza aperta, poi, nella vita quotidiana talvolta i cristiani incappano in discriminazioni nello studio o sul posto di lavoro. Molti cristiani professano la loro fede in un'esistenza davvero precaria e insicura, segnata non solo dalla povertà ma anche dalla persecuzione. La Messa domenicale è l'espressione gioiosa e pubblica di questa minoranza. Vi partecipa una folla variopinta di adulti, giovani e bambini, che non si lascia intimidire dalle minacce e si aggrappa alla preghiera come ad un'ancora di salvezza. Si tratta di una Chiesa giovane e vivace, all'interno della quale vivono movimenti ecclesiali laicali, che professa la sua fede con dignità e coraggio. Di questa Chiesa era figlio Shahbaz Bhatti.
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Il piano di Hamas: prima gli ebrei, poi conquisteremo Roma
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8276IL PIANO DI HAMAS: PRIMA GLI EBREI, POI CONQUISTEREMO ROMA di Umberto Camillo Iacoviello Meno di un anno fa abbiamo parlato della strana coppia comunisti occidentali-musulmani, mettendo in risalto le contraddizioni dei due partner, uniti esclusivamente dall'odio nei confronti dell'Occidente e di Israele. Al netto della complicata storia dei rapporti tra Israele e gli arabi palestinesi, permane una totale ignoranza sulla natura di Hamas, il Movimento Islamico di Resistenza, diverso dalla laica Al-Fatah.Nato come costola palestinese dei Fratelli Musulmani, Hamas ha obiettivi ambiziosi che non si fermano alla cancellazione dello Stato di Israele. Questo è uno dei punti cruciali della questione. Nessuno si chiede: cosa pensano gli islamisti che controllano Gaza di noi occidentali? Non è esattamente un dettaglio. Dalle parole dei suoi leader emerge chiaramente - perché lo dicono senza mezzi termini - che lo scopo non è solo la "liberazione della Palestina", ma la creazione di un califfato mondiale.Yunis Al Astal è un predicatore e membro di Hamas, eletto nel Consiglio legislativo palestinese per l'area di Khan Yunis. Ha conseguito laurea magistrale e dottorato in Sharia presso l'Università di Giordania ad Amman. È stato docente all'Università Islamica di Gaza, dove ha ricoperto i ruoli di preside della Facoltà di Sharia e presidente del Comitato per le Fatwa. Collabora regolarmente con il giornale Al-Risala (organo di Hamas) ed è tesoriere del Comitato Zakat al-Rahma a Khan Yunis.Ha fondato e dirige le scuole islamiche e partecipa a programmi su Al-Aqsa Tv (canale di Hamas). Ha preso parte a varie conferenze di giurisprudenza islamica, in particolare su diritto bancario islamico e sull'insegnamento delle scienze islamiche nelle università. Proprio su Al-Aqsa Tv, Yunis Al Astal ha dichiarato:Allah ti ha scelto per Sé e per la Sua religione, affinché tu serva da motore per trascinare questa nazione alla fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere, e persino alle conquiste attraverso la da'wa [predicare l'islam] e le conquiste militari delle capitali del mondo intero. Molto presto, a Dio piacendo, Roma sarà conquistata, proprio come lo fu Costantinopoli, come profetizzato dal nostro Profeta Muhammad. Oggi, Roma è la capitale dei cattolici, o la capitale crociata, che ha dichiarato la sua ostilità all'Islam, e ha piantato i fratelli delle scimmie e dei maiali in Palestina per impedire il risveglio dell'Islam - questa loro capitale sarà un avamposto per le conquiste islamiche, che si diffonderanno in tutta Europa, e poi si rivolgeranno alle due Americhe, e persino all'Europa orientale. Credo che i nostri figli o i nostri nipoti erediteranno il nostro Jihad e i nostri sacrifici, e a Dio piacendo, i comandanti della conquista verranno da loro. Oggi, instilliamo queste buone novelle nelle loro anime, e per mezzo delle moschee e dei libri del Corano, e della storia dei nostri Profeti, dei suoi compagni e dei grandi leader, li prepariamo per la missione di salvare l'umanità dal fuoco infernale sull'orlo del quale si trovano.ANCHE CRISTIANI E COMUNISTIQui si parla di conquiste militari delle capitali del mondo, con gli occhi puntati sul loro obiettivo primario: Roma, la capitale del cristianesimo. La Città Eterna, che dopo essere stata conquistata dai musulmani diventerà, nei loro progetti, l'avamposto per la conquista dell'Occidente. E, per essere ancora più chiaro, Yunis Al Astal sottolinea che:Tra pochi anni, tutti i sionisti e i coloni si renderanno conto che il loro arrivo in Palestina è stato finalizzato al grande massacro, tramite il quale Allah vuole sollevare l'umanità dal loro male. [...] Quando la Palestina sarà liberata e la sua gente vi farà ritorno, e l'intera regione, con la grazia di Allah, si sarà trasformata negli Stati Uniti dell'Islam, la terra di Palestina diventerà la capitale del Califfato Islamico, e tutti questi Paesi si trasformeranno in stati all'interno del Califfato. Quando ciò accadrà, ogni Palestinese potrà vivere ovunque, perché la terra dell'Islam è proprietà di tutti i musulmani. Finché ciò non avverrà, dobbiamo rifiutare tutti i piani di reinsediamento, la naturalizzazione o persino i risarcimenti prima del ritorno dei rifugiati.Israele e gli ebrei sono solo i primi nemici sulla linea del fronte, ma una volta "massacrati" nasceranno gli Stati Uniti dell'Islam proprio in Palestina, con l'obiettivo di restaurare un califfato islamico universale sul modello della prima espansione del VII secolo, quella che arrivò anche in Italia, soprattutto al Sud. Dunque, i nemici di Hamas sono tutti i non musulmani, anche quelli che oggi ingenuamente sventolano la bandiera della Palestina.Sempre sul canale ufficiale di Hamas, Al-Aqsa Tv, è stata trasmessa una preghiera che sarà probabilmente sfuggita ai compagni comunisti e ai cristiani occidentali dal cuore tenero, e che recita queste parole:Allah, o nostro Signore, sconfiggi i Tuoi nemici, nemici della religione [Islam] in tutti i luoghi. Allah, colpisci gli Ebrei e i loro simpatizzanti, i Cristiani e i loro sostenitori, i Comunisti e i loro aderenti. Allah, contali e uccidili fino all'ultimo, e non lasciarne nemmeno uno.Chiaro? Non solo gli ebrei, ma anche i cristiani e i comunisti devono essere sterminati, fino all'ultimo. Gli occidentali sono gli unici a fare il tifo per chi dichiara apertamente di volerci eliminare, perché, beninteso, poco importa se frequentiate la chiesa o meno: per loro siamo tutti indistintamente nemici.DOMINIO MONDIALEMaḥmūd al-Zahār, nato a Gaza nel 1945, è un politico palestinese, cofondatore di Hamas e suo primo portavoce. Arrestato e perseguito più volte da Israele, è stato eletto nel Consiglio legislativo palestinese nel 2006. Oggi vive in Qatar, dove continua a opporsi alla soluzione dei due Stati e sostiene la distruzione di Israele. Sulla yemenita Al-Masirah Tv ha dichiarato che:Oggi, si potrebbe dire che abbiamo raggiunto una fase di deterrenza, una fase in cui possiamo difendere la terra occupata. Quando parliamo dell'Esercito di Gerusalemme e della Battaglia della Promessa dell'Aldilà, non stiamo parlando di liberare solo la nostra terra - ma crediamo in ciò che ha detto il nostro Profeta Maometto. Allah ha avvicinato l'una all'altra le estremità del mondo per amor mio, e io ho visto le sue estremità orientali e occidentali. Il dominio della mia nazione raggiungerà quelle estremità che mi sono state avvicinate. L'intera superficie di 510 milioni di chilometri quadrati del Pianeta Terra sarà posta sotto un sistema dove non ci sarà ingiustizia, né oppressione, né tradimento, né sionismo, né cristianesimo infido, e nessun assassinio o crimine, come quelli che vengono commessi contro i palestinesi e contro gli arabi in tutti i Paesi arabi.Non poteva essere più chiaro: l'obiettivo è islamizzare il mondo intero, non solo la Palestina. Non solo la sinistra, incompatibile con l'islam (figuriamoci con Hamas), ma, ahinoi, anche parte della destra che fa - giustamente - l'apologia di Poitiers e della battaglia di Lepanto, finisce poi per simpatizzare con chi dichiara apertamente di volerci annientare in nome dell'islam.Per non parlare di tutta l'area "antisistema" che per anni ha - giustamente - messo in discussione i numeri sparati a caso sul Covid e sulle vaccinazioni, per poi bere a occhi chiusi i dati sui morti del presunto "genocidio", diffusi da Hamas e Al Jazeera, diventate inspiegabilmente fonti affidabili. L'Oms e l'Istituto Superiore di Sanità non sono ritenuti credibili, ma si pende dalle labbra dei terroristi musulmani. Alla faccia del mainstream che usa due pesi e due misure.EUROPA VENTRE MOLLEIn conclusione ricordiamo che subito dopo l'attacco del 7 Ottobre, la rivista Limes ha intervistato Ismail Haniyeh, capo dell'Ufficio politico di Hamas e capo dell'amministrazione della Striscia di Gaza dal 2014 al 2017. Poco prima di essere ucciso Haniyeh ha dichiarato alla rivista di geopolitica che "trattandosi di una guerra che riguarda la terra di Palestina, Gerusalemme e al-Aqsa, la battaglia coinvolge l'intera umma [comunità dei credenti musulmani, ndr]. Ecco perché invito tutti i figli di questa umma, ovunque si trovino nel mondo, a unirsi, ognuno a modo suo, a questa guerra, senza indugi e senza voltarsi indietro".Ciò che non è chiaro agli occidentali è che è in corso uno scontro di civiltà tra due mondi in guerra da 1500 anni. L'Europa, per secoli capace di respingere le orde armate dell'islam, è oggi diventata il ventre molle dell'Occidente, aprendo le porte a immigrati che detestano apertamente il nostro modo di vivere.Il nuovo tentativo di conquista probabilmente non avverrà con le armi, ma con la demografia, con il ventre delle donne musulmane. Nel frattempo gli occidentali, unici al mondo, arrivano perfino a fare il tifo per chi vuole sottometterci ed eliminarci, credendo che l'islam politico si fermerà in Medio Oriente, quando in realtà "Gaza è già qua": basta farsi un giro nelle nostre città.Riecheggiano come un triste presagio le parole dello storico inglese Arnold J. Toynbee: "Le civiltà non vengono uccise, si suicidano". È già successo, e gli occidentali sono sulla buona strada verso il collasso.
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Il governo britannico indaga (tardi) sugli stupri delle gang pakistane
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8255IL GOVERNO BRITANNICO INDAGA (TARDI) SUGLI STUPRI DELLE GANG PAKISTANE di Lorenza Formicola In queste ore, l'inquilino del numero 10 di Downing Street, dopo una clamorosa piroetta su se stesso, ha annunciato la prima vera inchiesta governativa a livello nazionale sulle 'grooming gangs' - ovvero le gang dello stupro pakistane che per anni hanno imperversato nel Regno Unito. La storia ormai è nota: tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Dieci del 2000, gruppi di islamici hanno abusato di migliaia e migliaia di ragazzine, per lo più minorenni, nella Gran Bretagna modello del perfetto multiculturalismo coperti dal politicamente corretto.Si tratta di un caso che il premier Starmer conosce bene dal momento che, quand'era avvocato della pubblica accusa, aveva avuto casi del genere sulla scrivania. Quando però, complici una serie di post di Elon Musk a seguito di una battaglia condotta da politici locali e gruppi di cittadini, la questione è tornata, lo scorso gennaio, di dominio pubblico, Starmer s'è opposto ostinatamente alla commissione d'inchiesta con la scusa che avrebbe potuto ostacolare o rallentare i processi penali in corso. Ma le pressioni sul governo sono state tante e tali che Sir Keir senza alternative ha dovuto affidare alla baronessa Louise Casey un'ispezione sul tema senza il potere di indagine, ma limitata all'analisi e allo studio documentale. Pubblicata il 16 giugno, il primo ministro, per non rimediare un'altra brutta figura ed essere platealmente smentito dalla sua stessa esperta, ha deciso di anticipare i tempi e annunciare l'apertura di una inchiesta seria. La prima firmata dal Governo. A gennaio, Sir Keir bollava come opportunisti quanti chiedevano un'inchiesta nazionale accusandoli di «salire sul carro dei vincitori e di amplificare le richieste dell'estrema destra». Oggi, che il rapporto devastante ha confermato come forze dell'ordine, servizi sociali e autorità locali abbiano per anni eluso o distorto le responsabilità legate allo sfruttamento sessuale minorile da parte di gruppi pakistani in decine di città inglesi, il primo ministro ritratta, «Per me questo è un modo pratico e di buon senso di fare politica». Non si tratta di un'inchiesta giudiziaria, ma di una valutazione istituzionale volta a riformare un sistema paralizzato dalla paura di affrontare realtà scomode per timore di essere accusati di razzismo. Lo stesso timore che ha colpito tutti i governi conservatori che si sono susseguiti in questi decenni e che li ha portati a non indagare mai fino in fondo.IL GOVERNO IMPONE DI OMETTERE L'ORIGINE DEI SOSPETTATIIl nuovo documento firmato Casey contiene 12 raccomandazioni e prevede una verifica tra sei mesi sui progressi dell'inchiesta, destinata a durare tre anni. L'obiettivo è raccogliere dati sistemici, coinvolgere i territori e proporre riforme legislative.Ovviamente il tempismo non è casuale. Il cambio di strategia del premier è legato alle vicende di Ballymena. La settimana scorsa, la cittadina dell'Irlanda del Nord, è stata teatro di raid casa per casa a caccia di immigrati. Gli scontri sono stati così violenti da spingere i residenti a esporre bandiere inglesi per protezione. Gli abitanti di Ballymena erano scesi in piazza quando hanno saputo, dalla caserma, che i due quattordicenni accusati di molestie sessuali su una ragazzina, avevano fatto cercare un'interprete di lingua romena. Diversamente dall'Italia, nel Regno Unito notizie simili trapelano solo in modo indiretto, poiché il governo impone di omettere l'origine dei sospettati onde evitare proteste e violenze di piazza vista l'esasperazione diffusa. Ma la realtà continua a battere propaganda e buonismo sugli immigrati clandestini, anche nella Gran Bretagna guidata dai laburisti di Keir Starmer. Dopo i disordini in Irlanda del Nord, e dopo le "condanne esemplari" richieste dal governo laburista per chi osa criticare l'immigrazione incontrollata, a costo di entrare in rotta di collisione con la comunità islamica, è dall'esasperazione che ricomincia l'inchiesta contro le bande di pakistani. La cronaca di questi giorni sembra riportarci indietro nel tempo. Sono oltre vent'anni che Louise Casey riceve incarichi dai governi. Il primo fu Blair, poi, nel 2015, Cameron la chiamò ad investigare per la prima volta sugli abusi islamici. «Cose terribili sono avvenute a Rotherham». Iniziava così, come in una fiaba lugubre, il primo rapporto della funzionaria Louise Casey sulla città zero per lo scandalo degli abusi pakistani. In quelle pagine si denunciava per la prima volta come uomini di origine pakistana fossero stati lasciati liberi di abusare di centinaia di ragazzine bianche, mentre chi doveva indagare taceva per paura di essere accusato di razzismo. Alcuni esponenti laburisti locali ammisero le proprie responsabilità, come Denis MacShane, che confessò «da lettore del Guardian e liberal di sinistra ho paura di affondare il barcone multiculturale». I DANNI DELL'IDEOLOGIA MULTICULTURALISTALa baronessa Casey da militante di Amnesty International e beniamina dei senzatetto è stata anche la prima a denunciare i danni dell'ideologia multiculturalista sostenendo che un giorno non troppo lontano si arriverà a vietare il Natale nel Regno Unito. Sarà stato l'aver visto da vicinissimo le minacce del politicamente corretto. O il trauma delle oltre 1500 ragazzine, spesso undicenni, abusate da islamici, ma oggi grazie a lei la storia inglese inizia un nuovo capitolo. E farà scuola per tutto l'Occidente. Il caso venne portato per la prima volta alla luce da Andrew Norfolk, un giornalista del Times, morto all'improvviso lo scorso maggio. Dal suo primo reportage, pubblicato nel 2011, lo scandalo si è arricchito di particolari raccapriccianti. Quando iniziarono i primi processi, li seguimmo per scoprire una storia che nessuna della migliori (peggiori) serie Tv è mai riuscita neanche ad emulare: Rotherham, Oxford, e poi Bristol, Derby, Rochdale, Telford, Peterborough, Keighley, Halifax, Banbury, Aylesbury, Leeds, Burnley, Blackpool, Middlesbrough, Dewsbury, Carlisle, Liverpool, Manchester, più di quindici le città di una delle patrie per eccellenza del 'multikulti', il Regno Unito, appunto, in cui musulmani di origine pakistana e afghana andavano deliberatamente a caccia di bambine e ragazzine bianche colpevoli di essere bianche. Non interessava loro l'integrazione, ma, come nella migliore delle tradizioni islamiche, le città che adesso abitavano erano diventate Dar al-Arab, territorio da controllare. E quindi tutto era a loro disposizione.Le ragazze che cercavano di opporsi agli stupri venivano picchiate, minacciate di morte, talvolta cosparse di benzina o scaraventate da veicoli in corsa. Ma anche le famiglie che denunciavano subivano ritorsioni tra incendi e minacce. Dall'altra parte il silenzio sordo di forze dell'ordine, magistratura, servizi sociali e rappresentanti politici (quasi sempre laburisti o liberal) che contavano sul voto delle minoranze e si sottraevano al proprio dovere per timore di fare i conti con le accuse di razzismo e islamofobia nella prigione culturale e mediatica del politicamente corretto. Basti pensare che Ann Cryer fu isolata dal Labour già nel 2002 per aver sollevato il problema; il giornalista Andrew Norfolk subì accuse di razzismo e minacce, mentre Sarah Champion fu espulsa dal Labour e premiata come "islamofoba dell'anno" per aver denunciato l'esistenza delle gang pakistane.A dieci anni di distanza dai primi processi, sono stati condannati circa cinquanta pakistani. Gli ultimi sette proprio pochi giorni fa. Un paio erano stati deportati ancora sotto il governo di Theresa May dopo essere apparsi davanti a ben dodici giudici prima di venir rimandati nei loro paesi d'origine.I fatti da cui riparte il Paese non sono stati solo il fallimento delle forze dell'ordine del Regno Unito. Ma il riflesso del collasso morale della nostra epoca pseudo-multiculturale e dei suoi doppi standard: uno per i nativi e un altro per gli stranieri presumibilmente vittime del colonialismo occidentale, e che quindi non sono mai responsabili delle proprie azioni.Resta solo una domanda: che cosa tirerà fuori l'inchiesta governativa rispetto a tutto quello che già si sa?
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Veste la bandiera nazionale, cacciata da scuola
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8240VESTE LA BANDIERA NAZIONALE, CACCIATA DA SCUOLA di Max Del Papa Il sindaco di Londra è musulmano; lo stesso a Birmingham, Leeds, Blackburn, Sheffield, Oxford, Luton, Oldham, Rochdale, città che vai, sindaco islam che trovi. Se non è ancora sostituzione etnica poco ci manca e comunque la sostituzione amministrativa è cosa fatta in un Paese dove su 66 milioni di abitanti i musulmani sono "solo" 4 milioni: ma basta a giustificare le oltre 3.000 moschee, i 130 tribunali islamici, i 50 e passa consigli della Sharia il 78% delle donne musulmane che non lavora, riceve assistenza statale e alloggio gratuito, il 63% dei musulmani inattivo e sostenuto da aiuti statali, le famiglie che hanno in media da 6 a 8 figli e beneficiano di un alloggio gratuito e vengono pagate dallo Stato per il solo fatto di esistere.Come se non bastasse, si ritrovano un premier sciagurato capace di scatenare in poco tempo danni irreversibili: Keir Starmer è quello che manda la polizia a prendere gli inglesi che si lamentano, che osano denunciare lo scandalo e atroce scandalo del racket delle bambine inglesi disagiate messe a prostituzione o comunque violentate sistematicamente dalla mafia pakistana, roba che si sapeva da 30 anni ma solo adesso è emersa nello stracciarsi di vesti del governo che fin che ha potuto ha coperto, ha represso la verità e le stesse vittime.CACCIATA DA SCUOLACosì che non può stupire se una dodicenne Courtney Wright viene cacciata da scuola con insulti da trivio, a maggior ragione su una bambina, siccome ha osato fare ciò che la ricorrenza le suggeriva di fare, la "Giornata della celebrazione delle culture" per esaltare le patrie tradizioni o così aveva capito la poverina, presentatasi avvolta nella Union Jack, la bandiera britannica, con un bel discorso, ingenuo e pulitino, su quanto è bello essere inglesi. Ma l'ha presa per il verso sbagliato, le culture erano, fatalmente, quelle "altre", ossia la islamica, il senso dell'appuntamento, «promuovere l'inclusione, la comprensione e l'apprezzamento di differenti retroterra, tradizioni ed eredità», andava colto nella resa, nel senso di colpa, voi siete padroni a casa mia, anzi vostra, e io non sono degna di mostrare il mio volto. E allora giù con le accuse più oscene a una bambina di 12 anni che il padre è dovuto andarsi a riprendere, trovandola in lacrime, sconvolta davanti a tanta furia fanatica.Dopo, ovviamente, dopo che la faccenda si è risaputa, dopo che è diventata di pubblico dominio e scandalo, la scuola si è arrampicata sui vetri insaponati con le unghiette cosparse d'olio: un errore, un fraintendimento, non ci siamo capiti, viva la Union Jack: e hanno pregato la piccola di tornare a leggere il suo tenerissimo sermone. Ma Courtney, che ha più dignità della sua scuola, si è rifiutata, anche perché ancora terrorizzata.Ma quale errore. Ma quale equivoco. È lo zelo, miserabile. È la furia dell'odio verso se stessi, il proprio Paese, una bambina che lo esalta esattamente come potrebbe fare una bambina. È la totale resa della ragione all'ideologia, che è una cosa demoniaca perché va esattamente contro la logica e tende ad imporre un idolo fatto d'aria mefitica. Tutte le scuole del Regno Unito devono insegnare lezioni sull'Islam e questa, signori, è la Union Jack, oggi, un posto dove un premier cialtrone dopo avere scatenato la polizia del pensiero finge di costernarsi: "Il primo ministro è stato chiaro - ha detto un portavoce di Starmer - che essere britannici è qualcosa che deve essere celebrato e lo si può vedere da tutto ciò che questo governo ha fatto. Siamo un Paese tollerante, diversificato e aperto: siamo orgogliosi di essere britannici".TOLLERANTI A SENSO UNICOMiserabili buffoni. Aperti? Tolleranti? Come no, a senso unico. Hanno solo paura di una certezza, non venire rieletti, e allora abbassano la cresta ma la vergogna di una piccola inglese cacciata dalla sua scuola con violenza razzista e sessista, quella resta. Non si cancella. Dimostra che il woke, cacciato dalle porte americane, sfonda quelle europee ed anglosassoni dall'altra parte del mare. Ce ne sarà ancora da fare, per stroncare questa lebbra che da trenta anni distorce ogni democrazia e che la sinistra criminosa e pornografica ha coltivato per becere ragioni di calcolo politico. Una metastasi che avvolge l'Europa, che fuori e dentro dalla UE non smette di allargarsi.Non è un mistero che scuole e università di tutta Europa vengano pesantemente finanziate dal mondo arabo, sceiccati, sultanati, che siano fucine di islamismo anche aggressivo, di integralismo e di odio verso chi accoglie, ospita, paga le case. Ma l'Islam, a coglierlo nella sua essenza, è sistema progressivo, la conquista non può fermarsi se non con la definitiva sparizione o assoggettamento della cultura invasa, il che può, deve avvenire con tutti i mezzi inclusi i più violenti. Insomma più gli dai e più sei in debito, più devi cedere e concedere.C'è una enorme rimozione nel processo di assimilazione a senso unico dell'Islam in Europa, e porta a credere che i ricorrenti fatti di criminalità spicciola quali aggressioni, rapine, pestaggi, stupri, siano in fondo accidentali, incidenti di percorso sulla strada dell'inclusione: niente di più sbagliato, niente di più falso, sono atti deliberati con cui non solo i maranza marcano il territorio: ad ogni prodezza si vantano, la mostrano sui social, la rivendicano come l'ennesima battaglia vinta in una guerra che non può arrestarsi, che non prevede tregue o confronti; i responsabili vengono trattati come eroi dalla comunità musulmana, portati ad esempio. Poi si può fingere di non vedere certi processi, ma i processi travolgono la viltà e sono inarginabili.La dodicenne Courtney che piange nella sua bandiera mentre le stracciano il discorso su quanto è bello essere inglesi al grido "vattene, prima che ti ammazziamo", e viene cacciata dai suoi insegnanti, britannici come lei, non è un incidente e non è un accidente. È la pura realtà di un mondo che reale non è più e democratico meno che mai, un mondo dove il razionale è irreale, comunque fanatico, comunque folle, comunque ignobile.
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A Londra nasce il partito marxislamista e vola già al 10%
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8239A LONDRA NASCE IL PARTITO MARXISLAMISTA E VOLA GIA' AL 10% di Lorenza Formicola Gran Bretagna, scena uno: va in onda il nuovo spettacolo della sinistra estrema, con due protagonisti che sembrano usciti da un romanzo politico scritto a quattro mani tra Marx e l'Intelligenza Artificiale. Da una parte Jeremy Corbyn, il veterano in esilio dai ranghi del Labour; dall'altra Zarah Sultana, deputata, musulmana, giovane, pachistana, popolarissima sui social del momento e capace di infiammare le folle con un post più che con un comizio. Insieme, sono il trailer vivente di un esperimento che vuole rimescolare le carte della sinistra inglese - quella dura e pura, che non accetta più i compromessi da centro.Il sipario si alza. La nuova rivoluzione inglese, forse, presto indosserà la bandiera del hijab e la giacca di tweed sempre oversize perché l'effetto trasandato serve: nasce un nuovo partito a Londra. Non una costola del Labour, ma un mix esplosivo di pacifismo, ambientalismo e islamo-marxismo in salsa britannica, che ha già preso appunti dalla nouvelle gauche francese. Il tandem incendiario, protagonista negli ultimi anni di tensioni con il loro stesso partito, rilancia il fronte rosso-verde (dove i verdi sono l'islam) anche sul Tamigi. Il progetto, ancora in fase embrionale, ha già acceso il dibattito sulle prime pagine dei tabloid: da un parte il Tory che indica la minaccia di un estremismo che minerebbe l'identità nazionale, dall'altra il Labour in paranoia per la dispersione del voto nelle periferie multiculturali e tra i giovani.Jeremy Corbyn coltiva l'idea di formare un nuovo partito fin da quando ha perso la leadership del Labour dopo la sconfitta epocale alle elezioni britanniche del dicembre del 2019, la più bruciante dagli anni '30 - e che il partito conservatore non è stato capace di capitalizzare. Già lo scorso anno l'idea s'era fatta concreta, ma evidentemente non ha voluto osare nell'anno delle elezioni. Ora Corbyn è di nuovo sulla scena, determinato a farsi portabandiera della sinistra "autentica", dopo la sospensione dal partito nel 2020 per antisemitismo.DEVOZIONE ALLA CAUSA MARXISTA, SOSTEGNO ALL'IMMIGRAZIONE E ODIO VERSO ISRAELEÈ ancora possibile trovare le cronache di un'intervista in cui Corbyn si rifiutò di definire, per diciassette volte, Hamas un movimento terrorista. Il suo Labour era tutto assistenza statale "dalla culla alla tomba", salario minimo, piano per nuove case popolari, sostegno all'espansione sindacale, tasse ai ricchi, aumento dell'IVA e odio a Israele. Ora ad affiancarlo c'è Zarah Sultana che ha lanciato realmente il progetto prendendo un po' alla sprovvista Jeremy. È stata definita la politica più «virale» del panorama britannico. Eletta in parlamento a soli 26 anni, oggi trentaduenne è la regina di TikTok e Instagram con i suoi oltre mezzo milione di seguaci. Sta promuovendo il nuovo soggetto politico definendo il voto del 2029 come una scelta tra «socialismo e barbarie», citando Rosa Luxemburg.Oltre alla devozione alla causa marxista e al sostegno all'immigrazione, ad accomunare Jeremy e Zarah c'è l'odio verso Israele. Se di Corbyn sappiamo tutto, di Sultana è meno nota la lunga storia di post sui social d'incitazione all'odio contro i «sionisti». Membro del Parlamento britannico per Coventry South dal dicembre 2019 con il Labour Party, è stata rieletta nel 2024 con una maggioranza molto più ampia. Entrata nel Socialist Campaign Group, ne è stata chair dal maggio 2020 al febbraio 2025. Poi lo strappo: sospesa dal partito per aver votato contro un provvedimento di tagli che poneva il limite ad alcuni sussidi, lo scorso fine settimana ha ufficialmente lanciato il nuovo partito. Nel suo post, Sultana non usa mezzi termini: accusa il governo di complicità in un genocidio, denuncia una Gran Bretagna sempre più povera e svela il bluff delle promesse mancate. Poi rilancia: sarà l'alternativa al declino.Ma perché ora? Il 4 luglio è stato il primo anniversario della schiacciante vittoria del Labour, ma il consenso personale di Starmer è ai minimi storici. A creare una ulteriore piccola tormenta nel partito è stata la messa al bando di Palestine Action come organizzazione terroristica. La signora Sultana ha votato contro definendolo un abuso della legge antiterrorismo. Palestine Action è un'organizzazione britannica di attivisti nata nel 2020 e che come modus operandi conta incursioni e atti di vandalismo. E allora eccolo, il pretesto perfetto: è in gioco la libertà d'espressione. La strategia è stata quella di lanciare subito una raccolta fondi e una pagina di iscrizione per i sostenitori a suo nome che, chiamati ad unirsi al "Team Zarah" hanno mandato in tilt il sito.UN PARTITO CHE NON ESISTE ANCORA, MA GIÀ AL 10%I sondaggi raccontano di un partito già al 10%, con proiezioni che lo vedono salire fino al 18% entro il 2029. Cifre da capogiro per un partito che non esiste ancora e non ha un nome. Tant'è che lo Spectator ironizza sul battesimo, «con entrambi così ossessionati da Israele, potrebbe chiamarsi Nuovo Partito Indipendente Antisionista». Per le analisi d'opinione sarebbe già primo nelle preferenze tra i giovani della fascia tra i 18 e i 24 anni, oltre un terzo (36%) si dice pronto a prendere in considerazione il voto per un partito del genere. Il sostegno potrebbe finire per concentrarsi a Londra, con il 29% dei londinesi disposti a prendere in considerazione l'idea di votare per la nuova coppia rispetto al 15-19% in altre regioni della Gran Bretagna. La disponibilità a prendere in considerazione un partito di sinistra guidato da Corbyn è più alta tra coloro che appartengono alla classe media (21%) rispetto a coloro che appartengono alla classe operaia (16%).Ma i sondaggi indicano anche che potrà contare su un forte sostegno da parte dei musulmani britannici, e questo fattore da solo potrebbe annunciare l'emergere di pericolose tensioni settarie nel Paese. Attualmente, nel Regno Unito vivono circa quattro milioni di musulmani. E il numero di musulmani sta aumentando rapidamente. Nel 1990, rappresentavano meno del 2% della popolazione britannica, ora superano il 6%. Il fattore più significativo è che la stragrande maggioranza dei musulmani del Paese vive in aree urbane, quindi l'impatto sulle elezioni è spesso amplificato perché il sistema elettorale maggioritario a turno unico della Gran Bretagna premia coloro che riescono a concentrare il loro sostegno in singole circoscrizioni. Nel 2024, per esempio, sono stati tanti i candidati che si sono presentati da indipendenti, dopo aver lasciato il Labour, riuscendo a vincere puntando quasi esclusivamente sul voto musulmano locale.Ad oggi, i musulmani britannici rappresentano una quota consistente dell'elettorato in almeno 50 delle 650 circoscrizioni del Paese, secondo i sondaggi. Alle elezioni dello scorso anno, tutti i 32 collegi con la maggiore concentrazione di musulmani sono andati ai laburisti. La vera novità, però, è che a questo punto della guerra a Gaza si è accesa la miccia della radicalizzazione tra molti elettori musulmani britannici stanchi di un Labour percepito come troppo timido nei confronti di Israele. Già nel 2024, sei indipendenti filo-palestinesi hanno strappato seggi in Parlamento, segnando una crepa significativa nell'edificio laburista. È in quello spazio aperto che il progetto politico del duo Zarah-Jeremy potrebbe farsi largo: un'inedita alleanza islamo-marxista, qualcosa che l'Europa non ha mai visto in questi termini - e che, se riuscirà a superare la fase di gestazione potrebbe mandare definitivamente in soffitta il bipartitismo del Regno Unito. Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "La mezzaluna a New York, in arrivo il primo sindaco islamico" spiega chi è il musulmano Zohran Mamdani che stravince le primarie per la carica di primo cittadino. Socialista, pro-Hamas e pro-aborto parte alla conquista della Grande Mela per farne la Grande Mecca dell'islamo-progressismo. Siamo alla frutta?Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 giugno 2025:Zohran Mamdani, il trentaquattrenne socialista nuova stella del Partito Democratico statunitense, ha battuto Andrew Cuomo, alle primarie democratiche per la carica di sindaco di New York City, martedì sera con il 43,5%. Ed è in pole per diventare il primo sindaco musulmano della città. «Stasera abbiamo fatto la storia!», ha urlato mentre cantava vittoria. In effetti si tratta del più grande sconvolgimento nella storia moderna di New York City. La corsa s'è mostrata dal primo giorno anomala con i due principali candidati democratici che offrivano visioni nettamente diverse per la città. Ma è stato Mamdani ad assicurarsi la nomination democratica per la carica di sindaco. E il ground zero del capitalismo globale si è risvegliato in preda a sudori freddi, scosso da un incubo ricorrente che ha già attraversato il mondo innumerevoli volte, lasciando dietro di sé una scia di distruzione, fame e miseria - solo per scoprire che era tutto fin troppo reale: probabilmente avrà presto un sindaco socialista, o come ha detto Trump, un «lunatico comunista».Una vittoria che ha interdetto Wall Street ma non solo, anche i membri della generazione Z e Alpha che hanno votato per Mamdani: rimasti poi traumatizzati nello scoprire cosa significhi socialismo - è stata infatti registrata un'impennata di ricerche su Google quando sono arrivati i primi risultati. Con un manifesto elettorale che sembra scritto durante un'assemblea nel cortile della Evergreen University, Zohran Mamdani, non è un imitatore di Bernie Sanders, ma il suo modello evoluto. Una specie di supereroe per i giovani
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Un rapporto (non più) segreto svela la Francia sharia-friendly
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8178UN RAPPORTO (NON PIU') SEGRETO SVELA LA FRANCIA SHARIA-FRIENDLY di Lorenza Formicola Era etichettato come "segreto" il disarmante rapporto del governo Attal intitolato Fratelli Musulmani e islamismo politico in Francia. Le Figaro è riuscito ad averlo in anteprima, oltre che in esclusiva. Reti tentacolari, organizzazione segreta, quartieri islamizzati: il quadro dipinto è il progetto dettagliato del tentativo di reclutamento al fine di instaurare uno Stato islamico sotto il giogo della shari'a.La versione desecretata ma alleggerita verrà presentata oggi, 21 maggio, da Macron al Consiglio di Difesa. La questione dell'infiltrazione islamista e dei Fratelli Musulmani ha turbato il 55 di rue du Faubourg-Saint-Honoré.Il delicatissimo documento di difesa, il cui intero contenuto non sarà reso pubblico probabilmente mai, e a cui hanno lavorato un prefetto e un ambasciatore avvalendosi di una ricca rete diplomatica, non era esattamente quello che Macron si aspettava di aggiungere alla lista delle già non poche seccature. Era solo il 12 maggio, quando l'Assembléè Nationale su iniziativa della coalizione di centrodestra, presentava la proposta di risoluzione volta alla creazione di una commissione d'inchiesta sui legami esistenti tra i rappresentanti di movimenti politici, organizzazioni e reti che sostengono l'azione terroristica o diffondono l'ideologia islamista.Poi è arrivato il rapporto non più "segreto". È stata una missione lunga oltre un anno, condotta in Francia e in diverse altre parti d'Europa, durante la quale sono stati incontrati leader musulmani sia a livello nazionale che locale, ritenuti espressione dei Fratelli Musulmani a Parigi.Annunciata circa un anno fa, l'inchiesta ha trovato un contesto in cui la presenza dell'islam legato alla Fratellanza è radicata in almeno venti dipartimenti. Il rapporto, inoltre, conferma che a fare da sfondo ad un fenomeno che pare fortemente in ascesa, è anche l'impatto della guerra scoppiata dopo l'attentato terroristico compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023. Il meccanismo d'influenza dei Fratelli Musulmani emerge con forza: attraverso strategie di separatismo e sovversione, la Fratellanza ha saputo portare avanti un processo di islamizzazione nel territorio francese, contribuendo alla destabilizzazione della République.Il rapporto del governo racconta di una cerchia interna del movimento della Fratellanza, vale a dire lo zoccolo duro, che conterebbe tra le 400 e le 1000 persone, con un bilancio che si aggira intorno ai 500.000 euro, e che, in ragione dei tentativi del governo di arginare il fenomeno, negli ultimi cinque anni si sarebbe quantomeno dimezzato. Fino al 2019 la Fratellanza ha potuto beneficiare dei finanziamenti esteri provenienti, tra i tanti, anche dal Qatar.FRANCIA, PORTA SPALANCATA PER L'ISLAMEmerge una Francia porta d'accesso, più che aperta, spalancata per l'islamismo. Nelle 73 pagine recepite in esclusiva da Le Figaro emerge che sono circa 139 i luoghi di culto direttamente alle dipendenze della Fratellanza e rappresentano la principale emanazione del movimento. Hanno, ormai, ridefinito buoni e cattivi, seguendo un criterio che fonde realismo politico e utilitarismo economico.Negli anni sono stati capaci di occupare il settore dell'istruzione, ormai priorità della branca francese dei Fratelli Musulmani. Secondo il rapporto, sono 21 gli istituti legati alla Fratellanza e accolgono oltre 4.200 studenti. Sono, invece, 815 le scuole coraniche su tutto il territorio nazionale che accolgono complessivamente 66.050 studenti minorenni. Mentre il velo resta lo stendardo della preservazione dell'islam nella Francia di Macron.I servizi segreti, ancora, hanno identificato nella regione di Lione non meno di «una cinquantina di associazioni musulmane (...) che manifestano più generalmente un'inclinazione verso i Fratelli Musulmani» e sarebbero due le grandi moschee, di cui una probabilmente quella di Villeurbanne, a svolgere la funzione di pilastri del sistema. Le figure religiose, onnipresenti, esercitano un'influenza in tutte le direzioni «nei campi della beneficenza e dell'impegno umanitario, dell'educazione religiosa, della famiglia, del matrimonio, dell'integrazione professionale, dell'imprenditoria musulmana, della tutela dei consumatori, dei servizi alla persona, dell'educazione degli adulti» e, naturalmente, nella «lotta contro l'islamofobia». Questo controllo totale si traduce in una «rigorosa pratica religiosa con un numero molto elevato di bambine che indossano l'abaya e un aumento massiccio e visibile di bambine che indossano il velo». Addirittura all'età di cinque anni.Il rapporto ripercorre la storia del movimento in Europa iniziata almeno 70 anni fa, «a seguito dei movimenti migratori e della repressione nei loro confronti nel mondo musulmano a partire dagli anni '50».Solo poche settimane fa, Bruno Retailleau, ministro dell'Interno, lamentava la possibilità, a suo dire, che i Fratelli Musulmani potrebbero presentarsi per le presidenziali del 2027 con un loro partito o con una rete capace di sostenere un candidato pescato da forze già esistenti nel Paese: «se ci prendete con voi, vi portiamo un sacco di voti». «L'obiettivo finale è quello di far inginocchiare l'intera società francese alla legge della shari'a», sostiene il ministro Retailleau.GLI ISLAMISTI AVANZANO IN TUTTI GLI AMBITIE, nel frattempo, proprio mentre scriviamo, Fondapol, il think tank guidato da Dominique Reynié, ha pubblicato il rapporto Combattere l'islamismo sul campo scritto dal prefetto di Hauts-de-Seine, Alexandre Brugère, e con un contributo del ministro dell'Interno Retailleau. Quasi come un riscontro dello sconvolgente rapporto dei servizi segreti sui Fratelli Musulmani.Riguardo all'accelerazione dell'entrismo islamico nella società, secondo il prefetto Brugère gli islamisti avanzano e si sono infiltrati in «tutti gli ambiti della nostra vita collettiva». Predicatori sui social media; scuole private a carattere islamico che non hanno sottoscritto un contratto con lo Stato; società sportive che mescolano sfacciatamente sport e preghiera, separano le donne dagli uomini e promuovono il velo nelle competizioni; attività commerciali halal che spingono per l'in-group - cioè nascono per rafforzare un senso di appartenenza comunitaria tra musulmani, per trasmettere valori religiosi e alimentare una logica di separazione e di isolamento.Quanto ai luoghi di culto, il prefetto sottolinea la difficoltà nell'identificare i sermoni legati al terrorismo perché è in atto la strategia dell'occultamento (la famosa taqîya) per non farsi segnalare.Per contestare tutto ciò che è occidentale in Francia «i movimenti dei Fratelli Musulmani puntano sui numeri, con un carburante potente: la vittimizzazione di fronte alla presunta minaccia di islamofobia. Tutti posso vedere come questo neologismo, utilizzato in tutti i modi, sia diventato un argomento di marketing inarrestabile per incoraggiare milioni di francesi a ritirarsi dalla comunità nazionale», scrive il prefetto Brugère nel suo dossier.I Fratelli Musulmani condividono elementi riconducibili ad alcune sette, metodi di entrismo e di infiltrazione paragonabili a un'organizzazione mafiosa. I Fratelli musulmani stanno conducendo una guerra a bassa intensità che, purtroppo, leggiamo attraverso il prisma deformante del radicalismo.L'obiettivo è riunire la umma, la nazione musulmana, l'unica legittima ai loro occhi. Vogliono instaurare una società islamica globalizzata in conformità con un'esigenza divina. Nelle società prive di tradizione musulmana, vogliono rendere la società "sharia-compatibile" fino a quando non si "arrenderà" naturalmente all'islam. In un momento in cui la Francia è divorata da un male esistenziale, l'esecutivo dovrà portare la risposta a un livello completamente nuovo. È in pericolo non solo la Francia, ma tutta l'Europa.
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Come l Islam sta cambiando il modo di lavorare
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8128COME L'ISLAM STA CAMBIANDO IL MODO DI LAVORARE IN FRANCIA di Lorenza Formicola Come ogni anno dal 2013, l'Institut Montaigne - think tank di orientamento liberale molto vicino al presidente Macron - ha pubblicato il suo rapporto per determinare il peso della religione nel mondo del lavoro in Francia. L'indagine approfondita, firmata dal professore universitario di scienze gestionali dell'Institut d'Administration des Entreprises de Brest, Lionel Honoré, evidenzia come lo spazio, l'influenza e le circostanze segnate dalla fede in ambito lavorativo siano in netto aumento rispetto al 2022 e l'islam figura come la religione più rappresentata. Il rapporto entra nel merito e utilizza l'espressione sovrarappresentazione per l'islam.Honoré ha concentrato il suo lavoro di ricerca dedicando l'attenzione sul funzionamento delle aziende e sui comportamenti di dirigenti e dipendenti quando c'è di mezzo la religione. Dato che s'inserisce, a sua volta, in quello di un Paese dove l'ateismo è in crescita - circa il 40% della popolazione -, a dirsi ancora cristiani è poco meno del 50% e i musulmani dichiarati sono tra l'8 e 10%.Secondo l'Institut Montaigne, il 71% degli intervistati dichiara di esser stato testimone di un qualche tipo di episodio in cui la religione ha influito sulla gestione del lavoro, rispetto al 66,7% di due anni fa: questo significa che sette aziende su dieci identificano nel loro funzionamento quotidiano situazioni che è la religione a regolare, si tratta del dato più alto da quanto il rapporto viene pubblicato. L'islam è presente nell'81% delle situazioni, contro il 73% del 2022. In calo il cattolicesimo, che figura nel 19% dei casi e i culti evangelici nel 16% delle circostanze.L'ampio studio, basato sulle risposte di 1.348 dirigenti e 1.401 dipendenti, vuole fornire un indicatore efficace dell'evoluzione della religione all'interno della società. Se «nella maggioranza delle aziende, la presenza della religione è regolamentata e gestita senza notevoli difficoltà», nota l'autore del rapporto, Lionel Honoré, «le tensioni e i conflitti registrati sono in notevole aumento».COMPORTAMENTO NEGATIVO NEI CONFRONTI DELLE DONNEE la sovrarappresentazione della religione musulmana si riflette in particolare nell'uso di simboli religiosi in forte aumento, - al 36% nel 2024 rispetto al 19% nel 2022 -, ma anche per quel che concerne le assenze e le richieste di cambiamenti d'orario: il 52% delle richieste arriva dall'islam. È il 44% degli intervistati a denunciare, invece, che alcuni simboli religiosi sono ragione di preoccupazione e turbano la quiete sul posto di lavoro.Anche il comportamento negativo nei confronti delle donne viene citato come conseguenza importante dei «fatti religiosi» osservati sul lavoro. Nel 2024, il 15% dei dipendenti intervistati ha assistito ad atteggiamenti sgradevoli, rispetto al 13% nel 2022. Secondo il rapporto, «fatti e comportamenti negativi nei confronti delle donne si riscontrano esclusivamente come legati all'islam». Più in generale, «ogni episodio trasgressivo sul posto di lavoro ha a che fare con l'islam»: nel 91% delle circostanze contro l'89% del 2022.Il 6% afferma che sta cambiando il proprio comportamento con le colleghe per motivi religiosi e un altro 6% ha già chiesto di non lavorare direttamente con o sotto supervisione di una donna.Secondo l'indagine, l'ebraismo risulta la fede più colpita da atti discriminatori. Gli atti frequenti di stigmatizzazione sono al 15% (+2 punti), mentre gli atti occasionali sono al 23%, con un aumento di ben 15 punti percentuali. Questi due dati sono in forte crescita rispetto alla rilevazione del 2022 (rispettivamente del 2% e del 13%). Nel dettaglio, lo stigma nei confronti delle persone di fede ebraica è particolarmente aumentato rispetto al 2022, passando dal 16% al 32%.L'indicatore dell'Institut Montaigne dimostra anche che la manifestazione dei fatti religiosi in atto è soprattutto una questione di età. Pertanto, la stragrande maggioranza delle situazioni (79%) coinvolge persone di età inferiore ai 40 anni. I casi di comportamento negativo nei confronti delle donne, attribuiti dal rapporto esclusivamente ai dipendenti musulmani, sono presenti in modo significativo prima dei 35 anni e poi si fanno più rari sopra i 40 anni.CONDIZIONARE COMPORTAMENTILo studio sottolinea, così, come il crescente impatto di determinate convinzioni religiose nel mondo professionale sia capace di condizionare comportamenti, abitudini e consumi. Quello del think tank parigino non è, pertanto, un rapporto sui generis. Ma vuole essere una fotografia statistica rilevatrice di un Paese che sta andando in sofferenza nel rapporto con l'islam nello spazio pubblico. Basta tornare indietro di circa dieci anni, che poi è anche il momento in cui l'Institut Montaigne ha inaugurato le sue indagini annuali.Pochi giorni dopo gli attentati islamici del Bataclan, e in seguito alla notizia che voleva Samy Amimour, uno dei kamikaze, come autista di autobus della Ratp, la compagnia del trasporto pubblico parigina, iniziò ad emergere la preoccupazione dell'ingerenza islamica nel mondo del lavoro. Quell'attentato aprì tutta una serie di indagini in Francia ed emerse quel che già si sapeva: a Pavillons-sous-Bois - quartier generale del reparto autobus e tram della Ratp - i dirigenti non comandavano molto. La direzione raccontò di come le istanze delle comunità islamiche di fatto regolavano, già allora, le dinamiche sul posto di lavoro: dal rifiuto dei macchinisti di stringere la mano alle donne o di guidare se dietro un'auto a sua volta guidata da una donna fino agli autobus in sosta, nel bel mezzo della corsa giornaliera, per recitare le preghiere.Tra manifestazioni di pietà, rapporti tra uomini e donne, integrazione di nuovi dipendenti e addirittura di paura del terrorismo, la RATP dieci anni fa condensava, in una stessa azienda, tutti i temi propri dell'espressione della religione al lavoro e che oggi l'Istitut Montaigne analizza a livello nazionale raccontando di quelli che erano solo allarmi e oggi son fatti consolidati.CLAUSOLA DI NEUTRALITÀEra il 2005, quando veniva introdotta una clausola di neutralità nei contratti di lavoro per le prime difficoltà riscontrate. E nel 2011 venne addirittura pubblicato un primo codice etico in Francia. Ma l'iniziativa aveva un significato più simbolico che reale. Era l'epoca in cui la storica sigla sindacale francese, Force Ouvrière, venne soprannominata “Forza Orientale” perché appariva oltremodo aperta alle richieste della comunità islamica. Nel 2014, la Force Ouvrière sospese l'adesione di quasi 200 iscritti al sindacato perché non rispondevano ai valori dello Stato. Decisione che costerà un prezzo altissimo: alla fine del 2014 il sindacato ottenne solo il 9,6% dei voti e perse la sua rappresentanza alla RATP. A beneficio di un nuovo sindacato, appena nato, la SAP, ribattezzato tra gli addetti ai lavori come “l'Unione dei musulmani”.La cronaca francese del 2024 racconta di corrieri che rifiutano di consegnare casse di vino o birre, o, addirittura, di aziende di aiuto domestico responsabili della spesa per anziani non autosufficienti con dipendenti velate che depennano carne di maiale dalle liste della spesa. E poi c'è tutto il tema legato a quando, come e se lavorare durante il Ramadan.Nel 1987, Gilles Kepel propose di parlare di «estensione del dominio halal» per descrivere la trasformazione delle forme di religiosità che dalle periferie arrivavano in centro con una rigidità identitaria inedita al punto di spingere a governare la loro esistenza e il mondo che li circonda. Nel 1900: in Francia lo 0% dei neonati aveva un nome arabo-musulmano. Nel 2021 erano il 21,1%. Una dinamica, non marginale, che ha già trasformato profondamente il volto culturale della Francia.Houellebecq, il celebre scrittore francese, al Corriere della Sera, l'11 dicembre, raccontava, «quando ho lasciato la Francia nel 1999 non si parlava affatto d'islam. Quando sono tornato, 12 anni più tardi, non si parlava che di questo, continuamente». Aggiungendo, a proposito di una Francia cambiata o meno, dopo gli attentati del 2015, «il peggio è che non è cambiato niente. L'islamismo ha continuato ad avanzare».Il nucleo del romanzo fantapolitico Sottomissione che, probabilmente ha reso veramente famoso Houellebecq è la penetrazione nell'islam nella società attraverso l'università. Cosa che l'islam ha già fatto. Oggi, il rapporto dell'Institut Montaigne ci racconta che l'islam ha invaso il mondo del lavoro francese, quindi la società, modellandola.
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Ramadan, scene di ordinaria sottomissione
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8119SANTI O MEDIOCRI? LA NECESSITA' DELLA VIRTU' CARDINALE DELLA FORTEZZA di Padre Cipriano de Amborosiis "Viva Cristo Re!". Furono queste le ultime parole pronunciate dal martire messicano, il beato Miguel Pro, accusato ingiustamente e fucilato in odio alla fede il 23 novembre 1927 a soli 36 anni d'età. Nel periodo della persecuzione messicana contro la Chiesa, egli si donò completamente per sostenere i cattolici perseguitati, i poveri, i malati, i moribondi. Svolse clandestinamente il suo ministero di sacerdote, e in un giorno riuscì a distribuire anche 1500 Sante Comunioni. Questo Beato, che agli occhi di tutti sembrava essere sempre felice e ottimista, in realtà nascondeva le lacrime dietro al sorriso e passò nel crogiolo della sofferenza più acuta e della depressione a causa della persecuzione che stava patendo il suo popolo e la sua famiglia. Arrestato, quando si rese conto che gli restavano poche ore di vita, chiese di essere portato sul luogo dell'esecuzione, senza essere bendato né trascinato. Poco prima di ricevere il proiettile in petto, perdonò i suoi assassini e allargò le braccia a forma di croce, tenendo in mano il Rosario.Un anno dopo la morte del Beato, san José Sanchez del Rio, ragazzo messicano di 14 anni, subiva anche lui il martirio in difesa della fede cattolica, dopo atroci torture. Prima di morire, dopo essere stato ripetutamente pugnalato, un soldato gli chiese di lasciare un messaggio per suo padre: «Ditegli che ci rivedremo in Paradiso. Viva Cristo Re! Viva la Madonna di Guadalupe!».LE ALTERNATIVE SONO DUELa beata Irene Stefani, missionaria in Africa, morta in Kenya nel 1930, era instancabile nel correre tra i malati, nell'amministrare ai moribondi il Battesimo (amministrò il Battesimo a circa tremila anime in punto di morte), nel catechizzare, nel sanare le piaghe dell'anima e del corpo. Tutti questi Santi (e tanti altri ancora) dove trovavano la forza spirituale (e fisica) nell'andare avanti?Nelle nostre vite le sofferenze, i dolori, i travagli e le avversità sono innumerevoli, ed è impossibile che spariscano. Quello che però fa la differenza è come li affrontiamo nel tempo che ci è dato da Dio. Le alternative sono due: possiamo comportarci da eroi o da mediocri. Gli eroi, i Santi, sono coloro che danno valore soprannaturale alla sofferenza, perché vedono in essa un mezzo per unirsi più intimamente a Cristo e per andare in Paradiso; i mediocri invece si lamentano di essa, si chiedono perché Dio li abbia voluti punire mandando quei castighi, arrivano alla disperazione e alla mancanza di abbandono in Dio.La fortezza è perciò quella virtù che fa affrontare senza temerità e timidezza qualunque pericolo per il servizio di Dio e del prossimo. Tra temerità e timidezza c'è una differenza grande quanto il giorno e la notte: la prima ci fa affrontare i pericoli confidando solo nelle nostre forze, la seconda invece non ci dà il coraggio di superare le difficoltà, non facendoci confidare nell'aiuto della grazia.NÉ TEMERITÀ, NÉ TIMIDEZZADue eccessi a cui la virtù della fortezza sa ben rispondere in maniera equilibrata. Questa, inoltre, ci fa superare le tentazioni e le difficoltà che provengono da parte del demonio, del mondo e delle passioni. La fortezza fa vincere il rispetto umano, ci dà la forza per affrontare le derisioni, le persecuzioni, la morte e anche il martirio. Integra questa virtù la pazienza, grazie alla quale sopportiamo con animo sereno le tribolazioni permesse da Dio per la nostra santificazione.Nelle Litanie lauretane invochiamo l'Immacolata sotto il titolo di Vergine potente. In effetti, non si può forse considerare la nostra Mamma celeste come l'esempio, per noi più importante, di Colei che ha vissuto integralmente e in maniera eroica la virtù della fortezza? Quante difficoltà ha dovuto affrontare nella sua vita, a partire dalla Nascita di Gesù, la fuga in Egitto, la profezia di Simeone, la Passione e la Crocifissione dell'amato Figlio? Tutto ciò che ha patito Cristo, l'ha sofferto intimamente e interiormente anche Lei. Solo l'Immacolata può veramente insegnarci come si soffra e si offra santamente. Solo Lei può insegnarci la magnanimità, che rende pronti a compiere opere eccelse per il servizio di Dio, la pazienza nel sopportare tutti i mali senza contristarsi, e la perseveranza, che fa proseguire nell'esercizio delle virtù.È a Lei dunque che chiediamo la grazia dell'esercizio perfetto della virtù della fortezza, come i martiri, come i missionari, instancabili nel servizio a Dio, come tutti i Santi che hanno fatto di Dio la loro roccia, il loro sostegno, senza temere le tempeste della vita perché totalmente fidenti in Lui.
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Differenze tra la quaresima e il ramadan
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8111DIFFERENZE TRA LA QUARESIMA E IL RAMADAN di Roberto de Mattei Sul "Corriere della Sera" del 13 marzo 2025 leggiamo un reportage dall'Inghilterra del giornalista Luigi Ippolito che scrive questo: "A Londra il Ramadan sembra aver soppiantato la Quaresima: quest'anno i due periodi di digiuno e penitenza praticamente coincidono, ma tutta l'attenzione appare focalizzata sulla ricorrenza musulmana. Nei grandi supermercati ci sono pubblicità che annunciano «Sei pronto per il Ramadan?», Harrod's sul suo sito propone cene per l'Iftar, il banchetto dopo il tramonto che spezza il digiuno, le catene di fast food offrono sconti, i parrucchieri stanno aperti fino a tardi per agevolare la clientela musulmana".Non basta: nella capitale britannica sono state accese le "Luci del Ramadan" a Coventry Street, mentre nella centralissima Leicester Square c'è una installazione luminosa interattiva che vuole simboleggiare lo "spirito del Ramadan".L'islamizzazione europea avanza dunque indisturbata, come un'onda silenziosa. Da una parte si reclama di togliere dalle scuole il presepio o i canti di Natale, per non urtare la sensibilità dei non cattolici, ma nessuno si sognerebbe di chiedere la rimozione delle luminarie del Ramadan.L'ostentazione del Ramadan da parte dei musulmani ci aiuta a capire la differenza con la nostra Quaresima, che non ha bisogno di luminarie, perché è uno spirito interiore. L'Islam invece si presenta come una religione rituale, che si limita a esigere dai propri appartenenti il rispetto dei cosiddetti cinque pilastri: l'affermazione verbale del monoteismo, la recita delle preghiere prescritte, il viaggio una volta nella vita alla Mecca, l'elemosina rituale e quello che è l'aspetto più noto: il digiuno del Ramadan.LA RELIGIONE DEL PIACEREUna volta adempiuti questi obblighi esteriori, il musulmano è libero di immergersi nel piacere. Il digiuno del Ramadan non è penitenza, è ritualismo. Si digiuna per otto ore e si mangia a volontà nelle otto ore successive. Ciò sarebbe inconcepibile per un cristiano a cui nella Quaresima non viene richiesto di osservare dei semplici riti, ma di vivere in spirito di penitenza. Per questo Gesù stigmatizza l'atteggiamento dei farisei, i quali osservavano con scrupolo le prescrizioni rituali imposte dalla legge, ma avendo il cuore lontano da Dio.Nell'Islam non c'è spirito di penitenza perché non c'è spirito di sacrificio. E non c'è spirito di sacrificio perché l'Islam ignora, anzi respinge, quel sacrificio della Croce che san Paolo definisce "scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani". (1 Corinzi 1, 22-23).L'Islam può essere definito una "religione del piacere": non solo perché ignora il sacrificio, ma perché sostituisce nel Paradiso al concetto cristiano di felicità eterna quello di eterno piacere, di infinita voluttà. Il paradiso islamico, prevede innanzitutto le gioie dei sensi: banchetti squisiti, accompagnati da vini prelibati; gioie carnali con le sempre vergini a disposizione degli Eletti.Il Papa Pio II, in una celebre lettera scritta nel 1461 al sultano Maometto il conquistatore, lo ammoniva con queste parole: nella vita eterna "la nostra felicità corrisponde alla parte più nobile del corpo, l'anima; la vostra alla più vile, il corpo. La nostra felicità è intellettuale, la vostra materiale. (...) La nostra è comune agli angeli e allo stesso Dio, la tua ai porci e agli animali bruti".UNA RELIGIONE TOTALITARIA CHE VUOLE LA CONQUISTA DEL MONDOProprio per questo edonismo, l'Islam può esercitare un'attrazione sui giovani secolarizzati d'Occidente. I giovani occidentali, come ogni uomo, aspirano al sacro, all'assoluto, ma sono corrotti dal relativismo, incapaci di sacrificio. L'Islam offre loro una religione che presenta un surrogato di sacro, senza chiedere nessun sacrificio reale. Ma la chiave del successo dell'Islam sta anche nell'appoggio finanziario che riceve dall'OCI, la Conferenza Internazionale Islamica, che raccoglie 58 Paesi musulmani e da alcune delle nazioni più ricche della terra, come l'Arabia Saudita. [...]L'Islam è una religione totalitaria che si propone la conquista del mondo e l'Arabia Saudita, dopo aver investito per decenni in moschee, oggi investe nelle università occidentali per cambiarne le idee. [...]Negli Stati Uniti una vasta protesta a favore dei terroristi di Hamas ha coinvolto prestigiosi atenei, come la California University, Harvard, Yale e Columbia. Una delle ragioni di questo allineamento di una cospicua parte di studenti e di docenti delle università americane alle parole d'ordine dell'Islam radicale sta nel fatto che le principali università americane ricevono massicci finanziamenti da Fondi islamici, in particolare dall'Arabia Saudita, dal Qatar e dagli Emirati. Questo denaro, fluisce verso tutti i tipi di scuole americane private e pubbliche. In America, come in Europa, i finanziamenti non sono a fondo perduto, ma legati alla creazione di centri di studi, corsi di laurea e master dedicati alla promozione della cultura islamica e all'assunzione di docenti favorevoli alla religione di Allah, che viene praticata in moschee costruite negli immediati dintorni delle università.La celebrazione del Ramadan è un'espressione di questa cultura, antitetica a quella occidentale e cristiana. E la resistenza a questa offensiva anticristiana, non si può certo ridurre al controllo, pur necessario, dei flussi migratori, ma è soprattutto culturale e spirituale.Non è troppo tardi. Contro l'Islam che ci aggredisce facciamo nostre le parole che rivolgeva Pio II al sultano musulmano. Il Papa ricordava al "conquistatore" che nella storia è accaduto che un piccolo esercito cristiano riuscisse a sbaragliare il ben più forte esercito ottomano, solo grazie a un aiuto straordinario di Dio. Ciò non è mai accaduto per l'Islam. L'Islam può vincere con la forza del numero, delle armi o del danaro, ma non ha dalla sua il miracolo, l'intervento di Dio, che in qualsiasi momento è capace di capovolgere quelli che sembrano i destini irreversibili della storia.
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Dal calcio alle piazze, in Europa il ramadan detta legge
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8101DAL CALCIO ALLE PIAZZE, IN EUROPA IL RAMADAN DETTA LEGGE di Lorenza Formicola Quando il deputato Aboubakar Soumahoro, a bordo del suo suv senza assicurazione, ha annunciato di aver presentato la proposta di legge alla Camera per il riconoscimento civile dell'Eid Al-Fitr, la "festa della rottura del digiuno" che segna la fine del mese di Ramadan, nessuno ci ha dato troppo peso. Se è vero che, almeno per ora, non sembra ci siano le condizioni perché la proposta diventi legge, è altrettanto vero che nessuno s'è troppo turbato perché una proposta del genere giaccia al Parlamento italiano.D'altronde è proprio in queste settimane che la dolce islamizzazione d'Occidente s'impone come una realtà impossibile da ignorare.Sono i campi di calcio d'Europa che hanno mandato in onda il Ramadan normalizzando, come mai prima, il mese sacro islamico. Quest'anno, Ramadan e Quaresima, di fatto coincidono, ma tutta l'attenzione è per il primo, mentre i quaranta giorni che separano alla Pasqua sono qualcosa di misconosciuto e trascurato di fatto. Più spesso anche di mortificato.Dopo otto minuti dall'inizio della partita di Champions League tra Lille e Borussia Dortmund l'arbitro ha interrotto il gioco (nella foto). Perché? Per permettere ai calciatori islamici di ristorarsi: è il Ramadan! Il digiuno islamico vuole, infatti, che i musulmani neanche bevano dall'alba al tramonto. In tutta Europa, un numero crescente di leghe calcistiche sta implementando misure specifiche per consentire ai giocatori musulmani di interrompere il digiuno durante le partite serali. Uno strappo al regolamento e pure allo spettacolo della partita, l'importante è che l'islam sia protetto. E le nuove generazioni educate alla volontà di Allah.CARNEVALE ANNULLATO IN GERMANIAIn Belgio, è stato rivisto il regolamento per concedere la pausa durante le partite nel periodo del Ramadan e consentire ai giocatori musulmani di rompere il digiuno.L'Inghilterra è stato il primo Paese a modificare il regolamento per il Ramadan. Se negli ultimi anni si trattava di libere concessioni del direttore di gara, quest'anno l'annuncio è stato ufficiale, in pompa magna: dal primo marzo le partite si potranno interrompere, come quelle di basket per intenderci, con una specie di time out per i calciatori musulmani. È successo nella partita tra Manchester City e Plymouth, così come tra Manchester United e Fulham. E succederà ancora.Lo stesso ha fatto la Federazione calcistica olandese (KNVB) specificando che le brevi pause durante le partite serali per consentire ai giocatori musulmani di interrompere il digiuno siano concesse anche per un solo giocatore.Chi quest'anno s'è voluta, invece, chiamare fuori, è la Federazione calcistica francese (FFF). Nel 2024, in seguito anche alle polemiche legate al velo a scuola, la FFF ha introdotto direttive al contrario: vietato interrompere le partite per rompere il digiuno islamico. Niente concessione per l'islam di Francia. Dopo decenni d'islamizzazione dilagante e la guerra del velo che i musulmani di Parigi hanno intrapreso, il governo procede per goffi tentativi per arginare la marea con le mani. Così, il Senato ha appena adottato un testo che rafforza, e generalizza, il divieto di riferimenti religiosi in tutti gli sport.Il campionato di calcio italiano ancora tentenna, non ha un regolamento modificato in favore del Ramadan, ma nel frattempo, quest'anno ignorerà la Pasqua per disputare tre turni di Serie A. Della serie: la domenica della Resurrezione di Cristo si può ignorare, il Ramadan no.Nel frattempo, gli assembramenti di massa dei musulmani sono ormai gli unici raduni pubblici che non richiedono la protezione della polizia, mentre tutte le altre forme di eventi pubblici, specie se con una connotazione cattolica, subiscono cancellazioni, revisioni, boicottaggi di diversa natura.Accade ad esempio che in Germania si annulli il Carnevale perché i terroristi hanno fatto i nomi di potenziali obiettivi, tra cui le sfilate di Carnevale. Così, niente carnevale a Monaco e a Norimberga. Ma anche a Kempten, dove la tradizionale sfilata è stata annullata perché non c'erano abbastanza barriere in cemento e i costi delle misure alternative non erano "sostenibili". «Ramadan invece del Carnevale: il fallimento del progetto multiculturale», ha scritto con risentita ironia la giornalista Anna Diouf.«I segnali stradali bilingue sono un'espressione simbolica di inclusione sociale e diversità», diceva già due anni fa, Samy Charchira, il consigliere dei Verdi a Düsseldorf, quando, per la prima volta in Germania si installavano cartelli stradali in arabo come a Baghdad.LA DOLCE ISLAMIZZAZIONE IN INGHILTERRAIl modello è stata Londra, che sotto la guida del suo sindaco musulmano ha segnato la via della dolce islamizzazione. Da anni, ormai, la famosa Piccadilly Circus ha inaugurato l'illuminazione del Ramadan. E che Ramadan batta Quaresima dieci a zero a Londra non è una novità. Là non si parla che del mese sacro islamico, tutti sanno di cosa si tratta e tutto è cambiato perché i musulmani si sentano a casa.Nei grandi supermercati ci sono pubblicità che annunciano «Sei pronto per il Ramadan?»; Harrod's sul suo sito propone cene per l'Iftar - il banchetto dopo il tramonto che spezza il digiuno -; le catene di fast food offrono sconti, e i parrucchieri stanno aperti fino a tardi per agevolare la clientela musulmana.Nel Regno Unito l'islam è cresciuto del 44 per cento in soli dieci anni e Londra è già oggi al 18 per cento musulmana. I bambini musulmani sono più dei bambini cristiani in diverse città britanniche. Su 278.623 giovani nella seconda città più grande della Gran Bretagna, Birmingham, 97.099 si sono registrati come musulmani rispetto a 93.828 come cristiani. E l'introduzione del Ramadan come festività religiosa nazionale è sempre più dietro l'angolo.Lo scorso anno, anche Colonia ha festeggiato per la prima volta il Ramadan. E Monaco s'è illuminata per il Ramadan, a poche settimane dall'attacco islamista.«A Gesù oggi sarebbe impedito di parlare a Oxford», diceva già nel 2016 un super liberal di Oxford, Timothy Garton Ash. Ma già Edward Gibbon in Ascesa e caduta dell'Impero Romano ci avvertiva che se i Mori non fossero stati sconfitti a Poitiers nel 711 «oggi l'interpretazione del Corano sarebbe insegnata nelle aule di Oxford e i nostri pulpiti sarebbero calcati da chi predica la santa verità della rivelazione di Maometto».Nel 2025, i politici di tutta Europa fanno a gara con gli auguri del Ramadan, mentre nessuno osa fare riferimenti espliciti al Natale o alla Pasqua, ma soprattutto a nostro Signore Gesù Cristo. È sempre più evidente che l'eccezione si è fatta norma.
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Il terrorista che ha ucciso 5 persone al mercatino di Natale è islamico
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8026IL TERRORISTA CHE HA UCCISO 5 PERSONE AL MERCATINO DI NATALE E' ISLAMICO di Lorenza Formicola Le casette di legno del mercatino di Natale di Magdeburgo, capitale del Land Sassonia-Anhalt, nell'ex Germania Est, così vicino a Berlino, hanno chiuso definitivamente le saracinesche. Non apriranno più. Almeno fino al prossimo anno.Tutto s'è esaurito nel giro di tre minuti. Alle 19 di venerdì 20 dicembre, un uomo alla guida di un Suv si è deliberatamente lanciato sulla folla ad una velocità pazzesca, zigzagando per un percorso di circa 400 metri: cinque morti, tra cui un bimbo di 4 anni, e circa 200 feriti, 41 in gravi condizioni (nella foto LaPresse, la folla lascia fiori e prega davanti alla chiesa nei pressi del mercatino).Ci è riuscito nonostante il mercatino, come tutti in Europa da un decennio a questa parte, fosse "sotto la massima sicurezza". Polizia armata, veicoli blindati delle forze dell'ordine, e poi i blocchi di cemento anti attentato, quelli inventati a Londra contro il terrorismo islamico, erano ad ogni ingresso pedonale; tranne uno, quello per il pronto intervento. È da lì che è arrivato Taleb Jawad Hussein Al Abdulmohsen, il presunto attentatore, arrestato pochi minuti dopo i fatti.Di lui circola la foto di un passaporto saudita scaduto nel 2012. Il primo identikit rilasciato dai media internazionali racconta di un uomo, specialista in psichiatria e psicoterapia, che lavora in una clinica a Bernburg (Saale), dove vive, secondo la Bild. S'è trasferito dall'Arabia Saudita in Germania nel 2006. Tremendamente insoddisfatto per il modo in cui vengono trattati i rifugiati sauditi in Germania, s'era messo in tempi recenti ad ostentare simpatie per l'AfD. I vicini di casa intervistati raccontano di una persona del tutto normale, e l'AfD ha escluso qualsiasi legame tra il partito e l'uomo.KILLER DI ULTRADESTRA?Nel 2019, il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung pubblicava un'intervista al presunto autore dell'attentato in cui quest'ultimo dichiara di essere «il critico dell'islam più aggressivo della storia», affermando addirittura che «il buon islam non esiste». In quell'occasione affermerà anche di aiutare le donne a lasciare l'Arabia Saudita. Ma è sui social che il sospettato s'è mostrato molto impegnato politicamente, in particolare condividendo l'idea della chiusura delle frontiere e contro il progetto del governo di islamizzare la Germania.«Torna l'ombra cupa del terrorismo di estrema destra»; «killer di ultradestra»; «islamofobo e fan di Musk», sono alcuni dei titoli che la stampa, in particolare quella italiana, ha proposto al grande pubblico per raccontare un attentato che è il migliore dei cortocircuiti proposti nell'ultimo decennio. Cohn Bendit, l'anarco comunista ed ex europarlamentare tedesco dei verdi, in un'intervista a Repubblica dice che è tutta colpa di Musk, la sentenza è lapidaria: «È la strage di un fascista, sedotto da chi semina odio».Per qualche ora, la strage di Magdeburgo, oltre ad essere incasellata come responsabilità dell'AfD, la principale formazione di destra tedesca, è stata anche paragonata all'attentato neonazista di Charlottesville dell'agosto 2017.MOLTE COSE NON TORNANOIn realtà, molte cose non tornano, a partire dall'obiettivo dell'attentato, il mercatino di Natale: Al Abdulmohsen, saudita, ex musulmano, islamofobo, sionista, fan dell'AfD avrebbe volute punire la Germania per la tolleranza nei confronti dell'islam e colpisce un simbolo del Natale cristiano: islamisti o anti-islamisti l'obiettivo sarebbe sempre lo stesso. Del resto la modalità dell'attentato ricalca quello di precedenti stragi islamiste - Nizza, Berlino, Londra, con auto o camion lanciati contro la folla - e se davvero ce l'ha con i musulmani perché colpire un mercato di Natale e non una moschea all'ora di uscita dalla preghiera del venerdì, visto che era proprio venerdì?Inoltre il saudita, dopo l'arresto, è risultato positivo anche al test antidroga. Non è chiaro quale stupefacente abbia consumato, ma si sa che i terroristi utilizzano alcuni tipi di droghe per compiere attentanti.È utile allora spulciare nel suo profilo su X dove campeggia la foto di un mitragliatore Ar 15 - il fucile d'assalto utilizzato nelle stragi jihadiste e non - sospeso sopra l'autoritratto a matita di Taleb. Si trovano strani post in cui si mostra sostenitore dei nuovi jihadisti che hanno preso il potere in Siria, o racconta di aver obbedito ai suoi leader religiosi che autorizzavano i furti ai danni dei cristiani, infedeli. È venuta fuori anche un'intervista, rilanciata dal Corriere della Sera, in cui si definisce un uomo di sinistra. E si scopre che di recente una ragazza lo avrebbe segnalato alla polizia perché aveva manifestato l'intenzione, proprio via social, di compiere un attentato usando un'auto. Segnalazione che, a quanto pare, non è stata recepita, anzi ignorata. Inoltre l'Arabia Saudita avrebbe avvertito per ben tre volte le autorità tedesche proprio riguardo quest'uomo; la Germania, però, ne avrebbe rifiutato l'estradizione.Dunque la questione è più complessa di quello che la grande stampa vorrebbe far passare. E non si può scartare l'ipotesi della taqiyya, pratica islamica che consente ai fedeli di ingannare il nemico, fingere di essere un altro, allo scopo di non destare sospetti in una comunità che non è islamica. Del resto ci sono già diversi precedenti, come il caso del pakistano Muhammad Shahzeb Khan. Aveva fatto richiesta di asilo in Canada dichiarandosi ex musulmano ed omosessuale, per poi, lo scorso ottobre, essere arrestato perché terrorista islamico che, in collaborazione con una cellula Isis, organizzava un attentato per «massacrare quanti più ebrei possibile in Occidente» - come rivelato dall'FBI -, proprio nell'anniversario del 7 ottobre.
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La caduta di Assad in Siria
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8014LA CADUTA DI ASSAD IN SIRIA NON E' UNA BUONA NOTIZIA di Paola Belletti Converrebbe aspettare a togliere la gabbietta ai tappi di spumante, prima che partano inavvertitamente: non è così certo che ci sia di che festeggiare, anzi. La Siria è stata liberata dai cattivi e a prescindere dai "liberatori" siamo sicuri che si appresti a sbocciare in una festosa primavera di democrazia o meglio - dovendo prendere quello che passa il convento - a finire sotto un governo gestito da un ossimorico «fondamentalismo moderato»? Narrazione è tra i termini più abusati degli ultimi anni, ma in questo caso conviene chiamarlo in causa: sui molti media italiani e occidentali in genere non si raccontano solo i fatti, ma vengono forzate connotazioni positive dove invece persistono una grande complessità e numerosi pericoli legati all'islamismo radicale che, a quanto è dato sapere, non ha cambiato il proprio core business.Odia l'Occidente e tutto ciò che rappresenta e intende espandersi il più possibile. Ciò che è successo l'8 dicembre in Siria, e si sta tuttora consumando nel Paese con enormi ripercussioni sul Medio Oriente e su tutto lo scacchiere internazionale, quindi, è tutt'altro che una svolta positiva, dal momento che essere liberati da un tiranno, ancorché appoggiato da Putin, non significa affatto che ora la situazione sarà migliore, né per la popolazione siriana, né per le relazioni internazionali.I FATTINella notte tra sabato e domenica scorsi il gruppo jihadista HTS, Hayat Tahrir al -Sham, è entrato nella capitale Damasco già abbandonata dal presidente Bashar al Assad, datosi alla fuga, e senza incontrare alcuna resistenza da parte dell'esercito regolare. «In un video trasmesso dalla tv pubblica siriana», riferisce anche TGcom24, «i ribelli hanno annunciato la caduta del regime e "la fine della tirannia dopo 50 anni". Il premier Mohammed Ghazi Jalali ha teso loro la mano e resterà formalmente nel suo ruolo fino alla completa transizione dei poteri».Abu Muhammad Al Jolani è il leader a capo dei ribelli insorti contro Assad. Arrivato in città è stato ripreso mentre baciava la terra e le sue prime parole ufficiali, pronunciate alla folla radunatasi nella moschea degli Omayyadi, sono state una proclamazione di «vittoria per la nazione islamica». La storia di Jalali è quella di un leader jihadista che sta facendo carriera: da fondatore di Hts ha cercato di smarcarsi dalle altre forze militarizzate impegnate oltre confine per concentrarsi sulla creazione di una «Repubblica islamica» in Siria; dal 2016 definisce sé e il suo gruppo «custodi credibili di una Siria liberata da al-Assad».UN CAMPIONE DEL TERRORE: NON È QUI LA FESTACiò che per esempio sta facendo in questo momento il governo Usa è una sorta di operazione di restyling del marchio Jalani. Da terrorista internazionale sul quale pende una taglia di 10 milioni di dollari ad interlocutore affidabile per decidere gli equilibri mediorentali in poche semplici mosse. Questo è ciò che al Jalani preme per ottenere e il governo di Washington sembra volergli concedere, nonostante sanguinoso e fitto curriculum fatto di violenze terroristiche, a danno per esempio dei curdi, e la mai rinnegata continuità ideologica con il grande terrorismo jiahdista di Al Quaida dal quale si è allontanato solo per questioni di visioni strategiche, non di "ideali" che restano tali e quali. Il terrorista che ora si definisce solo "ribelle" spera dunque di diventare l'interlocutore ufficiale riconosciuto a livello internazionale e la taglia di 10 milioni potrebbe smettere di pendere sul suo capo, mentre il passato di massacri e il futuro in cui ambisce di veder trionfare l'islam radicale non sono cammuffabili nemmeno con un extreme make-over jihad edition.Bisognerebbe ricordarlo ai leader occidentali di Usa e Ue che, come scrive anche il "buon" Marco Travaglio sul Fatto di oggi, in preda a incoscienti entusiasmi per una Siria passata dalla mezzo-secolare tiranni di Assad al giovane e dinamico Califfato jihadista. Il "pragmatico" capo dei ribelli, concentrato sulle cose da fare, ha intanto abbandonato il suo nome di battaglia, non è più Abu Mohammed al Jolani ed è entrato a Damasco in una "Siria purificata" come Ahmad al-Sharaa osannato dalla folla come "il Conquistatore". In rete c'è chi si attarda a considerarne la poetica somiglianza con Fidel Castro (ah, la poesia dei tiranni illuminati...), a festeggiare addirittura le due vittorie dell'Occidente con la caduta di Assad, sostenuto da Russia e Iran e con colpevole ingenuità si dimentica di considerare quanto abbia incassato invece la Turchia del diversamente liberale Erdogan, spietato persecutore della minoranza curda e insaziabile destinatario di fondi anche europei per tenere a bada ondate di profughi verso i nostri lidi.L'Iraq del dopo Saddam, come la Libia del dopo Gheddafi, [...] dovrebbero ricordare a quanti sono pronti a brindare per una Siria liberata che la geopolitica non si fa per tifoserie e non si può fingere che buoni e cattivi siano come gli eroi e gli antagonisti di un film hollywoodiano anni Novanta.
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L'Iran è il vero ostacolo alla pace
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7969L'IRAN E' IL VERO OSTACOLO ALLA PACE di Eugenio CapozziÈ passato un anno dallo spaventoso eccidio scatenato da Hamas contro i civili israeliani ai confini della striscia di Gaza: il peggiore atto di deliberato sterminio condotto contro gli ebrei dopo la shoah.Quel massacro ha mostrato con brutale evidenza come l'odio antiebraico più profondo possa rimanere latente per periodi brevi o lunghi, ma è sempre pronto ad erompere di nuovo con violenza in superficie. E ha ribadito dati di fatto che chiunque ha occhi per vedere avrebbe dovuto continuare ad avere chiari da tempo.In primo luogo, non soltanto la questione israelo-palestinese fu irrimediabilmente condizionata all'origine dall'ostinato e unilaterale rifiuto del mondo arabo di riconoscere la legittima esistenza dello Stato ebraico, ma almeno da mezzo secolo essa si è andata trasformando in una guerra di religione totale scatenata dall'islam integralista verso Israele ma anche verso gli ebrei in quanto tali, e più ampiamente verso l'Occidente e verso i cristiani in quanto tali.In secondo luogo, nello stesso Occidente l'antisemitismo non è stato debellato con la fine del regime nazista, ma rimane come un fondo oscuro nel sentimento diffuso di larghe zone della società e della cultura politica, a destra come a sinistra, scatenandosi puntualmente ogni volta che si riaccende la tensione tra Israele e i suoi nemici, alimentato anche dalle tendenze alla radicalizzazione nelle numerose comunità di immigrati dai paesi islamici. Un sentimento riflesso ancora in tante reazioni irrimediabilmente sbilanciate contro Gerusalemme nelle fasi successive alla strage. Ed evidenziato per l'ennesima volta, da ultimo, anche in Italia dalla violenta manifestazione estremista tenutasi il 5 ottobre a Roma.LA DITTATURA DEGLI AYATOLLAHLa guerra totale degli integralisti a Israele è stata aizzata e tenuta costantemente viva soprattutto dal loro maggiore centro di potere: la dittatura degli ayatollah instaurata in Iran nel 1979, animata dall'esplicita intenzione di cancellare l'"entità sionista" dalla carta geografica e di scacciare dal Medio Oriente il "grande Satana" statunitense, per assoggettare il mondo islamico alla sua egemonia. Ed è stata combattuta in primo luogo dagli emissari e sicari di quella dittatura - Hamas nei territori palestinesi e Hezbollah in Libano - tenendo le popolazioni sotto il giogo delle loro organizzazioni militari e tenendo Israele sotto la costante, incessante, quotidiana minaccia del terrore indiscriminato.Dopo una lunga serie di speranze e delusioni, dopo periodi di apparente calma e di nuove tempeste, il massacro del 7 ottobre 2023 ha rappresentato la prova definitiva del fatto che nessuna convivenza pacifica stabile tra Israele e i suoi vicini arabi potrà mai essere costruita finché rimane in piedi la centrale terroristica incarnata dal regime islamista sciita iraniano, e finché rimangono in grado di operare i suoi proxy.Ciò emerge con ancora maggiore nitidezza se si considera che il pogrom antiebraico è stato ideato e perpetrato innanzitutto per uno scopo ben preciso: quello di far fallire il percorso diplomatico degli "Accordi di Abramo", intrapreso sotto gli auspici della presidenza statunitense di Donald Trump, e sfociato nel 2020 nella normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Gerusalemme e vari stati arabi come Emirati, Marocco, Bahrein.Gli Accordi erano stati una svolta decisiva nella strategia statunitense nell'area, con l'abbandono della fallimentare politica di appeasement nei confronti di Teheran portata avanti precedentemente dall'amministrazione Obama, e con l'obiettivo di favorire un'alleanza storica tra Israele e i paesi sunniti, isolando l'Iran destabilizzatore e ridimensionando le speranze dei suoi indiretti "padrini", ossia Cina e Russia, di guadagnare spazio in Medio Oriente ai danni degli Stati Uniti e dell'Occidente.L'approdo naturale decisivo di quel cammino sarebbe stato un patto diretto tra israeliani e Arabia Saudita, atteso con favore dal principe ereditario Mohammed bin Salman, intenzionato a creare un'area di cooperazione economica pacifica e a fermare definitivamente le mire di potenza regionale coltivate dagli ayatollah. Ma la presidenza Biden, seguita a quella di Trump, ha nuovamente rovesciato la linea statunitense, e ha tentato ancora una volta, con risultati altrettanto fallimentari che quella di Obama, di recuperare i rapporti con Teheran, raffreddando per molti anni quelli con Riad.HAMAS, JIHAD ISLAMICA, HEZBOLLAHCosì, l'eccidio del 7 ottobre, favorito dalla fatale debolezza americana, è riuscito a lacerare violentemente la tela di quelle trattative, riportando il caos in tutto il Medio Oriente. Esso ha sospinto nuovamente Israele verso l'isolamento, costringendolo al drammatico dilemma tra una reazione militare di portata tale da scoraggiare ulteriori aggressioni, ma destinata ad alimentare ancora una volta l'odio dei suoi vicini, e la rassegnazione a continuare a vivere sotto la perenne spada di Damocle del terrorismo di Hamas, Jihad islamica, Hezbollah, assistendo impotente alla disgregazione di ogni solida prospettiva futura di pacificazione.Il governo israeliano di Benjamin Nethanyau, pur dovendo fronteggiare violente opposizioni interne ed esterne, e nonostante i pesanti freni che l'amministrazione Biden ha tentato di imporre ad esso, ha scelto la prima strada, puntando decisamente alla distruzione delle capacità belliche sia di Hamas che di Hezbollah, mettendo nel mirino direttamente anche il loro protettore iraniano e mostrando di non temere uno showdown militare con quest'ultimo.Oggi, a prezzo di gravi tensioni e di molte perdite anche civili, le capacità militari delle due organizzazioni estremiste sono state quasi azzerate. Gli iraniani sono stati costretti sulla difensiva, a dispetto delle loro minacce roboanti, e l'"asse della resistenza" da loro sbandierato ha mostrato clamorosamente la sua debolezza.Ma soprattutto va notato che, nonostante la radicalizzazione dello scontro, i maggiori Stati arabi sunniti non si sono lasciati trascinare in esso, e nella sostanza hanno anzi addirittura mostrato di sostenere con discrezione l'opera israeliana di smantellamento delle centrali terroristiche. Alcuni, come Egitto e Giordania, hanno addirittura collaborato alla sua difesa contro le offensive missilistiche iraniane.Non è possibile sapere in che condizioni avverrà il redde rationem tra Gerusalemme e Teheran. In ogni caso per ora il grave scacco subìto dall'asse integralista sta, di fatto, creando le premesse per un rinsaldamento dell'"asse della cooperazione" (soprattutto nel caso di una vittoria di Trump alle elezioni), a cui oltre Israele, sauditi e Stati Uniti potrebbe essere associata anche una potenza pacifica in grande ascesa come l'India.Ma nelle classi dirigenti e politiche europee questi sviluppi non sembrano essere ancora chiari, e il torbido residuo dell'ostilità anti-israeliana continua a tornare troppo spesso alla luce. Generando interpretazioni ambigue ed equivoche del conflitto. E l'invocazione di soluzioni diplomatiche impossibili, almeno finché gli agenti effettivi della destabilizzazione non verranno definitivamente posti in condizione di non nuocere.
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L'Iran e il fucile di Khamenei puntato contro l'Occidente
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7945L'IRAN E IL FUCILE DI KHAMENEI PUNTATO CONTRO L'OCCIDENTE di Roberto de MatteiL'immagine ha fatto il giro del mondo. Alla folla che si era radunata nella Grande Moschea di Teheran, per la commemorazione del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, l'ayatollah Ali Khamenei si è presentato con un fucile al fianco. Il significato simbolico della scena è evidente. Khamenei, che è la "Guida suprema", della Repubblica Islamica. vuole esprimere la sua determinazione a combattere ad oltranza il nemico che ha di fronte. Quale nemico? Sul suo profilo X Khamenei ha indicato "il regime sionista", chiamando l'Islam all'unità in questa guerra. I Paesi islamici - ha detto - hanno "un nemico comune. Il nemico dell'Iran è il nemico dell'Iraq, lo stesso nemico del Libano. Il nemico di tutti noi è lo stesso".Il nemico è certamente Israele, non il governo di Netanjahu, ma lo Stato di Israele, che deve essere spazzato via dalla Palestina. Si illuderebbe tuttavia chi pensasse che questa sia la meta ultima della guerra in corso. Il nemico comune di Khamenei e dei paesi islamici non è solo Israele, ma l'intero Occidente, di cui non solo i predicatori, ma gli storici e i politici islamici prevedono l'imminente collasso. E' stato uno storico palestinese, dell'Università di Gaza, Ghassan Weshah a dichiarare alla Tv Al-Aqsa di Hamas, il 28 febbraio 2022, all'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina, che gli Stati Uniti sarebbero crollati entro vent'anni, assieme a Israele.Ma il vero, l'antico nemico, è la Chiesa di Roma, Madre dell'Occidente. Yunis Al-Astal, un parlamentare di Hamas lo ha ribadito lo scorso anno: "Molto presto, per volontà di Allah, Roma sarà conquistata, proprio come lo è stata Costantinopoli e come è stato profetizzato dal nostro Profeta Maometto». «Oggi - ha continuato - Roma è la capitale dei cattolici, o la capitale dei crociati che ha dichiarato la propria ostilità all'islam, questa loro capitale sarà un avamposto delle conquiste islamiche che si diffonderanno per tutta l'Europa e poi si sposteranno nelle due Americhe, e anche nell'Europa dell'est». Il deputato di Hamas ha spiegato come compiere proselitismo tra le nuove generazioni: "Credo che i nostri figli e i nostri nipoti erediteranno la nostra jihad e i nostri sacrifici e, se Allah vuole, i comandanti della conquista verranno da loro".UNA SFIDA ALL'OCCIDENTE E ALLA CHIESA CATTOLICALe dichiarazioni del rappresentante politico di Hamas non vanno sottovalutate. Il destino che nelle sue speranze attende la città di Roma è il medesimo riservato agli israeliani nell'incursione dello scorso 7 ottobre che essi celebrano come una pagina gloriosa della storia dell'Islam.L'immagine simbolica di Khamenei è dunque una sfida non tanto ad Israele, che ha mostrato la sua decisione di difendersi con uguale determinazione del suo nemico, ma all'Occidente remissivo e codardo, e a una Chiesa cattolica, sempre più disorientata, che sembra aver perso la sua identità.Certo nessuno potrebbe immaginare papa Francesco con un fucile accanto. Papa Francesco, oltretutto, ha fatto un mea culpa delle guerre combattute dalla Chiesa, proclamando un Vangelo pacifista in cui cade la distinzione tra guerra giusta e guerra ingiusta e la pace diviene un bene supremo e assoluto. Eppure non è sempre stato così e se l'atteggiamento del Papa attuale contraddice la storia della Chiesa, l'immagine che trasmette Khamenei non equivale a quella dei combattenti cristiani, ma ne rappresenta una caricatura.La Chiesa infatti con altro spirito e con altra logica, senza ferocia o fanatismo, al di là dei possibili abusi, ha chiamato alla guerra santa, benedicendo nel corso della sua storia spade, fucili e cannoni.LEPANTO (7 OTTOBRE 1571) E VIENNA (12 SETTEMBRE 1683)Così accadde a Lepanto il 7 ottobre 1571, una grande vittoria militare dei cristiani, che l'Islam non ha dimenticato, come dimostra il fatto che ha scelto quella data per scatenare l'attacco di Hamas del 2023, così come aveva scelto l'11 settembre, vigilia della vittoria cristiana a Vienna del 1683, per il suo attacco alle Torri Gemelli del 2001. Le sconfitte dell'Islam devono essere vendicate, attraverso il Jihad, o "guerra santa", la dottrina che impone ad ogni musulmano di estendere al mondo la sharia, la legge religiosa e politica di Allah.C'è dunque una guerra in corso, alla quale non ci si può sottrarre. Perciò all'immagine provocatoria dell'ayatollah Khamenei con il fucile rispondiamo con una preghiera dei Marines americani, chiamata Il credo del fuciliere (Rifleman's Creed), che dice: "Davanti a Dio, giuro su questo credo. Io e il mio fucile siamo i difensori del mio paese. (Before God I swear this creed. My rifle and myself are the defenders of my country); e soprattutto rispondiamo con le litanie che un tempo si recitavano nel Rituale Romano per abbattere la potenza islamica: "Ut Turcárum (vel Mahometanórum, vel Haereticórum) conátus reprímere et ad níhilum redígere dignéris, R. Te rogámus, áudi nos." (Rituale Romanum, Pauli V Pontificis Maximi jussu editum. Avenione. Typis Francisci Chambeau, 1783, pp. 287-293 e Preces dicendae in Litaniis tempore belli, pp. 310-312). "O Signore, affinché tu ti degni di reprimere e ridurre a nulla gli sforzi dei maomettani, ascoltaci, ti supplichiamo"Lo spirito combattivo dei cristiani sembra oggi scomparso, ma è un dono che giunge da Dio, attraverso le mani della Madonna, protettrice per eccellenza della Cristianità.E' alla Vergine Maria che chiediamo questo dono, per la Chiesa e per l'Occidente, nel mese di ottobre a Lei dedicato e nei giorni in cui si ricorda non solo la strage di Hamas, ma anche la straordinaria vittoria di Lepanto.
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Nuova ondata di attentati islamici in Europa
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7923NUOVA ONDATA DI ATTENTATI ISLAMICI IN EUROPA di Lorenza FormicolaLa chiesa dell'Immacolata Concezione nella cittadina di Saint-Omer, nel dipartimento del Passo di Calais nella regione dell'Alta Francia, non ha più un tetto, né un campanile. L'interno è completamente devastato, e non resta quasi nulla d'intero.È stata data in fiamme lo scorso lunedì e per domare l'incendio sono dovuti intervenire 90 pompieri. Quando alle prime luci dell'alba, il parroco è stato informato dell'incendio in corso, s'è fiondato sul posto chiedendo ai pompieri di entrare in chiesa: «la cosa più importante, il Santissimo Sacramento, l'abbiamo recuperato», ha riferito poi. Ma la chiesa neogotica, costruita nel 1854 e che era stata restaurata nel 2018, adesso va ricostruita. Come Notre Dame a Parigi.A compiere l'attentato anticristiano è stato un quarantenne uscito di prigione solo il 27 agosto. Il casellario giudiziario dell'uomo racconta di 26 condanne per reati gravi, tra questi decine di incendi dolosi in altrettante chiese.Così, mentre il pubblico ministero ritiene che sono «necessari accertamenti psichiatrici e psicologici per comprendere le sue reali motivazioni in merito alla recidiva in particolare in relazione ai luoghi di culto», la Francia si conferma prima in Europa per attacchi, attentati e incendi in chiese cattoliche. L'unica costante che ha avuto, infatti, l'estate francese, sono stati gli attentati alla cristianità.A luglio, a pochi giorni di distanza, sono stati appiccati incendi nella chiesa di Saint Simplicien a Martigné-Briand che ha visto il confessionale bruciare per intero e poi nella cattedrale di Rouen che ha distrutto "solo" la guglia più alta, il resto è stato sedato in tempo. In entrambi i casi, nessun colpevole.E se era da qualche anno che «Allah Akbar» non compariva sul portone di una chiesa come fu per Notre Dame du Taur a Tolosa e a Saint Pierre du Martroi a Orleans dove, prima delle fiamme, il grido di battaglia islamico è stato lasciato come firma, la storia s'è ripetuta lo scorso 14 luglio. A Notre Dame du Travail, nel 14° arrondissement di Parigi, qualcuno - che non è stato ancora identificato - ha ricoperto l'interno dell'edificio sacro di pensieri come, «della chiesa qui stiamo bruciando la prima parte»; «sottomettetevi ad Allah»; «un solo dio Allah» insieme a tante altre scritte con bestemmie esplicite. L'attentatore ha provato anche a darle fuoco, ma senza successo e prima di abbandonare l'edificio, ha rubato dalla chiesa una statua lignea della Vergine Maria, ritrovata nel bagno in un bar accanto, con un coltello piantato alla gola, e il biglietto, «Maria, questo è il tuo destino. Noi musulmani non ti possiamo accettare».OSTIE CALPESTATEIn Nuova Caledonia, ancora a luglio, incendi dolosi hanno colpito le chiese di Notre-Dame de l'Assomption, la chiesa di Tyé e di Saint Louis, di quest'ultima non resta più nulla. Atti di violenza talmente brutale da indurre un intervento sull'argomento a Macron e al ministro dell'interno, Darmanin. Ad agosto, invece, prima della messa domenicale il parroco della chiesa di Saint Pierre a Lège Cup Ferret, ha trovato il tabernacolo divelto e trafugato delle Ostie consacrate lanciate a terra e calpestate.La cronaca francese degli attacchi alla cristianità raccoglie una lista sterminata e quanto mai creativa nella declinazione di una violenza gratuita, ciononostante non racconta mai di un colpevole. Basti pensare ai casi di Notre Dame, Saint Denis, Rennes, Saint Sulpice a Parigi, Pontoise, Nancy, Nantes, Nostra Signora delle Grazie di Revel, la chiesa di Saint-Jean-du-Bruel di Rodez, la cattedrale di Saint Alain di Lavaur: tutte chiese date alle fiamme negli ultimi anni e che sempre, stando ai pareri dei pubblici ministeri, avevano prove evidenti di incendi dolosi, eppure sono stati archiviati come incidenti. Al punto che, a lungo, c'è chi ha fatto ironia sullo strano fenomeno delle chiese francesi in autocombustione.Quando, però, spunta un colpevole non sempre è utile. Come per l'estate del 2021, quando un sacerdote venne assassinato a Saint-Laurent-sur-Sèvre, in Vandea, nell'ovest della Francia. L'assassino si consegnò da sé alla polizia: era un clandestino del Ruanda, lo stesso che un anno prima aveva appiccato l'incendio alla cattedrale di Nantes perché esasperato dal fatto che non gli venisse rinnovato il permesso di soggiorno.Un rapporto parlamentare sugli "atti antireligiosi", presentato al Primo Ministro nel 2022 da Isabelle Florennes, deputata dell'Hauts-de-Seine, e Ludovic Mendès, deputato della Mosella, menzionava 857 atti anticristiani commessi in Francia nel 2021, tra cui 752 attacchi a luoghi di culto e cimiteri cristiani. Quindi ogni giorno almeno due luoghi di culto in Francia sono stati oggetto di violenza. Nel 2022 gli attacchi contro la comunità cristiana sono aumentati dell'8%, secondo l'ultimo rapporto del Servizio centrale di intelligence territoriale (SCRT). Nel 2023, secondo il ministero dell'Interno, quasi 1.000 sono stati gli atti anticristiani: circa 3 attentati al giorno.UNA VIOLENTA OFFENSIVA ANTICRISTIANAIndagando la cronaca, vediamo che si tratta di un fenomeno sociale enorme per la Francia di Macron. Le radici sono profonde e soluzioni all'orizzonte non ci sono. L'ex figlia prediletta della Chiesa oggi conta almeno 40mila chiese, un dato che va accostato a quello della scristianizzazione che dilaga nel Paese e che è caratterizzata in particolare dal calo della pratica religiosa. Conservato, però, l'uso di tenerle aperte, ne segue che, prima di tutto, la sorveglianza nei luoghi di culto ogni anno va scemando: questo le rende luoghi molto facili da attaccare.La vera comprensione del problema risiede, però, nella violenta offensiva anticristiana che imperversa in Francia. Un dato culturale che oscilla tra le derisioni e gli"atti intellettuali" di odio verso i cattolici e la guerriglia anche giudiziaria di associazioni e Ong varie, come la 'Libre pensée' e la 'Ligue des droits de l'homme' che, ogni qual volta si intravede un simbolo del cristianesimo nello spazio pubblico, sono pronte ad intasare i tribunali per condurre una guerra contro i cristiani. Sono anni che queste due associazioni tentano di ripulire la Francia dalle statue di san Michele e la Vergine Maria: emblematici i casi a Sables d'Olonne, in Vandea, e a Bordeaux.Al contempo, se da decenni esiste una critica unanime, e a senso unico, contro l'istituzione cattolica, con tanto di cori della sinistra estrema che ripetono, «l'unica chiesa che illumina è quella che brucia», perché questo non può essere considerato un incitamento all'odio? E, soprattutto, come ci si può stupire dell'attuale deriva? La quale, peraltro, ha finito, inevitabilmente, per intrecciarsi con l'odio al cristianesimo insito nell'islam. Mettendo, parimenti, a repentaglio la vita e la libertà di tutti.Quello di Macron è un Paese che vive il più importante fenomeno di scristianizzazione di massa dai tempi della Rivoluzione francese, e, in una Società dove non c'è più nulla da dissacrare, le chiese restano, nell'immaginario collettivo, l'ultima cosa di sacro rimasta in Francia. Per adesso, però, i portoni restano inagibili.Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Germania sotto attacco jihadista: dopo Solingen, anche Monaco e Linz" mette in luce gli ultimi attentati islamici in Germania.Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 settembre 2024:La Germania è ancora in lutto per le tre vittime dell'attentato di Solingen, dove un terrorista islamico ha ucciso, a coltellate, tre persone del pubblico di un concerto in piazza. Ma quello, a quanto pare, era solo l'inizio. L'attentato di Solingen è del 23 agosto. Appena due settimane dopo, il 5 settembre, un altro terrorista dell'Isis ha cercato di fare una strage a Monaco di Baviera e il giorno dopo un altro affiliato dello stesso gruppo terrorista ha provato a uccidere, a Linz am Rhein, gli agenti della locale stazione di polizia.Il 5 settembre non è una data casuale: è l'anniversario della strage alle Olimpiadi di Monaco del 1972. I terroristi palestinesi, dell'organizzazione Settembre Nero, presero in ostaggio e assassinarono undici atleti israeliani. Il 5 settembre di 52 anni dopo, giovedì scorso, un uomo è stato avvistato dalla polizia per le vie del centro di Monaco con un fucile a tracolla. Il terrorista ha sparato, prima, al Centro di documentazione sui crimini del nazismo, dove sono raccolti i documenti sulla persecuzione degli ebrei sotto Hitler. Poi puntava a fare una strage al Consolato israeliano, che però in quel momento, proprio per commemorare le vittime del 1972, era temporaneamente chiuso. L'aggressore ha sparato sul consolato, provocando l'immediata reazione della polizia che lo ha freddato, dopo un breve scontro a fuoco. «Durante il contatto con la persona - ha scritto la polizia di Monaco, su X - c'è stato uno scontro a fuoco nel quale il sospettato è stato ferito a morte. Nessuna altra persona è rimasta ferita».Dopo la sua morte, si è risaliti all'identità dell'uomo col fucile. Era un diciottenne, cittadino austriaco, di Salisburgo, di origine bosniaca. Musulmano, pare si fosse radicalizzato su Internet. Secondo la stampa austriaca (ma le autorità non confermano), gli inquirenti avrebbero trovato sul suo cellulare materiale di propaganda dell'Isis. Essendo cittadino austriaco, non ha avuto problemi a passare la frontiera (un confine dell'area Schengen). Però resta da capire
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La Turchia rifiuta il rifornimento all'aereo
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7858LA TURCHIA RIFIUTA IL RIFORNIMENTO ALL'AEREO PERCHE' E' ISRAELIANO di Michael SfaradiUn volo della compagnia israeliana EL AL partito da Varsavia e diretto a Tel Aviv è stato costretto a un atterraggio di emergenza all'aeroporto di Antalya, in Turchia, per evacuare un passeggero bisognoso di cure mediche.Dopo aver affidato ai medici turchi una donna che aveva probabilmente avuto un attacco cardiaco, come da prassi consolidata in questi casi il comandante ha chiesto il rifornimento del carburante sufficiente per arrivare a destinazione, ma i lavoratori dell'aeroporto turco si sono rifiutati nonostante l'atterraggio sia stato di emergenza.C'è anche da sottolineare che ai passeggeri, anche questo contro ogni regola, era stato vietato di sbarcare e per aggiungere ulteriori difficoltà l'aereo era stato fatto parcheggiare in un punto in pieno sole.I lavoratori turchi, sicuramente su indicazione dei dirigenti, oltre al carburante si sono rifiutati di rifornire le persone a bordo di acqua potabile e viveri, nulla di tutto ciò è stato messo a disposizione dell'equipaggio per essere poi distribuito fra le persone a bordo dell'aeromobile.Questa situazione, comunque ignorata dalla quasi totalità della stampa internazionale nonostante il fatto di per sé sia di una gravità estrema, è venuta alla luce solo dopo la pubblicazione di una nota da parte della compagnia aerea.RAGIONI UMANITARIEI media israeliani hanno riferito che il Ministero degli Esteri aveva ricevuto rassicurazioni dalle autorità turche che all'aereo sarebbe stato consentito di fare rifornimento, ma le procedure andavano per lunghe e nel frattempo l'aereo stava bruciando carburante sulla pista per mantenere in funzione l'aria condizionata e altri sistemi.A quel punto, e dopo aver preso contatto con le autorità greche, il comandante del volo ha deciso, prima che la riserva di carburante nei serbatoi non lo rendesse più possibile, di decollare per Rodi, a 40 minuti di volo di distanza, e fare rifornimento nell'aeroporto dell'isola.Secondo una fonte diplomatica turca il carburante doveva essere fornito all'aereo per ragioni umanitarie e la procedura stava per essere completata, è stato il capitano israeliano che ha deciso di decollare di propria iniziativa.Questa spiegazione oltre ad essere patetica è anche ridicola.Era palese che il governo turco stava facendo di tutto per far rimanere a terra l'aereo e creare un nuovo caso diplomatico.Non è da escludere che sia le persone a bordo sia l'equipaggio sarebbero poi stati trattenuti, con motivi pretestuosi, dalle autorità turche.C'è anche da segnalare che secondo voci attendibili la torre di controllo non abbia dato assistenza in fase di decollo e che i piloti siano stati costretti a staccare dal suolo affidandosi ai soli dati strumentali dell'aeromobile.L'ATTERRAGGIO PER EMERGENZA MEDICASapremo se queste voci rispondono al vero solamente se la compagnia israeliana farà denuncia verso gli enti di controllo della sicurezza aerea internazionale mettendo a disposizione le scatole nere dell'aereo che hanno continuato a registrare anche a terra perché, è giusto ricordarlo, i motori sono rimasti accesi durante tutto il periodo della sosta.L'atterraggio è stato per emergenza medica, infatti tutti i voli diretti tra Israele e Turchia sono stati cancellati poco dopo lo scoppio della guerra contro il gruppo terroristico Hamas in seguito al 7 ottobre 2023, quando migliaia di terroristi invasero il sud di Israele dalla Striscia di Gaza, uccidendo circa 1.200 persone e prendendo 251 ostaggi.Fin dai primi giorni il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sostenuto Hamas nella guerra e ha ospitato il suo leader Ismail Haniyeh a Istanbul in aprile e in maggio e ha anche affermato che più di 1.000 membri di Hamas, feriti durante i combattimenti, erano in cura negli ospedali turchi.Dopo essere stato rifornito in Grecia l'aereo ha potuto concludere il suo avventuroso viaggio ed è arrivato in Israele nella serata del 30 giugno.È la prima volta in assoluto nella storia dell'aeronautica civile che viene negata assistenza a terra a un volo atterrato per un'emergenza.Ciò che è accaduto in questo caso è l'ennesima prova di quale sia il vero volto di chi fino a pochi anni fa chiedeva con insistenza di entrare a far parte dell'Unione Europea.
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Francia, la mezzaluna avanza nelle scuole e nelle aziende
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7852FRANCIA, LA MEZZALUNA AVANZA NELLE SCUOLE E NELLE AZIENDE di Lorenza FormicolaSiamo nel ventesimo arrondissement di Parigi, e il preside del liceo Maurice-Ravel, nel timore di andare incontro al medesimo destino di Samuel Patty o Dominique Bernard - due delle tante vittime dell'islamizzazione delle scuole d'oltralpe: sgozzate per aver parlato d'islam non come i musulmani vorrebbero -, ha deciso per il pensionamento anticipato. Tutto inizia il 28 febbraio, quando, il preside ricorda a tre studentesse di togliere il velo prima di entrare in aula, come vuole la legge. Due obbediscono, la terza no. Invitata a lasciare la scuola, sporge denuncia per "violenze" (poi archiviata per mancanza di prove) e si affida alla pagina Facebook del Collectif contre l'islamophobie en Europe'(associazione dissolta per propaganda islamista nel dicembre 2020). Secondo il meccanismo ormai consolidato, la comunità islamica si è sollevata: piovono violentissime minacce di morte contro il preside che trenta giorni dopo decide di lasciare, certo di non poter godere di nessuna protezione.GLI INSEGNANTI SONO TERRORIZZATIGli analisti registrano come i giovani immigrati di seconda e terza generazione ostentino un esacerbato ossequio nei confronti del loro credo, certamente maggiore dei loro genitori o nonni. E così accade che nelle scuole sia sempre più difficile far rispettare le regole ordinarie, quelle che valgono per tutti. A Mayotte, dipartimento d'oltremare della Francia, e dove la popolazione musulmana è già al 95%, la nuova università aperta per volontà dell'ex primo ministro Élisabeth Borne lo scorso gennaio è stata inaugurata da un rappresentante musulmano con tanto di preghiera islamica. Tempo tre mesi, è stata anche allestita una sala di preghiera, arrivata persino prima degli uffici per i professori.In tutta la Francia gli studenti polemizzano per i programmi scolastici e per ogni sorta di regola che non risponda all'islam. Dimostrano di voler rimanere sostanzialmente "diversi" in attesa di plasmare ogni cosa secondo i dettami islamici. Non vogliono studiare storia dell'arte, scienze e storia, mentre l'ora di educazione fisica vede le ragazze presentare costantemente un certificato medico per non indossare la divisa sportiva. Durante il Ramadan, a mensa c'è una tensione costante.Bernard - nome fittizio di un professore di Hauts-de-Seine - descrive a Le Figaro l'ingerenza dei sindacati di estrema sinistra che difendono e sponsorizzano il "comunitarismo" islamico. Risultato? «Gli insegnanti sono terrorizzati all'idea di parlare apertamente. Vi racconto il mio caso: nella mia classe avevo studenti segnalati come "Fiche S" - quanti sono considerati potenzialmente una minaccia per la sicurezza dello Stato -, ma nessuno mi ha mai detto chi fossero e perché erano stati segnalati. Una volta uno studente salafita mi ha minacciato di morte perché secondo lui avevo detto inesattezze sul re del Marocco. Ogni volta che c'è da affrontare il tema della Shoah è una tragedia. Apertamente, durante la lezione, c'è chi si rammarica che i nazisti "non abbiano portato a termine il lavoro" sostenendo che "gli ebrei si siano meritati ogni cosa". Guai a denunciare l'antisemitismo. Sai di essere solo di fronte a questo problema e che nessuno ti difenderà nel mondo della scuola».LE AZIENDE HANNO DIFFICOLTÀMa l'islamizzazione avanza anche in gran parte del mondo del lavoro. RATP, EDF, La Poste, Orange, Stellantis (ex PSA Peugeot), BNP Paribas: non si contano le aziende, pubbliche o private, che hanno adottato una guida per aiutare il loro dirigenti a gestire le "richieste religiose". Secondo il report condotto dall'Institut Montaigne sulle tensioni sul posto di lavoro, nel 2022 il 22% erano legate all'islam. Nel 2013 erano il 6%. «In molte aziende si improvvisano cartelli esplicativi su cosa possono e non possono fare i dipendenti proprio per far fronte all'entrismo islamico. Nel 20% delle aziende (grande distribuzione, logistica, subfornitura aeroportuale, pulizia, sicurezza, etc.), si riscontrano situazioni di grande tensione, con opposizione alla dirigenza e misoginia di "ispirazione religiosa"», commenta l'autore di uno studio a riguardo, l'accademico Lionel Honoré.Le aziende hanno difficoltà, per esempio, ad imporre un capo donna a uomini islamici. E durante il Ramadan c'è la pretesa di fare un orario ridotto. Lo scorso aprile, il direttore di un negozio Geox di Strasburgo ha ricevuto minacce di morte - che qualcuno ha definito, per entità ed eco, una specie di fatwa -, corredate da un video denuncia che ha superato in poche ore il milione di visualizzazioni, per aver rifiutato di accettare che la donna che stava per assumere indossasse il velo nelle ore di lavoro.L'ISLAMIZZAZIONE STA CAMBIANDO IL VOLTO DEL PAESELe grandi aziende, invece, onde evitare problemi simili, da H&M a Uniqlo, accettano di buona lena che le commesse siano velate, anche dalla testa ai piedi.Dal 2010 le aziende, soprattutto nella regione parigina, si sono rese conto, forse per la prima volta, che l'espressione religiosa di alcuni dei loro dipendenti si stava trasformando in separatismo. Mense trasformate in sale di preghiera, autisti che rifiutano di mettersi al volante dell'autobus se nel turno precedente c'è stata una donna, bagni riservati alle abluzioni, scale d'improvviso privatizzate il venerdì a mezzogiorno per la preghiera.L'islamizzazione non solo sta cambiando irrimediabilmente il volto del Paese - vedi la difficoltà di trovare un taxi all'aeroporto, la sera, nelle settimane del Ramadan - ma si registra anche un'anomala convergenza di lotta tra la lobby Lgbtq e quella islamica: la religione è diventata una rivendicazione identitaria come tutte le altre di moda in tempi recenti. Basti pensare al successo di una sorprendente campagna pubblicitaria della Planned Parenthood francese con tanto di donna velata che rivendica per sé il nuovo pronome "eil", che nella lingua francese è utilizzato dalle persone che si definiscono non-binarie e dunque non si riconoscono né nel genere maschile né in quello femminile.Secondo l'ultimo studio Havas, realizzato da Arielle Schwab e Benoît Loz, lo scorso marzo, nelle aziende francesi il 34% dei dipendenti approva l'uso del velo, rispetto al 29% nel 2021. E la percentuale sale al 53% tra gli under 35, contro il 41% nel 2023. In nome di una certa inclusività, alcune aziende si giocano allora l'asso vincente: Ikea offre direttamente ai propri dipendenti un velo con il logo dell'azienda. Visti i problemi con il Ramadan, invece, l'azienda olandese di passeggini Bugaboo ha deciso di offrire ai dipendenti la possibilità di scegliere i giorni festivi in base alla loro religione.L'islam cambia la Francia, ma per Parigi non è un problema.
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Schiava di Boko Haram, pregava Dio e oggi è libera
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7807SCHIAVA DI BOKO HARAM, PREGAVA DIO E OGGI E' LIBERA Forza, perseveranza e fede. È la storia di Deborah, prigioniera di Boko Haram per quasi due anni, confinata tra le mura di un complesso nel nord della Nigeria. Ogni mattina, le veniva richiesto di svegliarsi presto, lavarsi, eseguire preghiere musulmane e frequentare le lezioni alla moschea. Poi, si lavorava e pregava di nuovo prima di tornare dal "marito" impostole quella settimana. Perché sì, era stata costretta a "sposare" diversi "mariti", circa uno ogni due settimane. Ricordiamo che Boko Haram è un'organizzazione terroristica formata nei primi anni 2000, con sede nel nord-est della Nigeria. I suoi militanti sono responsabili di migliaia di morti e dello sfollamento di milioni di persone.Boko Haram ha preso di mira soprattutto i cristiani nel nord della Nigeria per stabilire uno stato islamico, portando a numerosi attacchi a villaggi, chiese e individui cristiani. Fin da giovane a Deborah è stata trasmessa la fede dalla madre, suo padre infatti non era cristiano e spesso si arrabbiava quando andavano in chiesa o pregavano. Ultimo ricordo della sua vita prima della prigionia: Il 5 settembre, quando Deborah ha dato alla luce la sua seconda figlia. Il giorno dopo il gruppo terroristico radicale ha invaso il suo villaggio natale, Chibok. «Quando ho sentito un colpo di pistola, mi sono precipitato fuori, solo per trovare mio marito sdraiato morto alla porta di casa», ha raccontato Deborah.Si affrettò a tornare dentro, ma gli uomini che sbattevano sulla sua porta: «Mi hanno detto di aprire la porta o di essere ucciso», ha detto Deborah. Rifiutandosi, gli uomini spararono alla porta, la aprirono e presero Deborah e le sue due figlie con la forza. Deborah, come altri prigionieri cristiani, fu costretta a convertirsi all'Islam. I prigionieri cristiani furono umiliati e isolati prima di essere costretti alla conversione. «Quando nuovi gruppi di cristiani sono stati catturati e non si erano ancora convertiti all'Islam, ci è stato detto di non parlare con loro perché erano infedeli», ha riportato. Ma nonostante fosse costretta a convertirsi esteriormente, Deborah si aggrappava alla sua fede in Cristo, «Ogni volta che mi inginocchiavo per pregare, supplicavo silenziosamente Dio di salvarmi dalle loro mani», ha proseguito, «ho pregato, chiedendomi come sarebbe andata la mia vita e cosa ne sarebbe stato dei miei figli».Una notte, dopo quasi due anni di sofferenza, Deborah è stata graziata da un miracolo: ha trovato la porta del loro complesso aperta. Cogliendo questa rara opportunità, lei e la sua amica sono fuggite con i loro bambini. Hanno corso per due settimane attraverso la dura boscaglia nigeriana, sopportando gravi malattie, infezioni e fame. Più di cinque milioni di cristiani nigeriani hanno intrapreso viaggi simili, fuggendo dalle loro case e dal terrore di Boko Haram. Dopo la sua fuga, Deborah è stata trasferita da un campo profughi all'altro, finché non ha incontrato i partner di Global Christian Relief, che le hanno fornito assistenza medica, cibo e acqua, dandole anche un posto sicuro per guarire fisicamente, emotivamente e spiritualmente.«Avevo perso la speranza di diventare qualcuno, di tornare a essere libera», ha raccontato. Ora Deborah e i suoi figli hanno una casa da chiamare propria, lavora come custode in una scuola gestita sul campo Gcr, così può sostenere i suoi figli e ha grandi speranze per il loro futuro. «Mi hanno aiutato così tanto», ha detto riferendosi al Global Christian Relief, «tutto quello che posso dire è che Dio li ripaghi per la loro generosità!».Nota di BastaBugie: purtroppo la storia di questa donna sopravvissuta all'Islam ci pone di fronte a un doloroso dilemma. Di fronte alla persecuzione è meglio affrontare il martirio oppure cedere ai persecutori per sperare di poter fuggire e continuare a vivere? Il Maligno saprà sempre come colpirci per fare in modo che noi veniamo meno al primo comandamento "Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all'infuori di me". Quindi, una donna che vede il proprio figlio torturato e ucciso davanti ai suoi occhi, è comprensibile e umano che ceda di fronte alla scelta di adorare Allah e di convertirsi. Si potrebbe dire che la donna non era libera, che era sotto minaccia di morte del figlio, e che quindi non aveva scelta. Però non bisogna dimenticare che c'è sempre una scelta: per l'appunto la scelta tra la vita e la morte, la scelta tra il Bene e il male. Senza la fede in Dio difficilmente si potrebbe resistere, sul piano naturale, ad una prova del genere, e si sceglierebbe un male, in questo caso convertirsi all'Islam. Ma per la forza della nostra fede noi sappiamo che quella prova Dio l'ha permessa (e ogni prova è per il nostro bene, anche se noi non riusciamo a capirlo sul momento). Abramo ha generato un intero popolo quando accetta di sacrificare il suo figlio Isacco, e Maria Santissima è diventata madre dei cristiani, quando non ha dubitato che Dio fosse amore perfino quando suo figlio Gesù moriva sulla croce. Abramo e Maria, come peraltro centinaia di martiri nei duemila anni di storia della Chiesa, hanno scelto di fidarsi di Dio: hanno creduto sopra ogni capacità umana che Dio non avrebbe mai fatto niente che non fosse bene e amore, anche quando gli eventi sembravano dire il contrario. Dunque, la storia di questa donna, deve farci meditare ancora di più sulla nostra capacità di amare Dio: quando saremo nella prova, avrò la fede di rinunciare al male e scegliere il Bene?
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Giornali e televisioni giustificano sempre gli islamici come squilibrati mentali
VIDEO: La verità sull'islam in Europa ➜ https://www.youtube.com/watch?v=HVqRZTJfD5M&list=PLolpIV2TSebW0v_67SEYHJFlDZvH9rc9ZTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7777GIORNALI E TELEVISIONI GIUSTIFICANO SEMPRE GLI ISLAMICI COME SQUILIBRATI MENTALI di Guillaume GattermannIn un articolo pubblicato su Valeurs Actuelles, Jean Messiha, noto esponente politico, ripercorre l'attacco alla Gare de Lyon (la più nota stazione ferroviaria di Parigi, ndr) del 3 febbraio. L'aggressore ha improvvisamente estratto un coltello e un martello e ha accoltellato un passante. Altre persone sono rimaste ferite in un secondo momento."L'individuo è stato arrestato poco dopo", ha spiegato Messiha. "Abbiamo subito appreso che aveva 32 anni, che era originario del Mali e che aveva un permesso di soggiorno italiano. Entro un'ora dal suo arresto, ci è stato detto che era squilibrato e che soffriva di problemi psichiatrici. Insomma, un pazzo". Il verdetto è stato emesso!"Perché questa smania di ripulire il nome di un criminale che ha quasi stroncato delle vite innocenti senza motivo?".Come se non bastasse, "per quanto incredibile possa sembrare, la fonte dell'informazione sul presunto squilibrio dell'aggressore è... l'aggressore stesso! (...) Adesso i pazzi ammettono spontaneamente di essere pazzi? È una cosa nuova, appena uscita. Qualsiasi psichiatra vi dirà che esiste un principio immutabile in psichiatria: un pazzo non sa mai di esserlo. Infatti, una delle caratteristiche principali della follia è la sua incapacità di diagnosticarsi come tale", sottolinea giustamente.I NOSTRI NEMICI"Considerare i nostri nemici pazzi, squilibrati o affetti da disturbi psichiatrici è nel migliore dei casi un disprezzo pretenzioso e una cecità militante, e nel peggiore una manipolazione mediatica volta ad addormentare l'opinione pubblica affinché non si renda conto del pericolo che corre", denuncia Messiha."I nostri nemici non sono squilibrati, ignoranti o pazzi, non lo sono in alcun modo, salvo rare eccezioni. Soprattutto quando dicono di essere loro stessi pazzi, in una forma poco velata di taqqiya [indica la possibilità di nascondere o addirittura rinnegare esteriormente la fede, di dissimulare l'adesione a un gruppo religioso, e di non praticare i riti obbligatori previsti dalla religione islamica per sfuggire a una persecuzione o a un pericolo grave e imminente contro sé stessi a causa della propria fede, N.d.R.]. Tale irresponsabilità viene dichiarata dopo una lunga valutazione da parte di diversi medici nel corso di diversi giorni o addirittura settimane. In altre parole, la pazzia non può essere decretata, tanto meno autodecretata. Deve essere riconosciuta da un gruppo di professionisti esperti"."Tuttavia, nulla di tutto ciò è stato fatto per l'aggressore maliano alla Gare de Lyon, il che non ha impedito che la teoria dello squilibrio psichiatrico si diffondesse a macchia d'olio fino a finire sulle prime pagine di tutti i giornali", si rammarica Jean Messiha."Come è possibile, e chi può ingoiare un'informazione così rapida, perentoria, gratuita e definitiva da essere di per sé un'ammissione di menzogna?".UN IMMIGRATO ILLEGALE, UN MUSULMANO RADICALIZZATO, UN TERRORISTA ISLAMICO"La verità - e sarà molto difficile da ascoltare per il sistema progressista di sinistra - è che questo individuo è un immigrato illegale, un musulmano radicalizzato e, in fin dei conti, un terrorista islamico che ha cercato di uccidere in nome dell'Islam", ha affermato."Potremmo moltiplicare gli esempi di tutti questi squilibrati che giornalisti di sinistra e politici progressisti, travestiti da psichiatri da fiera, ci hanno spontaneamente venduto come tali e che, con il progredire delle indagini, sono apparsi per quello che erano in realtà: musulmani radicalizzati e terroristi islamici".Jean Messiha deplora: "Ogni volta che viene commesso un attentato, la prima cosa che viene in mente è uno squilibrato: la tecnica è collaudata: giorno dopo giorno, una notizia si rincorre all'altra, e solo ciò che viene ribadito nelle ore successive agli attentati sarà ricordato dall'opinione pubblica. La verità, che arriverà giorni o addirittura settimane dopo, non interesserà più a molti. Dormite, dormite, brava gente".Nell'ultima parte del suo articolo, Messiha si chiede: "Perché mai, quando si parla di immigrati o di musulmani, il sistema mediatico-politico si trasforma in una vera e propria fabbrica di bugie, per di più su scala industriale, vista l'abbondanza di esempi?"."E perché la verità è così terrificante per l'ideologia progressista di sinistra?""Perché è quello che rende possibile questi crimini e attacchi contro la Francia e il popolo francese, promuovendo fanaticamente la loro invasione e islamizzazione con ogni mezzo possibile", ha affermato con forza.
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Scuola chiusa per ramadan, un favore non richiesto all'islam
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7739SCUOLA CHIUSA PER RAMADAN, UN FAVORE NON RICHIESTO ALL'ISLAM di Stefano FontanaIl Consiglio dell'Istituto comprensivo di Pioltello ha deciso di chiudere le scuole - due primarie ed una media inferiore - in occasione della festa islamica della conclusione del Ramadan. Il provvedimento non poteva non rimbalzare immediatamente sui media e così infatti è stato. Toccava infatti il punto delicato dei rapporti con l'islam.La motivazione spiegata poi dal dirigente scolastico tendeva a ridimensionare la strana scelta: si sarebbe trattato solo di una disposizione per motivi pratici. Egli ha spiegato che nel suo Istituto comprensivo il 40 per cento degli alunni risulta di fede musulmana. Mancando in quel tal giorno una fetta così grande della popolazione scolastica, tanto valeva sospendere le lezioni per tutti. Forse il dirigente intendeva dire che in questo modo nessuno avrebbe perso nozioni importanti delle materie scolastiche e non ci sarebbe stata la fatica di registrare le numerose giustificazioni per le assenze. In fondo non si trattava che di un solo, misero, giorno di scuola. Nessun intento politico, nessuna forma di sottomissione all'islam, nessuna prova generale per analoghi eventi futuri.DECISIONE MALDESTRALa maldestra decisione ha però peccato almeno di superficialità. È infatti facile osservare che il motivo quantitativo non può essere sufficiente per spiegare simili decisioni. Anche i problemi pratici hanno risvolti non solo pratici. Poniamo che ad essere assenti in un dato giorno fossero il 40 per cento degli studenti italiani, o di quelli indiani di fede indù, o di quelli di altre religioni. Inoltre, perché, paradossalmente, non ipotizzare una assenza di massa per qualche evento pubblico particolare del 40 per cento degli studenti provenienti da famiglie atee? Non stiamo esagerando, stanti gli attuali trend, si può prevedere che in un prossimo futuro nelle scuole italiane ci saranno prevalentemente alunni islamici e atei. Non credo che il Consiglio di Istituto abbia voluto porre la norma pratica che quando si arriva ad una certa percentuale di assenti per motivi religiosi si può chiudere la scuola, però si è avventurato su un terreno minato, nel quale il concetto di discriminazione religiosa è in solerte agguato. La decisione del Consiglio può essere accusata di aver privilegiato una certa confessione religiosa oppure di aver voluto lanciare un segnale su come gestire la scuola interreligiosa del futuro.Ogni religione ha le proprie feste religiose. Nella scuola multireligiosa come si potranno concedere assenze per motivi religiosi in queste giornate di festa senza discriminare le altre religioni? La chiusura delle scuole alla domenica che nasce dalla religione cristiana è discriminante per i musulmani e per i sihk? Abbiamo visto le tante esperienze di abolizione del presepio o del crocefisso, perché la cosa non potrebbe ripetersi anche per la chiusura domenicale? A Pioltello, forse senza esserne pienamene consapevoli, sono entrati in queste problematiche, sicché la loro decisione è stata comunque un primo passo nel riconoscimento della convenienza di sospendere le lezioni per una festa religiosa non cristiana ma islamica. La convenienza di oggi può però diventare diritto domani. Oggi i musulmani di Pioltello ricevono un favore forse non richiesto, il rispetto pubblico per un loro evento religioso da ossequiare con una astensione dal lavoro scolastico, e per il Ramadan del prossimo anno lo chiederanno apertamente, minacciando un sit-in davanti alle scuole se non sarà loro concesso e, ne siamo certi, senza promettere eventuali analoghi trattamenti da parte loro.I PROBLEMI DELLA SOCIETÀ MULTIRELIGIOSAIn altri Paesi questi problemi sono scoppiati prima che da noi e di solito la soluzione adottata e suggerita da insigni intellettuali, come per esempio Charles Taylor, è quella di concedere a tutti l'assenza da scuola in occasione della propria festività religiosa. Non bisogna togliere qualcosa a qualcuno, ma darlo anche agli altri. Alla domenica i cristiani potranno non andare a scuola, al sabato potranno farlo gli ebrei e al venerdì i musulmani. Tutti per i loro motivi religiosi. Questa è la politica dei "bilanciamenti", delle "soluzioni di buon senso", degli "accomodamenti equi" con i quali ci si illude di risolvere i problemi della società multireligiosa. Politica che ha due grandi limiti: non riesce a distinguere né tra religioni e preferenze come stili di vita (perché i naturisti o i cultori dello yoga non dovrebbero avere la loro "domenica"?) né tra le religioni stesse, assegnando ad ognuna la stessa importanza.Detto tra noi: probabilmente gli attori della ridicola e improvvisata commedia di Pioltello non sapevano di queste problematiche, né che la loro decisione - assunta solo per motivi pratici, non dimentichiamo - fosse un primo passo verso l'indifferentismo religioso proprio di ogni società multireligiosa. E non è detto nemmeno che i tromboni che si sono affrettati a richiamare in campo le solite argomentazioni roboanti sulle nostre origini cristiane e sulla nostra civiltà cristiana sappiano valutare la verità delle diverse religioni: non è sufficiente rivendicare i diritti del cristianesimo per motivi storici, ma bisogna farlo per la sua verità, unico argomento perché esso possa vantare un primato sulle altre religioni, per cui le scuole devono essere chiuse per motivi religiosi solo alla domenica, non al venerdì, non al sabato e nemmeno per la conclusione del Ramadan.Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "E anche Delpini si unisce alla festa islamica" spiega perché la posizione della Cei, Avvenire, e da ultimo l'arcivescovo di Milano fingono una posizione ecumenica, in realtà un po' vigliacca, perché si favorisce il radicamento istituzionale dell'islam.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 marzo 2024:Mancava solo lui, l'arcivescovo Mario Delpini. Ed è puntualmente arrivato a completare il coro cattolico di approvazione per la decisione del preside della scuola di Pioltello che ha deciso di non far svolgere le lezioni il 10 aprile: il 40% degli studenti è islamico e quel giorno festeggia la fine del Ramadan. L'arcivescovo di Milano, dunque, non ha potuto esimersi dal plaudire l'iniziativa del preside di Pioltello, minimizzando il no dell'Ufficio scolastico regionale («avranno i loro motivi») e del ministro Valditara.Rispondendo alle domande dei giornalisti ha rimandato alla presa di posizione del responsabile del Servizio per l'Ecumenismo e il Dialogo della diocesi, il diacono Roberto Pagani, che ha parlato di una «lettura della realtà più che adeguata», considerata la massiccia presenza di islamici nella scuola e nel comune di Pioltello. Anche il responsabile scuola della diocesi, don Fabio Landi, aveva fatto la sua parte: «Provvedimento non solo assolutamente normale, ma addirittura auspicabile». E ancora in una intervista al Giorno: «Rispettare la festa dei musulmani è un modo per capire l'altro»; «In fondo si interrompono le lezioni anche per carnevale...»; «le scuole tengono in considerazione le settimane bianche, figuriamoci un appuntamento come questo. È un ottimo esempio davanti a una realtà complessa, se usciamo dalla logica di conquista e ci mettiamo in quella dell'incontro»; «il dirigente ha fatto bene. I bambini sono curiosi, vogliono sapere perché l'altro festeggia e come, percepiscono la divisione molto meno degli adulti».E c'è da dire che anche il segretario generale della CEI, monsignor Giuseppe Baturi, ha plaudito all'iniziativa: «La necessità del rispetto del fatto religioso e dell'identità delle comunità religiose, da parte dello Stato, - ha detto ai giornalisti - è un fatto positivo, appartiene alla laicità tipica dello Stato italiano». E ovviamente anche Avvenire era saltata subito sul carro dell'iniziativa.C'è una buona dose di ignoranza, di incompetenza e di confusione in questo entusiasmo del clero per la festa del Ramadan. Basta confrontare le succitate informazioni con le questioni poste da Stefano Fontana nell'articolo che la Bussola ha già dedicato alla vicenda di Pioltello. Non staremo dunque a ripeterci su questo.Qui invece ci preme sottolineare un aspetto che mette in evidenza la gravità delle affermazioni dei vari leader clericali. Essi infatti vanno ben oltre le intenzioni dichiarate (magari un po' furbescamente) dal preside di Pioltello che, peraltro, ha dalla sua parte tutto il Consiglio d'Istituto. Infatti, mentre il preside ha cercato di circoscrivere la portata della sua decisione a un fatto di semplice opportunità (il 40% degli studenti sarebbe comunque assente quel giorno), gli ecclesiastici intervenuti sono invece arrivati a proporre Pioltello come modello universale di dialogo e di convivenza tra diverse religioni.Sicché dovremo aspettarci prossimamente che sia la Chiesa a spingere per riconoscere pubblicamente le festività islamiche, non solo a scuola. Diciamo "le" festività perché la fine del Ramadan non è certo l'unica e neanche la più importante. Ci sono una decina di feste importanti nell'islam, a cominciare dalla Festa del sacrificio, Id al-Adha, che quest'anno cade dal 16 al 20 giugno: cosa farà la diocesi di Milano, organizzerà lo sgozzamento dei capretti in oratorio, visto che cade proprio durante l'oratorio estivo?E poi perché allora non fermare tutto per il capodanno cinese o, per stare in tema religioso, per la Pasqua ortodossa, visto che gli ortodossi in Italia sono quasi quanto gli islamici? E perc
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In occidente gli islamici festeggiano le mille vittime degli attacchi di Hamas in Israele
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7568IN OCCIDENTE GLI ISLAMICI FESTEGGIANO LE MILLE VITTIME DEGLI ATTACCHI DI HAMAS IN ISRAELE di Giuliano GuzzoLa guerra che infuria in Israele e a Gaza - con centinaia di vittime, feriti e ostaggi - è un orrore difficile da commentare; eppure offre spunti per riflessioni che non possono in alcun modo essere trascurate; anche perché si basano su fatti concreti. Un primo aspetto, già considerato ieri dal Timone, è quello del clamoroso e macroscopico fallimento dell'intelligence di Israele e Usa; un fallimento che pare inspiegabile, dato che, per le sue caratteristiche, l'operazione Tempesta deve necessariamente essere stata preparata per mesi - e proprio non si può pensare che a Gaza non vi siano uomini di Tel Aviv.Un secondo aspetto che deve far pensare - e che riguarda però stavolta non Israele né la Palestina, bensì l'Occidente - sono le numerosissime reazioni di giubilo e non solo, da parte di vari esponenti del mondo islamico, alla notizia dell'attacco di Hamas. Basti vedere cos'è accaduto all'High-Deck-Siedlung, area multiculturale che si trova nel quartiere Neukölln di Berlino: dei manifestati pro Palestina sono scesi in piazza per festeggiare i massacri di Hamas distribuendo dolci ai passanti e ci sono stati attacchi alla polizia, che hanno provocato il ferimento di due agenti e l'arresto di 40 persone.Attenzione a pensare che si tratti di un fenomeno solo tedesco. Anche in tutto il Regno Unito - a Londra, Manchester e Brighton - folle pro-Hamas si sono radunate per celebrare l'assalto ai danni di Israele. Scene simili si sono verificate anche in Svezia. Sabato scorso a Malmö, una città in cui il 37% della popolazione ha origini straniere, una carovana di palestinesi e altri migranti ha letteralmente invaso le strade; complessivamente, alla manifestazione hanno preso parte circa 200 autovetture, con musica araba e bandiere svolazzanti dai finestrini, quasi ci fosse da festeggiare un successo calcistico.Anche in Olanda ci sono state manifestazioni e i sindaci di Rotterdam e l'Aia si sono rifiutati di esporre la bandiera d'Israele. Scene surreali si son viste pure negli Stati Uniti e in Canada; significativo in particolare cosa è accaduto in Ontario, dove uomini a bordo di veicoli sono stati ripresi mentre celebravano gli attacchi nel parcheggio di un centro commerciale. Ora, si potrebbe continuare ancora a lungo enumerando avvenimenti che hanno dello sconvolgente, ma forse meglio fermarsi perché essi già mettono ben in luce - davanti ad una guerra che ieri ha superato la quota di 1.000 vittime - le basi civili inesistenti su cui poggia l'osannato modello sociale multiculturale, che ricorda tanto una bomba ad orologeria.Per carità, è vero che simili surreali festeggiamenti non costituiscono una novità assoluta. Basti vedere quanto accaduto nel 2015 in Siria, dove jihadisti dell'allora sedicente Stato islamico festeggiarono gli attentati di Parigi distribuendo caramelle alla gente in strada. Ma un conto - ecco la differenza - è che ciò sia avvenuto ieri, in Libia, per mano di militanti dell'Isis; un altro, ben più sconvolgente, è apprendere come le medesime scene si ripetano oggi nel cuore dell'Occidente, per mano di soggetti col passaporto europeo o americano. È un fortissimo campanello d'allarme. La domanda però è: quanti sapranno, in particolare nel mondo della politica e delle istituzioni, riconoscerlo come tale? Alla fine, la questione vera è tristemente questa.Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Hamas, braccio palestinese dei Fratelli Musulmani" parla della matrice ideologica fondamentalista islamica del movimento armato palestinese che controlla Gaza. Un breve excursus storico sulle sue origini e progetti per il futuro.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 9 ottobre 2023:La guerra improvvisamente scatenata da Hamas contro Israele, inizia esattamente cinquant'anni dopo l'attacco arabo dello Yom Kippur, del 6 ottobre 1973. L'aggressione in un Paese addormentato in un sabato di festa, il fallimento dei servizi segreti, le gravi perdite degli israeliani, l'inaspettata preparazione dei suoi nemici la ricordano. Ma i paralleli finiscono qui. Perché quello a cui assistiamo, negli ultimi due giorni, non è un conflitto convenzionale fra eserciti regolari. È un'operazione a cavallo fra un'offensiva militare e un'azione terroristica, una "scorreria" tipica dei popoli del deserto e riportata in vita nei tempi moderni.Abbiamo visto scenari simili anche a Mumbai nel 2008 e più vicino a noi, nel tempo e nello spazio, anche a Parigi nel 2015. Gli attaccanti agiscono in piccole cellule fra loro coordinate, appoggiate da unità già all'interno del territorio nemico, colpiscono obiettivi civili indifesi, uccidono indiscriminatamente, catturano ostaggi (il loro vero "bottino"). Le massicce salve di razzi, la caratteristica di tutti i precedenti attacchi di Hamas, stavolta sono servite solo come diversivo. L'operazione vera e propria è avvenuta con l'infiltrazione di gruppi di terroristi nei centri abitati, compresa la città di Sderot.L'aspetto più atroce di questo tipo di azioni, oltre al trauma di chi le subisce in prima persona, è l'ostentazione della crudeltà. Le immagini dei civili uccisi, dei feriti, del sangue, dei cadaveri portati a Gaza come trofei, delle case penetrate e devastate, diventano "virali" sono fatte circolare in rete, sono montate ad arte, anche con la musica in certi casi. Deve servire per galvanizzare la propria base ideologica e al tempo stesso terrorizzare l'avversario. La popolazione colpita, soprattutto, sente di poter fare una fine atroce anche restando in casa propria e perde ogni senso di sicurezza.Al Qaeda e poi l'Isis, ci avevano abituati a questo tipo di spettacolo crudele, prima di sparire dai nostri radar. Hamas coglie alla sprovvista il pubblico occidentale più distratto, perché nessuno associava il partito islamista palestinese, padrone incontrastato di Gaza dal 2007, alla violenza tipica dei jihadisti. Ma la matrice ideologica di Hamas è la stessa di quella di Al Qaeda e dunque anche dell'Isis, scheggia impazzita del movimento di Al Zawahiri e Bin Laden. La matrice comune è quella dei Fratelli Musulmani (di cui l'ideologo Al Zawahiri era un esponente). E l'ideologia jihadista, anche quella di Hamas, non solo giustifica ma addirittura richiede l'uccisione dei civili nemici di religione. Colpisce gli ebrei in quanto tali, senza distinguere fra militari e non.Che Hamas sia il braccio palestinese dei Fratelli Musulmani è specificato nel suo stesso statuto del 1988. Nell'articolo 2 leggiamo: "Il Movimento di Resistenza Islamico è una delle branche dei Fratelli Musulmani in Palestina. Il movimento dei Fratelli Musulmani è un'organizzazione mondiale, uno dei più grandi movimenti islamici dell'era moderna. È caratterizzato dalla profonda comprensione, da nozioni precise, e da una totale padronanza di tutti i concetti islamici in tutti i settori della vita: nelle visioni e nelle credenze, in politica e in economia, nell'educazione e nella società, nel diritto e nella legge, nell'apologetica e nella dottrina, nella comunicazione e nell'arte, nelle cose visibili e in quelle invisibili, e comunque in ogni altra sfera della vita".Nel suo preambolo è contenuta una citazione di Hassan al Banna, fondatore egiziano della Fratellanza: "Israele sarà stabilito, e rimarrà in esistenza finché l'islam non lo ponga nel nulla, così come ha posto nel nulla altri che furono prima di lui". Oltre a questo invito a distruggere lo Stato israeliano, troviamo nello stesso statuto anche quello a uccidere gli ebrei. L'articolo 7, sulla Universalità del Movimento di Resistenza Islamico, è diventato tristemente celebre: "... il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta - le preghiere e la pace di Allah siano con Lui - dichiarò: ‘L'Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l'albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c'è un ebreo nascosto dietro di me - vieni e uccidilo'".Formatosi nella Prima Intifadah, anche come opposizione interna alla leadership di Arafat, Hamas si è distinto per le sue azioni terroristiche negli anni Novanta, quando si opponeva al processo di pace iniziato con gli accordi di Oslo del 1993. Infatti, Hamas non ha mai accettato alcun piano di pace, né alcuna proposta di partizione per due popoli in due Stati, perché ritiene la Palestina indivisibile per diritto divino: "Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un sacro deposito (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell'islam fino al giorno della resurrezione - leggiamo ancora nello statuto, articolo 11 - Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa.
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Musulmano picchia la moglie, ma per il PM è un fatto culturale e va assolto
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7535MUSULMANO PICCHIA LA MOGLIE, MA PER IL PM E' UN FATTO CULTURALE E VA ASSOLTOLa storia di una donna di 27 anni di origini bengalesi, cittadina italiana, madre di due figlie e costretta a un matrimonio combinatodi Salvatore MontilloViolenze e maltrattamenti subite da una giovane donna originaria del Bangladesh, definiti «contegni di compressione delle libertà morali e materiali», sarebbero «il frutto dell'impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge». Motivo per il quale l'imputato (oggi ex marito) va assolto.È destinata a far discutere la richiesta di assoluzione messa nero su bianco da un pubblico ministero di Brescia nell'ambito di un procedimento a carico di un uomo del Bangladesh residente nel bresciano.In vista dell'ultimo atto del processo, che dovrebbe arrivare a sentenza nelle prossime settimane, il pm ha così giustificato, nelle conclusioni depositate alle parti, i motivi per i quali quei presunti maltrattamenti rientrerebbero nel campo dei reati culturalmente orientati e pertanto non vadano puniti. «I contegni di compressione delle libertà morali e materiali della parte offesa da parte dell'odierno imputato - scrive il pm - sono il frutto dell'impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge per conseguire la supremazia sulla medesima, atteso che la disparità tra l'uomo e la donna è un portato della sua cultura che la medesima parte offesa aveva persino accettato in origine».Il caso ha preso il via nel 2019, quando una donna di 27 anni di origini bengalesi, cittadina italiana, madre di due figlie, costretta a sposare in patria un cugino secondo un matrimonio combinato, ha denunciato il marito, nel frattempo diventato ex, per maltrattamenti fisici e psicologici. A suo tempo la Procura aveva già chiesto l'archiviazione del procedimento, richiesta rigettata dal gip che ha ordinando l'imputazione coatta per lo straniero nato e cresciuto in Bangladesh. «Sussistono senz'altro elementi idonei a sostenere efficacemente l'accusa in giudizio nei confronti dell'ex marito» aveva stabilito il gip.«Le condotte dell'uomo - continua il pm nella richiesta di assoluzione - sono maturate in un contesto culturale che sebbene inizialmente accettato dalla parte offesa si è rivelato per costei intollerabile proprio perché cresciuta in Italia e con la consapevolezza dei diritti che le appartengono e che l'ha condotta ad interrompere il matrimonio. Per conformare la sua esistenza a canoni marcatamente occidentali, rifiutando il modo di vivere imposto dalle tradizioni del popolo bengalese e delle quali invece, l'imputato si è fatto fieramente latore».Sconcertata la donna, cresciuta a Brescia dove vive dall'età di 4 anni, che in un'intervista al Giornale di Brescia racconta di essere stata «venduta per 5mila euro» ad un cugino dopo la morte del padre, sepolto in patria. Divenuta madre di due bambine, la donna è stata costretta a lasciare gli studi alle superiori ed è rimasta segregata in casa per anni. «Dopo anni di urla, insulti e botte, sotto la costante minaccia di essere riportata in Bangladesh definitivamente, nel 2019 ho trovato il coraggio di denunciare». Un coraggio che potrebbe non servire a renderla per sempre una donna libera.Nota di BastaBugie: Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Estradato in Italia il padre di Saman, un traguardo insperato" parla dell'arrivo in Italia di Shabbar Abbas, l'uomo che nel 2021, insieme a dei familiari, uccise la figlia Saman per aver rifiutato un matrimonio combinato.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 settembre 2023:È arrivato in Italia il 1° settembre, estradato dal Pakistan, Shabbar Abbas, l'uomo che nel 2021 insieme alla moglie e ad alcuni familiari, all'epoca residenti in Italia a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, ha ucciso la figlia Saman di 18 anni perché aveva rifiutato di accettare un matrimonio combinato con un cugino scelto dai genitori. Coinvolti nell'omicidio sono la moglie, Nazia Shaheen, tuttora latitante in Pakistan e oggetto anch'essa di una richiesta di estradizione, due cugini di Saman, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, arrestati in Francia e in Spagna nei mesi successivi al delitto, e lo zio, Danish Hasnain, fratello di Shabbar Abbas, arrestato in Francia.Come si ricorderà, i resti di Saman erano stati sepolti nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio e il giorno successivo Shabbar Abbas e la moglie erano tornati in Pakistan, richiamati d'urgenza - questa la giustificazione - perché una loro zia stava male. Raggiunto telefonicamente, Abbas aveva continuato a negare, a dire che sua figlia era viva, che si trovava in Belgio. La polizia pakistana lo ha arrestato il 15 novembre 2022 per frode ai danni di un connazionale e così la procedura di estradizione, complessa e delicata, ha avuto inizio. Le udienze per discutere la legittimità della richiesta di estradizione da parte del Ministero italiano della giustizia hanno subìto più di 30 rinvii. Finalmente, il 4 luglio scorso, i giudici della Corte di Islamabad hanno espresso parere favorevole e il 29 agosto è arrivata l'autorizzazione del governo pakistano.L'8 settembre Abbas comparirà davanti alla Corte di assise di Reggio Emilia dove sarà sentito come testimone suo figlio, il fratello minore di Saman, che ha indicato agli inquirenti il luogo dove si trovava il cadavere della sorella. «È la prima volta che una estradizione attiva viene concessa dal Pakistan, non era mai successo - ha commentato il procuratore di Reggio Emilia, Gaetano Calogero Paci -. Fa ben sperare su una buona prospettiva di riuscita di un accordo più ampio tra Italia e Pakistan che sappiamo essere in fase di gestazione, per creare un sistema di relazioni bilaterali più stabile. In Italia ci sono 200 mila pakistani regolarmente censiti». [...]Anche il primo ministro Giorgia Meloni ha sottolineato l'importanza decisiva della collaborazione delle autorità pakistane, effettivamente insperata perché in Pakistan tradizioni tribali e integralismo islamico si combinano per far sì che agli occhi di molti il delitto commesso dai familiari di Saman appaia non solo legittimo, ma doveroso. L'onore di una famiglia si ritiene infatti compromesso quando i suoi componenti non obbediscono al padre dimostrando al mondo che manca dell'autorità e della determinazione necessarie a farsi rispettare. Per il decoro e la stima familiare si ritiene che un padre abbia il dovere di vegliare sul comportamento dei congiunti, in particolare di donne e minori, di punirli se lo ritiene giusto. Una figlia che rifiuta un matrimonio combinato disobbedisce e, atto altrettanto grave, contesta una istituzione che è uno dei cardini di un sistema condiviso di rapporti familiari, sociali ed economici. Perciò merita una punizione esemplare. Ai nostri occhi lei è la vittima, chi la uccide il colpevole. Viceversa agli occhi dei parenti di Saman, lei si è macchiata di una grave colpa, le vittime sono i suoi genitori e gli altri suoi familiari sui quali ricade l'onta del suo comportamento. Lo chiamiamo omicidio oppure delitto d'onore. Invece, per chi lo commette è una punizione necessaria per restituire alla famiglia dignità e rispetto dei parenti e della comunità.Ma anche in Pakistan i valori e le istituzioni delle società patriarcali che l'Islam ha sacralizzato non sono condivisi da tutti, non più. [...] Un segno è l'atteggiamento nei confronti dei cristiani, spesso vittime di intolleranza estrema, ma anche oggetto di concreti segnali di rispetto e volontà di coesistenza pacifica. Un altro è la lotta per emendare la legge che punisce la blasfemia, i tentativi di moderarne almeno le sanzioni.La decisione di consegnare alla giustizia italiana Shabbar Abbas può essere un altro segno. Sarà importante nelle prossime settimane seguire le reazioni al processo contro gli assassini di Saman delle comunità islamiche in Italia e dell'opinione pubblica italiana.
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La nuova rivoluzione francese è alle porte
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7525LA NUOVA RIVOLUZIONE FRANCESE E' ALLE PORTE di Roberto De MatteiMi ha fatto riflettere un articolo di Jean-Pierre Maugendre sulla rivista "Renaissance Catholique", di cui cercherò di riassumere i punti essenziali, anche perché offre una seria e articolata conferma delle preoccupazioni del generale Roberto Vannacci, nel suo libro "Il mondo al contrario", che in Italia ha provocato un ingiustificato scandalo.Maugendre si sofferma sulla situazione della Francia ed esordisce affermando che una parte significativa del suo territorio nazionale è ormai in stato di secessione, l'equivalente sul piano politico dello scisma, sul piano religioso. "La domanda - scrive - non è più se una guerra civile, o meglio una guerra etnico-religiosa, avrà luogo sul suolo francese, ma quando e con quali probabilità di successo per i vari protagonisti".La causa di questa pre-guerra civile è l'immigrazione che in Francia ha origini più lontane e dimensioni più ampie di quella dell'Italia, e di altri Stati europei, che però stanno percorrendo la stessa strada.Negli ultimi decenni, afferma Maugendre, un gran numero di immigrati estranei alla nostra cultura e civiltà è entrato a far parte del territorio nazionale francese, ma gli strumenti di assimilazione che avevano funzionato per gli immigrati polacchi, spagnoli e italiani all'inizio del XX secolo sono falliti. Né la scuola, né il servizio militare, né la Chiesa, sono riusciti a "francesizzare" queste onde di immigrati.Le responsabilità sono della destra liberale, che vede gli esseri umani solo come produttori e consumatori, e della sinistra socialista, imbevuta delle grandi utopie dei diritti dell'uomo. Entrambe, destra e sinistra, d'accordo su un mantra: la Repubblica e la sua religione, il secolarismo, avrebbero risolto tutti i problemi.L'ISLAM HA RAFFORZATO LA SUA PRESA SULLE POPOLAZIONI DI IMMIGRATICosì non è stato. Nel corso degli anni, l'Islam ha rafforzato la sua presa sulle popolazioni di immigrati, alcune delle quali non desideravano altro che occidentalizzarsi. Scrive Maugendre: "Diventare francesi! Perché dovrebbero farlo? È davvero auspicabile e desiderabile? Chi è orgoglioso di essere o diventare francese? In effetti, molti di questi giovani immigrati di seconda o terza generazione, quando viene chiesto loro di definirsi, annunciano la nazionalità dei loro genitori. Quanti delle migliaia di tifosi marocchini che lo scorso dicembre hanno invaso e occupato gli Champs Elysées durante l'ultima Coppa del Mondo di calcio erano "francesi sulla carta". Chi, tra questi immigrati, potrebbe essere così avventato da abbandonare il conforto che dà loro la Umma, islamica una comunità in piena espansione demografica e politica, per associare il proprio destino a un paese il cui disprezzo per il diritto naturale (matrimonio per tutti, teoria del gender, dittatura LGBT, ecc.) è oggetto di scandalo e disprezzo per popolazioni che sono ancora saldamente attaccate a certi elementi del diritto naturale? (...) I recenti attacchi agli edifici pubblici, alle forze di polizia, ai vigili del fuoco, alle scuole, alle biblioteche e così via, tutti simboli della Francia e delle sue istituzioni, dimostrano da parte di molti di questi giovani un odio verso il nostro Paese che anche i commentatori più compiacenti non riescono più a nascondere".Maugendre cita fatti che sono sotto gli occhi di tutti. "La divisione etno-religiosa prevista e temuta da alcuni non è più un rischio o una profezia, ma una realtà. Alle elezioni legislative del giugno 2022, il NUPES di Jean-Luc Mélenchon, il partito di sinistra pro-immigrati, ha vinto in tutte e dodici le circoscrizioni di Seine Saint-Denis. Nel frattempo, il Rassemblement National di Marine Le Pen ha vinto in sette delle otto circoscrizioni del Var. La spaccatura è evidente.MILIARDI DI EURO BUTTATI AL VENTOVersare miliardi di euro nelle periferie per ricostruire i 1059 edifici incendiati o promuovere l'educazione sessuale nelle scuole non risolverà i problemi posti dalla secessione di molte parti del nostro territorio nazionale. È già molto tardi, e la banda di nullatenenti che presiede al destino del nostro sfortunato Paese non è in grado né di rallentare il flusso di nuovi immigrati né di far rispettare gli OQTF (Obligation de Quitter le Territoire Français) emessi dai tribunali. C'è da temere che il destino del nostro Paese sia quello del Libano, cioè la frammentazione della Francia lungo linee etniche e religiose. Un quartiere o una città saranno popolati da marocchini, un'altra da algerini, un'altra da abitanti del Mali, un'altra ancora da francesi etnici, eccetera, ognuno regolato dalla propria legge. La storia è implacabile. Ha le sue leggi, impietose come quelle della fisica".Citando una profezia del maresciallo Juin, Maugendre scrive: "La Francia è in stato di peccato mortale e un giorno sarà punita. Ma sappiamo anche che è sempre possibile guarire, anche dal peccato mortale. Purché ci si penta e si faccia ammenda. Il 29 luglio 1916, l'ormai santo Charles de Foucauld profetizzava dal suo eremo di Tamanrasset: "Se non siamo riusciti a rendere francesi questi popoli, ci cacceranno. L'unico modo per farli diventare francesi è che diventino cristiani".Queste previsioni, non hanno perso nulla della loro attualità e non riguardano solo la Francia "La situazione della Chiesa in Francia - afferma Maugendre - che dovrebbe essere responsabile di questa missione di evangelizzazione ma che è soprattutto preoccupata di rompere con la Tradizione liturgica della Chiesa e di convertirsi a una sinodalità tanto indigesta quanto decisamente rivoluzionaria, non dà certo adito all'ottimismo. Tuttavia, sappiamo che nulla è impossibile a Dio e che è nell'umile adempimento delle nostre fedeltà domestiche che si preparano i tempi della Risurrezione".Sono parole che Maugendre riferisce alla Francia, ma che potremmo applicare all'Italia e all'Europa intera.
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Con i prodotti halal, l'islam detta legge
VIDEO: La jihad cresce in Italia ➜ https://www.youtube.com/watch?v=3LL2iB7R8WkTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7511CON I PRODOTTI HALAL, L'ISLAM DETTA LEGGE di Mauro FaverzaniMacché "di nicchia"! I prodotti halal, vale a dire «conformi alla sharia», la legge islamica, hanno ormai conquistato una fetta importante del mercato mondiale e sono in continua espansione. Per due motivi: una forte valenza religiosa identitaria islamica; prezzi fortemente competitivi, in grado di intercettare anche la clientela occidentale, specie quella meno abbiente, con punti-vendita nei quartieri più poveri.Con oltre mille aziende certificate halal, ad esempio, l'Italia si colloca oggi al terzo posto in Europa, dopo Inghilterra e Francia. Un balzo in avanti incredibile, tenendo conto che solo 16 anni fa, nel 2007, il nostro Paese si trovava all'ultimo posto. La grande distribuzione si è ormai mobilitata; c'è chi si è dotato di un angolo halal, come la Coop. I grandi marchi (Nestlé in 50 Paesi e poi ancora Aia, Amadori, Ferrarelle, Fabbri, Sterilgarda, per citarne alcuni) si sono allineati, così come molte piccole aziende e cooperative, esibendo con orgoglio sui propri siti, come un trofeo, l'agognata certificazione. In Francia, 10 milioni di clienti frequentano negozi e ristoranti halal. Solo nell'ultimo quinquennio, oltralpe, sono apparse una quindicina di catene, in cui i prodotti halal sono esclusivi o quasi, e altre sette grandi catene di hamburgherie. La Spagna produce oltre 2.500 prodotti halal, di cui è grande esportatrice, soprattutto nel settore delle carni, in Francia, ma anche nei Paesi privi di un'industria agroalimentare forte, come Algeria e Marocco. Insomma, il giro d'affari è notevole.Negli ultimi anni, nonostante la pandemia, complessivamente il mercato halal è cresciuto del 15% in Europa, mentre nello stesso periodo il commercio "bio" ha registrato appena un +2%. Già al World Halal Food Council, svoltosi a Roma dal 26 al 30 marzo 2014, il messaggio, ripreso all'epoca dall'Ansa, fu molto chiaro: «"La finanza e i capitali islamici sono pronti a portare fuori dalla crisi l'Europa" e "in particolare l'Italia", purché i Paesi seguano, "nella produzione, nella logistica e nella commercializzazione", gli standard halal». Aggiunse in quella sede lo sceicco Fayez al Shahri: «Siamo pronti a investire anche in infrastrutture, ma l'Italia deve garantirci di riconoscere l'ufficialità del mercato halal, prevedendo la certificazione obbligatoria delle imprese interessate». Certificazione che spalanca le porte di un mercato da 1,6 miliardi di persone, ma che può essere rilasciata solo da organismi esclusivamente musulmani. Il che significa una cosa sola: che, a dettare le regole, vuole essere solo l'islam.STANDARD ISLAMICI?In Italia, ad occuparsene, è Halal Italia, applicando standard islamici nazionali e internazionali. Tale realtà, varata su richiesta della Comunità Religiosa Islamica Italiana, è stata riconosciuta ufficialmente da una convenzione interministeriale sottoscritta il 30 giugno 2010, sotto il governo Berlusconi IV. La convenzione punta a consentire alle aziende italiane di cavalcare l'internazionalizzazione e di conquistare così i mercati dei Paesi a maggioranza islamica. Ma l'arma è a doppio taglio, perché a dettar le regole è appunto l'islam.A livello internazionale opera la World Halal Authority, un organo di certificazione riconosciuto da organizzazioni governative e non governative, dalle associazioni dei consumatori halal e dalle autorità e rappresentanze religiose dell'islam nel mondo. Il limite di tali organismi è però la loro autoreferenzialità, come evidenziato già il 19 dicembre 2011 su Il Sole 24 Ore da Annamaria Tiozzo, consulente di marketing islamico e di certificazioni religiose: «A oggi non abbiamo ancora degli standard internazionali di certificazione validi per tutti i Paesi. (...) In assenza di una regolamentazione, (…), utenti finali ed aziende sono lasciati a sé stessi».Ormai si certifica di tutto, non più solo carne: generi alimentari, cosmetica, farmaceutica, logistica, finanza, servizi, turismo, accoglienza, eccetera. Come mai? Negli anni Novanta, anche tra i musulmani più radicali, non v'erano pretese particolari circa la carne halal. Finché non se ne scoprirono i vantaggi normativi: far pagare una piccola percentuale sulle vendite ha assicurato una formidabile fonte di reddito. Da quel momento in poi, è divenuta essenziale la certificazione halal. I punti-vendita effettuano da tempo raccolte a favore di organizzazioni caritatevoli islamiche, molte delle quali sono accusate di predicare però un islam troppo severo e rigoroso. Jérôme Fourquet, noto politologo e sociologo francese, intervistato lo scorso 5 luglio dal quotidiano spagnolo Abc, ha evidenziato come il 74% dei musulmani francesi sotto i 25 anni consideri la propria religione, l'islam, «più importante» della République, dello Stato. E questa tendenza, dagli esiti ancora incerti, sarebbe in netto aumento da diversi anni. Secondo il presidente dell'associazione Vigilance Halal (con oltre 5 mila iscritti), il dottor Alain de Peretti, «non v'è in Francia alcuna seria indagine sui flussi finanziari generati dall'industria halal, alquanto opachi».LA MACELLAZIONE ISLAMICASenza parlare delle perplessità che ancora suscita a più livelli la macellazione islamica halal, come quella ebraica kosher. Innanzitutto sul fronte igienico-sanitario. Viene definita, infatti, «macellazione in deroga». Perché? Il regolamento europeo n. 1099 del 24 settembre 2009, entrato in vigore l'1 gennaio 2013, prevede l'obbligo di stordimento prima dell'abbattimento per assicurare che l'animale sia incosciente e quindi insensibile al dolore nel momento di massima sofferenza. Tuttavia, tale regolamento ammette la possibilità di procedere alle macellazioni rituali anche senza ricorrere allo stordimento, riconoscendo in merito ampia discrezionalità agli Stati membri.La macellazione halal prevede un operatore musulmano adulto e praticante. L'animale dev'essere rivolto verso la Mecca: prima di sgozzarlo, viene pronunciata l'invocazione detta basmala. Poi l'addetto procede, tagliando con una lama affilata e con un unico colpo trachea, esofago, carotide e vena giugulare dell'animale, che deve morire per dissanguamento. Contro tale pratica è scesa in campo un'armata Brancaleone, composta da diverse organizzazioni non governative, associazioni laico-umaniste votate alla secolarizzazione spinta, animalisti e frange partitiche annesse. Anche sul fronte sanitario, però, non mancano voci fortemente critiche. Alcuni anni fa la giornalista francese Anne de Loisy, autrice del libro Bon appetit! dedicato all'argomento, ha sollevato precisi dubbi. La modalità halal sarebbe «il metodo più economico e più semplice per abbattere le bestie», ha dichiarato in un'intervista a Paris Match, a fronte di una procedura, quella ordinaria, con lavaggi più frequenti, tempi morti e ritmi di produzione più lenti. Il già citato dottor de Peretti, da veterinario, ha sottolineato più volte i rischi batterici della macellazione rituale, evidenziati anche dall'Accademia dei veterinari francesi in un rapporto inviato nel dicembre 2006 all'allora ministro dell'Agricoltura.Insomma, il mercato è allettante per numeri e potenzialità, ma le criticità non mancano. Forse, sarebbe il caso di tenerne maggior conto e di affrontarle.
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Africa alla deriva tra secolarizzazione e islam
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7474AFRICA ALLA DERIVA TRA SECOLARIZZAZIONE E ISLAM di Mauro FaverzaniMentre l'Europa affonda nei propri vizi ed in una silenziosa, sciagurata forma di apostasia, gran parte dell'Africa è ormai nelle mani o della dilagante secolarizzazione oppure della jihad, infiltratasi nel Continente sia con la violenza, in allarmante aumento negli ultimi anni, sia alleandosi con reti criminali organizzate e con bande autoctone con interessi regionali, inserendosi così in conflitti e divisioni già in atto, sia sfruttando povertà, corruzione, anarchia, analfabetismo, disoccupazione ed altre criticità sociali, particolarmente diffuse.Tra le regioni, ove più tristemente è presente la jihad, figurano quelle del Sahel (che comprende Burkina Faso, Mali, Niger, Nigeria e Camerun e che conta già 7.899 morti pari al 40% del totale delle vittime), il bacino del lago Ciad, la Somalia ed il Mozambico.I cristiani vengono esclusi dalle cariche governative, non possono costruire chiese, né cappelle, le loro donne vengono costrette ad indossare l'hijab ed a sposare uomini musulmani, mentre i sacerdoti vengono spesso sequestrati.Lo scorso 16 giugno in Uganda, a Mpondwe, ad esempio, tanto per limitarsi agli ultimi tragici episodi di cronaca, le cosiddette «Forze Democratiche Alleate», gruppo affiliato all'Isis, hanno attaccato la scuola secondaria pubblica di Lhubiriha e provocato 42 morti, tra i quali ben 37 bambini - bruciati vivi, pugnalati o finiti a colpi di machete al grido di «Allahu Akbar» -, tutti cristiani. La vittima più giovane aveva 12 anni e frequentava il primo anno della scuola. Numerosi anche i feriti. Ancora imprecisato il numero delle ragazze rapite.Lo scorso marzo in Nigeria ben sei contee dello Stato di Middle Belt sono state attaccate dai miliziani islamici fulani. Particolarmente violente le aggressioni sferrate nel villaggio di Tse Jor, dove 40 jihadisti hanno provocato una ventina di morti, tra i quali molti giovani e bambini, oltre a numerosi feriti.Sempre in Nigeria lo scorso 19 maggio è stato sequestrato Padre Kingsley Maduka, parroco della chiesa cattolica di Cristo Re a Ezinnachi-Ugwaku, Okigwe, nello Stato di Imo, mentre si stava recando per l'adorazione eucaristica nella cappella appena eretta nel villaggio di Ogii. Il sacerdote è stato rilasciato dopo cinque giorni nelle mani dei suoi aguzzini, incalzati dalle forze dell'ordine, tanto da convincerli a sbarazzarsi della propria vittima.Ma l'islam non è l'unico pericolo mortale da cui guardarsi in Africa: non meno temibile e sanguinaria è la cultura di morte importata dal secolarismo occidentale e dagli organismi internazionali, tale da spingere recentemente i vescovi della Repubblica Centrafricana a lanciare l'allarme, al termine della loro assemblea plenaria tenutasi a Bangassou: nel mirino del laicismo dilagante, anche qui, c'è la famiglia, di cui molti, troppi sognano la disgregazione: «Le molteplici crisi politico-militari del nostro Paese hanno disgregato le famiglie e compromesso l'educazione - si legge in un comunicato diffuso dai Vescovi - instaurando una cultura della violenza e dell'impunità, di controvalori radicati nell'individualismo e nell'egoismo», alimentati dalla povertà generalizzata, dalla disoccupazione diffusa, dall'instabilità politica e sociale.Oltre alla famiglia, prevedibilmente nel mirino c'è anche la vita. Di pochi giorni fa è la denuncia fatta da Padre Apollinare Cibaka Cikongo, rettore dell'Università di Mbujimayi, nella Repubblica Democratica del Congo: alla piaga degli aborti in Africa la comunità internazionale ha opposto un silenzio definito dal sacerdote «terrificante», come ha dichiarato nel corso di un'intervista all'emittente EWTN Vatican. Tra l'11 aprile e l'11 maggio, ad esempio, ad oltre 200 donne è stato ucciso il bimbo in grembo, senza che questo abbia provocato la benché minima opposizione o critica, neppure da parte della Chiesa ufficiale.Secondo Padre Cikongo, è urgente promuovere la dignità della vita umana [...]: «Con le nuove generazioni e l'influenza dei media - ha dichiarato il sacerdote - se non ci svegliamo, avremo una società corrotta dalla cultura della morte e dalla distruzione della sessualità e del rapporto tra uomo e donna». Come tristemente già accade in Occidente.
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Se lo stupratore è islamico la polizia lascia fare
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3544SE LO STUPRATORE E' ISLAMICO, LA POLIZIA LASCIA FARE di Stefano MagniBande organizzate di bruti hanno rapito, violentato e talvolta anche rivenduto 1400 minorenni. Succede a Rotherham, nell'Inghilterra settentrionale. Un rapporto pubblicato ieri, a firma della professoressa Alexis Jay, a conclusione di un'indagine indipendente commissionata dal comune, parla chiaro e non cela i dettagli. Descrive storie di minorenni, soprattutto ragazzine fra gli 11 e i 16 anni di età, cosparse di benzina e minacciate di essere date alle fiamme, minacciate con pistole e fatte assistere a stupri brutali, minacciate di essere le prossime se ne avessero parlato con qualcuno. Bambini venduti in altre città e usati come oggetti sessuali. Altre ragazzine violentate in modo seriale, tanto da dichiarare, una volta fuori dall'incubo, che ormai "lo stupro di gruppo era diventato un modo di vivere". Tutto questo è avvenuto per 16 anni, dal 1997 al 2014, senza che nessuno intervenisse. Eppure le autorità inglesi locali ne erano perfettamente al corrente. Prima dell'attuale rapporto Jay, erano stati redatti altri tre rapporti. Tutti cestinati. Nel primo caso, le autorità non avevano creduto ai dati. Gli altri due rapporti erano stati semplicemente accantonati. A loro avviso i dati erano "esagerati". In effetti, 1400 vittime minorenni di abusi in una cittadina con nemmeno 120mila abitanti è una cifra immensa, assurda nella sua sproporzione. E, fra l'altro, si tratta ancora di una stima conservativa, perché in questi 16 anni le vittime potrebbero risultare molte di più.LA CAPPA DI TERRORE CHE INDUCE A STARE ZITTIEppure c'è un'altra causa del silenzio che sta emergendo con clamore. I bruti in questione, infatti, non sono i padri delle vittime, non si parla di stupratori inglesi, ma sono: membri di gang di pachistani, alle quali si sono aggiunti anche iracheni e qualche kosovaro. Immigrati che la stampa britannica definisce genericamente "asiatici". O non li definisce affatto. Nelle prime ventiquattro ore di notizie, infatti, la Bbc ha completamente cancellato l'origine dei membri della gang degli orrori. Quando entra in ballo la comunità musulmana, una cappa di terrore induce tutti, dalla polizia alla stampa, passando per gli assistenti sociali, a stare zitti. La polizia non si è mossa, o lo ha fatto in modo controproducente. In almeno due casi, i padri di ragazzine stuprate hanno cercato di salvare le loro figlie dai carnefici, ma sono stati arrestati a loro volta: i carnefici si son fatti passare per vittime e la loro origine, evidentemente, li ha resi più credibili agli occhi degli agenti. Ci sono casi di intimidazione palese: ragazzini che non hanno denunciato i loro violentatori, perché questi minacciavano rappresaglie sui loro fratellini o sorelline minori. E ci sono tante denunce di professori e membri del personale scolastico degli istituti locali che sono state bellamente ignorate. Fuori dalle scuole, le vittime venivano prelevate con le buone o con le cattive, e la polizia stava a guardare.Nel 2010 cinque pachistani erano finiti dietro le sbarre, per violenze seriali contro ragazze e ragazzine locali. Ma l'indagine non era andata oltre, benché il quotidiano The Times, nel 2012, fosse giunto alla conclusione che il giro delle violenze e dei violentatori era molto più ampio e noto alla polizia da almeno un decennio. Il caso che aveva fatto puntare i riflettori su Rotherham riguardava una ragazza di 17 anni, Laura Wilson: venne assassinata per aver "offeso" le famiglie di due pachistani che abusavano di lei. Lei era vittima di abusi fin dall'età di 11 anni e gli assistenti sociali ne erano al corrente. Nell'agosto del 2013, quattro donne avevano avviato un'azione legale contro il consiglio di Rotherham per i suoi "sistematici fallimenti" nel proteggerle dagli abusi sessuali di un gruppo di uomini, subiti fin da quando erano bambine. Una ragazza, conosciuta come "Jessica", ha dichiarato di essere stata quotidianamente violentata, quando aveva 14 anni, da un ragazzo di dieci anni più grande di lei e i servizi sociali non hanno voluto classificarla come vittima di abusi. I documenti rivelano che in almeno un caso la polizia l'abbia trovata in "atteggiamenti intimi" con il suo persecutore e abbia arrestato lei (già affidata ai servizi sociali) lasciando andare lui.AUTOCENSURA DETTATA DALL'ANTIRAZZISMOL'autocensura dettata dall'antirazzismo è stata, questa volta, direttamente complice dei criminali. Infatti, nel rapporto di Alexis Jay emerge chiaramente: le autorità locali avevano paura di essere accusate di "razzismo". «Sembra che alcuni (funzionari ndr) pensassero che si trattasse di casi eccezionali, che secondo loro non si sarebbero ripetuti. Altri erano preoccupati di riferire le origini etniche dei responsabili per paura di essere considerati razzisti; altri ancora ricordano invece di aver ricevuto chiare istruzioni di non farlo da parte dei propri dirigenti». Quindi le autorità non si sono mosse. Eppure il fenomeno era chiaro già il decennio scorso. Nel rapporto del 2003, la dottoressa Angie Heal, la relatrice di allora, aveva scritto: «A Rotherham, la comunità asiatica locale, raramente denuncia (i colpevoli, ndr)». Secondo la professoressa Jay, già nel rapporto Heal si descriveva come stessero aumentando gli incentivi per chi partecipava al traffico dei minorenni. «In passato lo facevano solo per gratificazione personale, ora agli immigrati asiatici che vengono coinvolti vengono offerte anche opportunità economiche e di carriera». Già nel rapporto del 2006, si arrivava alla conclusione: «Un certo numero di funzionari pensano che una delle maggiori difficoltà a prevenire efficacemente questo crimine sia dovuta all'origine etnica dei suoi perpetratori». La Bbc, una volta svegliatasi dal coma etnico e ammessa l'origine dei criminali, ha anche approfondito il tema, con diligenza. Svelando come questo tabù antirazzista abbia impedito di identificare le vittime, oltre che i carnefici. Quelle 1400 vittime, infatti, non sarebbero tutte: la maggioranza sono inglesi non musulmane. Ma ci sono tanti altri bambini e bambine musulmani immigrati che tuttora non hanno ottenuto giustizia. Zlakha Ahmed, leader dell'organizzazione Apna Haq, per la difesa dei diritti delle donne e dei bambini di origine "asiatica", ritiene che: «il rapporto non mi ha sorpreso affatto, per quanto conosciamo questo problema da un certo numero di anni». Lei stessa avrebbe redatto, con la sua organizzazione, numerosi studi analoghi «con l'unica differenza che le vittime sono giovani donne musulmane asiatiche e i carnefici sono uomini pachistani musulmani». [...]Sempre in Inghilterra, è recentissimo lo scandalo delle scuole islamizzate a Birmingham. Anche in quel caso le autorità locali erano al corrente dell'esistenza di un piano di progressiva occupazione e islamizzazione di scuole pubbliche, ma la paura di essere accusati di razzismo e islamofobia ha impedito loro di intervenire in tempo. Non è l'islam che deve meravigliare, ma l'incredibile cecità auto-indotta delle autorità.PROBLEMA BRITANNICONon si tratta solo di un problema britannico, ma riguarda tutta l'Europa. Il nord Europa in particolare. In Svezia e in Norvegia sono aumentati esponenzialmente gli stupri ai danni delle ragazze locali e le statistiche della polizia non indicano più l'origine etnica degli aggressori. Eppure i due paesi, in cui la violenza sessuale era a livelli minimi fino a due decenni fa, ora sono in cima alle classifiche europee sugli stupri, guarda caso solo da quando è iniziata la grande ondata migratoria dai paesi musulmani. Le ultime statistiche parlavano di una stragrande maggioranza di casi in cui l'aggressore era di origine "non occidentale", un modo politicamente corretto per indicare l'immigrato islamico. In Germania, lo scorso aprile, l'omicida afgano della sua ex fidanzata (accusata di non voler abortire) ha goduto di attenuanti culturali. Non è il primo caso e non sarà l'ultimo. Quella delle attenuanti culturali sta diventando una vera abitudine della magistratura tedesca. Ce ne siamo accorti anche noi quando, nel 2007, un sardo, nella Bassa Sassonia, godette dello stesso privilegio dopo aver violentato la sua ex fidanzata. L'allora sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi, parlò esplicitamente di "esempio di razzismo contemporaneo". E in effetti il multiculturalismo (di cui Manconi, in altre occasioni, si è fatto portavoce), cosa è se non razzismo contemporaneo? La sua prima regola è che non vi sono "nostre" regole applicabili alle "loro" comunità. Si creano isole di anarchia in cui la sharia viene imposta dai leader religiosi locali. In Inghilterra questo processo inizia ad essere addirittura formalizzato, con l'introduzione di corti islamiche e l'applicazione della legge coranica nei tribunali.
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Il vuoto della democrazia sarà riempito dall'islam
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7334IL VUOTO DELLA DEMOCRAZIA SARA' RIEMPITO DALL'ISLAM di Pietro Guidi"Je suis Charlie" era lo slogan che imperversava un po' dappertutto in seguito all'attentato terroristico del 7 gennaio 2015 nei confronti dei giornalisti di "Charlie Hebdo". La rivista satirica francese pubblicava vignette dissacranti contro la religione, tra cui alcune a sfondo sessuale contro Gesù Cristo e la beata Vergine Maria. Hanno anche fatto vignette sull'islam che prendevano in giro Maometto e i musulmani non l'hanno presa tanto bene. Infatti due islamici hanno pensato di vendicare l'onore del loro profeta uccidendo i giornalisti della redazione della rivista, facendo fuori in totale dodici persone. Molti ne furono scandalizzati e, senza dare la colpa all'islam, difendevano la rivista al patetico grido di "Je suis Charlie" cioè "Io sono Charlie" per mostrare solidarietà e schierarsi a favore della libertà di espressione che vedevano minacciata. La giornalista Alessandra Buccini intervistò Anjem Choudary, un imam di Londra, per chiedergli la sua posizione riguardo all'attentato. A mio avviso questa intervista rappresenta un incontro tra due universi paralleli, due visioni del mondo inconciliabili, che mette in luce la psicologia islamica e quella occidentale. Ecco alcune frasi significative di quella intervista.Imam: Chiunque insulti il profeta deve morire. Io personalmente credo che andrebbe processato da un tribunale della Sharia e se colpevole giustiziato. Perché non imparate la lezione e basta? Questo è quello che dice l'islam. Perché hanno continuato a fare una cosa del genere?Giornalista: Perché noi crediamo nella libertà di espressione e di pensiero.Imam: Gliel'ho già detto: io non ci credo.Giornalista: Ma lei in questo momento mi sta parlando, dicendo cose inaccettabili da sentire dopo quello che è successo a Parigi. Eppure sta parlando. Non è questa la libertà di espressione?Imam: Io sto parlando perché Allah mi ha creato e mi ha dato il permesso di dare il punto di vista islamico al mondo. (...) La democrazia ha fallito. (...) È l'islam il futuro dell'umanitàRIFLESSIONI CONTROCORRENTEHo guardato questo video con altre persone ed ho notato che si erano divisi in due gruppi: il primo diceva che questo imam rappresenta solo una piccola parte dell'islam, la parte più estremista, ma i musulmani normali non sono così. L'altro gruppo diceva che l'islam è un pericolo serio per la nostra democrazia e la nostra libertà perché i terroristi stanno semplicemente seguendo quanto gli insegna la loro religione. Quindi non sono estremisti, ma semplicemente dei bravi musulmani. Se a questo punto state pensando chi ha ragione, vi anticipo subito che secondo me hanno torto entrambi. Infatti mentre i due gruppi si scontravano, io me ne stavo il silenzio, invaso da un sentimento di ammirazione. Aveva ragione l'imam. La giornalista aveva torto. Con una chiarezza di idee sconcertante il musulmano l'aveva lasciata nell'impossibilità di ribattere. Lei ha continuato a fargli domande sulla possibilità che si verifichino altri attacchi, ma non è più tornata sull'argomento incriminato. Devo ammetterlo: un po' mi fa pena la povera giornalista occidentale quando gli parla della libertà di espressione. Pensa davvero che sia una difesa nei confronti dell'islam? Quando verranno armati per conquistare l'Europa, la giornalista gli chiederà se hanno il permesso del parlamento o se hanno fatto un referendum democratico per l'annessione dell'Italia allo stato islamico? Bisogna ammettere che ha ragione l'imam: la democrazia ha fallito, la libertà di espressione è sbagliata e la bestemmia contro Dio è una cosa grave. Provocatoriamente potrei dire che ascoltando l'intervista di quel video ho finalmente trovato qualcuno che la pensa come me.Devo premettere, per evitare equivoci pericolosi, che i valori dell'imam sono diversi dai miei, ma almeno entrambi abbiamo dei principi. Il mio modo di pensare è molto più vicino al suo che non a quello dell'occidentale apolide e liquido. Se potessimo io e l'imam ci faremmo la guerra a vicenda, ma almeno saremmo d'accordo sulle premesse: entrambi pensiamo che c'è una sola verità, una sola religione giusta, che non si può dire liberamente la menzogna, né bestemmiare il nome di Dio e tante altre cose. Ovviamente devo dire anche che io credo che la verità sia Gesù Cristo, mentre il musulmano crede che sia quello che ha sognato Maometto, ma entrambi abbiamo una visione simile del mondo. Siamo d'accordo sull'intolleranza: io non potrei tollerare le sue idee e lui le mie. Invece l'occidentale medio afferma la tolleranza come principio del vivere in società. Proprio per questo relativismo l'Occidente odierno non ha valori. Non ha un'idea di giusto o di sbagliato ed è indifferente a tutto. Quelli che vengono spacciati per valori della nostra società, come la democrazia e la libertà di espressione, sono dei non-valori. Infatti la democrazia è, in realtà, indifferenza politica perché non gli interessa sapere quale linea di governo sia giusta, ma solo quella che ha preso più voti. La libertà di pensiero è indifferenza nei confronti della verità perché la mette sullo stesso piano della menzogna. La laicità è indifferenza nei confronti delle religioni, visto che non si preoccupa di stabilire quale sia vera e quali false. Il multiculturalismo è indifferenza verso l'identità di un popolo. La tolleranza è indifferenza verso qualcosa che ti danneggia. E si potrebbe continuare così all'infinito.L'INTOLLERANZA DEI TOLLERANTITutto questo indifferentismo in realtà viene trattato come fosse un valore e, come tutti i principi fondanti una società, deve essere imposto a tutti i cittadini. Puoi dire quello che vuoi, basta che non affermi che esiste una verità, altrimenti vieni censurato. Tutto viene tollerato, ma non che venga messa in discussione la tolleranza. Quindi anche questo viene considerato un principio dalla maggioranza degli occidentali per cui non è disposto a trattare. Il problema è che si tratta di un valore vuoto, che ha trasmesso il suo vuoto agli europei di oggi.Abbiamo raggiunto un livello di benessere impensabile per le generazioni passate, ma siamo privi di principi per cui lottare. E quindi siamo diventati deboli e apatici. Da quanto siamo rammolliti ci siamo persino dimenticati dei nostri bisogni primari, come quello di riprodurci e quindi facciamo meno di due figli per coppia, quando la natura ci ha programmati per farne una decina, come è evidente se andiamo a vedere la situazione un secolo fa. Siamo quindi vuoti anche di figli, che sono il futuro e la forza di un popolo. E tutti sanno che in fisica ogni vuoto viene riempito. È un processo inevitabile. Siamo vuoti di figli e di valori: qualcuno con figli e valori ci sostituirà. Infatti i musulmani non si sono dimenticati del bisogno di riprodursi e nel giro di poco saranno molto più potenti di noi. Loro sono compatti e marciano tutti verso un solo fine: l'imposizione della Sharia in tutto il mondo.Questo non è complottismo in quanto sono loro stessi a dirlo, come fa l'imam del video citato. Fino a che sono in minoranza non alzano la testa, ma quando sono in maggioranza i musulmani impongono sempre la loro legge. Anche il vostro amico marocchino con cui giocate a calcetto quando arriverà la Sharia starà dalla loro parte. Lo possiamo già vedere nei quartieri islamici della Francia del sud o dell'Inghilterra dove non entra nemmeno la polizia locale. A differenza di loro, noi occidentali non abbiamo un'identità, un fine comune e nemmeno dei giovani in grado di difenderli, quindi ci faremo distruggere. Eppure non è sempre stato così.Nel medioevo, quando le civiltà europee erano cristiane, i musulmani li abbiamo sconfitti diverse volte. Sono sempre stati inferiori a noi in tutto: era l'Occidente il faro della civiltà. Di fronte al crociato, l'islamico se ne andava con la coda fra le gambe. Nelle gloriose battaglie di Lepanto e di Vienna li abbiamo sbaragliati con un esercito molto inferiore del loro e li abbiamo respinti dalle vie di mare e di terra per sempre. O meglio, li abbiamo respinti fino ad oggi...Se vogliamo davvero salvare la nostra Europa dall'invasione islamica dobbiamo tornare quello che eravamo un tempo, quando la società era impregnata dei valori del cristianesimo. Solo così potremmo fargli vedere che caput mundi, capitale del mondo, è Roma, non la Mecca.
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Natale calpestato dove comandano islamici o comunisti
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7260NATALE CALPESTATO DOVE COMANDANO ISLAMICI O COMUNISTI di Mauro FaverzaniAnche quest'anno si è rinnovato il tradizionale scambio di auguri natalizi. Di persona o con bigliettini, tramite web o social. Tra familiari, amici, conoscenti, colleghi. Ci è parso normale, spontaneo, quasi scontato. In realtà non è così. Non lo è per niente. Almeno non ovunque.In Arabia Saudita, ad esempio, Paese rigorosamente musulmano, viene severamente vietato qualsiasi altro culto pubblico. Per cui Natale ed anche capodanno - espressione del calendario gregoriano, quindi cristiano - possono essere celebrati solo in casa e di nascosto, pena pesanti sanzioni per i trasgressori.Ma il Natale è fuorilegge anche altrove, essendo considerato un pericolo per l'islam: in Brunei dal 2014, può costare a chi lo festeggi 20 mila euro di multa e fino a cinque anni di carcere; in Somalia è stato bandito dal 2015, lo stesso anche in Tagikistan, dove è proibito anche solo scambiarsi regali o raccogliere fondi per beneficenza; ma nella black list dei Paesi «Grinch» ce n'è anche uno comunista, la Corea del Nord, dove dal 2016 il dittatore Kim Jong-Un ha trasformato il 25 dicembre nella festa della «sacra madre della rivoluzione» ovvero di sua nonna.LA FRANCIA RINNEGA IL SUO PASSATO DI FIGLIA PRIMOGENITA DELLA CHIESANon c'è bisogno di andar tanto lontano, per scoprire il Natale nel mirino dei "soliti noti". In Francia, ad esempio, ovvero nell'unico Stato europeo, che ha voluto inserire la "laicità" come "principio" nella propria Costituzione, la fede cattolica ed i suoi simboli sono da considerarsi sotto attacco per l'intero periodo delle festività natalizie. È già stato registrato un inquietante aumento degli atti vandalici nei giorni scorsi. Lo scorso 21 dicembre sono stati tracciati sulle pareti della chiesa di S. Rocco, a Parigi, simboli satanici e scritte folli. All'indomani, il 22 dicembre, peraltro in pieno giorno, nel mirino è finita la chiesa di Sant'Anna d'Arvor a Lorient: qui in pieno giorno è stato devastato il presepe, sono state distrutte diverse statue in gesso - tra cui quelle della Madonna, di S. Giovanna d'Arco e di S. Teresa del Bambin Gesù - e gettate a terra le candele. Vandalismi e profanazioni si sono verificati anche presso la chiesa di Saint-Maclou, a Rouen, presso la chiesa di Puy-de-Dôme con un tentato incendio doloso, presso la chiesa della Santissima Trinità a Bordeaux ed altrove.Solo teppisti? Nient'affatto. Come recita il famoso detto popolare, «il pesce puzza dalla testa». Così, ecco il sindaco di Parigi, la socialista Anne Hidalgo, partecipare al tramonto alla rottura del digiuno del Ramadan, aderendo all'iniziativa della moschea di Parigi, e partecipare con la comunità ebraica all'accensione della sesta candela della Menorah per la festa dell'Hanukkah ai Champs de Mars, ma rifiutarsi totalmente di unirsi ai fedeli alla Messa di mezzanotte per la celebrazione del S. Natale. Lo stesso, sostanzialmente, han fatto il sindaco di Metz, François Grosdidier, e quello di Béziers, Robert Ménard.E laddove non arriva la politica, arriva la magistratura. Così il tribunale amministrativo di Montpellier, su input della «Lega dei Diritti dell'Uomo», ha ordinato al Comune di Perpignan di rimuovere entro ventiquattr'ore il presepe sistemato nel municipio dal sindaco Louis Aliot di Rassemblement National. Ogni giorno di ritardo sarebbe costato cento euro di sanzione.TERRA SANTANeppure in Terra Santa la situazione appare migliore: i leader delle principali chiese cristiane di Gerusalemme lo scorso 22 dicembre, nel proprio messaggio di Natale, hanno evidenziato come, negli ultimi anni, i fedeli abbiano «dovuto affrontare sempre più spesso attacchi al libero esercizio della religione, tra cui aggressioni personali, profanazioni delle chiese e dei cimiteri, restrizioni ingiustificate al culto e minacce legali alle proprietà ecclesiastiche». Il che suscita viva preoccupazione, anche perché, tra Israele e Palestina, i cristiani locali sono circa 180 mila, quindi poco più dell'1% dell'intera popolazione: erano oltre il 25% nel 1948, poi scesi al 12% nel 1967 ed ora ridotti al lumicino.Allora è chiaro: se le ostilità verso il culto cattolico giungono dall'alto, da chi dovrebbe essere di esempio quanto meno in termini di equanimità, è poi improbabile immaginare una società diversa, virtuosa. Sarebbe davvero ora di pretendere, leggi alla mano (anche con le attuali, peraltro migliorabili...), quel rispetto e quella considerazione che meritiamo, stigmatizzando tifoserie ideologiche e dileggi giacobini.
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Per alzare la coppa del mondo Messi ha dovuto indossare il Bisht
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7251PER ALZARE LA COPPA DEL MONDO MESSI HA DOVUTO INDOSSARE IL BISHT di Giuliano GuzzoTutte le grandi storie, quasi senza eccezioni, hanno dei retroscena o delle sbavature, delle piccole ombre che, se non offuscano la luce complessiva di una narrazione, un minimo comunque la ridimensionano. Sembra essere questo il caso del gesto compiuto dal calciatore di cui si parla di più, e giustamente, in questi giorni. Vale a dire il fuoriclasse argentino Lionel Messi, il quale - sollevando la Coppa del Mondo - ha indossato un bisht, un mantello tradizionale del golfo Persico e non solo.Come rilevato da più osservatori, quel mantello è pregno di significati, dal momento che rispecchia opulenza e prestigio. E il fatto che, a porlo sulle spalle di quello che è universalmente riconosciuto come l'erede - ora ancor di più - di Diego Armando Maradona, sia stato l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani - peraltro facendolo in mondovisione -, a detta di molti ha rappresentato la globale sottomissione dello sport più popolare del mondo al potere e all'economia qatariota.Esagerazioni? Probabilmente no. Lo stesso scandalo Qatargate, che sta investendo l'Unione europea in queste settimane, dimostra infatti che serve incassare un bel po' di banconote per convincersi e provare a convincere terzi che da quelle parti valori come i diritti umani, quelli dei lavoratori, delle minoranze e via di questo passo, contino qualcosa. Perché la realtà dice altro, se non l'opposto. In questo senso, sicuramente il gesto dell'emiro del Qatar risulta molto potente, anche se non va certo fatta colpa al solo Messi.Come infatti dimenticare le parole - per molti analisti pregne d ipocrisia - di Gianni Infantino, il presidente della FIFA, il quale durante la conferenza stampa inaugurale dei Mondiali di calcio in Qatar aveva affermato: «Oggi mi sento qatariota, mi sento arabo, mi sento africano, mi sento gay, mi sento disabile, mi sento un lavoratore migrante». E lo stesso Infantino, alla vigilia della finale del Mondiale, ha rincarato la dose di ipocrisia, rispondendo - ad una domanda proprio sui diritti umani - che «ora pensiamo ai tifosi di calcio».Ma torniamo alla politicizzazione, indubbia, dello sfoggio del bisht per un'altra considerazione, che è la seguente.Si fa bene, anzi benissimo a riconoscere nel mantello rifilato a Messi un gesto clamoroso e vergognoso, ai limiti come si diceva poc'anzi della sottomissione culturale. Però bisogna essere franchi: non è certo il solo caso. Come la mettiamo, infatti, con analoghe politicizzazioni che da anni si abbattono in Occidente su eventi che nulla hanno a che vedere con la politica? Si pensi al collettivo inginocchiarsi prima di una manifestazione, oppure il rosso sfoggiato ovunque in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ricorrenza molto importante ma nel corso della quale è impossibile - salvo che uno non intenda affrontare una bella polemica - ricordare che il primo ad uccidere le donne è l'aborto volontario. E ancora: come la mettiamo con i nastrini arcobaleno esibiti da star, influencer e sportivi di ogni livello, in teoria un simbolo contro le discriminazioni subite dalle minoranze sessuali ma, di fatto, un obolo alle più estreme rivendicazioni Lgbt, incluso l'utero in affitto?Come si può vedere, il discorso è molto ampio e non finisce né inizia in Qatar. Figuriamoci. Anzi, si può tranquillamente dire che la sudditanza di Lionel Messi all'emiro - sempre che sudditanza piena e consapevole sia poi stata -, è solo l'ultima di una lunga serie che si consumano ogni giorno in Occidente. Solo che queste ultime, anziché come tali, sono salutate anzi celebrate come "scelte di campo" coraggiose. Cosa ci sia mai di coraggioso in chi si accoda alla linea ideologica, se pensiamo ai cosiddetti diritti Lgbt, sposata non solo dalle più potenti cancellerie del pianeta, ma anche da colossi economici come Amazon, Apple o Disney, ecco, si fa fatica a capire.Come si fa fatica a comprendere chi - giustamente - si indigna per il gesto politico e di sottomissione di indossare un bisht, ma non si indigna allo stesso modo o affatto per i gesti politici e di sottomissione pro-Lgbt. Immaginate per un attimo un Lionel Messi - ovviamente non in Qatar, sarebbe stato impossibile - avvolto da una bandiera Lgbt per alzare la Coppa. Sarebbe stato un gesto salutato come forse il più coraggioso della storia. Non sarebbe stata sottomissione a politica e ideologia anche quella?Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Affari e moschee, la rete del Qatar in Italia" spiega perché da 15 anni il Qatar fa grandi investimenti nel nostro Paese: moda, hotel di lusso, grattacieli. Il Qatar investe molto per diffondere l'islam, di qui i progetti sul territorio italiano di diverse moschee e scuole coraniche.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 dicembre 2022:L'hanno chiamato Qatargate e ha tutta l'aria di essere uno scandalo appena all'inizio. I servizi di sicurezza di ben cinque Stati europei indagano sul tentativo di corruzione di parlamentari dell'Unione Europea: un presunto sistema tangentizio, con lo scopo principale di incidere sui dossier in corso di istruzione all'Eurocamera. Un'indagine che ogni giorno s'ingrossa di più. Ad essere coinvolti fin qui nell'inchiesta sono soprattutto i politici dell'ala socialdemocratica del Parlamento e tra questi anche diversi italiani. Ci sono, per esempio, l'ex eurodeputato del Pd, oggi Articolo Uno, Antonio Panzeri, sospeso dopo lo scandalo, ma anche Niccolò Figa-Talamanca della Ong No Peace Without Justice, fondata nel 1993 da Emma Bonino.Ma quello tra Italia e Qatar non è un sodalizio recente. Tessere una rete di conoscenze capaci di influenzare è una strategia di Doha a livello globale che vede, da anni, nell'Europa un tassello fondamentale e nell'Italia un Paese di particolare interesse. Gli investimenti strategici nel corso degli anni si sono sprecati. Doha, attraverso la Qatar Investment Authority (Qia), il fondo sovrano del Paese creato nel 2005 per investire in tutto il mondo, ha investito estensivamente in Italia negli ultimi quindici anni. Un tesoro il cui valore sarebbe intorno ai cinque miliardi di euro. Il Qatar, grande poco più dell'Abruzzo, al 2022 conta una popolazione di tre milioni di persone per un Pil di 223 miliardi di euro e un Pil pro-capite che è più del doppio di quello italiano.È il 1995 l'anno della svolta per il Paese, quando, con un colpo di Stato, Hamad bin Khalifa Al Thani spodesta il padre e diventa emiro. L'obiettivo è subito trasformare il piccolo Stato in potenza globale: gli ingenti proventi dell'industria di gas e petrolio gli tengono le spalle coperte e già nel 1996 finanzia con 150 milioni di dollari la costituzione dell'emittente televisiva Al Jazeera che negli anni è diventata, secondo la Bbc, il più importante canale di informazione in lingua araba del mondo. E nel frattempo Al Thani inizia una lunga e florida amicizia con la Fratellanza Musulmana per puntare, attraverso il tessuto religioso, culturale ed economico all'espansione verso l'Occidente, Italia inclusa.Il Qatar è da tempo un importante partner, per il nostro Paese, sull'energia: riceviamo, per un contratto a lungo termine sottoscritto da Edison, 6,5 miliardi di metri cubi di gas l'anno, cioè più del 10 per cento del totale del gas che l'Italia acquista dall'estero. Ma l'amicizia Italia-Qatar non si limita all'energia. Moda, hotel di lusso, Costa Smeralda, Milano: la lista degli affari del Qatar in Italia ogni anno s'arricchisce. Nel 2021, le esportazioni qatariote verso l'Italia sono state pari a 2,1 miliardi di euro, cifre che procedono così, senza particolari variazioni, dal 2019; inoltre, siamo il secondo Paese europeo fornitore del Qatar (dopo la Germania) e il decimo al mondo.A Milano, il Qia possiede l'Hotel Gallia, un 5 stelle acquistato nel 2006. E in pochi anni è diventato proprietario del Gritti Palace, a Venezia, del St. Regis e dell'Excelsior a Roma, del Baglioni e del Four Seasons Hotel a Firenze. Riguardo alla moda, nel 2012, il Qatar compra la maison Valentino per 700 milioni di euro. Nello stesso anno viene acquistata per 650 milioni di euro la Smeralda Holding che possiede alberghi di lusso: 2300 ettari di terreni immacolati nella costa gallurese che diventano quattro alberghi. A maggio del 2014, Pigliaru presidente e Renzi premier firmano un accordo con Rispo, responsabile per l'Italia della Qatar Foundation Endowment: nasce l'ospedale Mater Olbia. Nel 2015, tocca di nuovo a Milano. I grattacieli di Porta Nuova, simbolo della skyline del capoluogo lombardo, diventano di Doha per 2 miliardi. Nel 2016, viene comprato l'albergo San Domenico di Taormina e, a fine settembre 2017, Qatar Airways conclude l'iter di acquisizione del 49% di Meridiana.La politica estera si realizza anche con le forniture militari e l'Emirato, negli anni, è diventato ottimo cliente del complesso militar-industriale italiano. Nel 2016, il Qatar firma con Fincantieri l'acquisto di quattro corvette, due pattugliatori d'altura e una nave anfibia multiruolo con un contratto di quattro miliardi di euro.
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Un musulmano uccide un cattolico bianco, ma non si può dire
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7093UN MUSULMANO UCCIDE UN CATTOLICO BIANCO, MA NON SI PUO' DIRE di Lorenza FormicolaIl 27 maggio, un dispaccio dell'Agence France-Presse annunciava la morte di un "tale gravemente ferito perché accoltellato davanti alla scuola dei suoi figli, a Marsiglia". L'Afp specificava che la vittima era un medico militare, che l'aggressore era "di nazionalità francese" e che pare avesse agito "in nome di Dio", aggiungendo che "l'ipotesi terroristica era stata esclusa dagli inquirenti" e che "l'uomo soffriva solo di disturbi psicologici". Compreso il messaggio di cordoglio del ministro delle Forze Armate e del Sindaco di Marsiglia, l'agenzia aveva speso 225 parole per raccontare l'omicidio. Pochi giorni dopo, sempre l'Afp raccontava una rissa tra cicogne e dell'intensa emozione che la cosa aveva suscitato sui social. Per il cicognicidio erano state dedicate 352 parole. Una cicogna fa più notizia di un padre di famiglia assassinato in nome di Allah.Se, infatti, Alban Gervaise è un nome che non ti dirà nulla, è perché come Samuel Paty, Jacques Hamel o Arnaud Beltrame questo medico militare è una delle troppe vittime del terrorismo islamico che funesta l'Europa, ed in particolare la Francia, ma di cui non si può, non si deve parlare. Tant'è che le agenzie di stampa francesi non hanno voluto diffondere i dettagli di quello che è terrorismo islamico a tutti gli effetti. Gervaise era un medico di quarant'anni, era andato a prendere due dei suoi tre figli - uno di 3 e l'altro di 7 anni - alla scuola privata cattolica Sévigné, a Marsiglia. Aspettava seduto su una panchina, quando ad un tratto Mohamed L., 23 anni, ha iniziato ad accoltellarlo in petto al grido di "Allahu Akbar".Alban Gervaise era colpevole di essere un cattolico bianco in una città dove i cattolici sono sempre meno vista l'imperante l'islamizzazione. E ha dovuto scontare anche il fatto di essere accoltellato nel bel mezzo della campagna elettorale per le legislative francesi: ecco perché il caso è stato insabbiato e, dai media alla politica, è stata imposta una coltre di silenzio. Ancora un'aggressione islamica avrebbe disturbato troppe narrazioni e magari influenzato qualche voto. Dieci coltellate in petto e alla gola, per morire davanti a dei bambini e ai propri figli, perché lo vuole Maometto, non sono una notizia per la Francia di Macron.L'ASSASSINO: IMMIGRATO DI SECONDA GENERAZIONEMohamed L., 23 anni, nato a Brignoles (Provenza-Alpi-Costa Azzurra), immigrato di seconda generazione, e che in Francia aveva trovato il modo per radicalizzarsi, era già noto alla polizia, ma non all'intelligence territoriale. E quando Mohamed ha accoltellato il medico militare, non s'è risparmiato dal spiegare a tutti che stava agendo in nome di Allah, e di voler semplicemente punire gli "infedeli". Né titoli, né prime pagine, né conferenze stampa, né visite di Stato per un cattolico ucciso da un musulmano. Con la notevole eccezione de L'Union, quotidiano dell'Ardenne, che il 31 maggio ha pubblicato un editoriale intitolato "Alban Gervaise, un nome che per te non significa niente", indignandosi per il trattamento mediatico riservato all'assassinio. Anche Le Figaro ha provato ad occuparsi del caso, ma se la politica ignora e non condanna, è normale che le notizie spariscono in un amen. "Vorrei capire perché il barbaro omicidio del nostro collega, Alban Gervaise, è stato così poco considerato dalla stampa", dice un alto ufficiale dell'esercito parigino. "Perché era un soldato? Per ideologia o per negare la realtà? Ci poniamo la stessa domanda. E vogliamo una risposta perché questo silenzio mediatico è come una seconda morte".Solo Julien Dray, ex deputato socialista che ha appena lanciato il suo movimento, Reinvent!, ha osato affermare pubblicamente che "volevamo nascondere le cose", chiedendosi se questo tipo di atteggiamento è dipeso dal "dalla stampa locale, che non ha voluto dare i primi elementi che aveva, o da autorità e magistratura che si sono risparmiate i dettagli". Neanche il fatto che dei bambini abbiano dovuto assistere al massacro del padre, ha commosso la Francia. Sono finiti i giorni in cui, di fronte a tragedie di questo tipo, un Presidente della Repubblica riceveva sistematicamente i parenti delle vittime al Palazzo dell'Eliseo per manifestare la sua compassione e solidarietà nazionale. Sono finiti i tempi della condanna plateale al terrorismo islamico.44 MILA VITTIME DI ACCOLTELLAMENTIDopo le sanguinose tragedie dell'affaire Mehra, Charlie Hebdo e il negozio kosher di Porte de Vincennes, Bataclan, Nizza, Saint-Etienne de Rouvray, tanti altri, il fenomeno a cui assistiamo non è semplicemente di una banalizzazione del male, ma dell'islamismo. Secondo lo studio del 2020 dell'Osservatorio nazionale della delinquenza e delle risposte criminali (ONDRP), tra il 2015 e il 2017, in Francia sono state registrate 44 mila vittime di accoltellamenti, ovvero più di 120 al giorno: epidemia di crimini da coltello importata dalla Gran Bretagna e che ha nei musulmani gli attori protagonisti. La Francia ha contato, per dieci anni, più di 250 vittime del terrorismo islamista. E il fatto che l'omicidio del medico cattolico non rientri nel terrorismo è perché i criteri utilizzati dai media, e della politica interna, sono incapaci - o si rifiutano! - di inquadrare la realtà dei fatti.Tutti gli studi sul jihadismo europeo hanno dimostrato che l'esistenza o meno di una sigla poco importa. Il modus operandi pensato dal al-Qaeda, e po' più estraneo a Daesh, lavora alla radicalizzazione puntando sulle carceri e sui centri islamici. Legando insieme imam, fedeli e jihadisti già formati si fa proselitismo a scopo di islamizzare l'Occidente che necessita di essere ripulito da "infedeli", i cristiani e i bianchi. La minaccia è mutata nel corso del tempo, poiché dagli attacchi relativamente complessi e spettacolari di qualche anno fa, siamo arrivati a metodi decisamente meno sofisticati (coltello, attentati con autoveicoli e speronamento, incendi) che inoltre sono molto più difficili da prevenire per le forze di sicurezza.I cosiddetti "attentati a bassa capacità", gli ordigni esplosivi improvvisati (IED), gli attentati con veicoli presi in affitto o rubati, i furgoni, i crimini da coltello e, più in generale, le aggressioni con armi leggere, fanno da corollario ad un teorema che ci spiega come poco importa se il "Califfato" sia in forma o meno: il credo jihadista si è così tanto radicalizzato in Occidente che individui e piccole cellule sono pronti a colpire senza alcun coordinamento con la cellula madre. L'islam, che ha in sé le caratteristiche proprie di un progetto politico, è privo di un'autorità con cui negoziare a nome di tutta la comunità religiosa, pertanto i suoi discepoli agiscono anche liberamente in nome di un'ideale a cui sono stati educati fin da bambini.EUROPA SOTTO MINACCIAIl terrorismo islamico è ibrido. E le sue piccole cellule, dimostrano, come i recenti fatti francesi, di avere piena conoscenza del terreno in cui operano: ricorrono alla strategia del raid muovendosi in piccoli gruppi e usano armi leggere, per colpire e ritirarsi immediatamente senza permettere una risposta efficace e senza trasformarsi in un obiettivo statico. Spesso queste azioni potrebbero apparire disorganizzate e di basso profilo, ma sono l'effetto di una strategia più articolata che mira a indebolire la presa del governo sulla popolazione. L'omicidio del medico cattolico né è la prova: se i media e la politica si dimostrano esautorati e vittime di un politicamente corretto che impone il silenzio, chi avrà paura di uccidere ancora in nome di Allah e di non sentirsi conquistatore d'Europa?Quattro dei dieci lupi solitari che hanno agito nella Ue, negli ultimi due anni, erano in possesso della cittadinanza europea. Cinque di loro erano entrati nell'Ue come richiedenti asilo o migranti irregolari; in quattro casi, si trattava di soggetti entrati nell'Ue diversi anni prima di portare a termine il loro attacco. Ciò dimostra la necessità di un maggiore controllo sui flussi migratori, ma anche della pervasività della minaccia jihadista in Europa: nel 2020 nell'Unione Europea sono stati compiuti 10 attacchi terroristici (senza contare quelli sventati e/o falliti), con un totale di 12 morti e 47 feriti. Quello che è accaduto a Marsiglia è drammatico e deplorevole. Specie per il silenzio che ha coperto i fatti. Ma è difficile restarne stupiti poi troppo.Dal 2005 le banlieue di Parigi sono comparse sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo: grandi quartieri periferici con un'alta densità demografica di musulmani, molti dei quali radicalizzati che si moltiplicano per numero e densità. Per intenderci, basta pensare alla banlieue di Saint-Denis, nascondiglio dei terroristi del 13 novembre 2015.A Marsiglia dei circa 850 mila abitanti, il 45 per cento dei cittadini sotto i 30 anni è di fede musulmana e le proiezioni da qui ai prossimi 40 anni sono drammatiche. È la città con la più alta percentuale di fedeli musulmani di tutta la Francia. Con molti problemi di disoccupazione giovanile e povertà, secondo alcune statistiche, Marsiglia potrebbe diventare la prima città a maggioranza musulmana dell'Europa occidentale. Come può non accadere, quindi, che un bianco cattolico non disturbi un fedele di Allah? Ma come può accadere che nessuno ne parli, quello sì che inquieta, forse, ancor di più.
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L'Isis è tornata e invoca la guerra totale ai cristiani
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6884L'ISIS E' TORNATA E INVOCA LA GUERRA TOTALE AI CRISTIANI di Mauro FaverzaniC'è un nemico per nulla invisibile all'orizzonte. Si chiama Isis. Lo scorso 6 gennaio, non a caso, mentre la Chiesa cattolica festeggiava la Santa Epifania, è tornato a minacciare la «guerra totale» contro la Cristianità in Africa. Una guerra già iniziata, per la verità, e fatta di chiese bruciate, omicidi, stragi, missionari e fedeli torturati. Lo ha promesso: tutto questo si diffonderà nell'intero Continente.Certo, più facile a dirsi che a farsi. Anche perché di batoste i terroristi islamici ne hanno già prese tante. Ciò nonostante, nulla è servito, per far mutare loro i propositi. E gli obiettivi. Tutt'altro. Ora rilanciano, annunciando una nuova recrudescenza. Specificando di voler trasformare le celebrazioni cristiane in «funerali e tragedie» e di voler letteralmente scatenare l'«inferno».L'annuncio, estremamente chiaro, è stato pubblicato sul settimanale dell'Isis al Naba ovvero «il profeta». Si legge: «Che i cristiani infedeli sappiano ch'è giunta l'ora per i musulmani in Africa di risponder loro; è una nuova tappa contro la nazione crociata. Ciò che è già successo nelle regioni occidentali e centrali del Continente si estenderà ad altri Paesi, che continuano a languire sotto l'autorità e la persecuzione dei cristiani». Del resto, che l'intento fosse questo, non hanno fatto mistero: già lo scorso 11 marzo, gli Stati Uniti hanno posto l'Adf ovvero le cosiddette Forze Democratiche Alleate del Congo nella black list dei gruppi terroristi islamici, che hanno giurato fedeltà all'Isis, cercando di uniformare anche la loro bandiera, divenuta sempre più simile a quelle utilizzate da al-Shabaab, al-Qaeda e Boko Haram.L'Isis, peraltro, a partire dall'aprile del 2019, ha rivendicato un numero crescente di attacchi, soprattutto nella zona orientale del Paese. Il primo fu l'attacco ad una caserma delle Fardc (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo)a Bovata, vicino a Beni: tre le vittime. La firma Isis nella circostanza venne confermata con due messaggi diramati da Amaq, l'agenzia di propaganda delgruppo jihadista. Secondo gli esperti, sussisterebbero fondati timori che i terroristi intendano installare una sorta di "califfato" nelle regioni di Beni e Butembo.La violenza, ora dimostrata sul campo dall'Adf è sicuramente ideologica, ma è anche tattica e militare e minaccia, in caso di attacco, di vendicarsi sulla popolazione civile.In una sua recente opera dal titolo Una teoria dello "Stato islamico" - Violenza politica e trasformazione dell'ordine mondiale, il prof. Mohammad-Mahmoud Ould Mohamedou, ex-ministro degli Affari Esteri della Mauritania ed oggi docente presso l'Istituto di Alti Studi Internazionali e di Sviluppo di Ginevra, ha spiegato come l'Isis rappresenti un'organizzazione moderna, che si nutre di violenza, come proverebbe la sua costante presenza su Internet ed il ricorso ai più moderni mezzi di propaganda. La leva, su cui fa perno, invece, per dare una giustificazione purchessia alla sua follia è sempre la solita, l'astio contro i colonizzatori, in particolare francesi e spagnoli, accusati di oppressione, violenze, spionaggio, sotto «le sembianze» di missioni e di ospedali. Secondo l'Isis, l'unica soluzione possibile sarebbe quella delle armi, un programma in grado di attirare anche molti giovani occidentali, vittime del nichilismo e disposti pertanto ad una rivolta generazionale, fenomeno dovuto non tanto alla «radicalizzazione dell'islam» quanto all'«islamizzazione del radicalismo».Solo parole? Nient'affatto... Gli attentati contro i cristiani sono quotidiani e non si tratta di casi isolati: fanno anzi parte di un programma di sterminio, mirato a colpire la Chiesa cattolica, per poter islamizzare l'Africa. Una faccenda religiosa, quindi, senza dubbio; ma anche una scelta geo-politica, agevolata dal silenzio dell'Occidente, totalmente sordo agli appelli lanciati dai cristiani delle zone insanguinate dal terrorismo islamico. In assenza di risposte adeguate, pertanto, l'Isis può sperare di fare il bello ed il cattivo tempo, di dettar legge, incontrastato. In attesa, una volta rafforzato, di alzare nuovamente il tiro e di puntare a riservare lo stesso trattamento anche a quello stesso Occidente, secolarizzato e senz'anima, che oggi finge di non sentire.Nota di BastaBugie: avevamo già dato la notizia di una 19enne aggredita in piazza Duomo a Milano da un branco di stranieri la notte di Capodanno (clicca qui http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6872). Occorre tornare sull'argomento per sviluppare un'analisi completa del fenomeno delle violenze da parte di bande islamiche verso ragazze occidentali.Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Jihad sessuale: a Milano non è stato solo uno stupro" chiede a Souad Sbai, italiana di origine marocchina, fondatrice dell'associazione Donne Marocchine in Italia, se le violenze di Capodanno sono come gli stupri commessi da italiani. Secondo l'esperta di immigrazione e di islam, le violenze degli islamici sono diverse in quanto sono organizzate e con una precisa regia. Vediamo di preciso quale.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 15 gennaio 2022:A Milano, in piazza Duomo, nella notte di San Silvestro, nove ragazze hanno subito violenze sessuali di gruppo ad opera di branchi di ragazzi immigrati, prevalentemente nordafricani. Sono le stesse scene viste anche a Colonia, nel capodanno del 2015 e prima ancora in piazza Tahrir, al Cairo, durante la rivoluzione contro Moubarak, dove vittima è stata una giornalista della Cbs. Esattamente come a Colonia, la realtà è emersa molto lentamente, un pezzo alla volta. Prima di tutto perché le vittime hanno dovuto trovare il coraggio di denunciare. Poi perché, come sempre quando la vicenda riguarda immigrati (anche di seconda generazione) la stampa reagisce con una certa reticenza, sempre nel timore dell'accusa di razzismo.Esattamente come a Colonia, nessuno nega l'esistenza dei fatti, ma l'atteggiamento prevalente è quello di relativizzarli. Un "tutto il mondo è Paese" in cui si sottolinea che anche gli italiani stuprano, anzi sono peggiori. Che i fatti di Piazza Duomo sono gravissimi, ma i femminicidi sono molto più frequenti. Le femministe sono convinte che la colpa, a prescindere dalla cultura, sia il "maschio" e la sua tendenza alla prevaricazione sul corpo della donna. In alcuni casi viene addirittura equiparata la violenza di gruppo a Milano con la pacca incassata in diretta da una cronista sportiva ad opera di un tifoso della Fiorentina. Ma sono paragonabili le due tipologie di crimine?Souad Sbai, italiana di origine marocchina, nostra collaboratrice, ha una grande esperienza in materia di immigrazione, avendo fondato l'associazione Donne Marocchine in Italia e avendo fatto parte della Consulta italiana sull'islam. Ed è tuttora responsabile del dipartimento integrazione e comunità straniere della Lega. È scandalizzata per l'atteggiamento che sta tenendo la sinistra italiana. Perché alla sinistra culturale, soprattutto, sfugge una differenza fondamentale: gli stupri avvengono a tutte le latitudini e in tutte le comunità umane, ma questo è un fenomeno diverso. Questa è violenza sessuale sistematica e organizzata. C'è una strategia dietro, c'è della pianificazione. Ed è un atto di aggressione deliberato che si sta ripetendo in tutto il mondo musulmano, comunità musulmane europee incluse."Guardando i video di piazza del Duomo - spiega Sbai - si evince che si trattava di veri assalti, molto più che aggressioni sessuali. Non mi risulta che gruppi organizzati di italiani, parliamo di decine di persone, quaranta, anche cinquanta, si organizzino per assalire le donne. In Piazza Duomo è stato condotto un assalto con una regia precisa. Le vittime vengono isolate, le squadre di assalitori si dividono i compiti: ci sono tre cerchie attorno alle vittime, quella esterna tiene lontana la gente e la distrae, c'è chi si incarica di distrarre le vittime, magari anche fingendo di difenderle, per disorientarle ma anche per spezzare la loro volontà di resistere. Anche chi filma ha il suo ruolo. La gente attorno non si rende conto di quel che succede, perché le cerchie esterne sono ampie e quel che avviene dentro è nascosto. È un gioco di squadra, appunto, un'azione deliberata e pianificata, non c'entra nulla con la violenza sessuale individuale".Una polemica riguarda anche la polizia, che non è intervenuta in tempo per salvare le nove vittime. Secondo Sbai, gli agenti sono gli ultimi a cui si potrebbero rivolgere accuse, proprio perché: "È un'azione troppo subdola per potersi rendere conto, da esterni, di quel che sta avvenendo. C'è chi ride, chi urla, chi abbraccia le ragazze o addirittura finge di soccorrerle e portarle fuori dal branco. È un gioco di dissimulazione molto raffinato, se non è presente qualcuno dei Servizi, ma solo regolari agenti di polizia, è difficile che ci si renda conto. La violenza vera avviene nella cerchia più interna e nessuno la vede". Peggio, invece, è il comportamento delle autorità di Milano, della giunta Sala: "La sinistra governa la città da dieci anni. Sanno qual è il rischio e non sono riusciti a prevenirlo. Possibile che non lo abbiano ancora capito? In ritardo anche le scuse: non occorrevano dieci giorni per prendere le parti delle donne violentate in piazza".Ciò che impressiona maggiormente di questi episodi è l'organizzazione. Fra gli arrestati ci sono giovani immigrati residenti in tutto il Nordovest italiano, anche da Torino, che si sono dati appuntamento a Milano. Alcuni arrestati stavano per fuggire all'estero.
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Gli attacchi islamisti alla polizia francese
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6788GLI ATTACCHI ISLAMISTI ALLA POLIZIA FRANCESE di Lorenza FormicolaHa invocato il profeta Maometto prima di accoltellare un poliziotto. Erano le 6:30 circa dell'8 novembre, quando la Francia subiva l'ennesimo attentato ai danni della polizia. Ancora sangue a Cannes, fortunatamente nessuno ha perso la vita. Tre agenti di polizia sono stati l'obiettivo di un individuo munito di coltello, le famose "armi bianche". L'uomo si è avvicinato alla pattuglia fingendo di aver bisogno di un'informazione. L'agente al volante ha abbassato il finestrino e si è trovato aggredito con tre coltellate al petto: è rimasto solo leggermente ferito perché indossava il giubbotto antiproiettile. L'attentatore stava per fare lo stesso contro gli altri due agenti, mentre continuava a invocare il nome di Maometto, quando è stato neutralizzato.L'aggressore - Lakhdar B. - risulta essere un algerino classe 1984 con permesso di soggiorno italiano. È così che rischia di diventare un caso politico la vicenda accaduta oltralpe. Sarebbe arrivato legalmente in Francia nel 2016 e sarebbe sconosciuto alla polizia e ai servizi di sicurezza. Anche Brahim Aoussaoui, il terrorista tunisino che l'anno scorso, sempre usando un'arma bianca, aveva assassinato tre persone nella basilica di Nizza, aveva soggiornato in Italia. L'immigrato, che era sbarcato a Lampedusa e poi si era trasferito a Bari, aveva risalito l'intero Stivale con l'obiettivo di attraversare le Alpi e di compiere un attentato in terra francese nella settimana in cui si celebrava il processo per gli attacchi di Charlie Hebdo.La polizia locale, durante la conferenza stampa, ha dichiarato che l'attentatore è solo uno dei tanti "trentenni affetti da schizofrenia, pertanto nessun elemento va nella direzione di una motivazione islamista o terroristica". Solo due giorni prima, la notte tra sabato 6 e domenica 7 novembre, a Villeurbanne, un altro uomo armato di coltello, al grido di "Allah Akbar", aggrediva un agente dopo aver tentato di rubargli l'auto. Stessa città e il giorno prima un quindicenne, munito di machete, pattugliava una scuola israeliana, scandendo insulti antisemiti: fermato dalla polizia, ha tentato di aggredire gli agenti. Domenica 7 sera, ad Argenteuil, in Val-d'Oise, il commissariato di polizia è stato preso di mira da una banda di quindici adolescenti intenti a lanciare pietre e fuochi d'artificio. Un assedio durato quindici minuti. Nessun ferito, ma la polizia non è riuscita a fermare nessuno della banda. Il 2 novembre ancora un'aggressione. Nei pressi della stazione ferroviaria di Saint-Leu-la-Forêt (Val-d'Oise), poco prima delle 23, un agente ventiseienne in borghese veniva aggredito fisicamente da un gruppo di quattro individui "di tipo africano", stando alla sua testimonianza. "Sappiamo dove lavori e dove vivi, sei un poliziotto di merda. Cosa fai nella nostra zona? Ti uccideremo". Tre dei quattro erano già noti all'intelligence francese.ERA TUTTO ANNUNCIATOUn episodio dopo l'altro. Ma in qualche modo era tutto annunciato. Venerdì 29 ottobre, a Savigny-le-Temple (Seine-et-Marne), una città classificata come zona di sicurezza prioritaria (Zsp), sono stati trovati cartelli sui muri di alcuni edifici. Una specie di prezzario bonus: "Tagliare la testa a un poliziotto: 500.000 euro"; "Stuprare una poliziotta, 500.000 euro"; "Una spranga di ferro nel grembo di una poliziotta, 300.000 euro". Nello stesso quartiere, lo scorso aprile, gli agenti di polizia hanno trovato le loro foto di famiglia esposte nei corridoi degli edifici a Épinay-sur-Seine a mo' di minaccia. A ottobre, in un edificio a Vigneux-sur-Seine sono stati scoperti cartelli con su elencati tutti i nomi degli agenti di polizia del distretto locale, anche qui, accompagnati da una lettera minatoria. Questa è una sintesi del clima che si respira in Francia contro le forze dell'ordine.Nel 2020, sette agenti di polizia sono stati uccisi e 5.435 feriti. Da quasi vent'anni si osserva un aumento significativo di aggressioni fisiche e oltraggi. Da 24.104 oltraggi a pubblico ufficiale nel 2000 a 28.250 nel 2018. E da 15.502 aggressioni fisiche nel 2000 a 36.831 nel 2018. Appena assunta la carica - luglio 2020 - il ministro dell'Interno Gérald Darmanin si è dovuto confrontare con la morte di un'ufficiale colpita a morte durante un controllo stradale a Lot-et-Garonne. E ad agosto ha irrobustito il sistema di assistenza psicologica per agenti di polizia vittime di aggressioni: sono stati registrati in tre mesi 6.000 colloqui. A Champigny-sur-Marne, in Val-d'Oise, uno di quei quartieri sotto controllo islamico simbolo del progetto di riconquista repubblicana - varato negli anni scorsi dall'allora ministro dell'Interno Gerard Collomb -, "i giovani del quartiere non ci considerano più come poliziotti ma come una banda rivale!", dice un poliziotto alla stampa francese.TANTI ATTACCHI, NESSUNA CONTROMISURA SERIAMai come negli ultimi mesi la polizia ha subito così tanti attacchi. Specie nelle zone sotto il controllo "dell'ordine parallelo" dettato dalle comunità islamiche in base a quello che anche nei dossier del Senato francese viene definito "associazionismo islamico": atti criminali commessi da delinquenti radicalizzati o convertiti che si credono investiti di una missione superiore. Nel 2019, gli agenti di polizia francesi hanno depositato il numero record di 38.519 denunce per aggressione fisica; in aumento del 18% rispetto al 2017.Lo scorso aprile, al di là delle Alpi era in corso un vivace dibattito pubblico e politico per la drammatica lettera aperta pubblicata su Valeurs actuelles riguardante il rischio concreto di una possibile guerra civile etno-religiosa nella Francia di domani. Il testo, lungi dall'essere stato partorito negli ambienti cospirazionisti dell'estrema destra, è stato scritto da venti generali e firmato da un migliaio di soldati appartenenti a vari gradi, che, a causa di tale gesto, hanno rischiato delle gravi sanzioni disciplinari. La lettera, più che una forma di un appello all'Eliseo, era stata concepita come un monito perentorio: si agisca oggi per evitare la guerra domani. La querelle è finita dopo pochi giorni e il governo non ha intrapreso alcuna azione significativa. La cronaca quotidiana ne è testimone. Nel testo si chiedeva di far entrare in azione la politica, al contrario sarebbe dovuto intervenire un esercito per nulla indifferente allo stato devastato in cui versa la nazione.Più di 45 attentati di matrice islamista dal 2015 al 2021 che hanno provocato più di 260 morti e oltre 900 feriti. Sono circa 15.000 i soggetti sorvegliati dalle autorità perché in odore di terrorismo e/o radicalizzazione. Almeno 150 i quartieri che, secondo un rapporto datato gennaio 2020 della Direction générale de la Sécurité intérieure (Dgsi), possono essere classificati come territoires perdus. È in questo contesto che l'ennesima aggressione ad un poliziotto, invocando Maometto, non viene più classificata come fatto eccezionale o degno di nota.Nota di BastaBugie: Emanuel Pietrobon nell'articolo seguente dal titolo "Francia, quelle enclavi etno-religiose che fanno paura a Macron" spiega come è la situazione in Francia. E c'è da stare poco allegri.Ecco l'articolo completo pubblicato su Inside Over il 17 marzo 2020:Da diversi anni la Francia è il paese più colpito dal terrorismo islamista che imperversa nel Vecchio Continente. A Parigi, ma anche a Nizza, sono stati compiuti fra gli attentati più sanguinosi della storia recente europea, sullo sfondo delle periodiche rivolte urbane nei "quartieri difficili", nelle banlieu a maggioranza afro-araba, e del vaso di pandora, ormai scoperchiato, della pericolosa infiltrazione jihadista nelle fondamenta della repubblica: forze dell'ordine e forze armate.Recentemente, il presidente francese Emmanuel Macron, ha parlato della minaccia esistenziale rappresentata dal "separatismo islamista", che rischierebbe di minare l'unità e l'integrità territoriale della nazione per via della proliferazione di stati paralleli, degli stati all'interno dello stato, zone grigie dove la shari'a ha il sopravvento sulla legge della repubblica.La realtà delle enclavi etniche, dove segregazione e mancata integrazione facilitano la diffusione di criminalità e radicalizzazione religiosa, è tanto grave da non potere più essere nascosta, tanto che è lo stesso presidente a parlarne in pubblico, rompendo il tabù di toccare un tema che fino ai tempi recenti era stato monopolizzato dal discorso del Rassemblement National (ex Front National). È arrivato, perciò, il momento di fare il punto della situazione.Stando ad un documento proveniente dalla Direction générale de la Sécurité intérieure (DGSI), i servizi segreti francesi, e reso noto lo scorso gennaio, nel paese sarebbero attualmente 150 i quartieri, prevalentemente banlieu e zone-dormitorio, fuori dal controllo delle istituzioni e comandati da reti più o meno informali legate al jihadismo e all'islam radicale. Sono i quartieri di cui Macron ha paura, dove la shari'a ha già sostituito le leggi civili della repubblica, e dove la carenza di prospettive di mobilità sociale e integrazione ha creato delle bombe ad orologeria che periodicamente esplodono, lasciando a terra morti e feriti.I 150 quartieri sotto la lente degli investigatori sono spalmati nell'intero paese, da Parigi a Lione, passando per Marsiglia, Nizza e Tolosa, e il problema si sta rapidamente diffondendo dalla Francia metropolitana alle aree rurali, periferiche, per via della migrazione interna. Nei territori perduti, come sono stati ribattezzati, le forze dell'ordine intervengono con estrema cautela, onde evitare di accendere le proteste degli abitanti che potrebbero dar luogo a guerriglie urbane come quelle del 2005 e del 2017, ma gli operatori della sanità e dei trasporti pubblici affrontano gli stessi problemi.
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L'Afghanistan dei talebani: non ci sono medicine e c'è chi vende la figlia per 500 dollari
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6777L'AFGHANISTAN DEI TELEBANI: NON CI SONO MEDICINE E C'E' CHI VENDE LA FIGLIA PER 500 DOLLARI di Leone GrottiContinua a peggiorare la crisi umanitaria in Afghanistan. Oltre la metà della popolazione, 22,8 milioni di persone, fatica a trovare da mangiare, la salute di 3,2 milioni di bambini sotto i cinque anni è a rischio per malnutrizione e di questi almeno un milione rischia di morire. Solo il cinque per cento delle famiglie afghane, secondo le Nazioni Unite, ha abbastanza da mangiare ogni giorno. Tanto che molti, rivela la Bbc, sono costretti a vendere i propri figli per sbarcare il lunario.Il 40 per cento del Pil dell'Afghanistan dipende dagli aiuti umanitari. E i finanziamenti, dopo la conquista del paese da parte dei talebani ad agosto, sono stati interrotti. Il reparto dell'ospedale di Medici senza frontiere (Msf) ad Herat che accoglie bambini gravemente malnutriti è strapieno. Un piccolo su cinque, in media, non riesce a sopravvivere.«Sento nella mia carne il dolore del mio bambino», racconta la mamma di due gemelli, ricoverati nell'ospedale di Msf per malnutrizione. «Solo Dio sa che cosa passo quando li guardo. Non abbiamo soldi per comprare da mangiare, mio marito è senza lavoro: il mondo deve aiutare il popolo afghano». Medici e infermieri fanno quel che possono per salvare i bambini, ma sono loro stessi in difficoltà: non ricevono lo stipendio da quattro mesi e le scorte di medicinali sono quasi terminate.Nelle campagne circostanti la città di Herat la situazione è anche peggiore. «Una delle mie figlie è morta di fame», spiega una mamma nascondendo dietro un velo pesante la sua identità. «Ecco perché ho dovuto vendere la mia bambina più piccola. Non avrei voluto farlo, ma che scelta avevo?». Il marito è senza lavoro e non sa come comprare da mangiare ai figli: «In questo momento stiamo morendo di fame. Non abbiamo farina, non abbiamo olio. Non abbiamo niente. Mia figlia è ancora piccola, non conosce il suo futuro. Non so come si sentirà quando lo scoprirà, ma ho dovuto farlo».La neonata è stata venduta a una ricca famiglia per 500 dollari. Appena sarà in grado di camminare, verrà consegnata ai suoi nuovi genitori. In teoria, dovrebbe essere sposata al figlio dei compratori, «ma nessuno può saperlo con certezza». Altre famiglie nel villaggio hanno venduto le figlie per procurarsi da mangiare per alcuni mesi.Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Circola una lista con i nomi di noi cristiani in Afghanistan: abbiamo paura" si può leggere l'eccezionale testimonianza di Saad e Fatimah (nomi di fantasia), cristiani che vivono nascosti nel paese riconquistato dai talebani.Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 1° ottobre 2021:La prima cosa da sapere sull'Afghanistan è che quanto sta succedendo non è nulla di nuovo. Certo, è la prima volta che succede in 20 anni. I soldati nella capitale possono essere cambiati, ma la minaccia non è nuova. C'era pericolo, ora ce n'è di più. Ci conviviamo da molto tempo. E a maggior ragione, il dolore di vivere per Gesù e rischiare tutto per seguirlo non è nulla di nuovo. Non lo è per me, come non lo era per i miei nonni, che vivevano per Lui e Lo seguivano.Questa è la realtà per i cristiani afghani, da oltre 40 anni. Prima sotto i talebani, poi sotto il governo afghano supportato dagli americani, prima che i talebani riprendessero il controllo il mese scorso. L'Afghanistan è sempre stato un luogo pericoloso per i cristiani. Seguire Gesù apertamente è impossibile. Ora le cose sono peggiorate. È peggio di prima, ma non è nulla di nuovo. Quando i talebani hanno preso il controllo, si è realizzato ciò che temevamo. Non potete capirlo come me. Non so spiegarlo a parole. Ci convivo da quando sono piccolo.Ci chiamiamo per chiederci del mal di testa, del dolore alla spalla, di ferite e vecchi problemi di salute, per rimanere in contatto. Per ora è tutto ciò che possiamo chiedere. Circolava una lista con i nostri nomi. Alcuni sono stati uccisi. Altri sono stati rapiti, altri ancora scomparsi. Sembra il giorno dopo un'enorme, catastrofica esplosione. Le luci si sono spente. La festa iniziata una notte di quasi 20 anni fa è terminata e la musica è stata sostituita da urla, spari e anche dal silenzio. Il suono del nulla.
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Gli islamici applicano il Corano sull'esempio del loro fondatore Maometto... perché stupirsi delle conseguenze?
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